Sinodite acuta

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di Pietro Ferrari

Da mesi assistiamo ad una lunga e logorante attesa: il Sinodo d’Ottobre. Il mese non è dei migliori per i conservatori, essendo evocatore di miti e rivoluzioni molto poco ‘cattoliche’. Ormai il mondo cattolico è attraversato da una sorta di ‘sinodite’, un’ansia verso l’evento che potrebbe segnare il Passaggio delle Colonne d’Ercole, il punto di non ritorno verso una ‘chiesa progressista’.

A dir la verità però, di questa ansia soffrono più i cosiddetti ambienti ‘motupropristi’, mentre la stragrande maggioranza dei frequentatori di parrocchie aspettano con vivo interesse le prossime ‘aperture’ ecclesiali. Come spesso accade, i più intransigenti dell’uno e dell’altro schieramento della ormai ‘chiesa hegeliana’, si troveranno in parte delusi e nel contempo rassicurati: qualcosa accadrà (e per certi sarà meglio di niente mentre per altri sarà fastidioso), ma non accadrà nulla di colossale (i primi rimanderanno la vittoria e i secondi penseranno al pericolo scampato).

Sfugge a molti però, che determinati processi hanno sì delle accelerazioni, ma sono preparati da tempo. Se l’ala conservatrice ha nel mirino Bergoglio (che certamente spinge verso quella direzione) in quanto fautore delle prossime ‘aperture’, non ammette che il suo emerito predecessore può essere considerato il vero Padre di questo Sinodo. Lenti passi verso il “divorzio cattolico” quindi, come se già non bastasse la facilità attuale di vedersi annullare un matrimonio. Vediamo come l’argomento è stato progressivamente portato all’attenzione del prossimo Sinodo da Joseph Ratzinger.

Sandro Magister ROMA, 5 dicembre 2011 “Niente comunione ai fuori legge. Ma il papa studia due eccezioni” (www.chiesa.espressonline.it):

Le “aperture” indicate dal papa nel saggio e nella nota aggiunta sono almeno due:
La prima è il possibile ampliamento dei riconoscimenti canonici di nullità dei matrimoni celebrati “senza fede” da almeno uno dei coniugi, pur battezzato. La seconda è il possibile ricorso a una decisione “in foro interno” di accedere alla comunione, da parte di un cattolico divorziato e risposato, qualora il mancato riconoscimento di nullità del suo precedente matrimonio (per effetto di una sentenza ritenuta erronea o per l’impossibilità di provarne la nullità in via processuale) contrasti con la sua ferma convinzione di coscienza che quel matrimonio era oggettivamente nullo…Lo scorso 30 novembre Benedetto XVI è tornato sull’argomento in forma indiretta: con il rilancio su “L’Osservatore Romano” di un suo saggio “poco conosciuto” del 1998, arricchito da una nota che riporta le parole da lui dette sull’argomento al clero della diocesi di Aosta, il 25 luglio 2005:

“Nella Chiesa imperiale dopo Costantino si cercò, a seguito dell’intreccio sempre più forte di Stato e Chiesa, una maggiore flessibilità e disponibilità al compromesso in situazioni matrimoniali difficili. Fino alla riforma gregoriana [del secolo XI] una simile tendenza si manifestò anche nell’ambito gallico e germanico. Nelle Chiese orientali separate da Roma questo sviluppo continuò ulteriormente nel secondo millennio e condusse a una prassi sempre più liberale… in Occidente invece fu recuperata grazie alla riforma gregoriana la concezione originaria dei Padri. Questo sviluppo trovò in qualche modo una sanzione nel concilio di Trento e fu riproposto come dottrina della Chiesa nel concilio Vaticano II … La Chiesa ha invece il potere di chiarire quali condizioni devono essere adempiute, perché un matrimonio possa essere considerato come indissolubile secondo l’insegnamento di Gesù”… e non sempre i tribunali ecclesiastici che dovrebbero accertare se un matrimonio è valido o no funzionano bene…durano in modo eccessivamente lungo o terminano con sentenze problematiche … (in altri) intervengono errori … In questi casi, (quindi) non sembra in linea di principio esclusa l’applicazione della ‘epikeia’ in foro interno… Molti teologi sono dell’opinione che i fedeli debbano assolutamente attenersi anche in ‘foro interno’ ai giudizi del tribunale a loro parere falsi. Altri ritengono che qui in ‘foro interno’ sono pensabili delle eccezioni, perché nell’ordinamento processuale non si tratta di norme di diritto divino, ma di norme di diritto ecclesiale. Questa questione esige però ulteriori studi e chiarificazioni. Dovrebbero infatti essere chiarite in modo molto preciso le condizioni per il verificarsi di una ‘eccezione’, allo scopo di evitare arbitrii e di proteggere il carattere pubblico – sottratto al giudizio soggettivo – del matrimonio…Ulteriori studi approfonditi esige invece la questione se cristiani non credenti – battezzati, che non hanno mai creduto o non credono più in Dio – veramente possano contrarre un matrimonio sacramentale. In altre parole: si dovrebbe chiarire se veramente ogni matrimonio tra due battezzati è ‘ipso facto’ un matrimonio sacramentale. Di fatto anche il Codice indica che solo il contratto matrimoniale ‘valido’ fra battezzati è allo stesso tempo sacramento (cfr. Codex iuris canonici, can. 1055, § 2). All’essenza del sacramento appartiene la fede. Resta da chiarire la questione giuridica circa quale evidenza di ‘non fede’ abbia come conseguenza che un sacramento non si realizzi”.

