[DOSSIER] Radio Spada & #synod14

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Paul-André Durocher, Arcivescovo canadese di Gatineau (Québec), ha dichiarato al National Catholic Reporter (NCR) che a differenza del passato, quando teologi e vescovi deducevano la teologia da nozioni generali e talora idealizzate di Dio e dell’umanità, i prelati che prendono parte al Sinodo stanno impiegando il ragionamento induttivo per esaminare la teologia calata nella realtà delle famiglie di oggi; “l’esperienza vissuta delle persone può essere una fonte di teologia, un luogo di riflessione teologica“. “Credo che stiamo imparando ad applicare il case study method di Harvard alla riflessione teologica sulla vita delle persone”. Un metodo, chiosa il giornale online, che si richiama più alla pastorale o alla teologia della liberazione che ad Aristotele e all’Aquinate. 

E già si guarda ad un secondo Sinodo sulla vita familiare, previsto per il 2015, per raccogliere i frutti del presente Sinodo. Riguardo alla frizione tra istanze di “misericordia” e di “giustizia”, Durocher ha specificato che va trovata la volontà di Dio, che è contemporaneamente giusta e misericordiosa, e che vi siano discussioni in merito è “normale”, anzi “salutare” per la Chiesa, e dette discussioni continueranno ben oltre la chiusura del Sinodo. La cosa inquietante, commentiamo noi, non è che si discuta su aspetti processuali-procedurali (come proposto in merito al processo canonico di nullità matrimoniale) o su strategie pastorali vincenti, ma che si senta la necessità di discutere la dottrina.

L’Arcivescovo di Dublino Diarmuid Martin, dal canto suo, ha affermato “Questo sinodo non può limitarsi a ripetere cose di vent’anni fa. Deve trovare un nuovo linguaggio per mostrare che vi possono essere sviluppi della dottrina, che c’è la volontà di ascoltare che cosa è emerso dal questionario” (qui l’intervista completa, alquanto “cerchiobottista”).

Passando ai laici, l’imbarazzante coppia “cattolica” cui avevamo dedicato la nostra (perplessa) attenzione qui, i coniugi australiani Pirola, oltre a posizioni gayfriendly hanno offerto alla platea di porporati anche una definizione alquanto ardita del matrimonio (“Gradually we came to see that the only feature that distinguishes our sacramental relationship from that of any other good Christ-centred relationship is sexual intimacy, and that marriage is a sexual sacrament with its fullest expression in sexual intercourse) e un parere, a onor del vero esplicitamente condiviso da parecchi vescovi, sui documenti ecclesiastici in materia di famiglia (“they seemed to be from another planet, with difficult language and not terribly relevant to our own experiences”). [fonte]

 

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D’altra parte la vulgata è che in questo sinodo i prelati si riuniscano per “parlare di sesso” (qui) e alcuni tra i vescovi stessi hanno affermato che espressioni come “vivere nel peccato”, “intrinsecamente disordinato” e “mentalità contraccettiva” non avvicinano le persone a Cristo e alla Chiesa. Attendiamo quindi la chiusura del sinodo per conoscere quali siano dunque queste parole (pietose bugie?) che avvicinano le persone (alla Chiesa o ai propri desideri?).

Lo stesso Pontefice ha indirettamente segnalato (in un’intervista al quotidiano argentino La Nacion, riferita da LifeSiteNews) la propria distanza dai vescovi c.d. “molto conservatori”, dicendo che comunque, se ben formati intellettualmente, ama discutere con loro.


 

Radio Spada segue il Sinodo con attenzione. Ecco tutti i nostri articoli sul tema:

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