Sfruttare l’Olocausto per intervenire in Siria

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Traduzione con adattamenti, dall’originale di Maidhc Ó Cathail. A cura di Ilaria Pisa.

 

Una propaganda a sfondo “olocaustico”, lanciata recentemente contro il governo siriano.

“Ironia del destino vuole che l’olocausto nazista sia oggi diventato la principale arma ideologica per scatenare guerre di aggressione”, diceva Norman Finkelstein in “Defamation”, il documentario di Yoav Shamir (2009) che ha vinto diversi premi, sul tema di come la percezione dell’antisemitismo condizioni la politica americana ed israeliana. Ed oggi, se si cercano prove a supporto della tesi di Finkelstein, basta guardare alla mostra organizzata dal Museo statunitense dell’Olocausto (Washington DC), che offre al pubblico fotografie dalla Siria contemporanea di corpi senza vita (qui).

La mostra è intitolata “Genocide: The Threat Continues”  e comprende una dozzina di immagini, dichiaratamente tratte da un archivio di 55mila foto che sono riuscite a varcare il confine siriano grazi a “Caesar“, un misterioso “informatore” siriano, che afferma di aver abbandonato il proprio lavoro di fotografo militare dopo aver ricevuto l’ordine di immortalare più di 10mila cadaveri nei suoi scatti. E, sottolineando la minaccia di un genocidio incombente, afferma che un destino analogo attende 150mila prigionieri nelle carceri di Bashar Assad.

“Sono immagini forti, che immediatamente richiamano l’Olocausto al visitatore” ha riferito Cameron Hudson, direttore del Center for the Prevention of Genocide (il curriculum di Hudson comprende un ruolo come esperto di intelligence presso l’Africa Directorate della CIA).

La promozione di questa mostra è iniziata alcuni mesi fa: “Caesar” si è recato a Washington a luglio, e ha incontrato il governo statunitense e diverse personalità del Congresso. Vi è stata anche una sorta di “conferenza stampa” a porte chiuse il 28 luglio, organizzata da Michael Chertoff, ex segretario del Dipartimento di Sicurezza nazionale.

Durante una cerimonia svoltasi al Museo dell’Olocausto nel 2012, Elie Wiesel – nobel per la Pace, sopravvissuto alla Shoah – aveva implicitamente criticato l’azione poco puntuale di Obama in Siria: “Perché Assad è ancora al potere?”. Questo discorso ne rievocava un altro di Wiesel, tenuto in analoghe circostanze ma nel 1993, quando fece pressione su Clinton perché agisse militarmente in Bosnia.

In una illuminante intervista pubblicata l’11 agosto 2013 sul quotidiano turco Today’s Zaman, l’interprete di “Caesar“, Mouaz Moustafa, ha riecheggiato la critica di Wiesel alle ritrosie di Obama in Siria (la non-profit di Moustafa, dal canto suo, ha organizzato il viaggio di McCain del maggio 2013 per incontrare i ribelli siriani “moderati”). Probabilmente non è una coincidenza: Moustafa è uno dei volti più visibili dell’opposizione siriana a Washington, è direttore esecutivo della Syrian Emergency Task Force, ed ha collegamenti innegabili con i think tank della lobby ebraica, com’è emerso in seguito.

Uno dei siti della SETF, in effetti, suona come syriantaskforce.torahacademybr.org, e l’URLtorahacademybr.org” appartiene alla Torah Academy di Boca Raton (Florida), una yeshiva dichiaratamente sionista. Moustafa ha risposto a tali rivelazioni via Twitter: “Chiamatemi terrorista, qaedista, nazista, ma non sionista. […] La registrazione dell’URL è stata solo uno stupido errore del web designer”.

Le foto di “Caesar“, peraltro, sono state subito sponsorizzate da uno dei (cripto)alleati arabo di Tel Aviv, che combatte a sua volta il governo siriano: il Qatar. La review sulle immagini è stata infatti commissionata dal governo del Qatar, che ha affidato il compito a David Crane, prosecutor per i crimini di guerra in Sierra Leone e docente universitario, che ha poi parlato (Yahoo News) di “una macchina industriale del massacro, mai vista dai tempi dell’Olocausto”.

Come il direttore del Centro di prevenzione del Genocidio del Museo dell’Olocausto a Washington, anche Crane ha lavorato per l’intelligence statunitense. Ha poi fondato e diretto il Syrian Accountability Project (SAP) presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Syracuse (New York), che ha come mission lo sforzo congiunto di ONG, attivisti e studenti per documentari i crimini di guerra e crimini contro l’umanità perpetrati nell’ambito della crisi siriana. Il SAP, come riporta il suo sito, ha lavorato fianco a fianco con la Syrian National Coalition.

Quest’ultimo ente è stato fondato a Doha (Qatar) nel novembre 2012 e rappresenta la FSA (Free Syrian Army), che – com’è noto – ha collaborato con le brigate al-Nusra (legate ad Al-Qaeda) e gli islamisti di Ahrar al-Sham, coinvolte – com’è altrettanto noto – nei massacri di civili siriani, come quello avvenuto a marzo a Kassab, storica dimora della minoranza armena in Siria, lungo il confine turco.

Non basta: Crane è anche vicepresidente di I Am Syria, una campagna non-profit che cerca “di educare il mondo riguardo al conflitto siriano”. Il presidente, Ammar Abdulhamid, è stato membro di due think tank neocon/pro-Israele con base a Washington (Saban Center for Middle East PolicyFoundation for the Defense of Democracies); uno dei direttori educativi, Andrew Beitar, è anche coordinatore educativo regionale per il Museo dell’Olocausto.

 

Fonte

 

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