In una nota aggiunta in coda al saggio c’è la frase ai preti di Aosta nella quale il papa ha ripreso e sviluppato tale ragionamento:

“Particolarmente dolorosa è la situazione di quanti si erano sposati in Chiesa, ma non erano veramente credenti e lo hanno fatto per tradizione, e poi trovandosi in un nuovo matrimonio non valido si convertono, trovano la fede e si sentono esclusi dal sacramento [dell’eucaristia]. Questa è realmente una sofferenza grande e quando sono stato prefetto della congregazione per la dottrina della fede ho invitato diverse conferenze episcopali e specialisti a studiare questo problema: un sacramento celebrato senza fede. Se realmente si possa trovare qui un momento di invalidità perché al sacramento manca una dimensione fondamentale non oso dire. Io personalmente lo pensavo, ma dalle discussioni che abbiamo avuto ho capito che il problema è molto difficile e deve essere ancora approfondito”.

Possiamo dunque affermare relativamente alla suddetta materia, che la questione non sia affatto chiusa. Era chiusa prima del CVII, ma è stata lentamente riaperta.

Così l’anno dopo: 25-02-12 – Vatican Insider (Vatican Insider – Giacomo Galeazzi):

Che la comunione ai divorziati risposati sia una questione aperta è lo stesso Benedetto XVI ad ammetterlo. Ne ha parlato in un colloquio con i preti della diocesi di Aosta il 25 luglio 2005 e, più ufficialmente, nel discorso al tribunale della Rota Romana del 28 gennaio 2006. Entrambe le volte il Pontefice ha esortato ad «approfondire» un caso specifico: l’eventuale nullità di un matrimonio ecclesiastico celebrato senza fede, per coloro che passati a una seconda convivenza tornano alla pratica cristiana e chiedono la comunione. Joseph Ratzinger che, in un saggio del 1972, scrisse che al di sotto o all’interno del magistero classico «c’è sempre stata, nella pastorale concreta, una prassi più elastica che non è mai stata considerata del tutto conforme alla vera fede della Chiesa, ma che non è mai stata assolutamente esclusa»; un’ammissione regolata ai sacramenti delle persone interessate, affermava Ratzinger, «è pienamente in linea con la tradizione della Chiesa».

> 03/06/12 – A. Tornielli (La Stampa):

Con queste parole ieri sera, durante la festa delle famiglie all’aeroporto di Bresso, Benedetto XVI ha risposto alla domanda che gli ha posto una coppia di psicologi che lavorano per aiutare le famiglie in difficoltà: «(i divorziati “risposati”) non sono fuori della Chiesa … anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’eucaristia, vivono pienamente nella Chiesa… il contatto con un sacerdote per loro può essere ugualmente importante, poi seguano la liturgia eucaristica vera e partecipata: se entrano in comunione possono essere spiritualmente uniti a Cristo… Il problema dei divorziati risposatiresta uno dei grandi problemi della Chiesa di oggi…».

> 23/12/12 – Divorziati e risposati, il tema è aperto (Vatican Insider):

“Sui divorziati risposati – ha detto rispondendo a domande dei giornalisti il cardinale Peter Erdo, presidente della Conferenza delle commissioni episcopali d’Europa – qualcosa c’è, ma finora non sembra molto maturo”.

Insomma, appare chiaro che non solo secondo J. Ratzinger i “divorziati risposati vivono pienamente nella Chiesa e possono vivere in comunione spirituale con Cristo”, ma che occorre approfondire nuove strade per far sì che vivano “anche” la comunione sacramentale.

