[OMOFOLLIE] Foto di famiglia.

famiglia1

 

di Massimo Micaletti

 

Il senso della vergogna.

 

Una volta chi avesse pagato una donna per fare da incubatrice vivente usa e getta per un figlio che gli sarebbe poi stato strappato – o che ella avrebbe con noncuranza ceduto – sarebbe stato arrestato. Lui, e tutti quelli che con questa porcheria si fossero a qualunque titolo o per qualunque via arricchiti. Oggi ci sono le foto “che commuovono il web”, ed infatti viene proprio da piangere.

 

Il problema vero, il fulcro di questa vergognosa situazione, però, non è – come potrebbe apparire – l’idea di famiglia che sta dietro alla scelta di quei due tizi in solluchero al cospetto del neonato-spot, piccola inconsapevole bandierina della propaganda gay. Il problema vero è nell’idea di famiglia che ormai sta nella testa anche di molti cattolici, che non è granché differente da quella che ha prodotto Milo ed altri suoi compagni di sventura.

 

Per ottenere quel bimbo è stata certo necessaria la fecondazione artificiale, che è la summa della cosificazione dell’Uomo: prodotto, comprato, venduto, impiantato, selezionato, scartato. Questa pratica rivoltante, talmente aberrante che il suo destino è già segnato nella storia del diritto dei secoli che verranno, ché nessuna civiltà può tollerare simili orrori troppo a lungo senza crollare su sé stessa imputridita e vana, questa  pratica rivoltante, dicevo, è la condicio sine qua non per il raggiungimento di questi ed altri ripugnanti traguardi: il treno per l’inferno procede a tutto vapore e brucia nelle sue caldaie milioni di esistenze. Inevitabilmente, la cosificazione dell’Uomo postula e produce la cosificazione della famiglia: anche la famiglia può essere venduta, selezionata, scartata.

Perché se – come sostengono i propugnatori dell’ideologia gay – la famiglia è là dove c’è il cosiddetto amore ed un cosiddetto figlio, siccome figli due gay o due lesbiche non possono per natura avere ecco allora che basta produrre il figlio per produrre la “famiglia” gaiamente intesa. Il senso di quella foto, demoniaca parodia del quadro di un parto naturale di una coppia naturale, è esattamente quello: abbiamo figli come voi, ci commuoviamo come voi, siamo dunque una famiglia come voi.

 

E no. E no. E no, obiettiamo noi.

Non avete figli come noi: noi non mescoliamo gameti prendendo l’ovulo di una sconosciuta per generare esseri umani solo alcuni dei quali, dopo un’attenta selezione, saranno impiantati nel grembo di una donna pagata e poi espulsa dalla vita di quel bimbo.

Non vi commuovete come noi: noi non ci commuoviamo in sala parto mentre una donna che non abbiamo mai visto e che non vedremo mai più ha dato alla luce un bambino a pagamento che non vedrà mai più. Per noi sarebbe difficile commuoverci, sarebbe più facile chiamare i Carabinieri.

Non siete dunque una famiglia come noi: siete qualcosa che è nelle vostre teste e che da lì non esce senza l’aiuto di un équipe medica, di una povera donna che si lasci comprare e di tanti soldi.

Però… però… un momento. Anche le coppie eterosessuali ricorrono all’utero in affitto. Anche le coppie eterosessuali ricorrono alla FIVET eterologa, nella quale uno dei due o entrambi i gameti sono estranei alla coppia. Allora? Cosa distingue quei due lagrimosi personaggi da un uomo ed uan donna (o magari un single) che vanno a bussare da Antinori o Flamigni?

 

Allora il problema vero che sta dentro a quella foto è la fecondazione artificiale, ma non solo. Se io posso produrre l’Uomo, posso farlo per qualunque fine, purché chi me lo chiede mi paghi. Così esperienze come quella del povero Milo, che magari negli Anni Settanta, quando la fecondazione artificiale passava dalle vacche alle donne, sarebbero apparse socialmente aberranti sono ora accettate da certa cultura ed erano già scritte nel progetto FIVET, così come l’eugenetica, il brevetto dell’essere umano, la clonazione e via tecnodelirando.

