[DOSSIER] Sinodo della famiglia: tutto quel che c’è da sapere

Radio Spada ha seguito il Sinodo con attenzione. Ecco tutti i nostri articoli sul tema, anche antecedenti alla sua apertura: 

Comunione & divorzio, riordiniamo le idee

Comunione con chi?

Il matrimonio, breve apologia

“Divorziati risposati”, gli studiosi rimbeccano Kasper

La Chiesa del Sinodo: sposa immacolata di Cristo o prostituta del mondo?

Sinodite acuta

Bergoglio: “Mondo cambiato, Chiesa non può chiudersi in presunte interpretazioni dogma”

Il Latino non è più la lingua ufficiale del Sinodo

Il generale dei Gesuiti: può esserci più amore in una coppia irregolare

Il matrimonio cattolico contro le fantasie sinodali

Teologi “cattolici” contro la famiglia tradizionale

Fisichella: la Chiesa preconciliare non possedeva la verità?

Equilibrismi dal Sinodo

Padre Lombardi: sull’esempio di San Pio X potremmo ammettere i divorziati “risposati” all’Eucaristia

La Chiesa “cambia idea”: dai valori non negoziabili alla gradualità

L’imbarazzante show sinodale della coppia gay-friendly

Inquietanti dichiarazioni del card. Schönborn

Ecco chi stenderà la Relatio Synodi

Tettamanzi: Comunione ai divorziati, a tre condizioni

Il nostro primo dossier

La pillola secondo Spadaro

Antonio Spadaro: nessuna condanna per i gay che “si donano”

Il Sinodo delle bucce di banana

L’interesse di padre Spadaro per un’icona gay italiana

Sinodo, il punto della situazione fatto dalla FSSPX

Il Sinodo “cadaverico”

Schönborn: non bisogna guardare alla camera da letto delle famiglie, ma al soggiorno

Fisichella: di unioni gay si deve parlare nel dibattito parlamentare

Card. Marx: il magistero può cambiare

Card. Marx: per i gay fedeli c’è la “sanatoria”

Bergoglio: i tradizionalisti trasformano il pane in pietra

Le “pantere porpora” da Benedetto XVI: respinte

La relazione al Sinodo: qualche riflessione

 


A “bocce ferme” proviamo a gettare uno sguardo sul Sinodo straordinario da poco conclusosi. Il polso della situazione sembra essere ancora una volta fornito dai mezzi di comunicazione che più hanno seguito l’assemblea dei Vescovi.

Monsignor Vincenzo Paglia, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, legge in controluce il dibattito che sta scuotendo gli ambienti ecclesiali. […] In attesa del Sinodo conclusivo che papa Francesco ha già convocato per ottobre 2015, saranno ora commissioni diocesane, facoltà teologiche e fedeli a tirare fuori istanze, problematiche e proposte. Non è stata prospettata la possibilità di sottoporre i punti più spinosi del dibattito sinodale alla valutazione di un nuovo questionario popolare, ma certo c’è quella di continuare il dibattito a livello largo. “L’approfondimento deve continuare – conferma Paglia – e seppure la Chiesa non guarda ai sondaggi è evidente che più si allarga il consenso e meglio è. La relatio finale richiede che si vada oltre la pura situazione attuale e si trovi una soluzione teorica che non sia sganciata dai problemi delle persone. […] Non parlerei di ammissione di colpe. Direi piuttosto che ci sono aspetti da approfondire ancora. Sia sul versante antropologico, basti pensare all’intera questione femminile”. […] E per le coppie che si separano, il problema che più ha diviso l’assemblea sinodale, come bisogna comportarsi rispetto al sacramento della comunione? “L’apertura totale non sarebbe giusta per nessuno. Però lo stesso Benedetto XVI si poneva il problema. Bisogna trovare una soluzione che non si discosti dal Vangelo ma ci aiuti a capire come si possono aiutare queste persone a vivere l’obbligo della Eucarestia. Lo Spirito Santo continua a operare e a guidare la Chiesa anche in questa strada. Quanto tempo ci abbiamo messo, per fare un esempio, a capire che la schiavitù e la pena di morte andavano sconfitte o che le donne dovevano avere pari dignità?“. [Fonte]

