I colori del Vaticano.

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di Vic

 

C’era una volta un Papa, un Papa che rispose, ad un uomo che gli chiedeva se avrebbe sostenuto il movimento sionista, che la Chiesa non avrebbe riconosciuto l’esistenza di un popolo ebraico poiché gli ebrei non avevano riconosciuto la divinità di Gesù Cristo. 

Queste furono le sue parole:

Non riusciremo ad impedire agli ebrei di andare a Gerusalemme, ma non potremo mai favorirlo.

Correva l’anno 1904: quel Papa era San Pio X e quell’uomo era Theodor Herzl.

110 anni dopo, un altro Papa ha deposto una corona di fiori sulla tomba del padre del sionismo.

Una corona di fiori bianchi e gialli. I colori del Vaticano.

Questo gesto apparentemente semplice,apparentemente innocuo ha invece un significato profondo: il Vaticano si inchina davanti al sionismo, riconosce il sionismo, pur avendo davanti agli occhi i suoi effetti disastrosi. Depone una corona di fiori sulla tomba dell’uomo che ha reso possibile la costruzione del Muro.

Herzl ha vinto. Ha vinto non perché  fondatore del movimento sionista, ma perché un Papa si è inchinato davanti a lui, ha deposto sulla sua tomba i colori della sua bandiera.

San Pio X rifiutò il sionismo dal punto di vista religioso, perché non visse abbastanza per vedere gli altri effetti di quell’ideologia: non visse abbastanza per vedere le guerre condotte da Israele per scacciare i Palestinesi  dalla loro terra.

Non c’era San Pio X nel 1917, quando Lord Balfur firmò la famosa dichiarazione con la quale la Gran Bretagna si impegnava a dare agli ebrei una terra in Palestina affermando

Il sionismo,buono o cattivo che sia, giusto o ingiusto, è radicato in una tradizione secolare nei bisogni presenti, nelle speranze future, che sono di portata molto più ampia dei desideri e dei pregiudizi dei 700.000 arabi che risiedono attualmente in quelle terre antiche.

E, per inciso, “non abbiamo la minima intenzione di arrivare a verificare i desideri degli attuali abitanti del paese.”

Che il mondo abbia riconosciuto il sionismo, passi. E forse non era questa la vittoria che i sionisti desideravano.

Ma che un Papa si sia inchinato davanti alla tomba dove è sepolto l’uomo simbolo del sionismo, l’uomo che ha permesso che tanti palestinesi morissero, questa è la vittoria che Israele desiderava.

“Il Suo sangue ricada su di noi e sui nostri discendenti”: il gesto del Papa ha cancellato queste parole. Non c’è più sangue che possa ricadere sui figli di Israele, se anche il Papa, che custodisce il messaggio di Colui che essi non riconobbero, si inchina davanti al nuovo sangue che essi spargono in quelle terre antiche.