La fecondazione artificiale è stata per la famiglia biologica quello che il divorzio è stato per la famiglia sul piano giuridico ed antropologico: un evento sovversivo ma diabolicamente emulativo. Si può dire ne sia stato l’agognato gregario. Così come con la FIVET posso produrre un simulacro di famiglia anche laddove questa sarebbe lontanissima pur dalle minimali apparenze, col divorzio il matrimonio non esiste più, ma viene rimpiazzato da un contratto che si regge sulla comune volontà delle parti, qualcosa che continuo a chiamare “matrimonio” ma che posso – a questo punto – riempire di quello che voglio e non c’è costituzione che tenga perché il crollo di queste categorie basilari del vivere travolge tutto ed ogni cosa. Se invento che il matrimonio si può sciogliere, posso parimenti inventare che il matrimonio è tra due uomini o tra due donne: nulla cambia, una volta che l’ordine e la natura del matrimonio vengono strappati a Dio e dati in pasto all’arbitrio degli uomini. Eccolo il punto, è questo il punto.

 

Qualcuno obietterà: ma nel matrimonio divorziabile la coppia, in quanto eterosessuale, è comunque aperta alla procreazione quindi rientriamo nell’alveo della cosiddetta famiglia naturale. E no: perché “famiglia” non è solo generare i figli, ma anche educarli nella Fede, ed educarli nella Fede è testimoniare, e testimoniare è stare uniti in Cristo. Questa è la vera procreazione, non il mero mettere al mondo un bambino che deve sperare che papà e mamma si vogliano bene per sempre, sposati o conviventi che siano (perché a questo punto è la stessa cosa: il matrimonio divorziabile, lo ripeto fino alla nausea, non un matrimonio dimidiato, è una cosa completamente diversa). Se “procreare” significa partecipare al disegno di creazione di Dio, ebbene allora non ci si può limitare all’aspetto biologico che è necessario ma non sufficiente. Da cattolici non possiamo dire che basta essere mamma e papà per chiamarsi famiglia, perché l’acquisto omosessuale di neonati è solo l’ultimo e più proteso ramo di una mala pianta che va eradicata, non potata e tantomeno agghindata come si tenta di fare con certe “pastorali” per divorziati o conviventi. Solo in una “famiglia” avulsa dal Sacramento (e poi fatalmente anche dall’istituto civile del matrimonio, che per quanto ormai privo di significato e valore, resta comunque intollerabile e costrittivo se non come vessillo da piantare sullo scoglio di carta di un ossessivo egualitarismo di carta), figlia della cultura del divorzio, può attecchire la FIVET: in una famiglia vera, che vive nel Sacramento, del Sacramento e per il Sacramento, orientata nell’indissolubilità al compimento del disegno di Dio, la FIVET non entra, in nessuna forma.

 

Qualcun altro obietterà: e l’adozione? Ut supra. L’adozione è la possibilità per un bambino di avere una famiglia: se stiamo al gioco della “famiglia naturale” come oggi si vuol intendere, allora deve starci bene pure l’adozione da parte di una coppia convivente o sposata solo civilmente – concubinato legalizzato. Se però da cattolici consideriamo cosa per vero è una famiglia, retta dal Sacramento e non dalle convenzioni civili, è facile comprendere che dare un bambino ad una coppia convivente, omosessuale o eterosessuale, non è dargli una famiglia, è piuttosto affidarlo a due persone legate tra loro che intendono prendersi cura di lui. Ma il matrimonio è un’altra cosa: senza Sacramento non c’è matrimonio, senza matrimonio non c’è famiglia, senza famiglia non c’è adozione. Qui non si tratta di far confusione tra il piano giuridico (l’istituto dell’adozione) e quello teologico (il Magistero sul matrimonio), perché quando sono in gioco categorie fondamentali quali la famiglia e la filiazione non si può immaginare che la Parola dica una cosa e la legge civile si prenda delle libertà. Quantomeno non da cattolici. Se il piano giuridico (che è poi riflesso di quello antropologico) investe frontalmente col divorzio uno dei capisaldi della Verità rivelata, ossia l’indissolubilità del matrimonio perché Sacramento, a quel punto esso diverrà il criterio di verità ed il totalitarismo dei “diritti” dilagherà indisturbato nel giardino prezioso della famiglia.

