[GUERARDIANA] Monsignore, non vogliamo questa pace!

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Nota  introduttiva di RS: continuiamo, con questo post, la pubblicazione di brevi testi originali (inediti per il pubblico di lingua italiana e tradotti quindi ad hoc per Radio Spada) che provengono da ambienti cattolici romani resistenti alla “rivoluzione conciliare”). Questi scritti vogliono fornire nuovi materiali per conoscere i principali dibattiti che da molto tempo hanno attraversato e attraversano il mondo “cattolico tradizionalista” e approfondire, senza attingere a fonti di seconda mano, le rispettive posizioni. In questo caso il tema dibattuto è quello, complesso e articolato, delle trattative con la “Roma conciliare”. Dopo il Vaticano II, padre Michel Louis Guérard des Lauriers, OP (1898 – 1988) era molto preoccupato degli eventi che stavano accadendo nella Chiesa. Nel 1969 era stato il principale ghostwriter nel redigere il famoso Breve esame critico del Novus Ordo Missae, che criticava la” nuova messa”. Appena dopo la pubblicazione da parte dell’Arcivescovo Marcel Lefebvre, nel dicembre 1978, della lettera a Giovanni Paolo II, nella quale veniva offerto un accordo tra la FSSPX e Roma, Guerard des Lauriers si oppose vigorosamente a questa proposta. Nella sua risposta pubblica, descrisse Mons. Lefebvre come un personaggio camaleontico, che teneva una posizione tradizionale per accontentare le masse – un Ponzio Pilato. In quella lettera, presentò alcune delle precedenti azioni di Lefebvre che confermavano la sua affermazione. Ancora oggi queste polemiche risuonano fortissime nell’attualità della cronaca e nei dibattiti presenti nel mondo “tradizionalista”. Riportiamo la prima traduzione italiana di questa lettera, mutuata dall’originale francese, confrontata con la prima traduzione americana.  L’originale francese è ritrovabile anche qui: http://www.sodalitium.eu/index.php?pid=77

Arcivescovo,

Voi eravate stato chiaro nella vostra lettera in merito ai contenuti del protocollo di accordo tra Econe e Roma: Econe, che fino ad ora abbiamo supportato; Roma, alla quale resistiamo, come alla quale voi pure resistete.

La lealtà richiesta dal servizio della Verità ci obbliga a dichiarare: non vogliamo questa pace. Sembra saggia. È, infatti, non più saggia di quanto Pilato mostrava di essere. Gesù fu mandato da Pilato perché era stato accusato di aver detto “Sono il Re dei Giudei” (Gv 19,21), mentre i giudei affermavano di “non avere altro re che Cesare” (Gv 19,15).

In realtà, Gesù non fu portato davanti a Pilato per una regalità “la cui origine non è di questo mondo” (Gv 18,36). E Gesù non intendeva morire per conservare qualcosa. Non aveva intenzione di morire per qualcosa tranne che per “dare testimonianza della Verità” (Gv 14,6); di là dalle apparenze, fu Pilato che dipendeva da Gesù, piuttosto che Gesù da Pilato. Sua Eccellenza, voi sottomettete la Messa al Papa perché essa disturba la celebrazione della “nuova messa” (così come l’ha chiamata Paolo VI), così come Gesù disturbava l’ordine farisaico “insegnando per tutta la Giudea” (Lc 23,5).

IN REALTÀ, LA MESSA NON DOVREBBE ESSERE SOTTOMESSA AL PAPA, perché il Papa dovrebbe rispettarla. Noi vogliamo, con la grazia di Dio, testimoniare la Verità: non vogliamo una pace che “diminuisce la Verità” (Salmi 11,2).

Pilato ricorre a degli espedienti per salvare Gesù. Fallisce. Fallisce tre volte, in modo da accentuare in un modo provvidenziale che non è possibile dare testimonianza alla Verità fintanto che non si è in assoluto accordo con la Verità. Pilato pensa che egli può salvare Cristo facendo ricorso ad Erode. Si rende ridicolo due volte: credendo che Gesù si salvi da quelli che vogliono la Sua morte e “diventando l’amico di Erode” (Lc 23,12). È una falsa unità, perché è un’unità contro Quello che è la Verità.

