Il ritorno di San Pietro (Settima puntata: noli timere)

Continuiamo la pubblicazione a puntate di un racconto di taglio apologetico-umoristico dal titolo “Il ritorno di San Pietro” che dobbiamo alla penna di Vic della redazione di Radio Spada”. Il lettore coglierà nei toni ora lievi, ora pensosi della narrazione tutta intera la tragedia che vive in quest’epoca il cattolicesimo romano, traendone spunti di riflessione o di approfondimento. Qui la prima puntata, qui la seconda,  qui la terza , qui la quarta qui la quinta e qui la sesta.

Intanto le lezioni di catechismo continuavano, e  San Paolo doveva ammettere che il suo allievo faceva progressi.  Aveva parlato a Francesco di molte cose riguardanti la dottrina ma ora riteneva che fosse pronto per sentir parlare di un mistero molto grande, mistero che è il centro di tutta la dottrina cristiana: la morte.

E cosi, quella mattina, San Paolo si schiarì la voce e disse a Francesco: ” Ho spesso notato che al giorno d’oggi, in occasione dei funerali, non si parla davvero della morte.

La morte di una persona cara è un fulmine  che cade nelle nostre vite, distruggendole. Eppure, la morte è qualcosa di così naturale! Tutto nasce e tutto muore nel mondo che il Signore ha creato per noi, e noi subiremo la stessa sorte, è evidente. È cosi naturale morire, mentre è così innaturale- mi passi l’espressione- il fatto di risvegliarsi vivi ogni mattina. La vita però non ci stupisce cosi come la morte. È un mistero tanto grande…anche io sono morto e non riuscirei a descriverle che cosa significa morire. È una lacerazione in un certo senso, un salto nel buio. Lo temiamo perché non sappiamo che cosa troveremo dall’altra parte. La fede in questo ci aiuta dicendoci che dopo la morte saremo giudicati da Nostro Signore.  Ma come sarà questo giudizio? Che cosa troveremo dall’altra parte? Nuvole angeli e luce? Fiamme e fumo?

Nessuno da vivo potrà mai saperlo. È importante dunque morire bene, non vivere per sempre. Accettare la morte come una parte della vita. Un nuovo inizio, un dolore breve alla fine del quale saremo in un altro posto.

Ai funerali si parla spesso di chi resta. La morte fa paura a noi che rimaniamo, ma chi è morto ormai ha cessato di temere. Noi ci ritroviamo attoniti davanti ad una bara ricoperta di fiori, attoniti davanti all’operaio che con gesti per lui ormai abitudinari pone la lapide sulla tomba che inghiottirà per sempre colui che amammo in vita.  E noi restiamo, attraversati per un momento dal mistero della morte, come da un vento gelido come la fronte sulla quale deponemmo piangendo l’ultimo bacio.

Temere la morte è così umano. Temere l’ignoto. Solo i santi si addormentarono con gli occhi pieni di luce.

Ma Cristo ci disse di non temere la morte, perché lo rivedremo dall’altra parte. L’unica cosa che dobbiamo tenere in conto è di avere l’anima pulita, sempre pronta per l’incontro con Lui. E a  chi resta chiuso fuori da quella bara che contiene il mistero, a chi resta e piange, basterebbe dire che questa perdita è una croce, una prova che possiamo superare con l’aiuto del Signore. Il mistero della morte è tanto grande che un giorno torneremo a ridere anche se ci avrà sfiorati.”

4 Commenti a "Il ritorno di San Pietro (Settima puntata: noli timere)"

  1. #tradizionalista ligure   20 settembre 2014 at 10:53 am

    Purtroppo Bergoglio non cambierà mai la pastorale come vorrebbe lei. Cordialmente

    • #jeannedarc   20 settembre 2014 at 11:34 am

      prego?

    • #Vic   20 settembre 2014 at 7:39 pm

      Certo,ma qui si lavora di fantasia 😉