Et audiatur altera pars: l’altra campana sui Francescani dell’Immacolata

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Pubblichiamo un’intervista realizzata da uno dei nostri redattori ad un Francescano dell’Immacolata della linea “romana” per lumeggiare ulteriormente la questione. Siamo ovviamente disponibili a pubblicare un’intervista con le medesime domande ad un religioso dell’opposta fazione. (La Redazione di Radio Spada) 

 

Collaboro col blog Radio Spada e volevo sapere se era disponibile ad una intervista sulla vicenda dei FFI, anche anonima se crede.
 
Come ho già detto a suo tempo sulle nostre cose la cosa migliore da farsi è il silenzio per consentirci di confrontarci e risolvere i problemi per cui la S. Sede è intervenuta. Qualcuno, purtroppo, la pensa diversamente e sta facendo casino, peggiorando le cose. Mi verrebbe da dirle di pubblicare questo mio parere, tanto lo dico a tutti ma non servirebbe a niente tanto io sono ormai schedato tra i “traditori”.
 
Infatti volevo dare voce proprio alla parte accusata dai vari blog come “cattiva”.
 
Che cosa vuole sapere?
 
Le cause del commissariamento, della chiusura del seminario e della rimozione del fondatore.
 
Per quel poco che ne so il commissariamento è stato deciso sulla base delle risultanze della Visita Apostolica e delle rimostranze di diversi frati, ben più di 5 che spesso sono stati trattati male dai rispettivi superiori perché, pur accettando l’idea di celebrare la S. Messa in latino, si sono visti ostracizzati per aver avuto difficoltà nel pregare il Breviario in Latino. la mia personale impressione è che a fronte di un inizio della vicenda, comunque equilibrato, poi si sia sbandato.
 
Tutto qui ?
 
Difficile dire se è tutto qui; qualcuno ha rilevato anche problemi nel concetto di Tradizione espresso da alcuni nostri teologi e vanno fatte rilevare anche dichiarazioni poco prudenti fatte da alcuni docenti del Seminario.
 
Qualche rottura dottrinale e, come si vocifera, anche qualche questione di gestione dei beni dell’ordine?
 
Sulla questione della gestione dei beni dell’ordine sono informato poco o nulla ma quello che ha peggiorato la situazione, è stato certamente il fatto che in regime già di Visita Apostolica si sia effettuata una modifica dello Statuto dell’Associazione Missione dell’Immacolata Mediatrice (penso sia questo il nome esatto, ma non ricordo con precisione) in forza della quale modifica, i frati e le suore che erano coinvolti nell’amministrazione sono stati, di fatto, esautorati e si è stabilito che lo stesso Ministro Generale non potesse decidere come orientare quei beni concretamente, così facendo, si è impedito alla S. Sede di proseguire in ulteriori indagini e questo, capisce, non ha contribuito a rasserenare gli animi. Aggiunga che, dall’inizio del Commissariamento i nuovi dirigenti dell’Associazione hanno deciso di fare ostracismo al Commissario e questo ha peggiorato la situazione. Vede, il punto principale da considerare al momento è questo: è un dato di fatto che la S. Sede ha voluto indagare su quello che l’Istituto faceva e fa come la S. Sede aveva approvato tutti gli statuti e il resto, bene, la S. Sede ha il diritto di farlo e, innocenti o colpevoli, si deve collaborare. Se si è innocenti, la verità viene fuori.
 
Quindi le “indagini” sono interrotte? I blog tradizionalisti parlano di una persecuzione dottrinale (c’è chi parla addirittura di lager) fatta all’insaputa di J.M. Bergoglio. É vero?
 