Vostra Eccellenza, voi avete fatto ricorso al Papa per conservare la Messa. E ammettete che può esserci nella Chiesa – inevitabilmente nella stessa Chiesa – la Messa che è LA MESSA e la “nuova messa”. E voi credete che “l’unità verrà ripristinata immediatamente a livello dei Vescovi locali”.

Quindi, l’unità della Chiesa non sarebbe più l’irradiamento dell’unico Sacrificio “che Cristo ha comandato per la Sua amata Sposa”! L’unità non sarebbe più quella della “Gerusalemme celeste che è libera ed è nostra madre” (Gal 4,26). L’unità si troverebbe degradata in una giustapposizione fatta sotto il pugno di ferro di un’autorità incondizionata. Questa è la parodia dell’unità! È un sacrilegio contro l’unità! Arcivescovo, noi non vogliamo questa pace o questa unità, che sarebbe contro la Verità, contro la santità della Chiesa, contro la Libertà che viene solo dallo Spirito di Verità. Per “salvare” Gesù, Pilato Lo mette al pari con Barabba (Mc 15,9). Come poté Pilato, beffeggiando la Giustizia che egli dovrebbe rappresentare, immaginare che una folla incostante possa imporre la giustizia sui propri capi farisei? Pilato poté solo lavarsi le mani (Mt 27,24).

Vostra Eccellenza, per salvare la Messa che è la Messa, la mettete al pari della “nuova messa”, nel nome della Religione che voi professate. Come potete immaginare che, istruite dal vostro esempio, quelle persone instabili e deboli che voi seguite al posto della Verità possano ripristinare il senso della vera Religione in una Chiesa occupata da “alti prelati” del dio di questo mondo? Non ci si può sedere allo stesso tavolo con Satana. È la strada per l’Inferno a essere lastricata di queste buone intenzioni, che giustifica i mezzi con i fini, perpetrando un male evidente sotto l’illusione di fare del bene.

Vostra Eccellenza, non vogliamo questa pace che sacrifica le richieste della Religione dello “Spirito e Verità” (Gv 4,23) per l’effimera soddisfazione di una tranquillità egoista. Pilato “non trovò niente in Gesù che meritava la morte” (Lc 23,15). Era, comunque, “castigando Gesù” (Lc 23,16), che Pilato pensò di comprare dai Giudei il rilascio del loro Prigioniero. L’ordine pubblico può avere questo prezzo, vero? Qualche sferzata di frusta, anche se è ingiusta. Ma Pilato fallisce. L’unico risultato è che la Carne della Parola Incarnata è flagellata, il Suo Sangue scorre, Lui Stesso è umiliato.

Vostra Eccellenza, se ci fosse nella Chiesa – Dio non lo permetta – come voi desiderate, sia la Messa che è LA MESSA, sia la “nuova messa”, le furbe inchieste fatte circa la preferenza del “popolo di Dio”, debitamente manipolate, trasformerebbero la Messa della minoranza in una presa in giro. L’unico risultato sarebbe che la vasta pratica sacrilega delle Consacrazioni della “nuova messa”, ma di fatto private dell’obiettivo (perché queste Consacrazioni di fatto non hanno avuto luogo), avrebbero ora tutto il loro carattere blasfemo a colpire la vera Presenza Reale. Avete considerato questo? Potrebbe mai il prezzo di questa falsa sicurezza, fondato sull’illusione di una sottomissione incondizionata a coloro i quali fecero tutto il possibile per distruggere la Chiesa, essere inflitto al Cristo Crocifisso che soffre la più insolente delle flagellazioni?

Vostra Eccellenza, non vogliamo questa pace che sarebbe aggravata da così tanti peccati. Ricade su di noi, su noi e non sul Cristo Croficisso, il “completare” con questo accordo ciò che, senza di noi, manca a questa flagellazione. Arcivescovo, il vostro protocollo di pace infligge il colpo finale a una fiducia che non possiamo più riporre in voi, a riguardo sia della questione della Messa, sia di quella della “autorità”.

Avete celebrato la “nuova messa” dall’inizio dell’Aprile 1969 al 24 dicembre 1970.

Il 5 Maggio 1969, alcuni amici che vi stimavano, incluso colui il quale firma queste righe, vennero ad assistere alla Messa che voleste celebrare all’altare dove riposano le ossa di san Pio V nella Basilica Romana di Santa Maria Maggiore. Stupore, scandalo, dispiacere! Sulla tomba di san Pio V, c’era la “nuova messa” che voi avete celebrato! Al momento di partire, pressato in piazza da domande rispettose e tristi, avete dichiarato: “Se qualcuno vedesse l’Arcivescovo Lefebvre celebrare la Messa tradizionale, si rischierebbe di sollevare uno scandalo!”.