Scontro sul web tra Spadaro e i “tradizionalisti” Di certo le due settimane di lavori in Vaticano hanno lasciato strascichi. Sul web, ad esempio, il gesuita Antonio Spadaro è finito al centro di una polemica sulla relazione intermedia letta dal cardinale Erdo e giudicata da alcuni causa di “disorientamento” anche tra i padri sinodali. Il direttore della Civiltà Cattolica ha risposto contestando con una serie di tweet le interpretazioni definite “ideologiche” da parte di siti “tradizionalisti” e rilanciando il video della reazione dell’aula al testo: “Le talpe a volte sono anche sorde”, ha scritto Spadaro riferendosi agli applausi seguiti alla lettura del documento. [Fonte]

Sinodo “dei media” contro Sinodo “dei Vescovi”? Non proprio, se è vero che “ad assolvere i cronisti è stato lo stesso Papa Francesco che, al termine del Sinodo, ha voluto salutare a uno a uno tutti i giornalisti in attesa fuori dall’aula del dibattito e ringraziarli per il loro lavoro” [fonte]. Nemmeno la scelta di abbandonare il latino sembra aver aiutato, dal momento che 

Le due versioni del testo di Erdö in inglese sono state oggetto di numerose critiche perché a essere rimaneggiati in modo più soft sono stati propri i passaggi che affrontano il tema degli omosessuali. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha sempre ribadito che la versione ufficiale letta e votata in aula, e che quindi fa fede, è soltanto quella in italiano, ma la traduzione di lavoro in inglese ha creato non pochi disguidi ai cronisti che hanno dovuto relazionare sul lavoro dei padri sinodali su temi così delicati. Il passaggio più contestato è stato proprio quello sui gay. Al paragrafo della relazione di Erdö dedicato all’accoglienza per le persone omosessuali si legge che essi “hanno doti e qualità da offrire alla comunità cristiana”. Nel documento il porporato si domandava se la Chiesa è “in grado di accogliere queste persone, garantendo loro uno spazio di fraternità nelle nostre comunità”. Per due volte nel testo ufficiale in italiano si usa la parola “accogliere” che nella prima traduzione in inglese era stata resa con “welcome” e che invece, nella seconda versione, è diventata “provide for” che può essere tradotto con “provvedere a” o, in senso lato, con “occuparsi”. Un termine sicuramente meno caldo di “welcome”, che non rendeva quella volontà di inclusione delle persone omosessuali presente nel testo in italiano. Nella versione inglese della relazione di Erdö l’atteggiamento verso i gay è sembrato subito un atto dovuto di fronte a una realtà ineludibile anche per la Chiesa, che non una chiara volontà inclusiva. Una sensazione che è stata poi conferma dal messaggio finale del Sinodo dove la parola omosessuali è inesistente. Inoltre nella seconda versione in inglese non c’è più il riferimento allo “spazio fraterno” per gli omosessuali che è stato sostituito con “valuable support”, ovvero “apprezzabile sostegno” anziché “precious support”, “supporto prezioso”, all’interno delle unioni gay. Il paragrafo 50 contiene anche un’altra traduzione discutibile. Il testo italiano afferma che spesso le persone omosessuali “desiderano incontrare una Chiesa che sia casa accogliente per loro. Le nostre comunità sono in grado di esserlo accettando e valutando il loro orientamento sessuale, senza compromettere la dottrina cattolica su famiglia e matrimonio?”. Quest’ultima frase nella traduzione inglese diventa “are our communities capable of providing that, accepting and valuing their sexual orientation, without compromising Catholic doctrine on the family and matrimony?”. La parole chiave “valutando” è stata tradotta con l’inglese “valuing”, ma in questo contesto sarebbe stato più opportuno tradurla con “weighing” o “considering”. “Valuing” fa pensare a una “valorizzazione” dell’orientamento omosessuale. Padre Lombardi non ha nascosto che, anche a seguito di numerose richieste dei vescovi di lingua inglese, è molto probabile che il Vaticano provveda a una terza traduzione del testo, anche se ormai le parti più hard di quel documento intermedio sono state cassate nella votazione della Relatio Synodi finale. [Fonte]

