GAZA / Tunnel, la battaglia psicologica

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L’esito della fase “di terra” dell’operazione militare di Israele sarà in larga parte deciso da una battaglia “clandestina”, in cui anche gli strumenti elettronici più avanzati risultano poco utili. La distruzione della rete di tunnel di Hamas richiede infatti flessibilità e cautela, per raccogliere sul campo gli “arcana imperii“, ossia i dati sulla localizzazione dei tunnel, ed è un’azione da portare avanti in mezzo alla popolazione palestinese. Questo tipo di interazione va sotto il nome di HUMINT (human intelligence) e viene realizzata grazie a spie dello Shin Bet che raccolgono dichiarazioni accidentali o spontanee, oppure tramite l’interrogatorio dei prigionieri. 

Ma perché la gente comune potrebbe aver interesse a parlare? Giocano un ruolo fattori di vario tipo.

A) economici: gli abitanti di Gaza, a differenza delle élites che li guidano, versano in condizioni economiche disastrose. Una ricompensa in denaro o il permesso di attraversare il confine possono quindi convincerli.

B) di vendetta: i palestinesi sono frammentati da rivalità personali e di partito.

C) do ut des: garanzia di protezione per sé e per la propria famiglia durante gli scontri, oppure garanzia di cure mediche, ad opera degli israeliani.

Ci sono poi naturalmente i metodi utilizzati per estorcere informazioni ai prigionieri, anche se Israele ha riscontrato che la violenza sia una tecnica meno efficiente dell’inganno, o del far leva su situazioni di personale e familiare fragilità (genitori anziani, bambini malati, mogli): per svolgere un’azione più convincente, quindi, le notizie sulla vita e sull’attività del prigioniero vengono acquisite in anticipo. 

 

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