Decostruzione del Cattolicesimo

angeli_demoni_ambiguità_doppiezza

 

Volentieri pubblichiamo questo contributo provocatorio e paradossale contro i falsi maestri, che nella suggestione letteraria – quasi ispirata a Berlicche – trasmette in modo ora lieve ora più grave grandi spunti di riflessione. [RS]

di Roberto Ferraro

 

Eliminiamo questi concetti:
Peccato, originale-oggettivo,
(per l’intera specie e che si tramanda di generazione)
Peccato attuale-soggettivo,
(che compie danni qui ed ora, intorno a noi ed in noi, ma lascia in eredità a chi dopo di noi).

Elimina di considerare la evidente natura FERITA (limitata) dell’uomo.
E che nessun tempo od evoluzione ”storica” o tecnologica muta il ”fondo” del cuore dell’uomo.
L’odio, la fedeltà, la vicinanza o la repulsione, la falsità e la sincerità, l’amore nei suoi diversi gradi … cosa è cambiato nei millenni?

Elimina la percezione necessaria che noi dovremmo avere di essere peccatori, comunque, l’incapacità da me stesso, (ed anche per mezzo di un altro mio simile, che pure accogliesse ed amasse col massimo delle energie vitali) di mantenersi nello stato di grazia, cioè l’Esser Bene, soprattutto l’Essere ”per sempre”, diceva S. Massimo il Confessore.
Fammi dimenticare anzi (per non incutere il timore della malattia e della morte) l’incapacità evidente, la primaria ”dipendenza” biologica, prima che psico-spirituale.
Nessuno ha in sé stesso l’essere, in quanto è dipendente più che mai da Dio.
Noi ”esistiamo” grazie a Dio e grazie, in seconda istanza, ad un uomo ed una donna che si sono uniti, con atto d’amore.
Non dico una vita ”perfetta” d’amore, ma sicuramente un atto di unione che, per quanto imperfetto non ha chiuso le porte alla vita voluta da Dio.

Solo Lui, Dio, allora può dire: Io Sono.
Chi altri?

Fai intendere che noi siamo un composto anima-corpo, in cui l’anima è, tuttavia, poco più d’un concetto psicologico.

Non la ”forma” che qualifica la materia, ma un’estensione ….un ”po’ meno” materiale dei soliti composti visibili materiali.
Così lo ”spirito”, di conseguenza, diventa un etereo ”doppio” del corpo.
Poco più e poco meno di quello che pensano gli ”spiritisti” ed i loro derivati occultistico-esoterici….

Più che mai, quindi, ignorare la concezione tripartitica antropologica paolina e tripartitica dell’anima, sia dei filosofi antichi che della patristica fino a Tommaso d’Aquino.
E quindi neppure toccando un po’ seriamente cosa realmente sia la trascendenza divina e di conseguenza la vita, trasfigurata dallo Spirito, dei santi di Dio.
Quale il ” fine ” proprio dell’uomo,  star bene (o più che altro ”meno male”) in questa vita?
Neppur sollevando la questione centrale della ”Buona Novella”, cioè che malgrado l’annuncio gioioso e deciso del Regno, questo non potrà mai avere compiutezza in questa vita.
Il nostro transito terrestre è infatti pellegrinaggio, tempo di ”prova” e di ”combattimento”.

Il fine dell’uomo (”qui ed ora”, ed ogni giorno è il primo e l’ultimo) è, o meno, divenire santi?

Diventare ”figli nel Figlio”, e grazie a Lui, divenire ciò che Lui è per natura.
Essere deificati in Cristo!

Eliminata poi l’ azione perturbatrice del male, un’esistenza reale, potente, ramificata, ”intelligente” e persistente, fino a ”personalizzarsi”.
Anzi non trattare proprio il problema, zig-zagando, per non indurre timore, tuttavia, alla fine, considerando la questione una ”perturbazione-distorsione psicologica dell’individuo o della società”.

Allora se il peccato non ha più ragione d’essere, l’uomo non è più ”povero”, indigente, ”bisognoso”, permanentemente, davanti alla trascendenza di Dio.
E quindi che senso ha più inginocchiarsi, adorare, raccogliersi in preghiera o, viceversa, farsi gli affari propri?

Solo ”operazioni” di aiuto psicologico evidentemente.

Come direbbe un buon filantropo, perchè se ”fai del bene”, sei educato e gentile, sai ben ”comunicare”, stai bene un po’ di più anche te, e non solo chi ti circonda.
Insomma tra il gentleman ed il cristiano quali sono le differenze?

Contare le pecore, per rilassarsi e star meglio, o fare il Rosario immersi nel desiderio di Dio, in che si differenziano?

