Girolamo Savonarola: apologia di un milite e martire della Chiesa

Pubblichiamo questo contributo del nostro Lorenzo Roselli, consci della delicatezza del tema trattato, per offrire uno spunto di riflessione storica su una figura tanto discussa. Non escludiamo di pubblicare in futuro articoli di segno diverso. [RS]

di Lorenzo Roselli

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517 anni fa nasceva il padre domenicano Girolamo Savonarola, uomo di Fede imperitura e predicatore instancabile tanto da sperare di là di ogni speranza {Rom 4, 18.20}.  Fu martirizzato sul rogo dal governo filo-mediceo fiorentino, poiché reo di aver tanto amato Firenze da tentare di mondarla e con essa l’Italia intera.

In questo breve scritto, non intendiamo tracciare un'”agiografia” di Padre Girolamo Savonarola; tentare di ridurre il suo fulgido apostolato a poche righe sarebbe impossibile.  Questo vuole altresì essere un invito ed un appello a tutti i cattolici italiani affinché riscoprano la figura di Girolamo Savonarola , di modo da poter pretendere con maggior vigore la sua beatificazione, ferma dal 1997, anno in cui fu finalmente onorato del titolo di “Servo di Dio”. Ma perché tanta reticenza, tante difficoltà nel riconoscere nella figura di Savonarola un chiaro esempio di eroismo cristiano?

Innanzitutto, bisogna sfatare un mito, quello secondo cui Savonarola sia stato oggetto di una “riabilitazione” relativamente recente all’interno del Cattolicesimo, ascrivibile ad un sentire più conciliante e docile nei confronti del Mondo: questo è completamente falso.

Le opere di Savonarola sono state effettivamente inserite nell’Index Librorum Prohibitorum ma sono state anche tra i libri che vi sono rimasti per il lasso di tempo più breve.

I suoi scritti furono infatti aggiunti all’Indice solo a partire dal 1559 per decreto di Papa Paolo IV (probabilmente insospettito dai ripetuti tentativi dei protestanti italiani di “appropriarsi” della memoria di Savonarola)  e vennero rimossi nel 1740 da Papa Benedetto XIV.
Per rendersi conto di come non vi fossero sostanziali dubbi sull’ortodossia del frate ferrarese basti pensare che una delle opere teologiche più note di Savonarola,  Il Trionfo di Cristo, era impartita ai seminaristi di tutta Europa durante gli anni immediatamente successivi al Concilio di Trento.

Le falsità ed i luoghi comuni contro la figura di Fra Girolamo sono comunque tanti, troppi per essere sistematicamente confutati in questo articolo.

Vediamo però di enumerare i principali e  affrontarli nel merito.

I: Girolamo Savonarola disconobbe il Papato non riconoscendo al Pontefice in Sede il suo ruolo di Vicario di Cristo in Terra e, di fatto, aprendo le porte alle istanze di Lutero

Questa argomentazione è molto radicata tra frange del mondo cattolico ostili a Savonarola ed al suo lascito. Del resto, sussidiari e libri scolastici si concentrano in maniera piuttosto marginale sul rapporto tra il frate e Papa Alessandro VI, legittimando in qualche modo chi legge a pensare, magari, che la questione sia “aperta”.

E’ però un’argomentazione totalmente infondata: mai nel corso di tutta la sua vita terrena Fra Girolamo Savonarola negò che Alessandro VI fosse Papa della Chiesa di Roma, né lo accusò mai di apostasia.

Certamente Savonarola non nutriva molta stima verso le gerarchie ecclesiastiche del suo tempo, come dimostrano le parole impietose che usa nei confronti della Curia Romana in Prediche sopra Amos: «Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi, noi conduciamo li uomini alla semplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle sodomie e alle impudicizie e fattoli diventare come meretrici».

Criticare la Curia non corrisponde però a “criticare la Chiesa” . Del resto, nulla impedisce ad un cattolico di mostrare perplessità nei riguardi di alcune scelte pastorali e politiche del Pontefice, visto che non riguardano in alcun modo il Magistero.

E’ invece noto che Papa Borgia intrattenesse una corrispondenza epistolare con il domenicano, arrivando persino ad invitarlo  nel 1495 a Roma per un incontro privato. Si potrebbe logicamente pensare ad una sofferta consapevolezza da parte di Alessandro VI del livello di immoralità e corruzione a cui erano giunti i Palazzi Romani sotto il suo pontificato, una consapevolezza dimostrata dalle incessanti richieste di avere Savonarola a Roma assicurandogli addirittura una nomina a Cardinale, forse proprio per contrastare il degrado spirituale che il frate denunciava.

