NEOCONSERVATORISMO, CONSERVATORISMO, CATTOLICESIMO: UN’IMPOSSIBILE ALLEANZA (TERZA PARTE)

usa-israel-drapeaux

Continuiamo la pubblicazione in quattro puntate (ogni due giorni) di questo saggio che gentilmente ci mette a disposizione Luigi Copertino, già autore dell’ottimo “Spaghetticons” (edizioni il Cerchio). Ci sembra utile, oggi più che mai, di fronte all’attuali rigurgiti fallaciani e neoconservatori, sparsi a piene mani da giornali quali “Il Foglio”, ricordare ai nostri lettori quali sono le premesse ideologiche  e storiche dell’attuale pensiero neoconservatore. Buona Lettura! (Qui la prima puntata e qui la seconda)

di Luigi Copertino

Il neoconservatorismo è l’esito di un processo la cui onda lunga risale alla “rivoluzione conservatrice” inaugurata dalla Thatcher e da Reagan, poi perpetuata dai Bush padre e figlio. Pur avendo esso trovato un seguito di massa negli ambienti del protestantesimo fondamentalista filo-sionista, ad esso in America si sono accodati i cattolici conservatori e, come detto, in Italia diversi gruppi del mondo cattolico “tradizionalista”. Benché l’ideologia neoconservatrice, sulla scia del radicalismo protestante, abbia forti connotati anti-papisti (essa ha infatti, almeno a livello del suo seguito di massa, riattualizzato la polemica anti-europea dei puritani, fondatori degli U.S.A., che emigrarono dall’Europa terra dell’“oscurantismo papista” e dei “falsi protestanti”), i cattolici conservatori, ossia quelli che fanno proprio il vecchio conservatorismo burkiano (Edmund Burke) di matrice anglicano-presbiteriana e quindi, per tale via, il liberalconservatorismo, smussando ecumenicamente ogni polemica confessionale, hanno aderito alla “santa alleanza” con il neoconservatorismo appoggiandosi alla tesi, elaborata da Russel Kirk, sulla continuità spirituale e storica tra Cattolicesimo ed il filone appunto conservatore-liberale della modernità religiosamente non troppo distante dal Cattolicesimo perché di ascendenze anglicane, non radicalmente puritane.

In questa prospettiva anglicano-cattolica rientra anche il “liberalismo religioso” di un Tocqueville e di un Acton. Secondo la tesi della continuità tra Cattolicesimo e filone conservatore della modernità, che confonde artatamente il diritto di natura con il gius-contrattualismo liberale, le radici dell’ordine americano sarebbero da riportare all’antichità greco-romana, alla Rivelazione ebraico-cristiana ed al medioevo cattolico. I Padri della Chiesa, Sant’Agostino, San Tommaso d’Aquino, la seconda scolastica di Salamanca diventano, così, i profeti e gli alfieri del libero mercato, del liberismo globale e della globalizzazione economica transnazionale americanocentrica.

Per quanto riguarda la Scuola di Salamanca, ma anche Tommaso d’Aquino e la Scolastica in generale, i catto-conservatori dimenticano troppo facilmente quanto dice Jacques Le Goff sulla pretesa anacronistica di vedere nei pensatori scolastici premoderni gli elaboratori di un pensiero coerentemente e modernamente economico. Infatti le loro argomentazioni in tema di denaro, lavoro, agricoltura, produzione e scambio altro non sono che esplicazioni, secondarie, meramente consequenziali e quasi involontarie, di un pensiero che ha per preoccupazione principale e centrale la teologia, e la filosofia politica, giuridica e morale, e che prendendo in considerazione anche i problemi socio-economici del  tempo non poteva non trattarne nei limiti di quelle che erano le conoscenze e la prassi economica premoderna e certamente senza tutte le implicazioni successivamente portate dalla modernità, con le sue rivoluzioni compresa quella industriale e finanziaria, sicché pretendere, come fanno i cattoconservatori-liberali, di trovare nei Salmantini i precursori del liberismo della Scuola Austriaca o dell’Ordoliberalismo di Friburgo è un salto temporale assolutamente inammissibile dal punto di vista storico.