D’altra parte, difficile pensare sia solo colpa “della stampa” quando uno come Andrea Tornielli – non esattamente il primo venuto – fa campeggiare nel titolone su VaticanInsider “…quelle aperture impensabili qualche anno fa” e chiosa, nel sottotitolo, “mai un testo sinodale aveva contenuto parole così positive sui matrimoni civili e le coppie di fatto”. Normalisti & pompieri: non pervenuti (o meglio: i commenti “tuttovaben” ci sono, come questo, ma non suonano convincenti). 

Così come non sono pervenuti dei sani e “normali” dibattiti sulla pastorale più autentica, quella che preserva la fede e non la mina, quella che guarda alle famiglie che cercano l’unità e non ai singoli che perseguono (in buona o in mala fede non importa) la divisione, l’individualismo, il proprio benessere. 

Perché non si riesce a far passare cosa si è detto davvero sui tanti problemi che affliggono le famiglie. Quelle normali. Perché sì, a dispetto di molti le famiglie normali cattoliche ci sono e sono la maggior parte. Sono attive, hanno a che fare con povertà, disabilità, educazione dei figli, anziani cui badare, infedeltà, evangelizzazione e tanto altro. Ma questo è emerso poco. Come sono emersi poco i problemi di grande parte del mondo, come l’Africa. Ecco i veri protagonisti, la “rivelazione” del sinodo forse sono stati gli africani. Che, nonostante siano stati giudicati inadatti da qualcuno, hanno dimostrato di essere cresciuti nella fede. E di non voler essere colonizzati dalle lobbies occidentali che hanno già minato Europa, America e in parte anche l’Asia. Alla fine il dibattito si è ingolfato e il documento finale non è altro che un alibi per continuare a tentare un colpo di mano per far passare le idee pastoraliste di alcuni. Perchè, ad esempio, non abbiamo sentito parlare di confessione personale quando parliamo di accesso ai sacramenti? Pochi accenni che non hanno avuto risonanza quanto un errato sensus fidelium totalmente travisato. [Fonte]

Il problema è che quando travisi (o vieni travisato, o ti lasci travisare…) una, due, tre volte, alla fine il travisamento diviene il tuo “abito” normale, perché tutti te l’han cucito addosso, mentre tu non hai fatto nulla per strappartelo. Ecco quindi che si trovano in rete immagini eloquenti come questa:

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Con l’immancabile commento a vanvera di chi non ha capito nulla, perché la Chiesa sarà anche un ospedale da campo, ma le cartelle cliniche ultimamente sono illeggibili: leggiamo infatti cosa scrivono in un sito anglofono.

Rather than ministering only to the officially worthy, minister to everyone—gay, divorced, disenchanted—and then worry about making them worthy. […] Dolan said “Don’t even lead with the mouth. Lead with the heart and you’re going to win a lot of people.” That, of course, is not exactly how the Church worked before Francis came to town. During the last two pontificates, the rules came first, and often they tightened in response to cultural advances in the secular world. To many Catholics struggling with the pressures of real life in that real world, those rules meant Catholicism was an ever-more exclusive club where traditionalist prelates and Catholic fundamentalists could blackball anyone who couldn’t live by the rules. It was a Church in which homosexuals were “intrinsically disordered” and divorced and remarried Catholics were “adulterers.” Unlike Francis, who lamented […] that “the church sometimes has locked itself up in small things, in small-minded rules,” traditionalists believe that there is no room in the pews for anyone who can’t see things the way they do. Failed Catholic marriage followed by a second chance at love? Sorry, you’re out. Gay? You, too, especially. When the synod’s interim report initially came out with language that seemed welcoming to sinners and saints alike, open-minded Catholics cheered and traditionalists ran for their Bibles [no grazie, non siamo protestanti, ndr]. [Fonte]

Per tacere dell’articolista che con malcelata soddisfazione – e con una sfumatura che ai nostri occhi è tragica – titola “Pope Francis’ talk on gays moves Catholic Church into modern era — and out of 17th century” [fonte]. La modernità è l’obiettivo? Dove finisce il fraintendimento e dove inizia la cortina fumogena di chi “accetta il rischio” della misinterpretation?