Il ruolo che il Papa esercitava era quindi del tutto chiaro a Girolamo Savonarola e la sua opera non era mai stata vista come eterodossa da Alessandro VI che  mai lo scomunicò. La presunta scomunica è infatti un falso emanato dal Cardinale Juan López , probabilmente su ordine di Cesare Borgia ed è da ascrivere all’intento di eliminare “l’ideologo” della nuova Repubblica fiorentina. L’impegno di Savonarola nell’esortare il popolo fiorentino a liberarsi dal dispotismo dei Medici, aveva svolto un ruolo di primissimo piano nell’instaurazione del nuovo governo. Il frate si appellava pienamente alla dottrina cattolica in merito alla tirannide, e quella dei Medici lo era a tutti gli effetti. Questo quanto Fra Girolamo diceva di Lorenzo Il Magnifico: “Tiranno è nome di uomo di mala vita, e pessimo tra tutti gli altri uomini, che per forza sopra tutti vuole regnare, massime quello che di cittadino è fatto tiranno. Perché, prima, è necessario dire che sia superbo, volendo esaltarsi sopra li suoi equali, anzi sopra li migliori di sé e quelli a’ quali piú tosto meriteria di essere subietto: e però è invidioso, e sempre si contrista della gloria delli altri uomini, e massime delli cittadini della sua città; e non può patire di udire laudare altri, benché molte volte dissimuli e oda con cruciato di core; e si allegra delle ignominie del prossimo per tal modo, che vorria che ogni uomo fussi vituperato, acciò che lui solo restassi glorioso“. I carteggi tra Alessandro VI e López  dimostrano, inoltre, che da parte del pontefice vi fu anche un debole tentativo di ritirare la scomunica.

II: Presenza di eresie negli scritti

Anche questa una leggenda nera di cui dobbiamo liberarci.

Nelle opere di Savonarola non sono in alcun modo contenute eresie, come evidenziato da  Alessandro VI dopo aver avviato un accurato esame di ciò che aveva scritto. Lo stesso López, nel documento in cui veniva giustificata la scomunica, utilizzò la motivazione del “disordine sociale” facendo riferimento soltanto ad un “sospetto di eresia” che fu infatti smentito. Come già spiegato in precedenza, l’influsso che aveva esercitato Savonarola sulla Chiesa del suo tempo era enorme: in moltissimi tra i vescovi lo ritenevano un cristiano esemplare ed alcune delle sue opere venivano presentate nei maggiori seminari. Molto di quanto scriverà, soprattutto circa l’importanza delle Opere di Fede, la spassionata difesa della santità del sacerdozio e della devozione alla Vergine Maria (durante le omelie, spesso ripeteva ai fedeli più poveri e disperati: <<il ventre della Vergine è più capace di tutto il Mondo!>> ) sarà d’ispirazione per la Riforma Tridentina, di cui è più che lecito considerarne un’avanguardia.

Non a torto, Raffaello lo inserirà ne La Disputa del Sacramento celebre affresco presente negli appartamenti vaticani.

 

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III: Iconoclastia

Ulteriore accusa che può capitare di sentire nei confronti del devoto ma combattivo predicatore.

A motivare una simile insinuazione è fondamentalmente la “colpa” di aver provocato il Falò delle Vanità, fonte di infiniti piagnistei da parte di accademici, critici, umanisti fuori tempo massimo ed, evidentemente, qualche cattolico con velleità artistiche. Insieme ad orpelli e tele dal contenuto paganeggiante e bucolico, sarebbero infatti stati bruciati anche dei quadri a tema sacro. Ovviamente, ciò è falso: lo storico d’arte Giorgio Vasari riporta la distruzione di opere esclusivamente profane ed alcuni antichi idoli pagani.  In alcuni casi, erano i pittori stessi a gettare “al macero” le loro opere, come nel caso del Botticelli o di Frate Bartolomeo Baccio, entrambi fedeli sostenitori di Savonarola.

In definitiva Girolamo Savonarola non fu in alcun modo un nemico della Chiesa di Cristo, bensì un fedele servitore. Un servitore milite, perché ha lottato per instaurare a Firenze una società più cristianamente giusta, libera dalla tirannia dei depravati banchieri medicei per costruire invece una Civitate Dei secondo i dettami del Vangelo e della Santa Chiesa Cattolica Romana.                                                                                                             

Martire, in quanto cadde vittima delle congiure dei principi rinascimentali che si frapposero al suo santo intento, servendosi anche di personalità empie sedute nel Concistorio. Quasi a riprova di ciò, le sue gesta e la sua figura non hanno trovato plauso tra i liberali che tentarono di ergerlo a “libero pensatore vittima dell’Oscurantismo”, ma anzi saranno proprio i pontefici che si sono trovati a dover affrontare la “Modernità” a trovare in lui ispirazione (si pensi in tal senso a Pio IX o Pio XII).

