Per Israele è un eroe. Ma ne condanna le azioni

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Una figura della resistenza olandese restituisce la medaglia al valore dopo aver perso dei parenti a Gaza. Questo articolo, a firma di Christopher F. Schuetze e Anne Barnard, è comparso sull’International New York Times del 16 agosto 2014. [traduzione a cura di Ilaria Pisa]

1943. Henk Zenoli affronta un pericoloso viaggio in treno, eludendo i checkpoints dell’esercito collaborazionista, per portare un undicenne ebreo ortodosso da Amsterdam alla cittadina di Eemnes, dove la famiglia Zenoli, già attenzionata per l’ostilità all’occupazione nazista, nasconderà per due anni il fuggitivo. Quel ragazzo, Elchanan Pinto, è l’unico membro della propria famiglia a sopravvivere alla Shoah. Dopo la vittoria alleata, nel 1945, uno zio di Elchanan lo trasferisce in un orfanotrofio ebraico e nel 1951 il ragazzo giunge in Israele

71 anni più tardi, 20 luglio. Un attacco aereo israeliano rade al suolo un palazzo nella striscia di Gaza, uccidendo sei parenti acquisiti di Zenoli. La sua pronipote, una diplomatica olandese, è infatti sposata con un economista palestinese, Ismail al-Zeyada, che ha perso in quest’attacco tre fratelli, una cognata, un nipote e la prima moglie del padre.

Giovedì (14 agosto, ndt) Zenoli, 91enne, il padre perso in un campo di concentramento nazista, si è recato presso l’ambasciata israeliana a L’Aia e ha restituito la medaglia conferitagli in quanto Giusto tra le Nazioni (il riconoscimento dato da Israele ai non ebrei per aver salvato ebrei dalla Shoah). In un’angosciata lettera all’ambasciatore, ha descritto il prezzo terribile che la sua famiglia dovette pagare per essersi opposta alla tirannide nazista. “Mia sorella perse il marito, giustiziato tra le dune della costa dell’Aia. Mio fratello perse la fidanzata, ebrea, deportata e mai più tornata a casa”, ha scritto. Nel 1943, il padre di Zenoli fu imprigionato dai nazisti per la sua attività sotterranea nel movimento di resistenza olandese. “Con questo background, è particolarmente tragico che oggi, quattro generazioni più tardi, la nostra famiglia affronti la perdita di congiunti in Gaza, per mano proprio dello Stato di Israele”.

Il gesto di Zenoli è come se cristallizzasse la controversia etica sull’operazione militare condotta da Israele su Gaza e costata più di duemila vittime, in maggioranza civili. Da campione di Israele a critico delle sue politiche, lo slittamento di Zenoli è speculare a quello che riguardò l’Europa, scossa dalla tragedia degli ebrei europei e quindi pronta a sostenere, nel 1948, la fondazione di Israele come “paradiso terrestre” sicuro per gli ebrei di tutto il mondo.

Ma a partire dall’occupazione del West Bank e di Gaza durante la guerra del ’67, gli europei divennero più critici. Israele denuncia una recrudescenza di antisemitismo, ma persone come Zenoli testimoniano che le obiezioni alla politica israeliana non sono antisemite, anzi sono coerenti con i princìpi di umanità che portò tutti a condannare la Shoah e ad appoggiare il nascente Stato.

“Ho restituito la mia medaglia, perché dissento da quello che lo Stato di Israele sta facendo alla mia famiglia e all’intera Palestina” ha detto Zenoli, avvocato in pensione, in un’intervista rilasciata venerdì (15 agosto, ndt): conservare l’onorificenza sarebbe stato, ha scritto nella lettera, un insulto alla memoria di sua madre, di cui i parenti di Gaza sono i discendenti. Zenoli ha specificato che il suo gesto si dirige solo contro Israele e non contro il popolo israeliano: “gli ebrei erano nostri amici”. Dispiacere per la scelta è stato espresso da un portavoce dello Yad Vashem, dove un lussureggiante giardino commemora i 25mila “Giusti tra le Nazioni”, tra cui 5mila olandesi: la nazionalità più rappresentata, dopo la Polonia. 

L’atto di Zenoli riceve invece consenso a Gaza. Hassan al-Zeyada, fratello maggiore di Ismail, è uno psicologo che si occupa di traumi e che ha in terapia molti abitanti di Gaza, duramente provati dalla guerra e dalla vita da profughi; ha riflettuto, come Zenoli, sulla curiosa circostanza che proprio Israele si è trovata coinvolta nella Shoah, uno degli eventi collettivi più traumatici della storia umana. “E’ particolarmente doloroso [per la famiglia di Zenoli] subire l’aggressione di chi si è cercato in tutti i modi di salvare”, aggiunge. Nella sua lettera, Zenoli ricorda il grande impegno della sua famiglia nel sostenere la ricerca degli ebrei di uno Stato nazionale, ma annota anche di essersi progressivamente convinto del carattere razzista del progetto sionista, nel voler costruire uno Stato per soli ebrei.

Nessuna delle vittime era militante. Israele asserisce di prendere precauzioni per evitare morti tra i civili, e accusa Hamas di aumentarne scientemente il numero, operando in quartieri densamente abitati. Non è chiaro se il colpo che ha distrutto l’abitazione sia partito per sbaglio e quale fosse il reale obiettivo; al quotidiano Haaretz l’esercito israeliano ha riferito che sono in corso indagini. 

La lettera di Zenoli si conclude così: “l’unica via d’uscita per gli ebrei d’Israele dalla palude in cui si son invischiati è garantire a quanti vivono nel territorio israeliano gli stessi diritti politici e opportunità sociali ed economiche. Anche se ciò implicherà il venir meno di uno Stato esclusivamente ebraico, sarà uno Stato con un livello di giustizia compatibile con il titolo di “Giusto tra le Nazioni” riconosciuto a me e a mia madre, che sarò allora ben felice di accettare. In tal caso, non esitate a contattare me o i miei discendenti”.