Vodafone rivela: i Governi raccolgono i vostri dati personali

 

DESAbigbrother

 

Traduzione di Massimo Micaletti

 

Vodafone Gran Bretagna ha rivelato venerdì 30 maggio che diversi governi (per ragioni di “sorveglianza”) stanno raccogliendo dati direttamente dalla sua rete, senza alcun controllo legale, ed ha richiesto pubblicamente più tutele contro questi accessi incontrollati alle comunicazioni private dei suoi clienti.

Le dichiarazioni fatte dal secondo più grande operatore di telefonia mobile, mostrano che il tipo di accesso alle reti di telecomunicazioni attuato dall’Agenzia Nazionale per la Sicurezza degli Stati Uniti (NSA: v. caso Snowden) avviene anche in altri Paesi, ove le protezioni legali sono quasi certamente inferiori. Le reti Vodafone coprono buona parte dell’Europa e parti dell’Africa e dell’Asia.

La compagnia ha detto che i dati voce, internet e di altro tipo possono essere raccolti senza alcun problema legale in “un piccolo numero” di nazioni. Sebbene la compagnia non le nomini, i report di stampa suggeriscono che una di queste sia la Gran Bretagna, la cui agenzia di intelligence GCHQ (Government Communications Headquarter, Quartier Generale del Governo per le Comunicazioni, ndt) è uno stretto partner dell’NSA nel filtrare il traffico internet del mondo intero.

“E’ un richiamo forte, che fa capire come nessuna riforma negli Stati Uniti, per quanto vasta, potrà risolvere il problema se non c’è una soluzione internazionale” ha detto Peter Eckerseley, direttore dei progetti di tecnologia per la Electronic Frontie Foundation, un gurppo per le libertà civili che ha sede a San Francisco.

Le dichiarazioni di Vodafone, esposte nel primo report della compagnia sulle richieste di dati avanzate dalle Autorità nei Paesi ove essa opera, sono state straordinariamente precise, dettagliate e serie se paragonate agli standard dei “transparency report” pubblicati da un crescente numero di compagnie dopo le rivelazioni dell’ex contractor NSA Edward Snowden.

Il dossier Vodafone comprende un allegato di 88 pagine che descrive dettagliatamente le leggi e le prassi in 29 nazioni dove, complessivamente, le agenzie governative hanno fatto milioni di richieste alla compagnia.

In diversi di questi Paesi – Sud Africa, Turchia, Egitto ed altri – è vietata dalla legge persino la pubblicazione di queste cifre approssimative sulle richieste avanzate dalle Autorità. Il report si limita a riassumerne i parametri di legge, piuttosto che quantificare l’estensione della raccolta dati da parte di quei governi.

“Il rifiuto di obbedire alla legge di uno Stato non è una scelta percorribile” ha detto la compagnia del suo dossier. “Se noi non ottemperiamo ad una richiesta legittima di collaborazione, i governi possono revocarci la licenza di operare, impedendoci di fornire i nostri servizi ai nostri clienti. I nostri dipendenti che vivono e lavorano nel Paese interessato possono anche rischiare sanzioni penali, compresa la prigione”.

 I difensori della privacy hanno apprezzato che Vodafone abbia pubblicato un dossier così penetrante, ma hanno espresso contrarietà alla notizia di un “accesso diretto” che consente ai governi di intercettare qualsiasi comunicazione senza richiedere un ordine giudiziario o avanzare una formale richiesta alla compagnia. I governi potrebbero usare questo tipo di accesso per ingrandire sempre più i loro archivi di informazioni personali – chiamate, email, videochat, cronologie di ricerca e rubriche online – senza alcuna forma di sorveglianza.

I governi hanno guadagnato un accesso sempre più intrusivo alle comunicazioni almeno negli ultimi due decenni, in cui gli Stati Uniti e le altre nazioni hanno iniziato a promulgare leggi che richiedevano che le possibilità di un forte controllo sulle tecnologie emergenti, come le reti di telefonia cellulare ed i sistemi di telefonia basati su internet.