Non possiamo allora che augurarci la sua prossima beatificazione, concludendo con le parole, di cui speriamo un dono profetico, spese dal teologo cattolico Antonio Puja ai primi del ‘900 mentre interloquiva con dei detrattori di Fra Savonarola: “Colui che disprezzate, lo venererete sugli altari”.

6 Commenti a "Girolamo Savonarola: apologia di un milite e martire della Chiesa"

  1. #WCOOPER   22 settembre 2014 at 7:36 pm

    Mi permetto di dare un contributo sui motivi di “tanta reticenza, tante difficoltà nel riconoscere nella figura di Savonarola un chiaro esempio di eroismo cristiano” da parte della Chiesa Cattolica.
    Il casato dei De’ Medici fu una dinastia politica, bancaria e successivamente reale che all’inizio cominciò ad assumere rilievo sotto la leadership di Cosimo De’ Medici nella Repubblica di Firenze durante il tardo 14° secolo. La famiglia ebbe le sue origini nel Mugello, una zona della Toscana. Crebbe gradualmente in ricchezza fino al punto in cui fu in grado di fondare la Banca De’ Medici. Nel 15° secolo la banca divenne la più importante d’Europa e parallelamente i De’ Medici raggiunsero un grande potere politico a Firenze, sebbene ufficialmente essi rimasero semplici cittadini invece che monarchi. I De’ medici generarono quattro Papi e 18 Cardinali della Chiesa Cattolica nonché due Regine reggenti di Francia. Nel 1531 i membri della famiglia divennero i Duchi ereditari di Firenze. Papi: Giovanni De’ Medici quale Papa Leone X (1513 – 1521); Giulio di Giuliano De’ Medici quale Papa Clemente VII (1523-1534); Giovanni Angelo De’ Medici quale Papa Pio IV (1559 – 1565); Alessandro Ottaviano De’ Medici quale Papa Leone XI (1605-1605).

  2. #Dave Welf Masters   23 settembre 2014 at 12:46 am

    Io credo che c’entri anche la questione su che giudizio dare all’umanesimo. Esso sicuramente fu un periodo inferiore al Medioevo riguardo alla pietà religiosa, ed in esso vi fu una potente corrente che gettò i semi della pseudo riforma protestante, dell’illuminismo etc. Tuttavia all’interno di esso, e non come rivolo marginale, vi fu una corrente altrettanto importante di umanesimo cristiano, perfettamente ortodossa, che oltre al rinnovamento delle arti e della civiltà classica mirava ad un ritorno della purezza della fede dell’era patristica, delle fonti della nostra fede. In questa corrente non bisogna assolutamente dimenticare che ci furono santi del calibro di Tommaso Moro (che per la sua simbiosi intellettuale con Erasmo da Rotterdam ci aiuta a comprendere meglio come anche quest’ultimo appartenesse a questa corrente “pura”, sebbene coi suoi limiti umani), il quale viene fin troppo ricordato per il martirio, dimenticando che era santo anche prima di esso, e che era santo umanista, con determinati studi, idee e tutto il resto. Inoltre bisognerebbe ancora approfondire come questo umanesimo sia stato proseguito da un ordine simbolo della Controriforma, l’ordine più temuto dagli eretici, ed il più rigoroso ma proprio perché rigoroso il più libero: i Gesuiti (da non confondere con la brutta copia moderna cui appartiene Bergoglio).
    Ora, questa è una riflessione personale, dovuta al fatto di come mi sia stato presentato l’umanesimo al liceo, e di come lo vedevo incarnato da persone come San Tommaso Moro ed altri. Savonarola fu anti umanista radicale, forse eccessivo, mentre altri riuscirono a cristianizzare l’umanesimo con successo, e persino a santificar lo (ricordiamo anche San Giovanni Fisher)
    Buonanotte e grazie del l’interessante articolo! 🙂

  3. #Ruggero Valori   23 settembre 2014 at 11:19 am

    Grazie a Lorenzo Rosselli per questo articolo così interessante e alternativo alla dominante cultura edonistica . Le grandi profezie avverate di Girolamo Savonarola (per maggiori dettagli si veda il libro di Tito Sante Cenci +2011) sono: 1) il rinnovamento della chiesa con la punizione dell’Italia (famiglia Borgia) e di molti ecclesiatici; 2) la punizione esemplare di Roma (la quale fu saccheggiata proprio sotto Papa Clemente VII dè Medici,3) la conversione degli infedeli ( di lì a poco sarebbe avvenuta l’evangelizzazione di un nuovo continente: l’America

  4. #beeria90   28 settembre 2014 at 7:16 pm

    Insomma Moro per aver scritto Utopia, dove sosteneva la tolleranza religiosa, la liceità di divorzio ed eutanasia, sarebbero indigesti e desterebbe qualche perplessità in questo sito