Sulla Russia, con fervore

di Andrea Giacobazzi

La questione russa, da un paio di secoli, sembra destinata ad eterni e laceranti dibattiti. Terra di paradossi e contraddizioni: fu per lungo tempo sede sostanziale di quello Scisma d’Oriente (Costantinopoli lo fu formalmente) che tanto male fece alla Cristianità ma, allo stesso tempo, fu la Patria che sconfisse la “Rivoluzione francese” – divenuta compiutamente europea – esportata dalle baionette napoleoniche. E se in quell’occasione non mancarono appoggi ebraici ai “controrivoluzionari” zaristi per la difesa dai francesi, va ricordato che furono gli stessi ebrei russi – un secolo dopo – a dare il contributo decisivo agli eventi del 1917 e all’ascesa del comunismo ateo. Ancora: la Russia nominata a Fatima come terra che avrebbe sparso “i suoi errori nel mondo” e come nazione da Consacrare al Cuore Immacolato per evitare mali gravissimi. La Russia, ricompresa nell’URSS staliniana, che tanto avrebbe fatto per far completare il progetto sionista in Palestina e ancor di più per “purgare” l’amministrazione statale e mettere all’angolo gli ebrei sovietici e quelli dei Paesi satellite. La Russia di Eltsin o quella di Putin. La Russia che in Ucraina ha mille ragioni ma che agisce rispolverando la retorica antifascista e la Russia che contemporaneamente fomenta il nazionalismo.

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Errori comuni sulla Russia

Quando si parla di questa Terra – come di molte altre – i più comuni degli errori sono la generalizzazione e l’assolutizzazione. O tutto buono o tutto cattivo.

Lo stesso mondo cattolico “militante” ha talvolta subito questo tipo di prospettiva: o la contrapposizione cieca – senza se e senza ma – di stampo atlantico-conservatore, o l’identificazione eccessiva, non raramente sfociata in epidermiche conversioni all’ “ortodossia”, catalizzate ora dai tatticismi schmittiani (ovvero l’assimilazione col nemico del proprio nemico) ora da una romantica presa di distanza dalla crisi post-conciliovaticanosecondo.

Entrambi gli atteggiamenti sono ovviamente fuorvianti. Entrambi dimenticano la realtà e la storia, finendo per mancare di una prospettiva futura. Come con ogni approccio ideologico: “tanto peggio per i fatti”.

Lo Scisma e il Cuore

“Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam, et portae inferi non praevalebunt adversus eam. Et tibi dabo claves Regni coelorum. Quodcumque ligaveris super terram, erit ligatum et in coelis. Et quodcumque solveris super terram erit solutum et in coelis”. Questo disse Cristo al primo Papa, Pietro.

Molto si potrebbe scrivere sullo Scisma: molto più e molto meglio di ciò che si può fare in queste poche righe già è stato pubblicato da Santi, Dottori e Papi. Pensare di entrare nei meandri della teologia e del Magistero in un testo come questo, sarebbe già peccato di superbia. Difficile pensare che ci sia qualcosa d’aggiungere.

Ma passando dalle Sacre cose alla storia degli uomini risulta difficile non notare alcuni elementi utili per queste pagine.

Gli scismatici orientali hanno avuto e ancora oggi hanno una maggiore vocazione alla “chiesa nazionale” e all’autocefalia. Un fatto strettamente connesso allo Scisma stesso. Per natura l’ossequio verso il potere politico è più forte.

Valga per tutti l’esempio della disciplina delle “seconde nozze”: la dottrina degli scismatici tende a risentire della politica bizantina e diritto romano più di quanto non sia potuto accadere nel mondo cattolico, più genuinamente fedele alla prescrizione evangelica sull’indissolubilità del matrimonio.

Non solo la dottrina, ma gli atteggiamenti pratici derivanti da questa forma mentis, non hanno mancato di vulnerare il percorso storico delle Patrie dove lo Scisma ha prevalso.

«Meglio il turbante turco della tiara latina», questa la frase che risuonava tra i bizantini. E furono accontentati, con tutte le conseguenze. Gli scismatici si trovarono prima travolti dai musulmani nelle terre dell’antico Impero e – secoli dopo – repressi dai comunisti in Unione Sovietica, non senza – come accennato – qualche collaborazione dall’epoca di Stalin in poi.