A quegli stessi amici, che, incoraggiati da voi, si accingevano a scrivere il testo che poi divenne la Lettera dei Cardinali Ottaviani e Bacci, deste confortanti rassicurazioni: “Avremo 600 Vescovi a firmare questa lettera”. Sarebbe stato abbastanza per smuovere il Papa! Invece, non ci fu nemmeno un singolo Vescovo, neanche voi stesso.

Come dato di fatto, eravate più preoccupato a “non dare scandalo” piuttosto che a difendere la Verità. Temiamo che la vostra lettera n. 16 ad amici e benefattori riveli che voi non siete cambiato.

Avete continuato a celebrare la “nuova messa” sia a Friburgo, sia a Econe. Nonostante ciò, cominciavano a balenare le prime speranze: Bernard Tissier de Mallerais, Paul Aulagnier, Bernard Waltz, e altri tre. Il 24 Dicembre 1969, al termine del pasto di mezzogiorno, il sacerdote domenicano che firma queste righe, all’epoca residente a Econe, con rispettosa ironia vi disse:

“Monsignore, è un peccato che, nel difendere la Tradizione, voi celebriate la ‘nuova messa’, che non è la Messa della Tradizione”. Questa semplice osservazione ha letteralmente dato fuoco alla polvere da sparo. I “sei”, tutta la vostra speranza di vita, esplosero. Ognuno a suo modo e tutti insieme vi posero la medesima domanda: com’è possibile basare la fedeltà alla Tradizione su una “messa” che è stata “innovata” contro la Tradizione? Quell’incidente fu molto impetuoso ma, ad ogni modo, risolto rapidamente. Eppure, sia che si tratti di qualche coincidenza dovuta all’azione dello Spirito Santo insieme a un moto interiore da parte vostra, c’è il fatto che il 24 Dicembre 1970, alla Messa di mezzanotte, siete tornato a celebrare la Messa secondo il rito promulgato da san Pio V, con grande gioia di tutti i presenti.

Probabilmente avete seguito lo Spirito Santo. Ma, ahimè, tutto è successo come se stavate seguendo le masse al vostro seguito. Da allora in poi, avete seguito la stessa tattica. Se non aveste supportato la Messa tradizionale, il seminario di Econe sarebbe stato deprivato del suo fine, e coloro che vi sostenevano avrebbero sentito l’obbligo di abbandonarvi.

Ciononostante, non avete mai condotto un serio studio dottrinale della “nuova messa”. Avete affermato che è valida, senza giustificarlo. E avete stabilito “norme” su come comportarsi a riguardo dalle quali molti dei fedeli, ed anche seminaristi di Econe, posso dedurre qualunque cosa vogliano. E ora – tutto ciò è infelicemente troppo coerente – ammettete che la Messa e la messa possono coesistere nella Chiesa. Questo è “ecumenismo” dentro la Chiesa, il parossismo di un falso ecumenismo che rimpiazza con una unione ingannevole la vera unità, che è la sottomissione incondizionata alla Libertà ispirata dalla Verità.

Nello stesso modo, Vostra Eccellenza, avete ammesso che ci potrebbe essere una “interpretazione tradizionale del Vaticano II”, anche dopo aver scritto – grazie a Dio e grazie a voi – l’opera Io accuso il Concilio.

Perché rifiutate di esprimervi chiaramente, sulla “autorità” dei principi che inevitabilmente manifestano le vostre accuse giudiziose? Invece, come un supposto contrattacco, voi imitate i ciechi falsi profeti che “guidano l’un l’altro nel fosso” (Mt 15,14), annunciando una falsa pace seguita da una falsa prosperità! O dobbiamo parlare o dobbiamo rimanere in silenzio. Ma non possiamo proclamare l’errore e tacere la verità. È con profondo dispiacere, credetemi, Vostra Eccellenza, che siamo obbligati in coscienza a ricordarvelo.