Questo è completamente falso. Nell’incontro che c’è stato tra il Papa e i frati e di cui è stato reso noto, il Papa ha asserito di aver ascoltato tutte e due le parti (è noto che anche in Vaticano P. Stefano ha gente che lo sostiene) e di aver preso le decisioni che ha preso sulla base dei rapporti che gli sono stati fatti; quando dico “tutte e due le parti” non posso affermare con sicurezza che abbia ascoltato “frati” dell’altra parte, ma penso ragionevolmente che si riferisca a persone che comunque sostenevano l’una o l’altra parte; riguardo al fatto del lager, mi scusi ma ho sempre trovato la cosa ridicola circa, poi, la persecuzione dottrinale posso assicurare che non c’è nessuno tra i frati che abbia idee moderniste. Tutti ci tengono a restare legati alla perenne Tradizione della Chiesa e nemmeno ci sono pregiudizi circa la Messa Tridentina; ci da solo fastidio l’uso ideologico della stessa.
 
Non ha ascoltato i frati “puniti” ? Quale argomento è la principale differenza tra le due parti? Che soluzione si sta profilando?
 
Il Papa ha manifestato disponibilità ad ascoltare i frati “puniti”. Circa i modi e i tempi è difficile dire come avverrà di sicuro le manifestazioni di piazza lo infastidiscono
 
Quindi la differenza sta nell’uso ideologico che una parte ne sta facendo? La soluzione che si profila qual è?
 
Circa la differenza principale tra le parti, attualmente l’unica cosa che percepisco è che ci sono quelli che sono contro il Commissario e i suoi collaboratori, accusandoli di portare avanti un rilassamento della vita religiosa; e quelli che semplicemente hanno fede nella Chiesa e ritengono che, posto che la Traccia Mariana e la Regola, con le Costituzioni sono state approvate dalla Chiesa anche da questo Commissariamento non verrà nessun rilassamento alla disciplina; per esperienza diretta posso assicurarle che le accuse di aver rilassato la disciplina interna che ci piovono addosso sono assolutamente infondate; nei nostri conventi si continua a pregare 5 ore al giorno si continua ad usare il canto gregoriano e in qualche caso, come a Firenze e a Campocavallo si continua anche a celebrare la S. Messa Tridentina. Al momento non vedo soluzioni al nostro problema perché si continua ad usare la stampa per attaccare e ad estremizzare le posizioni; finché questo continuerà non ci saranno soluzioni perché, anche ammettendo che una delle due parti si separi l’altra mai accetterà (ed è difficile che la S. Sede lo permetta) di essere tacciata come “traditrice”.
 
Quindi hanno montato un caso inesistente? Ci sono tanti seguaci convinti della persecuzione.
 
A mio giudizio, sì, è stato montato un caso inesistente o comunque un caso che si poteva risolvere, sia pure con un po’ di sofferenza, senza fare macelli. Circa la persecuzione, sono sicuro di no ma mi rendo conto che alcuni possono sentirsi “perseguitati”; lo fanno per atti che anche la passata dirigenza (ovvero loro stessi) in alcuni casi aveva preso nei confronti di altri per capirci: nella dinamica della vita religiosa è assolutamente normale che chi non si trova in linea con il superiore, venga trasferito o comunque messo in una posizione di non influire.
 
 
Forse qualcuno avrebbe voluto “lefrevizzare” i FFI e tira verso quella direzione…
 
Questa è una cosa che in diversi pensiamo; io stesso in passato ho dovuto combattere a colpi di commenti con persone esterne che spingevano in quella direzione o che tendevano a far passare i frati come tali l’ideale nostro era (o meglio, è) di portare avanti la sana dottrina della Chiesa e il nostro carisma; tra noi “traditori” nessuno rinnega il bene che il Fondatore ci ha fatto, ma siamo molto perplessi per tante situazioni che si sono venute a verificare negli ultimi anni, soprattutto va considerata la sofferenza di tanti fratelli religiosi nel vedersi emarginati dalla vita comunitaria perché non riuscivano ad accettare alcune pratiche introdotte da alcuni anni.
 
Ma quali errori ha commesso? Forse è emersa una diversa idea della Tradizione anche riguardo i contenuti della Regola?
 
