Contro la retorica dei “tre grandi monoteismi”.

la-spiritualita-nelle-religioni-monoteiste

 

Tre monoteismi, tre opposizioni

[Risulta] sufficiente un’analisi delle nozioni insite nei monoteismi per chiarire la provenienza terrena o invece divina delle nozioni religiose non cattoliche. (…)

 

“Chi non è con me, è contro di me” (Matt., XII, 30), dice il Signore. Ora: quale dei tre monoteismi “è con il Cristo”? Quale “è con il Logos?” Quale dei tre monoteismi accetta e accoglie la divina Persona che parla e dice: “Chi non è con me è contro di me”?

 

Si rivela necessario davvero, alla luce di questa utile indicazione data dal Cristo per discernere infallibilmente le nozioni che corrispondono al vero, ossia alla realtà, dalle nozioni che non vi corrispondono, ossia dalla nozioni che non le si adeguano e che quindi, conformandosi piuttosto a qualcosa di irreale, si adeguano a un pericoloso nulla, a fantasie. (…)

 

Riassumendo: quei due monoteismi antagonisti al monoteismo trinitario, lo sono quanto l’antipersona è antagonista alla persona, perché di questo si tratta: quei due monoteismi vanno ritenuti pericolosi per l’uomo, affatto neutri, o addirittura utili, perché si tratta di due nozioni riduttive e snervatrici della somma realtà, che non aiutano l’uomo a riconoscere la realtà, ma lo allontanano da essa. Quando si parla di salvezza, infatti, e di salvezza dovuta alla fede, si parla di stare o non stare alla realtà, cosa che si compie attraverso la fede, ovvero attraverso la conoscenza per testimonianza, ovvero attraverso la gnoseologia: se l’uomo si adegua alla realtà vive, se invece ne resta fuori, non la tocca, non la afferra, si perde.

La nozione islamica presenta una deità che per le sue caratteristiche non sembra garantire all’uomo nulla di razionale, nulla di intellettualmente plausibile: quando, per usare un’altra metafora, alla persona del Nume vengono tolti gli occhi della visione, la testa della ragione e delle idee, le mani della donazione e della buona e anzi ottima volontà, non resta di essa che una cosa, e in questo consiste l’antagonismo di cui si parla: il tentativo di perpetrare, attraverso una nozione squisitamente religiosa e vera quale quella che si trova nell’insegnamento santo e trascendente della nozione di Dio, propria a un genuino monoteismo, la terrificante crasi tra persona e cosa.
Analoga la condizione della nozione giudaica, o talmudica: con il rifiuto della persona divina di Cristo l’uomo ne rigetta insieme tutte le implicazioni metafisiche che quella Persona divina porta con sé, tanto quanto il rifiuto della Causa di tutto porta con sé il rigetto, insieme, di tutti i suoi effetti, a partire da quel concetto imprescindibile della nozione di persona che è il concetto di relazione, di partecipazione. (…)

 

Rifiutando il Cristo l’uomo rifiuta la relazione, la partecipabilità metafisica della Persona divina alla persona umana, sicché, mentre la realtà Dio, ovviamente resta salva, viene intaccata la realtà conoscitiva che l’uomo ne ha, corrosa fino a perdere di senso; dall’invalidamento della nozione Dio nei Cieli, all’invalidamento sulla Terra dell’analoga nozione persona nell’uomo, il passo è breve, giacché dalla nozione che l’uomo ha della realtà Dio dipende ogni altra nozione di realtà.

 

L’abbiamo visto: se l’uomo ha di Dio una nozione tirannica, anche la sua scienza riguardo le cose sulla Terra gliele mostrerà tiranniche e il suo stesso agire sarà tirannico; se di Dio ha una nozione oscillante tra presenza e assenza, anche i suoi ragionamenti e le sue azioni sulla Terra perderanno la forza della certezza e onduleranno nel relativismo e nel dubbio; se invece l’uomo ha di Dio una nozione relazionale e partecipativa, anche la sua scienza delle cose terrene gliele mostrerà partecipanti – quindi intelligenti, libere, pacifiche, amorevoli – e il suo stesso agire sarà egualmente partecipante, cioè sarà un agire amorevole, un agire di caritas. (…)

 

Ci auguriamo dunque, a questo punto, che ciascuno possa riflettere sulle nozioni di Dio con quel profondo e spirituale distacco, e, contemporaneamente, anche con quell’amorevole attenzione che le considerazioni su tali altissime cose sempre meritano: ad esse, solo ad esse, è demandata la salvezza e lì e riposta ogni nostra speranza, ogni nostra fiducia nel guadagnare un giorno il Regno dei Cieli preparato per noi dalla santa Trinità.