Non possiamo più fidarci di voi. Non siamo “contro di voi”, siamo ancora “per voi”, ma non possiamo più “essere con voi”. Contate di salvare tutto attraverso la Fraternità San Pio X; l’intera Chiesa, certamente, vi sarà grata per quello che avete fatto. Ma, Vostra Eccellenza, voi promettete troppo per poter essere vero. Ricordate la promessa dei 600 Vescovi mai materializzata? Ricordate di quando in quel “5 Maggio 1975 avreste agito fermamente contro Roma, a qualsiasi costo”, era perché vi siete opposto a coloro di cui oggi pensate potete fidarvi, coloro di cui siete diventato vittima sin da quando avete iniziato a seguirli.

Vostra Eccellenza, non possiamo più “essere con voi”. Noi siamo solo “incondizionatamente” con la Verità!

Giovedì Santo, 12 Aprile 1979

M.L. Guérard des Lauriers, O.P. 

14 Commenti a "[GUERARDIANA] Monsignore, non vogliamo questa pace!"

  1. #Juanne Nigola Lentinu Pirisinu   2 novembre 2014 at 10:09 am

    Scritto interessante che se mostra come p. des Lauries abbia visto subito con estrema chiarezza la necessità di stringersi attorno alla messa antica (LA MESSA come non senza ragione la definisce) non per questo è automaticamente da seguire pure nelle sue tesi sulla vacanza della sede apostolica. Ma questo scritto mostra bene il percorso difficile, credo doloroso che ha dovuto fare monsignor Lefebvre, il quale celebrò la messa nuova e solo dopo una lunga riflessione l’ha rifiutata. Padre des Lauries lo definisce “camaleontismo” io preferisco definirlo diversamente: è la serietà di chi non è contestatore per partito preso, è la serietà di chi accetta la nuova messa perchè accetta l’autorità che l’ha promulgata. Ma poi, con la riflessione, sicuramente aiutata pure dai rilevi critici di un des Lauries e di altri ancora, arriva a capire tante cose: in primis che il messale antico non è stato abrogato. E se non è abrogato significa solo che è di libero uso….Insomma, questo scritto di des Lauries mi mostra un Lefebvre che riflette e che ha il coraggio pure di cambiare idea dopo aver riflettuto. Un Lefebvre che ha il coraggio di riconoscere coi fatti d’aver sbagliato a celebrare il Novus Ordo e che esso è fondamentalmente pericoloso perchè fa insensibilmente scivolare verso l’eresia. Questo scritto mi fa apprezzare ancor di più il cammino doloroso seguito da Lefebvre. P. des Lauries aveva chiari certi concetti che invece monsignor Lefebvre ha faticato a schiarirsi.

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  2. #bbruno   2 novembre 2014 at 11:19 am

    ecco perché a Mons. Lefebvre si può applicare il detto dantesco: ” A Dio spiacente e a’ nimici sui”: perché quando si vuol piacere ai due fronti opposti, si finisce con lo spiacere ad ambedue! Spiacente a Dio perché ‘riconosce’ l’ ir-riconoscibile, e spiacente “a’ nimici sui”, perché ad essi resistente! E Fellay continua su questa strada senza via d’uscita… Ah, la vecchia malattia gallicana…quella del papa fallibile e corrigendo!

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  3. #johannes borgen   3 novembre 2014 at 3:36 pm

    Un grande grazie di cuore a guelfonero per la segnalazione e la traduzione ! La cosa sbalorditiva del p. Guérard è di come fosse capace a far trasparire la sua autentica vocazione cristiana, l’intensità delle fede creduta e professata per come solo la Chiesa sa trasmetterla, dalla cose che metteva per iscritto, fossero studi di teologia, meditazioni, omelie o lettere come in questo caso.

    Più sopra un commentatore scrive che lo scritto : ” mostra come p. des Lauries abbia visto subito con estrema chiarezza la necessità di stringersi attorno alla messa antica … non per questo è automaticamente da seguire pure nelle sue tesi sulla vacanza della sede apostolica”. A no? In via almeno pregiudiziale, se si riconosce che certuni vedano meglio di altri, bisognerebbe domandarsi il perché vi riescano o ascoltarli di preferenza anche sulle altre cose che hanno sostenute : dato che se vedono meglio le cose è perché in generale le vedono alla luce dello stesso principio. Quale principio ? Ebbene, nel caso, non altro che quello dell’intelligenza della fede – o, se si preferisce, non altro che “la lumière de la foi” !

