Tuam, l’ennesima bufala anticattolica

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di Vic

Nel 1975, 800 scheletri di bambini vennero ritrovati in Irlanda a Tuam, in un antico convento di suore. Si pensò che fossero gli scheletri dei bambini morti di carestia nel 1940, ma recenti inchieste giornalistiche hanno affermato che questi bambini sono morti per la noncuranza dell’ opera assistenziale, la Saint Mary’s Home, tenuta dalle suore del convento.
Essa ospitava i bambini nati da ragazze madri.

Secondo i giornali, dal momento che essere ragazza madre nell’Irlanda cattolica del novecento era considerato un peccato orribile, fu per questo che i bambini vennero lasciati morire di fame, di malattie e di maltrattamenti.

Questa la notizia ufficiale.

La smentita è arrivata, eppure ha trovato accoglienza solo su alcuni periodici: Le Rivarol in Francia, ad esempio, o Tempi in Italia. Importanti testate giornalistiche come Le Monde continuano a raccontare solo la versione “ufficiale” dei fatti, che appare sempre più un attacco (nemmeno tanto velato) contro la Chiesa irlandese.

Strano che, in un’epoca in cui spesso non viene concesso ai bambini il diritto di nascere, la loro uccisione vera o presunta  venga strumentalizzata(come in questo caso) per commuovere, perché uccidere un bambino è sempre considerato un crimine orribile, già, ma non quando si tratta di aborto.

Ma riprendiamo il filo del discorso.

La versione “alternativa” dei fatti viene portata avanti da un docente di archeologia, il quale in una lettera all’Irish Post sostiene che la sepoltura trovata, lungi dall’essere una ” fossa comune” utilizzata per nascondere i corpi dei bambini, era un tipo di sepoltura collettiva assai di frequente impiegata negli ospedali per i bambini nati morti o deceduti poco dopo il parto. Tale sepoltura va quindi intesa come una sorta di cripta collettiva.

A riprendere la lettera del docente è stato anche un articolo di Forbes, che spiega come la storia dei «bambini gettati in una fossa biologica» sia una bufala.

«Gran parte del problema sembra stare nella grande povertà dell’epoca. Essendo così disperatamente sottofinanziati, gli orfanotrofi irlandesi erano sovraffollati, il che significa che quando un bambino prendeva un’infezione, tutti gli altri la contraevano, il che causava morti a catena e quindi la necessità di seppellire i corpi il più velocemente possibile».

C’è stato chi (un articolo dell’Irish Independent) ha paragonato i bambini morti a Tuam alle vittime dell’olocausto nazista, del Rwanda o di Srebrenica, «dove la gente veniva fatta fuori poiché erano “scum”», feccia”

Ma è difficile credere, continua Forbes, che le suore non avessero fatto il possibile per aiutare i bambini in questi casi, per quanto potessero «avere un atteggiamento altamente puritano di fronte alle “fallen women” (le ragazze madri)».

In effetti l’interpretazione corrente del fatto si basa sull’analisi del trattamento riservato alle ragazze madri nella società irlandese, che si suppone esteso ai loro figli.

Cosa che non è assolutamente provata dalla storia delle opere assistenziali della Chiesa.

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Il problema è l’attacco giornalistico che viene portato alla Chiesa irlandese: si intervistano uomini e donne che accusano la chiesa di avere il potere e di sfruttarlo per i propri loschi fini, in uno scenario che ricorda la favola di Barbablù.

Nonostante ci troviamo in democrazia, crediamo che sia necessaria una seria ed accurata analisi dei fatti, laddove invece gli articoli che trattano della questione sono occupati per metà dalle opinioni degli intervistati. Tutta la questione e l’attacco portato attraverso di essa alla Chiesa irlandese si basano più che altro sulla partecipazione emotiva del lettore alla vicenda e sulle opinioni degli intervistati.

Coincidenza?
Io non credo.

 

Per approfondire: http://radiospada.org/2014/06/leggende-nere-la-verita-sulle-case-magdalene/