Discriminati o più ricchi della media? Il portafoglio gay che fa gola all’Expo

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Siamo generalmente indotti a pensare dal battage massmediatico che le discriminazioni di cui soffrono le persone omosessuali e transessuali sul luogo di lavoro siano numerose e soverchianti e rendano ad un gay o ad un trans estremamente difficile lavorare e, di conseguenza, guadagnare. A simili conclusioni sembrano in effetti condurre le ricerche e le statistiche di cui parlano da tempo Arcigay, Repubblica, etc.

Al netto delle percentuali fluttuanti e inaffidabili, dei questionari tendenziosi o delle risposte strettamente soggettive o formulate in chiave dubitativa – tutti elementi di per sé idonei a inficiare una ricerca scientifica -, va detto invece che il panorama è alquanto diverso. E a farlo presente non è una fonte katto-fascio (!!1!) ma la ben più presentabile Ansa.

Sono un cluster ricchissimo ma molto esigente; il difficile è riuscire a conquistarli. Sono i due milioni di turisti gay che affolleranno l’Expo 2015. Di loro, delle loro esigenze e di come attirarli e “coccolarli” in occasione dell’Esposizione universale di Milano, si è parlato a “Expo turismo gay”, manifestazione patrocinata dal ministero del Turismo italiano, dall’Associazione italiana Turismo gay e Lesbian e dall’Iglta, International Gay and Lesbian Travel association, presso la fiera NoFrills, a Bergamo.

Sono 2,7 i miliardi di euro che ogni anno vengono spesi nel nostro Paese dai turisti Lgbt (lesbian, gay, bisessuali e transessuali), un mercato che ha una capacità di spesa che supera del 38% quella media. In occasione dell’Expo arriveranno 21 milioni di persone, di cui il 30% stranieri, e poiché il 10% della popolazione mondiale, come attesta l’Organizzazione mondiale di sanità, è gay, con ogni probabilità saranno circa 2 milioni i turisti Lgbt. “Non vorranno letti separati e risatine quando si presenteranno in hotel, ma si aspettano che venga loro fornito un elenco di posti dove saranno veramente i benvenuti”, spiega Alessio Virgili, amministratore delegato di Expo turismo Gay. “E se c’è una città che detta lo stile questa è Milano, città da sempre a vocazione internazionale, che ha molto da offrire a questo tipo di viaggiatori: moda, design, enogastronomia, cultura, eventi. Se c’è un appuntamento infallibile è dunque l’Expo 2015”, prosegue Virgili. “Milano e la Lombardia – fa notare però Josep Ejarque, direttore generale di Explora, la destination management organization che si occupa di aiutare le imprese ad accogliere al meglio i diversi tipi di clientela in occasione di Expo – oggi non sono una meta Lgbt. Speriamo colgano l’occasione per diventarlo e rimangano una destinazione di accoglienza per questo segmento di mercato anche dopo Expo. Anzi, questa è la nostra missione principale: posizionare Milano tra le destinazioni gay friendly d’Europa”.

“Essere omosessuali non è un vizio o una malattia, ma determina comunque un modo di essere che ci accomuna: i grandi chef sono spesso omosessuali, le brigate con migliori intese sono di gruppi di uomini gay: il cibo per noi non è una cosetta da niente”, afferma, intervenendo ad Expo Turismo Gay, Alessandro Cecchi Paone. Secondo la ricerca di Eurisko di Expo Turismo Gay il 42% dei consumatori LGBT guadagna tra i 1500 e i 3000 euro contro il 28% della popolazione italiana adulta, addirittura l’11% ha redditi oltre i 3000 euro.

Nelle scelte di viaggio per il mercato italiano – che rappresenta comunque il 70% dei visitatori di Expo – la leva principale è l’enogastronomia (28% per chi fa una vacanza lunga, 22% per una vacanza breve); dunque il legame tra cibo e cultura omosessuale può essere potentissimo. Il mondo gay dà un’importanza sostanziale al cibo – tema dell’Expo 2015 di Milano – mirando quasi esclusivamente alla qualità. Dunque tutti al lavoro per accogliere al meglio questa domanda esigente e remunerativa.

Tra le tante novità emerse a Expo Turismo Gay, hanno esposto i loro prodotti splendidi hotel “gay friendly”, come il Grand Hotel Royal e Golf Courmayeur, il Regent e il Ritz di Roma, il Grand Hotel Duca D’Este di Tivoli e l’offerta termale a Karka in Slovenia. La società “La Coppia Garbata”, invece, va oltre il wedding planning per offrire assistenza legale e psicologica, e organizza un matrimonio dall’inizio alla fine, partendo dal coming out, magari ancora inespresso ad un genitore, fino al centrotavola più adatto o ai cavilli burocratici da superare per ottenere i permessi internazionali.