Circa la Regola sicuramente no. Circa altre cose, non so cosa risponderle. Personalmente non ho mai avuto nulla di che lamentarmi di lui ma so che qualcuno lo ha fatto nei confronti della S. Sede; i contenuti di queste lamentele non li so con precisione e mi risulta non siano stati resi pubblici perché non è buona norma rendere pubbliche accuse che non siano state verificate. Però le dico pure che, francamente, rispetto ad altri casi non ho trovato le misure prese nei confronti di P. Stefano come troppo restrittive perché non gli è stato vietato di vedere gente solo, non essendo più superiore generale, gli è stato assegnato un superiore come a tutti i frati … per aver fatto osservare questo mi sono preso del traditore… faccio ancora osservare che, pur essendo normale che si voglia bene ad una persona che ci ha fatto del bene, l’atteggiamento di tanti nostri terziari o simpatizzanti nei confronti di questa prova che ha colpito P. Stefano è proprio da fanatici e, così facendo, confermano l’idea che in diversi si erano fatti che P. Stefano coltivasse il culto della sua personalità io, a rigor di termini, non l’ho mai visto incoraggiare una tal cosa ma molti nostri terziari, e anche frati, lo fanno.  Altro punto che va considerato e che mi pare sia finito tra i capi di accusa contro di lui, è che era un dato di fatto (e lo è ancora, purtroppo) che nell’Istituto, tra i frati, le suore e i terziari, “non cade foglia che P. Stefano non voglia”; ogni decisione era sempre sottoposta al suo previo parere, in un modo alle volte così esagerato che diverse persone si sono allontanate dalla nostra famiglia religiosa per questo ed è un dato di fatto che le sue parole, avevano una specie di aura di infallibilità, almeno presso alcuni di modo che, se P. Stefano diceva qualcosa, quella era e basta; questo atteggiamento si riscontra soprattutto tra i laici. Un po’ meno tra i frati, ma ve ne sono comunque parecchi con quell’idea. Dal mio punto di vista, io ho sempre visto P. Stefano come una persona santa e un mio superiore e trattavo quello che mi diceva dal duplice punto di vista del suddito, che deve obbedire al superiore, e dell’allievo che ha comunque molto da imparare da una persona di grande esperienza. P. Stefano mai mi ha incoraggiato a cambiare questo atteggiamento, ma ripeto, il mio non era un atteggiamento troppo comune e questo, secondo me, anche agli occhi della S. Sede ha finito col danneggiarlo. Infatti, ripeto, troppi, tra i frati e altro finivano veramente col divinizzarlo E, per capire ancora un’ulteriore elemento, a causa di questo fatto che nella Famiglia Religiosa non cade foglia che P. Stefano non voglia, in diversi sono piuttosto contrariati perché pare che lui non faccia nulla per fermare questo sfacelo di attacchi, e soprattutto perché sembra che lui non abbia fatto nulla, o forse addirittura incoraggiato, alcune brutte decisioni degli attuali vertici dell’Associazione che ha in mano i beni in uso all’Istituto. Penso di non aver null’altro da aggiungere non essendo un dirigente non conosco cose più dettagliate o approfondite.
Mi viene in mente ora un’altra cosa, che pure mi pare importante torno indietro al fatto dei religiosi fratelli che hanno difficoltà con il latino; molti di questi sono entrati in convento, anni fa anche all’inizio della fondazione dell’Istituto e dinanzi alle loro difficoltà (e, diciamola tutta, anche rifiuto) di pregare il breviario in latino perché non capivano quello che pregavano, in qualche caso si sono sentiti consigliare di lasciare l’ordine e questo ha creato molta amarezza e molto malcontento. So che diversi di loro hanno scritto alla Sede Apostolica per chiedere un intervento, quanti siano non è dato sapere ma parlando con i fratelli si capisce che il malcontento era molto forte, soprattutto perché vedevano che il seminario stava prendendo la direzione di formare sacerdoti abituati a pregare il breviario in latino e che accettavano poco o nulla di rinunciare a questo; è vero che il breviario in latino non è mai stato ufficialmente imposto, ma è altrettanto vero che stava diventando prassi di diversi di imporlo alle comunità dove si recavano e questo ha creato nei fratelli una sorta di senso di esclusione, quasi fossero dei frati di serie B. Penso sia a questo che si riferisce il decreto del Commissariamento quando parla di ‘problemi nella vita fraterna’ e la posizione di P. Stefano su questo era che P. Stefano comunque, pur non obbligando formalmente, spingeva in un certo senso.
Altra cosa: prima ho visto che mi ha domandato se le indagini della S. Sede circa il dato economico sono bloccate e non ho risposto. Rispondo ora: ho idea che non siano bloccate e che stiano facendo quello che possono, ma non conosco i dettagli. Resta, in ogni caso, il problema dello sfratto dalla Casa Mariana di Boccea deciso contro i frati dai nuovi amministratori dell’Associazione, pare per una sorta di rappresaglia contro la chiusura del Seminario (era previsto che una parte dei seminaristi andassero lì). Autogol clamoroso perché, poi, il Papa si è presa personalmente la responsabilità della chiusura del Seminario. Preciso che sulle motivazioni dello sfratto, tuttavia, ho riportato dicerie. Non ho parlato con i diretti interessati e non ci sono documenti che comprovino questa motivazione. Ad ogni modo sono sicuro del fatto che i frati hanno percepito questo come una pesante ingiustizia nei loro confronti.
 
