“Don” Franco Barbero: una critica semiseria

 

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di Gabriele Simion

 

Su numerose riviste di larga diffusione spesso compare uno strano prete, tal don Franco Barbero, che afferma candidamente che l’omosessualità è un dono di Dio e che si vanta (?!?) di aver “sposato” più di 400 coppie omosessuali. Ma chi è questo strano prete? Per prima cosa bisogna chiarire (sapere) che costui è stato ridotto allo stato laicale nel 2003 da Sua Santità Giovanni Paolo II, a causa (ma non solo per questo) delle sue posizioni totalmente eretiche sui temi della sessualità (che comunque andava proclamando fin dagli anni ’70), in quanto è a favore del matrimonio omosessuale, e della totale anarchia riguardo gli atti contrari al sesto comandamento. Dal 2004 è sposato e guida due comunità di base (versioni pseudo-cattoliche dei soviet). Partecipa con entusiasmo a tutte le iniziative possibili del movimento LGBT.

Su questo tristo personaggio e le sue folli idee potrete documentarvi ulteriormente su wikipedia (la pagina su di lui è smaccatamente a suo favore) o su Traditio Liturgica. Ma in questo articolo esamineremo le sue posizioni teologiche sulla dogmatica cristiana, che sono il corrispettivo delle sue posizioni sulla morale sessuale. Ne esamineremo alcune, prese a campione.

La Trinità

In un articolo pubblicato di recente sul suo blog, in occasione della festa della Santissima Trinità, parte con una serie di pensieri sul brano evangelico di quel giorno, con l’evidente obiettivo di confutare il dogma: è basato sulla teoria che i vangeli sono frutto di una rielaborazione teologica delle prime comunità, e che a Matteo 28,19 è stato aggiunto tardivamente la frase «nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo» (usando come argomentazioni il fatto che il vescovo filo-ariano e subordinazionista Eusebio di Cesarea non riporta mai queste parole quando cita questo Vangelo e che negli Atti degli Apostoli è scritto che si battezzava “nel nome di Gesù”, che secondo lui era la prassi delle comunità primitive.).

Il reverendo forse non sa che le fonti sule comunità antiche dicono il contrario: la Didachè (nota come “Dottrina dei Dodici Apostoli”, risalente ad un’epoca che va dall’80 al 150 d.C., citata da molti Padri Ecclesiastici, la cui autenticità ed antichità sono confermate anche dal fatto che molte sue parti sono riprese in modo simile anche in altre opere della Cristianità Antica) dice chiaramente di battezzare “nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”, ripetendo ciò ben due volte (se non ci credete, verificate qua).

San Giustino, morto del 165 d.C., autore di varie opere filosofico – apologetiche, non cita la formula del battesimo direttamente, ma dal testo si vede chiaramente che è una formula trinitaria, che cito (capito 61 della Prima Apologia, consultabile qui): «Poi vengono condotti da noi dove c’è l’acqua, e vengono rigenerati nello stesso modo in cui fummo rigenerati anche noi: allora infatti fanno il lavacro nell’acqua, nel nome di Dio, Padre e Signore dell’universo, di Gesù Cristo nostro salvatore e dello Spirito Santo».

E ora potrei dire: l’ignoranza non è una scusante, ma ciò è falso, in quanto nel suo articolo Barbero scrive: «Né si possono usare come affermazioni dogmatiche le espressioni ternarie di Giustino e della Didachè».

E cita a sproposito anche un’altra frase di un’altra opera di Giustino, il dialogo per Trifone, dimostrando che i testi li conosce, ma facendo capire che, per lui, se la realtà non collima con le sue idee, tanto peggio per la realtà.

