Un nuovo contributo sul dibattito sull’una cum

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Nota  introduttiva di RS: iniziamo, con questo post,  la pubblicazione di brevi testi originali (inediti per il pubblico di lingua italiana e tradotti quindi ad hoc per Radio Spada) che provengono da ambienti cattolici romani resistenti alla “rivoluzione conciliare” (e in questo caso sedevacantisti). Questi scritti vogliono fornire nuovi materiali per conoscere i principali dibattiti che da molto tempo attraversano il mondo cattolico tradizionalista e approfondire, senza attingere a fonti di seconda mano, le rispettive posizioni. In questo caso il tema dibattuto è quello, complesso e articolato, delle “Messe una cum”, già sviluppato su Radio Spada in un precedente articolo di Carlo Di Pietro. Ulteriori notizie biografiche sull’autore, Monsignor Donald Sanborn possono essere attinte a questo link:  http://www.traditionalmass.org/priests/sanborn.php

Molti cattolici sono arrivati a capire che la partecipazioni attiva ad una Messa che sia una cum, cioè quella in cui il nome del “papa” modernista è citato nel canone, è un peccato.

Padre Cekada ha scritto l’articolo definitivo sul soggetto qualche anno fa, delineando tutti i punti teologici sul perché un tale atto sia contrario al Primo Comandamento.

In sostanza tutto si può riassumere nel principio dell’offrire una falsa adorazione a Dio. Affinché una Messa sia cattolica, e quindi accettabile a Dio come vera adorazione, essa deve essere offerta in persona Ecclesiae (in persona della Chiesa) dal sacerdote che la sta celebrando. Questo significa che il suo atto di offerta della Messa deve essere in unione con la Chiesa Cattolica, che è il Corpo Mistico di Cristo, del quale Cristo è il Capo.

Quindi le Messe, qualunque sia la loro validità, che sono offerte al di fuori della Chiesa, e cioè da preti che non sono in comunione con la Chiesa Cattolica Romana, costituiscono una falsa adorazione. Per questa ragione, non siamo liberi di assistere alla Messa dei greci ortodossi, non per motivi di validità, ma a causa della mancata unione con il Corpo Mistico, la Chiesa Cattolica Romana.

I sedevacantisti ritengono che i “papi” del Vaticano II non siano veri papi cattolici perché (1) intendono imporre una nuova religione alla Chiesa Cattolica Romana; (2) sono eretici pubblici. Come risultato, sono incapaci di agire in nome di Cristo, il Capo della Chiesa Cattolica, e soprattutto sono incapaci di offrire a Dio un sacrificio accettabile in nome di Cristo e come rappresentanti nel sacerdozio della Chiesa Cattolica Romana.

Quindi, essi sono intrinsecamente incapaci di offrire la Messa in persona della Chiesa, e questo per il motivo stesso che sono falsi papi. Infatti, nessuno potrebbe essere meno incapace di rappresentare Cristo il Capo della Chiesa di qualcuno che è un falso capo della Chiesa. Per un vero papa c’è il principio dell’unità dell’intera Chiesa Cattolica. Quindi un falso papa è il primo ad essere tagliato fuori dalla Chiesa Cattolica Romana e da Cristo come Capo della Chiesa. Di conseguenza, una Messa di un sacerdote, che sia in unione con un falso papa, è una Messa che è tagliata fuori dall’unità della Chiesa Cattolica Romana e da Cristo il Capo della Chiesa e Sommo Sacerdote, e Principale Celebrante di ogni Messa.

Quindi chiunque sarà d’accordo che dobbiamo stare lontani da queste Messe. Ma se siamo in una situazione d’emergenza? Cosa fare se non ci sono delle Messe senza Francesco nelle nostre prossimità? possiamo andare alla Messa una cum come eccezione, visto che abbiamo necessità dei sacramenti?
La risposta è no. La ragione è ovvia: quello che rovina la Messa una cum è qualcosa di intrinseco, cioè il fatto che la Messa è offerta in unione con un falso papa, che quindi rende la Messa inaccettabile a Dio per le ragioni esplicitate prima.