 

Allora, quando veniamo presi da un moto di ribrezzo o rabbia nel vedere la foto del povero Milo e del convulso tragico carnevale che l’attornia, cerchiamo di pensare da dove è partito tutto questo. Tutto questo non è partito dai gay: la cultura gay è solo la continuazione, è solo un passo di quel progetto che è partito con la distruzione del matrimonio, sostituito con una roba che si chiama allo stesso modo ma non è la stessa cosa, è continuato con l’aborto e la fecondazione artificiale, che trattano l’essere umano come un oggetto, e si trova ora a buon punto con vicende come quella di Milo. Milo non è figlio di due gay, Milo è figlio del divorzio.

 

9 Commenti a "[OMOFOLLIE] Foto di famiglia."

  1. #Francesco   7 luglio 2014 at 1:54 pm

    Posso solo che essere d’accordo in toto.
    In merito alla fecondazione artificiale è necessario fare un distinguo.

    Fermo restante la condivisione dell’articolo, vorrei focalizzare sulla coppia, e per coppia intendo dire Marito e Moglie, è evidente che la medicina abbia fatto passi da giganti, risolvendo situazioni che nei tempi passati erano impossibili da risolvere, vorrei fare questo ragionamento.
    Il marito e la moglie vogliono un figlio, purtroppo a vote la fisionomia o patologie varie non permettono la fecondazione, vuoi perché gli spermatozoi vengono uccisi dalle difese vaginali della donna, vuoi perché non hanno quel vigore per raggiungere l’ovulo, vuoi anche per qualche problema all’utero della donna.

    E’ evidente che se le cose rimangono allo stato quò, difficilmente se non impossibile che essi possano avere un bambino, dunque, la fecondazione artificiale in se stessa non la si può condannare, ciò che si condanna è il modus operandi di tale fecondazione, affinché possa essere ritenuta lecita vi sono (a mio giudizio) degli Obblighi necessari e vincolanti.

    PRIMO
    IL SEME DEVE ESSERE NECESSARIAMENTE DEL MARITO E L’OVULO DELLA MOGLIE.

    SECONDO
    SI PUÒ FECONDARE E QUINDI IMPIANTARE NELL’UTERO, UN SOLO EMBRIONE, E NON MOLTEPLICI COME IN USO.

    TERZO
    E’ VIETATO FECONDARE EMBRIONI DI SCORTA, QUANDO L’OPERAZIONE FALLISCE EVENTUALMENTE SI RIPETE LA PROCEDURA RISPETTANDO IL PUNTO PRIMO E SECONDO

    Francesco

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  2. #Matteo   7 luglio 2014 at 4:35 pm

    Milo è figlio di Dio, per l’adozione che Cristo gli ha guadagnato e questa è la sua
    unica e vera fortuna, per il resto non è figlio del divorzio, o dell’omosessualismo,
    egli è solo vittima del peccato dell’uomo.

    Pecca la madre naturale che s’è prestata a questo abominio, pecca il padre naturale
    per le stesse ragioni, pecca il sodomita che pretende di stravolgere la famiglia e di esercitare
    diritto di genitura su questo innocente e pecca la stessa società che permette questo scandalo, anzi lo legittima.

    Milo è l’innocente vittima di una sequela di peccati (divorzio compreso) che offendono Dio
    e che ricadono su quelli che vi partecipano ma anche su tutta la società.

    E’ fondamentale rimarcare sia la componente sociale del peccato che quella personale, in questa triste vicenda che vede vittima (e non figlio) questa creatura innocente.

    Preghiamo perché almeno possa ricevere il Santo Battesimo e cosicché poi crescendo in lui l’accoglienza della Grazia divina sappia allontanarsi dall’immonda condizione di cui è vittima,
    preghiamo pure perché l’indecente attività degli ignobili peccatori che opprimono questo innocente possa cessare al più presto.