Aridatece quei “fraintendimenti” in cui tutti i mass media vedevano i Cattolici come brutti e cattivi. L’odio del mondo era di gran lunga meno inquietante e più evangelico, e soprattutto non faceva venire il mal di mare alla ciurma, come denuncia in una lettera aperta questo prete (qui il testo integrale):

I want to be that kind of priest. […] I wish to have the open heart Pope Francis has. I want to show the attractiveness of Christ, the radiant truth of the gospel and the joy of the abundant life that Jesus brings to the world. I long to celebrate the sacraments with love, care, hope, joy and compassion. […] I have heard the words of my Holy Father and taken them to heart. I sincerely want to be that kind of priest. However, I can only do this if the timeless truths of the Catholic faith are firmly defined and defended. The dogmas, doctrines and disciplines of the Catholic faith are the tools of my trade. They provide the rules for engagement, the playbook for the game, the map for the journey and the content for the mercy and compassion I wish to display. The historic teachings of the Catholic faith, founded on the teachings of Christ the Lord, revealed by divine inspiration and developed through the magisterium of the Catholic Church provide the method for my mercy, the content for my compassion and the only saving truths I have to share. This is teamwork Holy Father. I can only do the job you want me to do if you do the job you have been called to do. With the greatest respect and love, please don’t feel that it is your job to tinker with the timeless truths. If my job is to be the compassionate pastor for those in the pew and beyond, then your job is to be the primary definer and defender of the faith. I can’t do my job if you don’t do yours.

6 Commenti a "[DOSSIER] Sinodo della famiglia: tutto quel che c’è da sapere"

  1. #paolo gasperini   23 ottobre 2014 at 4:14 pm

    Secondo me, quando mettete delle parole o testi, in lingue straniere, dovreste mettere anche la traduzione in italiano
    . Cordiali saluti. paolo gasperini

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    • #jeannedarc   23 ottobre 2014 at 9:08 pm

      ha ragione, purtroppo questa volta non avevo tempo di tradurre.

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  2. #bbruno   25 ottobre 2014 at 2:31 pm

    “Quanto tempo ci abbiamo messo a capire che la schiavitù e la pena di morte andavano sconfitte o che le donne dovevano avere pari dignità?”….

    — E quindi arriveremo anche a capire – meglio tardi che mai – che i divorziati risposati debbono essere liberati dalla costrizione di non potersi comunicare – che guaio!!! – e che debbono avere riconosciuta la pari dignità del loro secondo (terzo, quarto… ) matrimonio con il primo..MAGNIFIQUE!

    –E altrettanto ‘magnigique’ sentir dire da un un cardinale che gli omosessuali. volgarmente detti gay – hanno ottime qualità da offrire alla comunità cristiana”! Quali? quelle di superare l’ ordinamento di Dio, peril quale l’uomo fu da Lui creato “maschio e femmina”??? Quella di poter cantare: “questo o quella per me pari sono”???

    —-E poi questa chiesa vuol farsi prendere sul serio: solo di ridicolo sa coprirsi, come è giusto che sia. Quem deus vult perdere dementat prius.

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  3. #Carmela Cossa   31 ottobre 2014 at 1:36 pm

    Aggiungo questo testo, che contiene una proposta interessante per un sinodo che sarebbe davvero necessario: https://www.facebook.com/notes/carmela-cossa/un-sinodo-di-troppo-e-un-sinodo-che-manca/10152355509607041

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