Infatti, per dare adito alle sue idee sociniano-servetiane, è capace solo di citare teologi come Hans Kung (sostenitore dell’introduzione nel cattolicesimo di tutte le innovazioni che hanno portato le chiese protestanti ad uno stato cadaverico), Schillebeeckx (il domenicano che con le sue idee ha ridotta la Chiesa olandese al lumicino e che dichiarò che il mondo poteva andare avanti anche senza il Cristianesimo), teologi francesi (dogmaticamente negatori della storicità dei Vangeli, al punto di perseguitare anche post-mortem un confratello che si opponeva a loro ed impedendo la pubblicazione delle sue opere), protestanti ed ebrei. Dei Padri Ecclesiastici nessuna citazione, tanto secondo lui avrebbero corrotto la dottrina di Gesù unendola alla filosofia greca.

In un altro articolo sostiene che la Trinità si sviluppò in seguito agli influssi neoplatonici, dimenticando che Ammonio Sacca, fondatore di questa scuola teologica, fu in gioventù cristiano e la cosiddetta “trinità neoplatonica”, costituita dall’Uno, dall’Intelletto (generato dall’Uno) e dall’Anima (generata dall’Intelletto e che ha dato origine al mondo per emanazione; questa è solo una semplificazione di un sistema filosofico molto più complesso), è molto diversa dalla Trinità Cristiana, e la prima citazione del termine Trinità è precedente la nascita di questa scuola.

L’incarnazione di Nostro Signore Gesù cristo e la sua resurrezione

Ovviamente per il suddetto personaggio Gesù Cristo non è la Seconda Persona della Trinità che si è incarnata, ma solo un uomo, un “testimone di Dio”, un “profeta”, un “poeta”, divinizzato successivamente in seguito alla romanizzazione/ellenizzazione del Cristianesimo. E ovviamente non è nemmeno risorto: per lui l’unica certezza è che la vita di Gesù è nelle mani di Dio, come la nostra, e ci sarà una risurrezione futura che avverrà con modalità che non conosciamo. I racconti evangelici sarebbero delle trascrizioni di ciò che gli apostoli ed i primi cristiani avevano nel cuore, e qualsiasi lettura che dica che i fatti narrati dal Nuovo Testamento sono realmente avvenuti, per Barbero è “fondamentalista”.

Potrei citare una valanga di Padri della Chiesa per confutarlo, ma non lo farò: pongo solamente una domanda: chi è lui per ritenersi migliore dei Padri, che avevano una fede “leggermente” diversa dalla sua e molti di loro per ciò in cui credevano sono stati martirizzati, mentre lui, nonostante il mostrare come persecuzione intollerabile della “chiesa gerarchica” il suo “spretamento”, riceve attenzione dai media, che lo intervistano e pubblicano i suoi articoli?

E le sue proposizioni non sono neanche tanto nuove, visto che rientrano bene tra quelle condannate dal decreto ‘Lamentabili’ di Pio X; per esempio:

«14. Gli Evangelisti riferirono in molte narrazioni non tanto ciò che effettivamente accadde, quanto ciò che essi ritennero maggiormente utile ai lettori, ancorché falso.

31. La dottrina su Cristo, tramandata da Paolo, Giovanni e dai Concili Niceno, Efesino e Calcedonense, non è quella insegnata da Gesù, ma che su Gesù concepì la coscienza cristiana.

37. La Fede nella Risurrezione di Cristo inizialmente non fu tanto nel fatto stesso della Risurrezione, quanto nella vita immortale di Cristo presso Dio».

L’eucarestia

Don Franco Barbero e la comunità di base legata a lui ha una concezione dell’eucarestia come ‘memoria della cena’, ovvero un Racconto dell’Ultima Cena preceduto da letture e preghiere comunitarie e seguito da un Padre Nostro, il tutto intermezzato da canti spesso profani (questo è uno schema approssimativo, ma la liturgia nella sua setta è dominata dall’anarchia). Ma ovviamente non vi è consacrazione, sia perché spesso il Racconto Istituzionale è recitato dall’assemblea, sia perché spesso la fedeltà al Vangelo è sacrificata all’ideologia di Barbero, che ritiene l’Eucarestia solo come simbolo e gesto di comunione fraterna (“Mangiare il corpo e bere il sangue di Gesù è un linguaggio simbolico davvero espressivo. Non significa una nutrizione fisica e biologica, ma la possibilità di entrare in profonda comunione di pensieri e di vita con Gesù, di esperimentare la sua presenza nel nostro cammino in modo intimo e profondo. Corpo e sangue esprimono simbolicamente questo nutrire i nostri cuori del messaggio di Gesù, il nostro essere uniti a lui come il tralcio e la vite. Quel pezzo di pane rimane pane; così pure il vino” questa citazione illustra il suo pensiero); porto due esempi (le sottolineature sono mie):