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    • #guelfonero   3 novembre 2014 at 7:04 pm

      Apprezzo la correttezza di tutti gli intervenuti ma in special modo mi trovo consonante con Johannes Borgen che ringrazio. Piergiorgio Seveso

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  4. #Matteo Castagna   31 ottobre 2015 at 8:36 am

    Cari amici di Radio Spada, sapete bene che sono un sedevacantista simpliciter. Penso che lo sarei stato anche ai tempi di questa lettera e che l’avrei condivisa e sostenuta a prescindere. Penso infatti che la Fraternità non sarebbe ridotta a “ala destra del Concilio” se Mons. Lefebvre, cui vanno riconosciuti i meriti oggettivi di aver salvato la Messa ed il Sacerdozio, avesse accolto il vulnus di questa lettera di Mons. Guerard o almeno avesse ascoltato in parte i suggerimenti del suo amico Mons. de Castro Mayer. Non è andata così. Chi non vuole mistificare i fatti deve riconoscerlo. Non si può attribuire a Mons. Lefebvre una posizione che non ha mai avuto se non in un paio di sporadiche occasioni, peraltro contraddette da altre. Persino la posizione del “beneficio del dubbio” sul problema dell’Autorità Petrini, se ci si pensa, è un grave errore perché si parla della misura prossima della Fede, non dell’ultimo parroco di campagna (senza offesa, per i buoni parroci di campagna). Il Papa è o non è. Allora, pur riconoscendo i meriti di Mons. Lefebvre in anni tumultuosi e i meriti di Mons. Guerard e di tutti i chierici e laici rimasti cattolici nonostante gran parte della Gerarchia non lo fosse più, oggi dobbiamo sganciarci dalla “lefebvrosi terminale”, constatando la Sede Vacante e la drastica riduzione della Visibilità della Chiesa. Ricordiamoci però che questo non è uno status normale ma incredibilmente non ordinario, anche in termini di durata. Sforziamoci tutti di non accomodarci in questa situazione terribile chiudendoci ed autoisolandoci nelle parrocchiette a curare solo i propri minuscoli orticelli o affari temporali. C’è un mondo che ha bisogno della Tradizione. Per quanto possibile, diamogliela. Uniti nella Verità.

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    • #bbruno   4 novembre 2015 at 10:35 pm

      perché mons.Lefebvre non ha firmato il “Breve Esame Critico del N.O ” coi cardd.Ottaviani e Bacci??? Ha forse detto qualcosa, sempre in tempo reale, sulla Costituzione “Pontificalis Romani” di Paolo Vi del 1968, nella quale il ‘papa’ massone -che papa! – distrugge il sacerdozio sacrificale? Per un salvatore della messa e del sacerdozio cattolico, sarebbe stato del tutto opportuno…..

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  5. Pingback: R.P. M.L. Guérard des Lauriers : “Monsignore, non vogliamo questa pace” [ritradotta] | lumen publicum

  6. #johannes borgen   4 febbraio 2016 at 1:03 am

    A distanza di tempo, ora confrontata con il testo originale francese reperito (*), bisogna dire che la traduzione in oggetto è davvero mal fatta (ci sono veri e propri strafalcioni) sebbene il senso generale permanga magari nel’essenziale. Da quanto pare il testo della traduzione è lo stesso reso disponile nel sito http://www.cattolicesimo.com (**), in calce al quale si rimanda alla fonte di un testo in lingua inglese, quindi ancora una traduzione.
    Non sono un traduttore, ma a far meglio bisognava pur provarci. Ho provato a farne una più fedele/letterale dal francese. Sta qui : https://lumenpublicum.wordpress.com/2016/02/04/r-p-m-l-guerard-des-lauriers-monsignore-non-vogliamo-questa-pace-ritradotta/
    ____________________________
    (*) ancora disponibile nel sito francese di Sodalitium : http://www.sodalitium.eu/index.php?pid=78
    (**) http://www.cattolicesimo.com/2014/12/03/8/

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  7. #bbruno   4 febbraio 2016 at 11:46 am