 

[Enrico M. Radaelli, Metafisica delle tre “grandi religioni monoteiste”: Cristianesimo, Ebraismo e Islam, Aurea Domus Edizioni, Milano 2005, pp. 36-40]

6 Commenti a "Contro la retorica dei “tre grandi monoteismi”."

  1. #Francesco   29 agosto 2014 at 10:28 pm

    “Ora: quale dei tre monoteismi “è con il Cristo”?”

    Se dovessi rispondere dopo aver letto la “preghiera dei fedeli” del 24 Agosto,

    “Ravviva il dialogo tra cristiani ed ebrei, facendo sì che il popolo primogenito della antica alleanza ci aiuti a riscoprire l’importanza della Bibbia. Preghiamo.”

    Potrei dire, non certo il cristianesimo ( che Gesù mi perdoni)

    Ormai siamo ai saldi

    Rispondi
  2. #cattolico   31 agosto 2014 at 11:59 am

    io ho scritto anche al parroco chiedendogli un confronto sereno ed aperto su questo passo della preghiera dei fedeli di domenica 24 agosto, ma dubito molto che lo accetterà. Di solito, se uno si permette di mettere in discussione l’omelia, o la preghiera dei fedeli, come minimo viene guardato con commiserazione, oppure redarguito bonariamente o, infine, cacciato in malo modo, se continua a mettere in dubbio l’ortodossia delle frasi contestate; ed allora? cosa fare? questa è la chiesa di oggi, la chiesa delle “magnifiche sorti e progressive…”; io però preferisco la Chiesa di San Pio X (infatti sono stato catechizzato con il catechismo di San Pio X, nei primi anni ’50 del secolo scorso, ed ho anche servito la messa in latino al mio parroco, rigorosamente “in talare”, con panche con inginocchiatoi , comunione inginocchiati alla balaustra, ovviamente in bocca), di Pio XII, ed anche di Pio IX, ovviamente. Sia lodato Gesù Cristo !

    Rispondi
  3. #Francesco   31 agosto 2014 at 12:33 pm

    Caro Cattolico
    Allora siamo coetanei, comunque sembra (il condizionale è d’obbligo) che negli USA si stia imponendo la messa in Vetus Ordo, mi auguro che possa contaminarci anche a noi, meglio sarebbe dire, a loro, cercando di de-protestantizare ciò che oggi è in liturgia catto-protestante.

    In merito alla chiarificazione io non ci spererei troppo, ma non si può mai sapere.

    Rispondi
  4. #Tommaso Pellegrino   31 agosto 2014 at 4:27 pm

    Mah, visto che dall’America, caro Francesco, siamo soliti copiare qualunque fesseria vi provenga, ci sarebbe da sperare che proprio questa non sia l’eccezione che conferma la regola.
    Tommaso Pellegrino – Torino
    http://www.tommasopellegrino.blogspot.com

    Rispondi
  5. #Matteo   1 settembre 2014 at 2:06 pm

    Il problema dei saldi non riguarda la Messa.

    Qua a breve (Ottobre) la ganga sudamericana tenterà con l’aiuto degli eretici
    sassoni di scardinare sacramenti e comandamenti, che saranno svenduti
    alla fiera d’ottobre assieme alle masse di fedeli trattati come vacche da macello (spirituale).

    A quel punto la questione della Messa sarà un problema secondario, bisognerà
    salvare quel poco di salvabile che resterà della Chiesa Cattolica Apostolica Romana,
    perché la maggioranza
    farà apostasia e seguirà l’impostore sudamericano responsabile dello scisma.
    Il disastro si fa sempre più
    prossimo e salvare i Sacramenti e i Comandamenti sarà prioritario, la Santa Messa
    di sempre in fondo è già salva, quello che ora è fondamentale è prepararsi a salvare
    il cattolicesimo, perché comunque saranno pochi quelli che resteranno tali, la massa
    sarà protestantizzata in una specie di nuova religione unica mondiale, ecumenista, sincretista e democratica.

    Rispondi

Rispondi