Quando qualsiasi atto è intrinsecamente sbagliato, allora è sempre proibito. Ciò non ammette eccezioni. Infatti, dovremmo accettare la morte piuttosto che mettere in opera tale atto. Un esempio è l’aborto.

Quando qualcosa è sbagliato meramente per questione di circostanza, comunque, ammette eccezione per una ragione proporzionata. Un esempio potrebbe essere lavare l’automobile di Domenica. Sebbene lavare l’automobile sia un atto buono, se viene compiuto di Domenica, quando il lavoro servile non necessario è proibito, sarebbe un peccato. Se, comunque, c’è una ragione proporzionata per cui dobbiamo lavare l’automobile di Domenica, allora la legge ammette l’eccezione.

Quelli che permettono l’eccezione nel caso della partecipazione attiva in una Messa una cum, stanno dicendo implicitamente che la Messa una cum non è cattiva intrinsecamente, ma solo per circostanza. Quindi la Messa una cum secondo loro sarebbe intrinsecamente buona. Sappiamo, comunque, che essa non è intrinsecamente buona, ma intrinsecamente cattiva.

Infatti, se la Messa una cum fosse intrinsecamente buona, ma sbagliata solo per circostanza, allora dovremmo concludere che Francesco è il vero Papa, e da lì dovremmo concludere poi che il nuovo rito, il Vaticano II e tutte le sue riforme sono in accordo con la Fede Cattolica. Questo perché i veri pontefici non possono insegnare false dottrine e prescrivere leggi cattive per la Chiesa universale. Dovremmo quindi concludere naturalmente che ogni Messa detta senza l’autorizzazione di Bergoglio sarebbe una Messa celebrata al di fuori della Chiesa (quindi le Messe della FSSPX e di ex sacerdoti della FSSPX sarebbero Messe celebrate al di fuori della Chiesa).

Inoltre, quali circostanze renderebbero sbagliata la Messa una cum? L’ora del giorno? Il luogo? Non c’è ovviamente circostanza che la renderebbe sbagliata.

Riassumendo, la Messa una cum è intrinsecamente giusta o intrinsecamente sbagliata. Se fosse intrinsecamente giusta, allora dovremmo frequentare solo quelle Messe autorizzate da “Papa Francesco”. Dovremmo quindi evitare le Messe della FSSPX e della cosiddetta FSSPX “di stretta obbedienza”, perché sono non autorizzate. Se la Messa una cum è intrinsecamente sbagliata, invece, dobbiamo evitarla e perfino accettare ogni inconveniente, ogni privazione di sacramenti, perfino la morte, prima di acconsentire di parteciparvi attivamente. Dobbiamo quindi evitare le Messe della FSSPX e della FSSPX “di stretta obbedienza”, perché esse sono in unione con un falso pontefice.

Non importa come la mettiate, quindi: dovete in ogni caso evitare le messe della Fraternità e le messe della frangia “resistente” della Fraternità.

S.E.R. Monsignor Donald J. Sanborn

Fonte: http://mostholytrinityseminary.org/bishopsblog.html

Titolo originale: CAN WE GO TO THE UNA CUM MASS IN A PINCH?

Testo raccolto a cura di Piergiorgio Seveso

Leggi anche il recente studio di Carlo Di Pietro: http://radiospada.org/2014/06/riflessione-sulla-partecipazione-alla-santa-messa-in-stato-di-necessita/

2 Commenti a "Un nuovo contributo sul dibattito sull’una cum"

  1. #bbruno   25 giugno 2014 at 4:17 pm

    e non solo, ma anche perché condizione per celebrare e partecipare ad una messa ‘ in latino’ una cum, quella poi secondo il messale di (San) Roncalli del 1962…, è che dobbiamo riconoscere nello stesso tempo la pari validità e santità della messa bugni-paolosestina…, quella accettata da lor signori i cari fratellissimi i luteran-anglicani, che invece aborrono – per la stessa parità – la messa vecchia maniera….E come farebbe una vera messa esser pari alla sua falsificazione..una preghiera valere come una bestemmia???

  2. #Fidelis   10 febbraio 2017 at 1:11 pm

    Farneticazioni tendenzialmente scismatiche che creano soltanto divisione