«Eccoci, o Padre e Madre, alla memoria dell’ultima cena di Gesù, come suoi discepoli e discepole. Egli, intuendo ormai vicina l’ora della sua cattura, concentrò nel semplice segno del pane spezzato e del vino condiviso tutto il suo insegnamento e disse: “Ho tanto desiderato fare questa cena pasquale con voi!”. Poi prese il pane, lo spezzò e disse: “Prendete e mangiatene tutti: la mia vita è data per voi e per l’umanità. Quando mangerete questo pane, lo farete per ricordarvi di me”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Prendete e bevete: la mia vita ha pagato sino allo spargimento di sangue, ma Dio non ritirerà mai il suo amore dall’umanità. Mangiate questo pasto, ve lo raccomando, per non dimenticarvi di me, di tutto quello che vi ho detto e di tutto quello che ho fatto».

«Gesù era a tavola con i suoi amici e le sue amiche. Egli era ben conscio che i potenti si stavano organizzando contro di lui e il suo cuore faceva i conti con la paura. Voleva lasciare ai suoi amici e alle sue amiche, in quella sera e in quella cena di intimità, qualcosa di più di un ricordo, di un segno. Sulla mensa c’erano pane e vino. Gesù alzò gli occhi al cielo come spesso faceva nei giorni della sua vita e, dopo aver nominato il nome di Dio e averlo benedetto, prese il pane, lo spezzò, lo divise dicendo: “Prendete e mangiate. Questo pane condiviso sia per voi il segno della mia vita. Quando farete questo, lo farete in memoria di me, di ciò che ho fatto e detto”. Poi prese la coppa del vino e disse: “Questo calice sia per voi il segno di un’amicizia che Dio continuamente rinnova con tutta l’umanità, con tutto il creato».

Le Parole del Signore, quelle ritenute dai padri come elemento essenziale della Messa, vengono cambiate, insieme al racconto (spesso puerile o, come vediamo nel primo, con coloriture politically correct nel chiamare Dio anche come Madre), in modo che siano coerenti alle idee che professa. Secondo Barbero si può fare così, anzi, facendo così si fa come i primi cristiani, che usavano creatività nella liturgia.

Non importa niente che i Padri non ritengano l’Eucarestia un simbolo, ma veramente il Corpo e il Sangue di Cristo, che le testimonianze delle Messe delle comunità primitive dicano che queste erano molto diverse da quelle di Barbero: a questo link vi sono un po’ di testimonianze dei Padri, tra cui quella importante di san Giustino, che descrive come era la celebrazione del Sacrificio verso il 150 d. C. sia parla della presenza reale. Confrontatela con la celebrazione di Barbero e giudicate voi se esiste somiglianza!

Il concetto che sta alla base di questa concezione della Messa è la non esistenza della grazia come virtù soprannaturale che ci rende figli di Dio e sempre più capaci di fare il bene: per lui basta la condivisione, tutto si esaurisce in ambito totalmente umano ed orizzontale.

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Il diavolo

In una risposta ad una lettera, Barbero descrive le sue opinioni sul diavolo: inizia dicendo è un’idea medievale quella dell’esistenza del Diavolo: «Molti tratti della sua teologia sono chiaramente medioevali. In sostanza non fa altro che recitare il nuovo Catechismo della chiesa cattolica che è pieno di riferimenti a Satana, al diavolo come essere personale che tenta al male».