Non ci sono quindi diverse valutazioni riguardo il CVII e le sue riforme?
 
Noi siamo cresciuti con l’idea che il Concilio Vaticano II sia stato fondamentalmente una cosa buona e che il postconcilio abbia fatto danni; questo è quello cui siamo stati abituati per anni ma a partire dal 2008 in avanti, tuttavia alcuni hanno cominciato a portare avanti delle idee di critica diretta verso alcuni contenuti espressi dal Concilio o quantomeno, di revisione e chiarimento di alcune cose, che in sé non è male ma che probabilmente è stata fatta in modo sbagliato e soprattutto, e questo ha preoccupato parecchi, accostandosi a posizioni un po’ troppo vicine al tradizionalismo. Uno di quelli che hanno suscitato con i suoi studi queste perplessità, è certamente P. Serafino Lanzetta sulla cui ortodossia, personalmente, non ho niente da eccepire anche perché l’ho letto poco, ma è un dato di fatto che si è avvicinato a personaggi troppo critici di alcune cose e questo ha messo in allarme diversi.
Inoltre non posso concordare col tuo giudizio su Ratzinger, però hai ragione quando dici che i Francescani dell’Immacolata sono stati vittime di una sorta di abbaglio ratzingheriano.  P. Stefano, infatti, si è sempre più fatta l’idea che Ratzinger volesse tornare indietro. Gli dicevano (chi, visto che la cosa è stata pubblicamente smentita?) che Papa Ratzinger in privato celebrava la Tridentina e pertanto pensava che noi dovessimo portare avanti questa cosa. Di fatto siamo passati nel giro di qualche anno da una visione biritualista ad una che tendeva in modo sempre più marcato a privilegiare la liturgia tridentina. Il giorno x, a mia precisa domanda che esprimeva le perplessità di parecchi frati, P. Stefano mi rispose che noi portavamo avanti la liturgia tridentina perché ce lo chiedeva il Papa…
Ma che, qualora ci avesse chiesto di smettere, noi avremmo smesso. Perciò tu puoi immaginare la mia sorpresa quando un anno dopo mi sono ritrovato con confratelli che facevano opposizione alla richiesta (temporanea) del Papa di smettere. Opposizione che lui, privatamente, incoraggiava.”
 
La ringrazio e la saluto.

 

 
A cura di P. F.
 

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