Il ritorno di San Pietro (Quinta parte: A la guerre comme à la guerre)

Continuiamo la pubblicazione a puntate di un racconto di taglio apologetico-umoristico dal titolo “Il ritorno di San Pietro” che dobbiamo alla penna di Vic della redazione di Radio Spada”. Il lettore coglierà nei toni ora lievi, ora pensosi della narrazione tutta intera la tragedia che vive in quest’epoca il cattolicesimo romano, traendone spunti di riflessione o di approfondimento. Qui la prima puntata, qui la seconda,  qui la terza e qui la quarta .

Erano passati pochi giorni dall’incontro di Pietro con l’uomo in rosso, ma egli ebbe presto sue notizie. Si parlava di una guerra, scoppiata improvvisamente in un lontano paese dell’Oriente. Si parlava di famiglie scacciate dalle proprie case, di bambini morti in bombardamenti a tappetto. Ma soprattutto si parlava di cristiani, di cristiani perseguitati da mussulmani che vomitavano parole d’odio contro quei nazareni, quei cani infedeli. E Pietro sapeva che dietro una guerra ingiusta c’era sempre lui, il Nemico vestito di rosso, del colore del sangue che sporcava in quelle terre. Pietro l’aveva visto quel giorno- una toga rossa mescolata alla folla che urlava, uno sguardo beffardo- mentre i chiodi gli trafiggevano i polsi. E molte volte, prima di quel momento, l’aveva visto nell’anfiteatro, mentre sussurrava velenose parole nell’orecchio dell’imperatore Nerone che assisteva al macabro spettacolo dei cristiani sbranati dalle belve, con lo sguardo feroce offuscato dalle orge della notte precedente.

Pietro cercò di concentrarsi sulle parole dei due cardinali che gli stavano davanti. Gli sembrò di capire che erano preoccupati per la sua salute e gli consigliavano di abbandonare per qualche tempo le questioni di morale e di occuparsi, visti i recenti avvenimenti, di scrivere un’omelia sulla pace. Pietro sorrise, mentre accettava. I due cardinali si guardarono con aria complice e se ne andarono soddisfatti dopo averlo salutato con molta deferenza. Ma Pietro sapeva bene che quell’espressione sarebbe scomparsa molto presto dalle loro facce appena avessero ascoltato quello che aveva di dire.

 

“Carissimi fedeli- disse Pietro dal balcone alla folla ondeggiante e rumorosa che si era riunita nella piazza- sapete che è in atto una guerra. Non è una semplice guerra: dei nostri fratelli vengono perseguitati a causa della loro fede e molti di loro hanno già perso la vita.

Di fronte a questa guerra e a questi morti non sono qui per parlarvi di pace.

Parlare di pace significa piegarsi all’ingiustizia rappresentata dalla persecuzione di cui quegli uomini e quelle donne sono vittime, piegarsi senza combattere, piegarsi di fronte al dio dei persecutori.

Quest’azione ha un nome: Apostasia!

Noi cristiani non cerchiamo la guerra, ma sappiamo…o almeno, sapevamo che il dialogo non può risolvere tutto. A volte è necessario impugnare la spada- non in nome dell’odio o della vendetta, ma della giustizia. Non può esservi pace senza giustizia, ma una guerra può essere fatta in nome della giustizia.

Ma non possiamo ignorare che i nostri fratelli vengono uccisi perché sono cristiani. Questa è una guerra santa, una guerra di religione.

Quest’espressione ci spaventa, perché il nostro mondo è diventato un Pantheon dove ogni dio ha il suo altare e la statua della Verità è nascosta tra i simulacri di molti idoli.

Eppure vedete: c’è chi ancora è disposto a combattere per Dio.

Non vi dirò : cerchiamo di accordarci per la pace bensì: difendiamo i nostri fratelli. Difendiamoli con la preghiera, difendiamoli con le parole, ma se questo non basta impugniamo i fucili. Combattiamo per Cristo, come fecero in Vandea e in Messico, non inebriati dall’odore del sangue, ma in nome della fede.

E se vi sarà giustizia, vi sarà anche pace. “

 

La folla era immobile, ammutolita. Pietro leggeva nei cuori e trovava in mezzo allo scherno e allo stupore di molti, i semi delle sue parole che mettevano radici in alcune anime.

Mentre si allontanava dal balcone e passava lentamente tra due ali di cardinali, immobili e increduli ,Pietro notò distintamente i volti di due di loro, chiaramente sconvolti.

“Signore, disse dentro di sè, mi dispiace molto per loro”

“Pietro, rispose il Signore, posso assicurarti che hai fatto un buon lavoro. E comunque, da quassù è anche tutto piuttosto divertente”.

Vic

 

4 Commenti a "Il ritorno di San Pietro (Quinta parte: A la guerre comme à la guerre)"

  1. #Francesco   25 agosto 2014 at 7:36 pm

    Leggendo, la mente è tornata ai tempi (lontani) in cui il Papa era il difensore della fede, e, se c’era da mettere mano alla spada la si metteva, riflettiamoci sopra (ma in modo particolare i pacifisti” se non ci fosse stata la battaglia di Lepanto oggi l’europa sarebbe islamica.

    San Paolo afferma ” Se dipende da voi siate pacifici con tutti”, ma questo che sta succedendo ai nostri fratelli non dipende dalle nostre azioni, ma dall’odio dei musulmani, allora è più che legittimo usare le armi per salvare i propri fratelli, anche se, secondo Bergoglio ciò non è politicamente corretto.

    Grazie Vic,del tuo impegno, chissà, forse qualcuno (del politicamente corretto) ci rifletterà sopra.

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  2. #Tradizionalista ligure   25 agosto 2014 at 9:47 pm

    Ben detto

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  3. #Riccardo Cariaggi   26 agosto 2014 at 8:28 am

    Le morti dei cristiani (specie donne e bambini) uccisi in Siria ed Iraq peseranno sulla coscienza degli USA, imprudenti impiccioni internazionali e su coloro che indugiano per paura della Verità. Come si nota per la pace nel mondo non sono indicate le richieste di perdono tra le parti da sempre contrapposte né i tentativi di dialogo per nascondere i timori di uno scontro diretto.

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