Queste istanze divennero persino più stringenti dopo gli attacchi dell’11 settembre 2001, quando le agenzie di spionaggio si mobilitarono per prevenire un’analoga tragedia. Una fiorente industria della sorveglianza si sviluppò per soddisfare la lucrosa richiesta di raccogliere informazioni su criminali e minacce di possibile natura terroristica.

Simili sistemi possono raccogliere ed analizzare praticamente qualsiasi informazione, compreso il contenuto di gran parte delle chiamate telefoniche, che corrono nella rete quando questa non è criptata. Come risultato, i governi possono sapere virtualmente qualunque cosa i cittadini dicano o facciano online nei loro Paesi e spesso possono sapere dove essi si trovino mediante il tracciamento della posizione, che è insito nella maggior parte delle reti cellulari.

Il report di Vodafone distingue tra contenuto – parole o altre informazioni convogliate sulla sua rete – e metadati, che indicano invece chi sta contattando chi e che tipo di sistemi di comunicazione stiano usando.

I metadati sono più utili nel ricostruire le relazioni tra obiettivi di sorveglianza e, persino in Paesi con rigorose strutture per la protezione delle informazioni personali, possono essere raccolti più agevolmente, con standard legali meno rigidi.

Nella Repubblica Ceca, ad esempio, il governo ha costretto Vodafone a rivelare il contenuto di conversazioni per 7.677 volte nel corso del periodo di dodici mesi osservato dal dossier, da aprile 2013 a marzo 2014. L’Ungheria ha raccolto metadati 75.938 volte. L’Italia, col governo impegnato nelle indagini contro il crimine organizzato, è in cima alla lista di Vodafone con 605.601 richieste di metadati.

Il quodiano britannico The Guardian, basandosi su documenti forniti da Snowden, ha svolto un’inchiesta sul Programma Tempora del GCHQ, in cui l’agenzia di spionaggio inglese si allaccia ai cavi a fibra ottica che portano gran parte del traffico internet del mondo – il tipo di “accesso diretto” che il rapporto Vodafone lamenta che debba essere debellato.

Le compagnie americane di tecnologie e comunicazioni si sono impegnate al massimo per proteggere la loro immagine nell’ultimo anno, da quando le rivelazioni di Snowden iniziarono ad apparire nelle inchieste giornalistiche del Washington Post e del Guardian.

Le compagnie hi-tech statunitensi, come Google, Microsoft, Yahoo e Facebook hanno adottato nuove misure di criptazione ed hanno fatto pressione su Washington per l’introduzione di limiti di legge alla sorveglianza.

I grossi provider di telecomunicazioni, come Verizon ed AT&T, sono stati meno decisi nelle loro posizioni, sebbene entrambe le compagnie abbiano pubblicato i loro “transparency report” l’anno scorso, registrando per la prima volta le richieste di dati da parte del governo. Verizon ha annotato 320.000 richieste negli Stati Uniti nel 2013 e diverse migliaia in undici altre nazioni. AT&T ha registrato più di 300.000 richieste (Vodafone era un partner di Verizon nella più estesa rete cellulare, Verizon Wireless, prima di vendere la sua quota a Verizon, quest’anno).

La stretta relazione tra l’NSA, l’FBI e le più grandi aziende di telecomunicazioni è da lungo tempo un punto dolente per i difensori della riservatezza. Marc Rotenberg, executive director dell’Electronic Privacy Information Center, con sede a Washington, ha detto che il rapporto Vodafone “sottolinea la relazione sempre più stretta tra provider di comunicazioni, sia negli Stati Uniti che fuori, e agenzie nazionali di spionaggio… E’ ora di ricostruire nei confronti dello spionaggio un muro”.

Echerseley ha detto che la gran parte delle compagnie di telecomunicazioni globali sono “serve degli apparati di sorveglianza dei loro governi” ed ha confessato che nutre poche speranze per un trattato globale in materia. Solo nuove soluzioni tecniche, in grado di contrastare anche le più aggressive agenzie di intelligence, potrebbero stroncare significativamente lo spionaggio di internet.

 

Fonte: washingtonpost.com