Poi parte con l’interpretazione simbolica delle parole bibliche, che come avrete capito, per lui è un dogma:

«A me tutto questo sembra ridicolo perché oggi il linguaggio demonologico (diavolo, spirito immondo, Satana) va interpretato come pregnante espressione simbolica e funzionale per esprimere la vastità, la multiforme presenza, la sconvolgente realtà del male in tutte le sue forme».

Il suddetto logicamente dovrebbe portare prove e/o documenti per confutare la dottrina tradizionale e bimillenaria sull’esistenza reale dei demoni: dovrebbe, invece…

«Ci vuole il “coraggio” di padre Amorth, una simpatica “macchietta”, che racconta in modo molto divertente e comico le ossessioni e le fobie sessuali che gli si leggono sul volto. Ma questo è uno degli aspetti folcloristici del cattolicesimo ufficiale e dei vari cristianesimi fondamentalisti. Tutto ciò non va confuso con la fede. Fa spettacolo e crea infantilismi, paure e affari.

Non posso qui dilungarmi, ma le segnalo tre possibilità di approfondimento. 

Nel mio libro “Il giubileo di ogni giorno” scrivevo che bisogna avere il coraggio di non caricare su una figura letteraria e immaginaria le nostre responsabilità.

Non esiste nessun diavolo e le diavolerie sono nostre. La credenza nel diavolo è oggi ridicola e deresponsabilizzante. L’invenzione degli esorcisti è una pratica ecclesiale cattolica che favorisce la paura e la superstizione».

A parte l’autocitazione, e non badando al fatto che gli esorcisti non sono un’invenzione medioevale, dato che esistono da ben prima del Concilio di Nicea, e che si ritrovano addirittura in una lettera di papa Cornelio scritta nel 251 d. C.; ciò che è indecente è che l’unica argomentazione che si riesce a portare contro padre Amorth, come rappresentativo dell’intera categoria, è data da un insulto, da un’insinuazione volgare basata sua una sua interpretazione del tutto personale: sarebbe bello fare qui un’analisi del volto di Barbero per vedere cosa c’è sotto lo smalto di ultramodernista fanatico, ma preferisco sorvolare.

Che l’esistenza del Diavolo sia deresponsabilizzante è un’opinione sua: il peccato mortale nasce da una scelta volontaria che noi facciamo, il diavolo non è in grado di obbligarci a fare nulla, può solo tentarci (ma non tutte le tentazioni sono sue: il mondo basta e avanza). Che credere nella sua esistenza favorisca la superstizione e la paura è anche plausibile, ma ciò non è argomento sufficiente a dire che non esiste, dato che negare l’esistenza o la realtà di qualcosa/qualcuno partendo dal fatto che provoca degli effetti sgraditi è irrazionale.

La conclusione dell’articolo, ‘Comunque la “storia del diavolo” contiene barzellette gustose e qualche volta vado a leggermene qualcuna per ridere un po’ sulle sbrigliate fantasie dei nostri avi.’, è un esempio ci fa capire chi sia veramente costui: uno che si crede più intelligente e più bravo di tutti quelli che sono venuti prima di lui e/o hanno idee diverse da lui.

L’Assunzione di Maria Vergine

Ma dopo aver visto le sue abilità argomentative riguardo gli esorcisti, passiamo a vedere cosa ha da dire riguardo l’Assunzione di Maria al cielo in anima a corpo:

«L’assunzione di Maria “in cielo in corpo ed anima” è una leggenda teologica che dal 1950 il papa Pio XII, insigne madonnaro, volle trasformare in dogma cattolico. Ovviamente, non si tratta di una verità di fede perché di essa non c’è nessuna attestazione biblica. Si tratta di una fantasia teologica che non vede accomunate le altre chiese cristiane.