Che resta della visione cristiana della ”conversione”?
Intendo non quella psicologica, cioè del mentale, del discorsivo, ma quella nel cuore, poi tradotta nelle opere, conversione e perfezionamento della vita in Cristo.
Allora occorre o meno un Salvatore, l’opera purificatrice e perfezionatrice dello Spirito Santo, vista la nostra strutturale fragilità?
Occorre o meno l’aiuto di Dio, implorato e cercato, con tutto se stesso, il soccorso di un Redentore e non … di un ”compagno di merende”?

C’è necessità di Colui che paga il prezzo più alto possibile per curare la nostra ferita, di Chi manda il Paraclito per elevarci, rigenerarci davvero, ad una nuova vita?
Che senso allora ha la Sacramentalità, se il Sacrificio del Salvatore (unito al nostro, al Suo seguito) scompare o si fa evanescente nei racconti, tra il mito e lo storico?
Se è meglio o comunque uguale una cena tra amici, perchè continuamo a credere che l’Ostia ed il Vino consacrati sono ”un’altra cosa”?

Ma cosa sono allora?

Ogni sacramento pian piano sembra ridursi ad semplice ”cerimonia” di aggregazione comunitaria.
O mi sbaglio?

Che senso mantenere dei ”ministeri istituiti”, trasmessi ancora… dall’alto?
Ma c’è un Alto soprannaturale o è un problema di gerarchie umane?
Ogni ”assemblea di base” farebbe certamente meglio ad eleggere il suo predicatore, presidente del circolo e cerimoniere di tavola.

Il resto a che serve?
Che senso una Chiesa?
Un magistero docente e sanzionante, se necessario, che deve collegarsi COERENTEMENTE ad una Tradizione ”ispirata” ed un Verbo rivelato, anzi incarnato, che tuttavia hanno origini ”non umane”.

Perchè allora essere ancora cristiani e non buddisti, anzi …atei?

Io penso che se molti predicano con grande fervore e gettano semi di questo ”dubbio cristianesimo” (o cristianesimo del ”dubbio”) della perenne affannosa ricerca di una verità sfuggente o ”multicolore” (e naturalmente seminano nelle menti dei cristiani, guardandosi bene di farlo in terra d’Islam od alzandosi nel bel mezzo ad un ciclo di meditazioni di buddisti zen), se costoro fossero coerenti, dovrebbero cessare perfino di predicare.

Mi sfugge sempre di più la loro funzione.

Dicono che non vogliono insegnare nulla ma suscitare ”desideri”!
 O.K.!
Presa con le pinze, come sempre, qui si dice comunque una mezza verità.
Ma l’altra mezza?

Se si prende alla lettera quello che dicono, di dubbio in dubbio, suscitato per interrogarci e farci ”desideranti”, sorge a me anche questo ennesimo dubbio.

Se la vostra esposizione non è verità, non è insegnamento de-finito, giudizio, nel senso di discernimento dirimente, un indirizzo preciso, un qualche piffero di qualcosa, allora cos’è?
Allora se ci sono, o non ci sono, questi insegnamenti, cosa dovrebbe cambiare?

Infine, se  davvero dobbiamo essere misericordiosi ”con tutti”, senza giudizio sugli atti e pre-giudizio sulle persone, i miei dissidenti vengano qui, mi abbraccino affettuosamente, anche quando le nostre ”lingue” non comunicano più, ci contraddiciamo, duramente, a vicenda.

Anzi si facciano bene-dire, perchè io non li critico e li giudico, se non per ciò che dicono o fanno, come loro fanno con me.
Ma insisto su questo, io dico bene (di più lo penso davvero) della bellezza della loro anima, che intravedo perfettamente lucente, come Dio l’ha voluta in principio, per ciascuno di noi, ma vedo ”meno bene”, con un po’ di problemi, la loro equivoca ed ondivagante ”dialettica”.
Mi perdonino ma è più forte di me!

Sarò all’antica, rozzo come un pastore di capre del Tibet e duro di comprendonio come un contadino medioevale, rischiando di passare, a causa di qualche anno tra i banchi, come ”ideologista legalista”, ma preferisco l’evangelico … si, si e no, no.
Si facciano quindi ”bene dire”, da me come da un altro, anche uno qualsiasi, sia di un’altra religione, senza religione e virulentemente contro la religione…sia che costui abbia autorità (”chi l’ha data… a chi”….tale autorità: uomini ad uomini? o Dio agli uomini?).

Sia perché, in ”coscienza”, si devono fidare del mio amore, per Dio e (grazie a Dio) per loro.