Questi gravi “difetti” dello “Scisma” – per una sorta di eterogenesi dei fini – hanno anche “protetto” questa parte di Oriente da alcune nefaste conseguenze della modernità. Si pensi alla barriera rappresentata dal sovietismo rispetto alle degenerazioni liberali del ’68 europeo. Inoltre, la distorsione particolarista delle autocefalie, se da un lato ha causato la non accettazione di un salvifico – e compiuto – universalismo cattolico dall’altro, in chiave politica, ha parzialmente arginato, in ambito nazionale ed identitario, le spinte neouniversaliste del cosmopolitismo mondialista. Effetti collaterali parzialmente positivi seguiti a scelte sbagliate, il cui prezzo è stato imparagonabilmente più alto di queste marginali consolazioni. Pensare di comprendere la Russia senza la questione religiosa sarebbe assurdo: si pensi al caso del Patriarca Filarete di Kiev, che diversi anni fa si è “scisso dagli scismatici”, perdonate il gioco di parole, lanciandosi a ricevere Kerry, segretario di stato USA, nel bel mezzo della rivolta ucraina. Effetti collaterali degli effetti collaterali.

Pur nei loro errori – a differenza dei protestanti – gli scismatici mantengono le forme e la struttura della gerarchia ecclesiale e amministrano sacramenti in nome della successione apostolica, sebbene ferita dalla separazione. La società russa, pur essendo caratterizzata da minoranze, guarda a se stessa come all’erede di un Impero con “un popolo e una fede”. Un modello, malgrado tutto, culturalmente e politicamente più assimilabile al nostro rispetto al melting pot statunitense.

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Complessità e semplificazioni

Al netto delle autosuggestioni “occidentali” la Russia di oggi non è né la trionfante Patria posta a suprema difesa della Tradizione e degli uomini liberi, un nuovo El Dorado attorno agli Urali, né – ancor meno – l’erede scalcinata di quell’Impero del Male di cui parlava Reagan.

Lo si accennava nelle prime righe parlando del passato, ma lo si può riproporre per il presente: è il Paese dalle grandi risorse minerarie ed energetiche ma anche una terra in cui non mancano ampie sacche di povertà, è una Nazione in parte conservatrice in tema di “diritti civili” ma non priva di note situazioni di degrado, è lo Stato che salva la Siria di Assad ma che per realpolitik decide di girare le spalle alla Libia di Gheddafi, che combatte alcuni oligarchi ma che oggi non può fare a meno degli oligarchi in senso assoluto.

La Russia è complessa e semplificarla con la retorica di parte è farle un torto, se l’ambizione di chi legge questo testo è quella di comprendere nei dettagli la portata e la profondità di questo Paese, è fuori strada. In queste righe si possono proporre spunti e suggestioni.

Geopolitica e affini

La geopolitica non è una disciplina sufficiente a spiegare tutto: la forza dell’appartenenza alla Fede, così come di altre appartenenze minori, travalica certi scenari e supera determinate questioni strategiche. La geopolitica è tuttavia importante perché offre un quadro di rifermento per l’analisi della geografia umana così come dell’azione politica e, nel fare questo, ci dice che non possiamo lottare troppo contro la Russia: ce lo dice l’integrazione territoriale, ce lo dicono le forniture energetiche, ce lo dice lo spazio eurasiatico e molti altri elementi.

Ce lo suggerisce anche “Il Declino dell’Impero Americano” che in questo caso non è solo un fatto storico ma anche il titolo di un interessante libro pubblicato recentemente da Sergio Romano. Forse tutto questo non solo ci indica che non possiamo schierarci troppo contro Mosca ma che probabilmente ci conviene cooperare con essa.

L’Italia, come la Germania e molti altri Paesi a noi vicini, possono considerarsi totalmente liberi se ancora costellati di basi americane? Una maggiore integrazione con la Russia non sarebbe benefica per i nostri equilibri? Gli interessi statunitensi nel nostro Continente coincidono con i nostri? Risposte facili.

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Con la Russia?

Oltre a quanto scritto, la Russia – con la sua presenza nel Vicino Oriente – risulta avere una naturale vocazione alla protezione dei cristiani di quelle Terre, su scala globale rimane (almeno per questa fase) un “segno di contraddizione” in materia di conformismo antitradizionale, agisce – pur nei limiti delle convenienze – come attore orientato a favorire il multipolarismo, è un partner di sicura importanza economica e potenziale fonte di interessanti opportunità. Senza alcun ecumenismo in campo religioso ma restando nell’ambito del grande gioco politico la Russia è una realtà che non possiamo ignorare e che in molti frangenti abbiamo sentito vicina.

Non stancandosi mai di ripetere l’auspicio di Pio XII: “Niente desideriamo e auguriamo più vivamente, se non che quanti si fregiano del nome cristiano, col patrocinio e l’esempio di San Cirillo promuovano ogni giorno più il ritorno dei fratelli orientali dissidenti”.

 

 

 

 

 

Un commento a "Sulla Russia, con fervore"

  1. #Matteo   3 settembre 2014 at 6:52 pm

    Ottimo articolo ricco di spunti validi e chiari.

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