Tit for tat. Le sanzioni alla e dalla Russia

Le sanzioni-embargo irrogate da USA e UE alla Russia in relazione alla crisi ucraina (questa primavera vi avevamo accennato qui) sono state, secondo la Cancelliera tedesca, “necessarie” per dimostrare la serietà delle intenzioni NATO. Questi i settori colpiti dall’UE: 

  • mercati finanziari – gli operatori finanziari europei non potranno più acquistare o collocare azioni e obbligazioni emesse da banche (di Stato o di sviluppo) russe con maturità superiore ai 90 giorni
  • armi – stop alle esportazioni europee
  • settore energetico – stop alle esportazioni di tecnologie europee per lo sfruttamento delle risorse petrolifere, segnatamente per le trivellazioni in acque profonde e per le esplorazioni nell’Artico.

Lo sforzo per “accreditarsi” come nemico “credibile” ha tuttavia un prezzo. Esso era stato preannunciato dalla Russia ed è stato recentemente confermato da voci fuori dal coro, come Orban (qui) e la stessa Lettonia, che la Merkel – a parole – dice di voler proteggere dal “pericolo” russo.

Il parlamentare europeo lettone Andrejs Mamikinsh ha infatti scritto una lettera al Presidente della Commissione Europea Barroso, paventando che le sanzioni di Bruxelles – come le sanzioni che prelusero alla I Guerra Mondiale, di cui nel 2014 ricorre il centenario – siano un “poker rischioso”, capace di gettare nella povertà intere economie e intere popolazioni. E la Lettonia soffrirebbe per prima, perdendo potenzialmente il 10% del proprio PIL.

La “guerra delle sanzioni”, del resto, non si è fatta attendere. Con decorrenza dal 7 agosto, infatti, il Primo Ministro russo Medvedev ha firmato il decreto che azzera, per un anno, le importazioni russe di carne, pesce, latte e latticini, frutta e verdura da UE, USA, Norvegia, Canada e Australia. Medvedev ha chiosato: “spero che nei nostri (ex) partner il pragmatismo economico abbia la meglio sulla cattiva politica, e loro ci pensino due volte prima di cercare di spaventare la Russia”. L’ambasciatore in Italia, Razov, ha aggiunto: “non è una nostra scelta”.

Il contro-embargo russo (una manna naturalmente per altri Paesi esportatori, in particolare per l’America Latina: Brasile, Ecuador, Cile e Argentina) potrebbe, in un prossimo futuro, riguardare anche gli autoveicoli, che nella Federazione russa sono importati per il 27%. Ma anche se ciò non avvenisse, già ora perderanno moltissimo Germania, Polonia, Olanda, Norvegia e le confinanti Finlandia, Lituania e Lettonia. Il blocco UE dipende in larga misura, infatti, dagli import alimentari russi: l’anno scorso, per esempio, il loro valore ammontava a 16 miliardi di dollari. Finlandia e Lituania hanno già provveduto a comunicare il proprio disappunto a Bruxelles.

Ma oltre al macro c’è il micro: molti agricoltori e produttori agroalimentari europei dovranno cercare un mercato “alternativo”, pena il tracollo dei prezzi, fino a non poter coprire i costi di produzione; e c’è chi sta già chiedendo al proprio Governo di essere indennizzato dalle perdite.

Fonte: rt.com
Fonte: rt.com

 

L’Italia è il quarto partner commerciale russo per il volume di interscambio. Nel 2013 la Coldiretti ha registrato esportazioni agroalimentari per la cifra record di 706 milioni di euro, che quest’anno – complice il clima poco clemente – potrebbero volatilizzarsi, in particolare nel settore ortofrutticolo. Stando così le cose, non si può non far proprio l’auspicio di Razov: “Dall’Italia, tradizionalmente nostro partner prioritario, a cui ci legano decenni di collaborazione totale, su diversi piani, ci aspettiamo l’approccio equilibrato che da sempre la caratterizza, la comprensione dei motivi alla base delle nostre azioni, la fedeltà alla linea basata sul mantenimento del dialogo con la Russia e lo sviluppo della collaborazione, con reciproco beneficio. Noi partiamo dal principio che le nostre relazioni bilaterali non sono frutto di una congiuntura. Comprendere questo è doppiamente importante nei momenti più complicati per i rapporti internazionali. Contiamo sul fatto che l’Italia, come Paese alla presidenza dell’Ue, saprà contribuire in modo costruttivo al ridimensionamento delle tensioni e a trovare soluzioni di compromesso che possano andar bene per tutti”. Il messaggio è piuttosto chiaro: se la musica non cambia, non sarà la Merkel – con rispetto – a comprare le nostre pesche.

3 Commenti a "Tit for tat. Le sanzioni alla e dalla Russia"

  1. #Francesco   19 agosto 2014 at 10:11 pm

    Cosa pensavano che la Russia stesse a guardare e subire le imposizione europee e americane!, dovevano immaginare che avrebbero “rilanciato”, e ovviamente come al solito ci rompono le ossa, almeno quelle che sono rimaste.

  2. #Maurizio   20 agosto 2014 at 12:03 am

    Dopo l’immaginazione , ora la stupiditá al potere! Bravo Renzi bimbominchia!

  3. #Zara Jakob   20 agosto 2014 at 2:46 pm

    Il ragazzo di BUBA (il burattino della Bundesbank) non è certo messo lì per fare gli interessi dell’italietta.