I cattolici conservatori, per aderire all’ideologia neoconservatrice, adottano una griglia interpretativa del passaggio dalla modernità al post-moderno del tutto erronea. Essi nel superamento della forma Stato, fenomeno legato al dissolvimento globale della sovranità nazionale, che a suo tempo fu il grimaldello eversivo dell’“incarnazione” sociale pre-moderna della Chiesa, vedono il ritorno dell’organicità comunitaria naturale laddove invece siamo di fronte, nel pervertimento “orizzontalistico” del principio di sussidiarietà, all’unificazione transfrontaliera e reticolare del genere umano in un’organizzazione totale ed umanitaria, ossia cristomimetica e pertanto anticristica, del mondo.

I cattolici conservatori non si rendono conto che non è in atto nessuna “rivincita controrivoluzionaria” ma che al contrario il liberismo trionfante segna  nient’altro che l’ulteriore e, forse, l’ultima fase, coerentemente consequenziale a quella statalista, del processo storico di secolarizzazione. Quel processo che quelli fra essi di origini cattolico-tradizionaliste amano chiamare “Rivoluzione” contrapponendola alla “Controrivoluzione” e che, dal canto suo, Augusto Del Noce suddivideva in una fase “sacrale”, dominata dalle ideologie totalitarie (nazismo, comunismo), che si ponevano come surrogato politico della religione, e dai regimi di massa da esse generati, ed in una fase “profana”, contrassegnata, per il venir meno della fede nelle grandi ideologie, non dal rinascere della Fede cattolica ma dall’imporsi del nichilismo di massa e del relativismo liberale e liberista.

L’abbaglio interpretativo del quale parliamo è analogo a quello di coloro che nel neospiritualismo post-moderno, ossia in quel fenomeno di ambigua religiosità spuria che chiamiamo “new age”, credono di vedere il ritorno della “Tradizione” laddove, invece, si tratta soltanto dell’emergere, senza più veli, della seducente gnosi luciferina.

[…continua]

5 Commenti a "NEOCONSERVATORISMO, CONSERVATORISMO, CATTOLICESIMO: UN’IMPOSSIBILE ALLEANZA (TERZA PARTE)"

  1. #Angheran   17 settembre 2014 at 9:01 am

    Gli “spaghetticons” sono pronti a guidare il primo battaglione di marines in Siria con supremo sprezzo del pericolo, e soprattutto del ridicolo

  2. #SATOR   17 settembre 2014 at 5:54 pm

    Se pensi che gli avvenimenti degli ultimi anni siano il “trionfo del liberismo”, mi dispiace ma ti sbagli di grosso. Il trionfo di questi anni è tutto socialista e anticristico, si basa sul “Crony capitalism” vale a dire sulla comunella istituzionalizzata tra le grandi aziende e i burocrati di tutti i partiti allo scopo di creare di fatto il socialismo più pervasivo della storia umana.
    Tu vedi gli straricconi diventare ancora più straricconi e invochi il successo del liberismo, ma non ti rendi conto che di fatto ciò accade perché questo ultimi si sono mangiati così tanti soldi statali da essere di fatto parte dello stato e quindi intenzionati a mantenerlo e farlo crescere.

    Pensa ai Bush e agli altri petrolieri e armaioli dietro il GOP, credi che a loro convenga uno stato davvero liberista? Quante armi meno comprerebbe questo stato rispetto agli Stati Uniti Sovietici D’America che sono cresciuti lentamente da FDR a ora?
    Pensa alle dinastie intellettuali/industriali come i Rockfeller. Loro SONO IL PARTITO DEMOCRATICO. Quello che loro dicono OBAMA FÀ. Obama si è riempito il governo di Lobbysti della Monsanto PERCHÉ SA CHI SONO I SUOI CAPI.
    Col più grande partito d’America in mano, credi che a questi tizi faccia comodo il liberismo? Più stato nell’economia per loro = PIÙ SOLDI GRATIS.

