TERRA SANTA / 1500 nuove case nel West Bank

untitled (2)

 

Traduzione di Massimo Micaletti

 

Israele costruirà altre 1.500 case negli insediamenti. Il Ministro per l’edilizia dice che il progetto per unità abitative nella West Bank e a Gerusalemme est è una risposta alla nuova compattezza Palestinese,  definendolo “un’adeguata risposta sionista” al nuovo governo di unità palestinese appoggiato dal gruppo militante islamico Hamas.

Il Ministro per la Giustizia israeliano, Tzipi Livni, avverte che l’annuncio che Israele sta per realizzare nuove abitazioni nei territori occupati è stato “un errore politico”. Livni è stata caponegoziatore di Israele nei colloqui di pace recentemente falliti. Ha aggiunto che questa mossa otterrà “solo di allontanarci dalla possibilità di portare il mondo dalla nostra parte contro Hamas”. L’annuncio, ad opera del Ministro dell’edilizia Uri Ariel, è stato immediatamente condannato anche dal caponegoziatore palestinese Saeb Erekat, che ha accusato Israele di stare pianificando una “enorme escalation” in risposta al nuovo governo di unità, e dall’ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, Dan Shapiro.

“Quando Israele viene offeso, deve prendere delle misure”, ha detto Ariel, un membro di estrema destra della colazione del primo ministro Benjamin Netanyahu. Alla domanda su chi abbia insultato Israele, ha replicato “I nostri vicini, ed in un certo qual modo, il mondo”.

La decisione giunge nel bel mezzo della disputa crescente e sempre più aspra tra Israele e gli Stati Uniti che, così come l’UE e l’ONU, ha deciso di continuare a lavorare con il nuovo governo palestinese. Questo dissidio, a propria volta, ha generato una serie di forti proteste nello stesso Israele, sulla gestione da parte di Netanyahu della reazione al nuovo esecutivo palestinese e su quello che è stato visto da alcuni come un tradimento da parte degli Stati Uniti.

La critica più forte a Netanyahu è venuta dal leader dell’opposizione Yitzak Herzog, il quale ha accusato il Primo Ministro israeliano di non vedere “un totale fallimento della politica estera israeliana”. “Netanyahu parla ed il mondo non lo ascolta più”, ha aggiunto.

Le sue dichiarazioni sono giunte quando il disappunto di Israele verso Washington è continuato a crescere, con ufficiali di alto grado che denunciavano, nell’anonimato, la posizione degli Stati Uniti su diversi media israeliani. “Questo non è un fallimento della diplomazia israeliana, questa è una coltellata alla schiena”, ha detto un alto grado a Maariv.

Altri hanno accusato il Segretario di Stato americano, John Kerry, della violazione di un’intesa con Israele, che imponeva di non precipitarsi a riconoscere il governo palestinese di unità nazionale.

Le inchieste sui media ebrei riportano che gli ufficiali israeliani a Washington si sono appellati direttamente ai sostenitori nel Congresso degli Stati uniti perché siano tagliati i fondi all’Autorità Nazionale Palestinese. Galia Golan, che dirige la Lauder School of Government, Diplomacy and Straegy ha paragonato gli attuali problemi tra Israele e Washington alle crisi diplomatiche del 1975 del 1991: “Netanyahu è stato in errore sull’amministrazione Obama sin dal principio. Ed è un grave errore. C’è un punto di vista, ed è «Non abbiamo bisogno di loro». Ma chi altri appoggerebbe Israele come l’America ha fatto finora? Ed il rischio non è Washington faccia pressioni su Israele, ma che decida di non fare nulla e consenta all’Europa di spingere Israele ancora più in basso”.

Le recenti relazioni diplomatiche USA – Israele si sono deteriorate tra una serie di dissidi circa i negoziati con l’Iran a proposito del suo programma nucleare e minacciano di far crollare il processo di pace in Medio Oriente. Ci sono stati ripetuti avvertimenti da parte di alti diplomatici occidentali che Israele rischia un sempre maggiore isolamento internazionale se non vuol nemmeno considerare di mettere fine a decenni di occupazione di suolo palestinese.

Lo scontro diplomatico è divenuto acceso non appena il governo Australiano ha annunciato che non si riferirà più a Gerusalemme Est come ad un “territorio occupato”. Durante un’audizione al senato, che era focalizzata sulla politica estera del Paese nel Medio Oriente, il Procuratore Generale George Brandis, rispondendo alle interrogazioni, ha rifiutato l’uso del termine “occupato”, sostenendo che ciò predeterminasse un profilo soggetto ai negoziati israelo-palestinesi.

La gran parte della comunità internazionale considera illegalmente occupato il suolo conquistato da Israele nella guerra del 1967.

 

Fonte: TheGuardian.com

Un commento a "TERRA SANTA / 1500 nuove case nel West Bank"

  1. #bbruno   14 giugno 2014 at 5:16 pm

    volete impedire al POPOLO ELETTO di stabilirsi sempre più saldamente nella ‘sua’ terra??? Volete imporgli di riprendersi il popolo che egli da questa ha scacciato, dicendogli che non ha dirittto di abitare terra d’altri, anche se questi vi si erano stabiliti come in terra loro ormai da secoli??? Siamo noi, popoli di ‘porci’ infedeli, che dobbiamo mischiarci senza piu diritto per nessuno di avere una sua terra, con i suoi confini, e costretti a copularci insieme per dare vita alla nuova razza umana, imbastardita a dovere e succube ai loro voleri!!!

    Rispondi

Rispondi