Caro Zaia, ci pensi bene.

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di Massimo Micaletti

Sono di questi giorni le dichiarazioni di Luca Zaia che, “da cattolico”, definisce la fecondazione artificiale “un inno alla vita”[1]: il che equivale ad una balena che definisce il Giappone “un Paese di buongustai” o ad un crociato che definisce la Gerusalemme del Dodicesimo Secolo “un modello di tolleranza”.

Caro Governatore, Lei sa o dovrebbe sapere come funziona la fecondazione artificiale,  datosi che la Sua Regione, attraverso il suo Servizio sanitario (ossia con i soldi dei contribuenti veneti tutti) ne finanzia la pratica.

In due parole, giusto per fare mente locale, ricordiamo che stando all’ultima Relazione ministeriale sull’attuazione della Legge 40 (l’ha letta, vero?) in Italia viaggiamo su più di centotrentatremila embrioni prodotti a fronte di poco meno di dodicimila nati[2]: questi numeri non dovrebbero esserLe indifferenti, “come cattolico”, perché significano che per ogni figlio che nasce ce ne sono undici che non vedranno la luce e vengono distrutti da una tecnica che per sua natura li considera perdite accettabili. Un cattolico – mi pare – è persona che ragiona perciò non fa alcuna differenza tra embrioni e feti, tra feti e neonati, tra neonati e bambini: sono tutti figli, la biologia dice questo. Mi pare.

Tenga anche presente, Messer Governatore, che quei dodicimila bambini prodotti con la FIVET equivalgono a dodicimila bambini abbandonati o orfani che aspettavano negli istituti e che si sono visti preferire “la scienza”. Quei poveri bambini restano lì, mentre i soggetti che sulla provetta ci campano contano soddisfatti e gongolanti i soldi (pubblici e privati) che mettono in tasca.

Questo sarebbe “un inno alla vita”, Governatore?

Messer Governatore – mi rivolgo a Lei che almeno si dichiara cattolico, con quello della Regione Toscana parlerà a suo tempo il Padreterno in persona ché io per ora non ci provo – se davvero vuol inneggiare alla vita faccia così: i soldi per la FIVET, li destini a sostegno economico alle coppie che intendono adottare, sgravandole dei costi assurdi di una procedura contorta e sfiancante. Istituisca dei consulenti pubblici, pagati dalla Regione, su questa materia, anziché far arricchire Avvocati, associazioni, mediatori di ogni risma. Solleciti il Tribunale del Minori, che diviene sovente collo di bottiglia di questo impervio cammino. Crei sinergie vere tra Servizio sanitario regionale e Comuni che dispongano sostegni e provvidenze per quelle famiglie che decidono di adottare quelli che non vuole nessuno, ossia i bimbi malati ed abbandonati: Down, autistici, malformati. Si impegni ad abbattere i tempi di perfezionamento dell’iter, affinché ogni bimbo solo possa trovare una famiglia e chi vuol divenire genitore abbia qualche sofferenza in meno: renda in questo il Veneto una Regione d’eccellenza, dipanando il groviglio di competenze che pure avviluppa questo radioso atto d’amore. Scelga, Governatore, di aiutare i bambini e non chi vuol produrli.

Troppo complicato? Non tanto, non Le mancano né gli strumenti, né le competenze, né le risorse: non Le resta che ragionare “da cattolico”.

 


 

[1]    http://www.repubblica.it/politica/2014/09/05/news/luca_zaia_da_cattolico_dico_che_la_provetta_un_inno_alla_vita-95050575/
[2]    http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2185_allegato.pdf

3 Commenti a "Caro Zaia, ci pensi bene."

  1. #massimo trevia   7 settembre 2014 at 2:46 pm

    un grazie a chi ha scritto l’articolo,che esprime in pieno il mio pensiero,che nasce dai fatti!
    in più,da leghista sono dispiaciuto e spero che zaia lo legga!

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  2. #antonio   7 settembre 2014 at 10:08 pm

    purtroppo anch’io sono rimasto sorpreso dalle dichiarazioni di zaia. se questo è il massimo contributo che riesce a dare un politico VICINO ai cattolici, figuriamoci gli altri.

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  3. #Andrea   8 settembre 2014 at 11:27 am

    Con tutto il rispetto, nulla di nuovo: nel senso che Zaia è da sempre un politico del nulla. Nessuna visione, nessun impegno concreto e coraggioso per i temi sensibili. Si barcamena secondo il vento.

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