    Qui in Italia pensa alla nostra famiglia reale, Gli Agnelli : la loro influenza è così pervasiva che attività economiche di successo implodono in pochi giorni sotto i colpi dei giudici se OSANO decidere di non volersi svendere ai Reali.

    Ovunque vedi influenza nello stato nell’economia a favore delle grandi industrie e dei gruppi monopolistici e uno stato gonfio di ingranaggi burocratici facilmente ungibili.L’esatto opposto del liberismo che vuole la separazione tra politica e economia ed uno stato il più piccolo (e quindi più “controllabile” dai cittadini) possibile.

    Questo stato dell’economia internazionale è uno stato canceroso terminale destinato a finire presto insieme allo stato nazione.
    Semplicemente, questo sistema disincentiva la spina dorsale dell’economia (coloro che creano più posti di lavoro, inventano più idee nuove etc) cioè il ceto medio, a lavorare al meglio. Tu piccolo impresario per le elite che governano sei solo uno stronzo che deve pagare il prezzo della tua “ingiusta” indipendenza economica. Quando Obama ha alzato il salario minimo obbligatorio in tutti gli USA a McDonald, per esempio, non è fottuto un cazzo. Il loro margine di profitto PER PANINO è tale che potrebbero pagare ogni universitario americano sfigato anche 20$ l’ora per girare hamburger e CHISSENEFREGA. È stato l’alimentari all’angolo che ha dovuto chiudere dopo 30 anni di attività perché non ha potuto più pagare i ragazzi che ci lavorano part time ad un prezzo ASSURDAMENTE FUORI MERCATO.

    Questo sistema MORIRÀ PRESTO travolto dalla terza rivoluzione industriale dovuta al prossimo sviluppo delle stampanti 3D commerciali e dall’economia postindustriale e semi post scarsità che ne seguirà. Lo stato nazione morirà insieme ad esso in un nuovo “feudalesimo” locale ma federalizzato.
    Le domande sono solo:
    Quanta gente dovrà Crepare questa volta?
    E
    Si darà una svegliata il Papa invece di leccare il culo a elementi palesemente liberali-socialisti della prima lotta gramsciana? Si renderà conto che sono “morti due volte” che camminano?
    Confidiamo nello spirito.

  3. #Luigi Copertino   22 settembre 2014 at 2:43 pm

    Che attualmente gli Stati siano piegati e sottomessi al potere globale transnazionale della finanza apolide e che quindi non svolgano più alcun ruolo di difesa del popolo, di tutti i ceti del popolo, è evidente. Agli Stati moderni è capitato di subire la stessa cosa che essi hanno praticato ai danni delle comunità intermedie tra il XVIII ed il XIX secolo, ossia sono diventati anch’essi “corpi intermedi” stritolati dal Nuovo Leviatano apparso nella ulteriore fase, quella post-moderna, della scristianizzazione, ossia il Mercato Globale (che è, per essere “ulteriore” allo statalismo, molto più “anticristico” del primo ovvero, come diceva Augusto Del Noce, molto più capace di dominio totalitario che non gli antecedenti di tipo “giacobino”). Ma tutto questo è esattamente l’esito di quel processo di depoliticizzazione, che è strettamente legato al processo di secolarizzazione, di cui il liberismo è anima, bandiera e guida ideologica. Personalmente mi rifiuto di sparare su un moribondo, ossia lo Stato sociale e nazionale moderno, confondendolo con il nemico principale per poi portare acqua, magari in nome della “sussidiarietà” e della Tradizione, al Nuovo Leviatano, di cui sopra, il quale per imporre definitivamente il suo potere globale ha bisogno proprio di questo ossia del trans-statualismo, del trans-nazionalismo e del transfrontielarismo (e non solo quello della immigrazione ma anche e prima di tutto quello della più assoluta liberalizzazione dei movimenti del capitale finanziario virtuale, in prevalenza, ma acnhe industriale ossia reale).
    Saluti.

    Luigi Copertino

  4. #Luigi Copertino   22 settembre 2014 at 2:45 pm

    Angheran: a chi non sa argomentare ma solo insultare non si risponde.

    Luigi Copertino