    Ma questo Mons.Guérad, che ha visto da subito e così bene l’ incompatibilità tra la Messa di San Pio V e la messa di Paolo VI – l’ una esclude l’altra – è poi lo stesso che crea il concetto del papato ‘materiale’, nell’ attesa che si trasformi in ‘formale’: una vera acrobazia logica per non avere fino in fondo il coraggio di negare sic et simpliceter la realtà del papato in questi tempi di vaticanoII. Per l’orrore di vedere crollare l’impalcatura della Chiesa causa l’assenza di papa, si adattano, alla disperata, a vederne comunque la presenza in personaggi che il papato stesso l’hanno distrutto! !L’aveva capita bene Lutero quando diceva: “Distruggete la Messa cattolica e il papato crollerà insieme ad essa”! Ho parlato di “acrobazia logica”. Infatti, per quel che ricordo dai miei studi di filosofia scolastica, non mi pare che in essa venga mai detto che una cosa possa esistere senza la compresenza di materia e forma nel momento stesso di costituzione della stessa..Una costituzione in differita è un’idea bislacca….

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  8. #johannes borgen   4 febbraio 2016 at 1:20 pm

    Dire che P. Guérard non conoscesse la metafisica per trattarne a ragion veduta è davvero gratuito, destituito di qualsiasi serietà.

    Mi sembra di ricordare che le parti dove Aristotele argomenta della materia seconda, cioè della materia che già acquisite determinazioni formali può assumerne accidentalmente delle altre, siano contenute nei libri VII e VIII della Metafisica. Ma la risposta di mons. Sanborn rimane già più che soddisfacente :

    «VII. È impossibile che la materia esista senza la forma. Ora nella Tesi, la materia del papa esiste senza la forma del papa. Quindi la Tesi è erronea. RISPOSTA: Distinguo la maggiore. È impossibile che la materia esista senza la forma cioè che la materia prima esista in atto senza la forma sostanziale, Concedo; che un ente per sé non possa esistere senza determinati accidenti, Nego. La sostanza è materiale soltanto per analogia riguardo agli accidenti che le sono propri, che a loro volta sono formali soltanto per analogia riguardo alla sostanza, in quanto ne sono perfezioni. Dalla definizione di accidente risulta evidente che la sostanza può sussistere senza accidente. Come detto prima, un papa in quanto papa è mero ente per accidens; quindi è composto di materia e forma soltanto lato sensu e soltanto per analogia ad un ente per sé. La designazione alla carica del papato genera un diritto in colui che possiede la designazione, inoltre anche la stessa autorità è un diritto e questi sono soltanto accidenti. È assolutamente chiaro che un uomo può esistere senza questi accidenti e può possedere la designazione senza tuttavia possedere anche l’autorità. […] XI. La Tesi è assurda perché afferma che uno può nello stesso tempo essere e non essere papa. RISPOSTA : coloro che esprimono questa obiezione non capiscono la reale distinzione esistente tra atto e potenza né la distinzione tra non-ente simpliciter e ente in potenza. Consigliamo loro di consultare dei manuali di filosofia aristotelico-tomista».

    Don Ricossa ha poi, per l’ennesima volta, risposto alla questione nella risposta estemporanea n. 3 all’obiezione relativa durante il XIII convegno di Studi Albertariani (Milano 15 Novembre 2014). Se le interessa, ne ho fatta la sbobinatura : https://lumenpublicum.wordpress.com/2015/10/02/la-tesi-di-cassiciacum-ieri-e-oggi-la-chiesa-ai-tempi-di-jorge-mario-bergoglio/

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    • #bbruno   4 febbraio 2016 at 3:41 pm

      Rimane pur sempre che il marmo non è il Davide di Michelangelo, finché Michelangelo non vi ha scavato la forma del Davide! Voi dite che Bergoglio come pietra grezza può diventare papa qualora si ravvedesse,così dandosi la forma di papa???Ma come il marmo non si dà da sé la forma del Davide, così Bergoglio non se la può dare da sè la forma di papa: come non credente non è mai stato materia atta a prendere forma di papa, direi forma inadeguata: la sua elezione non è mai avvenuta. Che significa avvenuta materialiter???
      Senza poi considerare che anche le ELEZIONI di questi ‘papi’ conciliari -non si tratta solo del Bergoglio argentino…- sono risultate come mai avvenute, 0 per intervenuti fattori dall’ esterno che le hanno invalidate sul nascere, o per la illegittimità di almeno parte degli elettori, per manifesta eresia dalla loro parte (CJC )… Quindi “la loro designazione alla carica papale” essendo risultata nulla, “non genera nessun diritto in chi la riceve”.