    Speriamo pure sia battezzato nel segreto e nell’anonimato perché la cerimonia pubblica del Sacramento visti i presupposti specifici, sarebbe uno scandalo comunque.

    Al Cattolico di fronte a queste oscenità spetta il dovere di testimonianza e di carità.

    Bisogna combattere questo scempio abominevole anche con l’impegno fattivo perché
    chi non esprime riprovazione di fronte a questi peccati, si vergogna di Cristo ed onora solo
    l’uomo nel suo egoismo squallido.

    Gran parte di quello che la scienza sa fare e spesso fa, è qualcosa che non dovrebbe fare.

    Il fatto che si possa fare non autorizza né sdogana l’indecenza del farlo e se l’uomo
    sapesse conformarsi alla volontà di Dio e sapesse affidarsi alla Provvidenza con vera fede
    la fecondazione assistita resterebbe solo una ipotesi di studio da abbandonare
    tra le inutilità della storia e della scienza, così come l’aborto o l’eutanasia.

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  3. #cattolico   7 luglio 2014 at 9:30 pm

    Il foglietto della messa di domenica 6 luglio titolava a tutta pagina “Camminiamo insieme”. E’ il tema del popolo in cammino, ho subito pensato, uno de liet motiv della Chiesa vaticansecondista; poi, leggendo, trovo queste affermazioni “le cose rivelate (cioè la Rivelazione, la Buona Novella, credo) non si possono recintare in una dottrina, non costituiscono un sistema di pensiero. Gesù è venuto per mostrare, per raccontare la rivoluzione della tenerezza di Dio (papa Francesco), nucleo originario e freschezza perenne del suo Vangelo. Questa rivoluzione della tenerezza…è la vera lingua universale…è questo il segreto semplice della vita. Non ce n’è un altro, più profondo” Ma il bello è stato quando il sacerdote, nell’omelia, ha detto che il cristiano che segue un cammino di perfezione, che cerca di liberarsi dei suoi peccati, delle sue cattive inclinazioni (raccontando i suoi progressi al confessore), e che rivolge lo sguardo verso l’alto, sbaglia. No, ha detto il don, il cristiano deve guardare verso il basso. Ho inteso bene, mi son detto? Purtroppo si, l’allineamento al pensiero del VdR è impressionante e velocissimo, sfiora il conformismo totale. Ma allora io, che ho iniziato le mie lettura spirituali, a 17 anni, leggendo “Ascesa alla verità” di Thomas Merton, il grande divulgatore di San Giovanni della Croce (tanto caro anche a Wojtyla), ho sbagliato? dovevo scegliere un libro dal titolo “Discesa negli abissi del vizio?” E che dire di Dante, che impostò tutta la sua Divina Commedia come un cammino verso l’alto, dalle profondità dell’inferno alla sommità del monte del Paradiso?
    Quanti slogan vuoti e privi di significato, sulla bocca dei preti moderni, a partire dal buon Bergoglio. Si parte sempre col criticare un categoria di cristiani, offendendoli quasi, per poi far passare la propria ideologia come fosse l’unico modo di pensare e di agire. Lo faceva notare Jean Madirain già nel 1965 (“L’eresia del XX secolo”)

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  4. #bbruno   7 luglio 2014 at 9:40 pm

    bellisimo articolo: tutto vero ma tutto ormai così lontano dalla mentalità cristiana ‘moderna’, avallata e forgiata da pastori la cui massima cura è appunto “agghindare la mala pianta” di un pensiero e di una prassi che trae la sua linfa dall’ abisso della competa ribellione a Dio Creatore. L’ apostasia annunciata. ERITIS SICUT DEI: e di quale orrida ‘creazione’!