Maria di Nazaret finì i suoi giorni come una donna ebrea credente, madre del profeta Gesù e di altri numerosi figli/e. Certamente come donna credente di Israele credeva nel Dio della resurrezione. Ella marcì nella tomba come ogni persona mortale. La sua risurrezione fu opera di Dio, esattamente come sarà per noi, ma non ci fu nessun trasporto tra le nuvole… Oggi la scienza ci spiega come un corpo si decompone nell’atmosfera.

Penso che Maria vive ora con Dio e non abbiamo bisogno di fantasie imperiali per riconoscere la sua fede in Dio. Le modalità della sua e nostra risurrezione stanno nelle mani di Dio. Ci affidiamo totalmente a Lui» (fonte).

Sorvolando sul fatto che è un po’ falso il fatto che l’Assunzione di Maria è creduta solo dai cattolici, basta vedere la considerazione che ha nell’Oriente cristiano la festa della Dormizione, del tutto equivalente all’Assunzione (siete scettici? Potete verificare qui) e non badando al fatto che secondo lui il corpo di Maria marcì nella tomba (frase al limite della blasfemia, e che non tiene minimamente conto della non esistenza di reliquie corporee della Vergine), è scandaloso che si liquidi il pronunciamento di Pio XII come opera di un “madonnaro” (tra l’altro un madonnaro non è un iperdevoto della Madre di Dio, ma uno che disegna immagini sacre sull’asfalto o fa raffigurazione della Madonna: il vocabolario non è un’opinione http://www.treccani.it/vocabolario/madonnaro) e giudicando una Costituzione Apostolica che si preoccupa di trovare basi al dogma nella devozione e nell’omaggio dei fedeli, nell’accordo dell’episcopato universale, nel Magistero precedente, nella liturgia d’Oriente ed Occidente, nel pensiero dei Padri, dei Dottori e dei teologi e trovando (ma non ditelo a Barbero) anche le basi implicite nella Sacra Scrittura (vedi Munificentissimus Deus) come una frutto di una “leggenda teologica”. Questo non è argomentare, ma insultare.

Inoltre dall’articolo non si riesce a capire se la sua risurrezione/assunzione è stato un fatto del passato ma non corporeo (il che è un po’ incomprensibile) o sarà un fatto futuro. Inoltre qualcuno mi spieghi l’affermazione ‘Oggi la scienza ci spiega come un corpo si decompone nell’atmosfera.’

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Basta vedere l’abbigliamento…

Conclusione e precisazioni

In questo articolo, con un tono caustico e sarcastico (ma come diceva Aristotele «coloro che non passano in collera per le cose per le quali si deve passano per essere degli stolti», tratto da Etica Nicomachea) abbiamo analizzato alcuni aspetti della teologia e del modo con cui argomenta Franco Barbero, trovandole un po’carenti. Si può vedere che non è un’aquila teologica (ma forse neanche un piccione), ma nonostante tutto viene strombazzato da Rai 1, Rai 3, Repubblica, Micromega, Grazia, Chiara Lalli etc. come un profeta della “nuova chiesa tollerante” (ricordiamo le sua firma apposta all’appello a favore dell’omicidio di Eluana). 

É imbarazzante poi definirlo “cristiano”: secondo vari pronunciamenti del Magistero (tipo la risosta del Sant’Uffizio del 25 gennaio 1703), per venir battezzati (e quindi entrare nel corpo della Chiesa) bisogna credere ai misteri della Santissima Trinità e dell’Incarnazione mentre in sede ecumenica (e qui parliamo di incontri tra varie denominazioni protestanti) si stabilì che per definirsi cristiani bisogna riconoscere il Credo Niceno-Costantinopolitano: da qui ne deduciamo che Franco Barbero non è un eretico ma appartiene un’altra religione, da lui inventata.

Questo articolo, che non analizza tutte le posizioni del suddetto, non vuole insultare Barbero, ma confutare alcune delle sue affermazioni. Bisogna inoltre pregare per il suo rinsavimento e conversione, affinché ripari ai suoi errori.

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Da libero servo di Dio a schiavo degli LGBT

Un commento a "“Don” Franco Barbero: una critica semiseria"

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