      E poi qui non è solo questione di ‘papi’ veri così come sono, papi formali, o solo ‘materiali’ in attesa di formalizzazione: qui è tutta una chiesa bastarda che la vera chiesa vuole scimiottare ….O vogliamo dire che anche questa chiesa è vera materialiter in attesa didiventarla anche formaliter???..Non di questa chiesa e di questi suoi papi attendiamo solo il giudizio che li smascherino e li confondano: eche tolta dimezzo la sua oscenità torni a brillare la vera Chiesa di Cristo dopo l’umiliazione dell’ eclissamento subito(vedi La Salette e Fatima )

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  9. #bbruno   4 febbraio 2016 at 9:48 pm

    Una citazione e una domanda.

    1)Citazione da: “Ex Apostolatus Officio”, Paolo IV:

    -“..E inoltre

    se mai dovesse accadere in qualche tempo che un VESCOVO, anche se agisce in qualità di arcivescovo o di patriarca o primate od un cardinale di Romana Chiesa … oppure lo STESSO ROMANO PONTEFICE, che PRIMA della sua PROMOZIONE a CARDINALE od alla sua ELEVAZIONE a ROMANO PONTEFICE, avesse DEVIATO DALLA FEDE CATTOLICA o FOSSE CADUTO IN QUALCHE ERESIA …

    [ con questa Nostra Costituzione, che deve rimanere valida in perpetuo,Noi promulghiamo decretiamo e definiamo che:]

    tale promozione o elevazione, ANCHE SE AVVENUTA CON LA CONCORDANZA E L’UNANIME CONSENSO DI TUTTI I CARDINALI, sia nulla, non valida e senza alcun valore (NULLA, IRRITA ET INANIS EXISTAT)…”

    2)Domanda:

    -pure ammesso e non concesso che le elezioni di simili ‘papi’ siano avvenute nel rispetto della legalità canonica ( ‘conditio necessaria’ anche se non ‘sufficiens’), essendo ultrachiaro che l’elezione a papi di tali cardinali, per effetto della loro deviazione dalla fede cattolica o per la loro infezione ereticale, è risultata per se stessa NULLA INVALIDA et INANIS,

    come può da questo VUOTO nacere qualcosa di qualsiasi tipo, anche se in prospettiva e in via del tutto ipotetica???

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  10. #johannes borgen   5 febbraio 2016 at 12:56 am

    Quindi Bergoglio, secondo lei da quanto capito, potrebbe darsi da sé la forma di Papa? E questa dove l’ha presa? La prego, davvero non credo sia questo il caso d’improvvisare alcunché! Riguardo la Cum ex apostolatus di papa Paolo IV se ne parlò con riferimenti, e coi noti, ricorrenti e a volte poco decenti risultati “dialettici”, anche qui: http://nullapossiamocontrolaverita.blogspot.it/2015/05/una-precisazione-importante-e-doverosa.html

    Personalmente penso che la crisi che investe la Chiesa dia fin troppa occasione all’infiltrazione, tra le schiere dei cattolici, di evidenti reviviscenze “populistiche”; le quali hanno a che fare più con lo spirito della modernità – il socialismo (nero o rosso poco importa) e l’anarchismo non ne sono che celebri e in fondo rudimentali figure – che con il cattolicesimo. L’improvvisazione, o il diritto/istinto all’improvvisazione, ne sono tratti salienti… Ma ciò condurrebbe il discorso a considerazioni di natura fin troppo generale, forse più untili ad una anamnesi; e qui, nel concreto, le fonti reali restano inattingibili, e il pudore non ci soccorre. Adieu!

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    • #bbruno   5 febbraio 2016 at 9:09 am

      dico esattamente il contrario.Bergoglio, et similes, non se la possono dare e non la possono ricevere: come eretici sono INESISTENTI come papi. Esattamente come dice la ‘Cum Ex apostolatus’, che più chiara e perentoria di così non si può (Costituzione da ritebere valida in perpetuo). Chiarezza che manca delctutto nella fumosa teoria di Mons.Guérard,cinsostenibile dal puntodi vista logico: dal nulla non viene nulla….O dobbiamo credere a Monsignore e a Ricossa, piuttosto che Paolo IV? Vada a raccontarla alla gente per la strada questa teoria del materialiter e del formaliter…

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