 

LA NOVITA’ DEL SONDAGGIO

Febbraio 2014 (Domenico Agassio – Vatican Insider): 

Risultati – diffusi significativamente dal Sir (Servizio informazione religiosa), l’agenzia stampa della Conferenza episcopale italiana, e in parte anche dalla Radio Vaticana e dal quotidiano cattolico Avvenire – relativi alle risposte date dai cattolici di Belgio, Lussemburgo, Svizzera e Germania. C’è un minimo denominatore comune che unisce le risposte date da questi quattro Paesi e vale a dire che tra i cattolici europei è ormai matura la “convinzione” che la Chiesa debba essere ”piu’ aperta”, capace di accogliere tutti, ”a prescindere dalle differenze e dagli errori commessi”. Un orientamento – sintetizza il Sir – emerso con forza in Belgio “particolarmente per quanto riguarda le persone omosessuali e i divorziati”.  ”Sulla scia di Papa Francesco, anche tra i cattolici belgi –  emerge dai dati del sondaggio – chiedono una Chiesa madre che accoglie: da qui l’esigenza anche di crescere nella fede e di formare comunita’ vive… Secondo i cattolici lussemburghesi, ”per situazioni familiari problematiche la Chiesa non ha nessuna risposta vivibile”. E ”la dottrina sul matrimonio, la paternita’ responsabile e la famiglia viene respinta negli ambienti non-ecclesiali (e a volte anche ecclesiali)”, perche’ la Chiesa ”e’ considerata come estranea, non competente” in questi ambiti. Nelle risposte si parla della ”sofferenza che attraverso l’esclusione dei sacramenti – in particolare la riconciliazione – viene inflitta”. La regola dell’accesso ai sacramenti ”secondo discernimento” pare inadeguata. S’invoca ”di tradurre in pratica la pastorale della misericordia e creare luoghi dove possa essere proposta e vissuta”. Anche ”nel documento della Conferenza episcopale tedesca – scrive il Sir – emerge la distanza fra la Chiesa e i fedeli su convivenze prematrimoniali, controllo delle nascite e contraccezione”. E ”l’esclusione dai sacramenti dei divorziati risposati viene percepita come ”una discriminazione ingiustificata e una crudeltà”, mentre emerge la richiesta di un riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali e della loro parità di trattamento rispetto al matrimonio ”come un comandamento di giustizia”. Infine, ”dalla Chiesa svizzera la prima richiesta e’ la comunione ai divorziati” mentre accanto ad una ”piena condivisione sull’importanza del matrimonio sacramentale e sull’educazione cristiana dei figli”, si segnalano ”le difficolta’ ad accettare la dottrina della Chiesa su famiglia, matrimonio e omosessualità”. ”Una maggioranza di circa il 60% sostiene il riconoscimento e la benedizione da parte della Chiesa delle coppie omosessuali”. E vi è un ”disaccordo profondo sul divieto dei metodi artificiali di contraccezione”.

Già il termine “divorziati risposati” non dovrebbe mai essere usato dai cattolici, soprattutto se chierici o vescovi (glissiamo sui Papi), in quanto linguisticamente impossibile per la fede cattolica e implicitamente legittimante l’idea della dissolubilità matrimoniale.

Pertanto possiamo concludere che:

1)      La questione della comunione ai divorziati “risposati”, si è riaperta da quando nel nuovo codice di diritto canonico, essi non sono più considerati fuori dalla Chiesa e Joseph Ratzinger non ha fatto altro che confermare e sviluppare questa tendenza;

2)      J.M. Bergoglio non sta facendo nulla di contrario a quanto pensato, voluto e previsto dal suo predecessore, che ha delineato persino i termini del dibattito accennando anche (aspetto importante in quanto ‘ecumenico’) alla maggior tolleranza orientale e a quella ancora più ‘aperta’ dei sedicenti ‘ortodossi’;

3)      Lo stile populistico, carismatico e diretto di J.M. Bergoglio ha prodotto il rivoluzionario esperimento del sondaggio sui temi etici, come strumento orientativo per la discussione sinodale;

4)      Difficilmente vi saranno novità visibilmente rivoluzionarie, essendo più digeribile ai ‘conservatori’ una tattica gradualistica e indiretta: svuotare il valore sacramentale dei matrimonii precedenti da considerarsi quasi ex officio dubbi, rivedere in chiave semplificata, rapida e permissivistica la nuova procedura ecclesiastica (già permissiva) di annullamento rotale, rafforzare ancora di più l’elemento soggettivo del ‘foro interno’ davanti ai fatti compiuti che prepara il prossimo punto;

5)      Probabilmente (se l’ala di Kasper sarà tenace) verranno previsti dei ‘percorsi caso per caso’, di carattere ‘penitenziale’ e ‘privato’ tra divorziati ‘risposati’ e assistenti parrocchiali, per prepararli a poter tornare a ricevere la comunione, senza la necessità di vedersi annullare il precedente matrimonio.

Comunque vada, sarà un disastro.

                                                                                               

3 Commenti a "Sinodite acuta"

  1. #noemi   22 marzo 2015 at 8:27 pm

    Penso che qualunque sbocco avra’ il Sinodo quello che, in fondo importa, non sono gli annullamenti o le aperture che conteranno ma come ci si accosterà alla Comunione: se in Grazia di Dio o no. Questo finirà ad essere il discrimine personale con cui ognuno dovra’ fare i conti direttamente con il Buon Dio e da cui non ci si potrà sottrarre.

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