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  5. #Francesco   7 luglio 2014 at 9:45 pm

    cattolico
    “Ma il bello è stato quando il sacerdote, nell’omelia, ha detto che il cristiano che segue un cammino di perfezione, che cerca di liberarsi dei suoi peccati, delle sue cattive inclinazioni (raccontando i suoi progressi al confessore), e che rivolge lo sguardo verso l’alto, sbaglia. No, ha detto il don, il cristiano deve guardare verso il basso. ”

    Purtroppo sembra che il don abbia abbracciato la tesi tanto cara ai protestanti, “”l’uomo è giustificato solo per Grazia, indipendentemente dalle opere, non servono, l’uomo è peccatore per natura e rimarrà peccatore, Cristo ha assunto a se il peccato dell’uomo, quindi, qualsiasi peccato che l’uomo faccia è assunto da Cristo, la fede in Cristo salva””, in sostanza, fai quello che ti pare.

    E’ evidente che una simile argomentazione protestante faccia dire al don, non c’è bisogno di guardare in alto, deve guardare in basso.

    Francesco

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  6. #bbruno   8 luglio 2014 at 9:02 am

    ma chissà se anche contro gli omo-folli questo detto papa francesco avrà il ‘grande coraggio’ di lanciare le sue scomuniche!!!

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    • #Matteo   8 luglio 2014 at 10:49 am

      Gente cerchiamo di essere coerenti con la nuova teologia di seconda classe by
      Bergoglio AirLines :

      Preso atto che un gay che ha buona volontà e cerca il Signore non può essere giudicato manco dall’oriundo argentino per conseguenza bisogna fare 2 + 2 quindi:
      se un mafioso o camorrista ha buona volontà e cerca il Signore chi siamo noi per giudicarlo?

      Al massimo possiamo ricorrere all’ormai collaudato “Protocollo Lombardi”
      esempio:
      La frase di Francesco “sono scomunicati” rappresenta solo una espressione verbale generica e non circostanziata, proferita dal vescovo di Roma durante un suo discorso non ufficiale che va per altro valutato tenendo conto della scarsa padronanza della lingua italiana tipica dei gesuiti sudamericani e delle alte temperature medie del periodo.
      Non è il caso quindi di strumentalizzare inutilmente.

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      • #bbruno   8 luglio 2014 at 11:17 am

        ben detto, Matteo: e quindi rassegnamoci al ‘ ministero petrino’ ridotto alle dimensioni del ” Protocollo Lombardi” … EVVIVA la Santa Romana Chiesa Cattolica e Moderna…( e che torni presto all’inferno da dove è uscita!)

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  7. #Paola Datodi   1 marzo 2016 at 7:32 pm

    Immagino che tutto questo sia nelle intenzioni di chi c’è dietro…dietro…dietro, poiché non credo che tutte le coppie sposate civilmente, la prima volta o dopo precedente divorzio, o conviventi in attesa che uno divorzi, siano dedite a orge varie, magari costringendo i figli a parteciparvi… Del resto quando fu introdotto il divorzio in Italia i primi tempi si trattava perlopiù di legittimare convivenze che duravano da lunghi anni, quindi cose di persone mature che sarebbero inorridite a pensare cosa sarebbe successo dopo. Certo, senza Sacramento la coppia può avere cura dei figli, può allevarli “bene”(anche gli atei avranno insegnato ai figli a non dire parolacce, a essere rispettosi con gli anziani e gentili con i più piccoli…almeno un tempo)può dar loro un’educazione da buoni cittadini…ma questo non basta per essere un’educazione cristiana.E in genere chi si sposa civilmente, delle due l’una: è divorziato da un matrimonio (religioso) precedente o, se è libero, non è credente o almeno non è praticante.Gli bastano i diritti(e doveri) appunto civili che lo Stato riconosce; lo Stato. Ora,qualche quesito, scusate: benissimo l’obiezione di coscienza di funzionari cattolici riguardo alle unioni civili gay; ma dovrebbero anche rifiutarsi di celebrare matrimoni civili tra uomo e donna perché sono peccato? e lo Stato dovrebbe rifiutarsi di riconoscere e garantire i suddetti diritti e doveri?Poi anche le altre confessioni(intendo protestanti, ortodossi) e religioni hanno la loro forma di matrimonio religioso che certo non è il Sacramento, quindi non sono famiglie? una coppia protestante, ebrea, ecc. non può adottare un bambino suo correligionario?anzi non essendo famiglia non ha diritti e doveri sui propri “veri” figli? possibile? Grazie.

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