Le aperture di don Spadaro (dir. Civiltà Cattolica) e il suo interesse per l’icona gay Tondelli

spadaro

Non è nuovo padre Antonio Spadaro SJ – direttore de La Civiltà Cattolica – ad affermazioni controverse e ad aperture entusiasmanti per il “mondo”… ma molto meno per il fedele cattolico alla ricerca di punti fermi e di una gerarchia ecclesiale limpida e chiara, che rimane invero (spiacevolmente) disorientato. Basti pensare all’arcinota intervista a Francesco, pubblicata sul quindicinale dei Gesuiti il 19 settembre 2013 (qui). O a certi exploit sinodali per i quali abbiamo manifestato preoccupata perplessità in questo e quest’altro articolo: contraccezione, morale familiare e sessuale, e il dovuto rispetto per Sacramento più importante e commovente che Nostro Signore ci ha lasciato, tutto questo nelle parole del gesuita sembra sapere di stantìo, di scomodo; ma c’è di più.

Che cosa ha da spartire il direttore di una prestigiosa e storica rivista del cattolicesimo italiano con uno scrittore reggiano dichiaratamente omosessuale, morto di AIDS?

A quanto pare molto, dato che:

Ma chi è (stato) Pier Vittorio Tondelli? Presentiamolo anzitutto con le parole dello stesso Spadaro:

Occuparsi di Pier Vittorio Tondelli significa confrontarsi con una produzione letteraria intensa, anche se breve per la prematura morte nel 1991 dell’Autore, all’età di 36 anni . L’avvio dell’opera del giovane scrittore emiliano ha suscitato scandalo sin dall’inizio a causa della censura e del sequestro dell’opera prima, Altri libertini, considerata dalla magistratura «opera luridamente blasfema» che «stimola violentemente i lettori alla depravazione e al disprezzo della religione» e questo, oltre che per il linguaggio, certamente anche per la tematica autobiografica dell’omosessualità, presente in essa come in molta parte della restante produzione.

Come infatti si può leggere in rete, “nel 1980, dopo un travagliato lavoro di revisione in collaborazione con Aldo Tagliaferri, venne pubblicato da Feltrinelli il primo romanzo, Altri libertini, composto di sei racconti. Il libro fu subito di buon successo tra lettori (soprattutto giovani) e critica (anche se parte di loro lo definì un fenomeno passeggero), ma, alla terza edizione, appena venti giorni dopo l’uscita, venne posto sotto sequestro dalla Procura de L’Aquila, per immoralità (il libro, nella sua edizione originale, conteneva un linguaggio volgare, ricco di bestemmie e di termini scabrosi, e scene esplicite di sesso e violenza)”

Tuttavia, padre Spadaro ritiene che il senso del religioso, l’apertura al trascendente di Tondelli, la sua inquietudine esistenziale siano elementi positivi e proficui da studiare:

A noi qui interessa far emergere con discernimento, attraverso le luci e le ombre, lo specifico dell’esperienza personalissima di Tondelli scrittore, senza cedere alla tentazione dei giudizi in generale. Il nostro intento sarà dunque quello di cogliere i semi di religiosità e di appassionato appello alla trascendenza e alla dimensione del sacro presenti nell’opera dello scrittore emiliano. […] Nel 1989 del resto è lo stesso Tondelli a rivelare: «Credo che ognuno allevato o cresciuto in una religione abbia una propria religiosità. Io ho sempre cercato non tanto di fare un discorso sulla fede cattolica, ma di esprimere quello che è la mia religiosità, indubbiamente all’interno del cristianesimo che deve trovare o che cerca o che mette in discussione, soprattutto nel confronto con altri autori, le sue posizioni». […] Una chiave del sacro in Tondelli è legata all’esperienza della sessualità. Al di là delle innegabili ambiguità di un sacro inteso in ambito sessuale, qui il sentimento religioso appare incarnato nel mistero della corporeità e della sessualità, in quanto luoghi in cui la vita si rivela ancora come sacra o comunque rinviante a una dimensione sacrale, orante, di cui anche l’armonia del cosmo partecipa. […] Su questa linea per Tondelli assume valore la castità: «La castità è una virtù mistica, per quanti l’hanno scelta, e forse l’uso sovrumano della sessualità» . La castità come valore non è qui astrazione dalla sessualità, svilimento e rinuncia. Quest’ultima uccide, confinando l’uomo «in una zona incattivita e sterile dalla quale è sempre più difficile uscire», rendendolo «un grumo irrisolto di rancore e di odio». La castità vera è invece l’uso sovrumano e soprannaturale della sessualità: «La mistica ha il cuore caldo dell’eros» e ciò significa «imparare a ascoltare la divina attrazione». […] Nell’ottobre del 1991, appena due mesi e mezzo prima della sua morte, all’ospedale di Reggio Emilia in cui era ricoverato, aveva messo giù delle note su un volume che avrebbe voluto un po’ underground. Si tratta di Sante Messe da pubblicare con le edizioni L’Obliquo di Brescia. L’educazione cattolica dell’Autore lo aveva segnato con l’oratorio e il gusto per la liturgia, che già abbiamo notato. Adesso il desiderio è quello di raccontare in «prosa poematica» alcune messe: quella solenne e patriottica di Budapest, la messa ad Amsterdam con il caffè e i toast, la messa beat, la messa solenne in San Pietro, quella gregoriana, ambrosiana e piccole messe di campagna, volendo chiudere con «quella in cui voi accompagnerete le mie spoglie». Nei pochi appunti si parla di santità e di illuminazione, di «Via della Croce» e di carità e testimonianza. In particolare di un interesse per i rapporti tra cristianesimo ed ebraismo […] L’ultima tremante lettera all’amico Fulvio Panzeri si conclude con «Tuo fratello in Cristo, Pier»: «Mentre questa morte, lenta, lo invadeva, lo spazio di Dio, in lui, s’allargava e ritornava ad essere quel grembo della giovinezza, vissuta tra oratori, gruppi di Azione Cattolica e movimenti per il rinnovamento». 

Sembra un campo minato. Certo fu un personaggio tormentato, con la “ossessione dell’assoluto” come scrive Spadaro, ma con le idee terribilmente, pervicacemente, pericolosamente confuse sulla fede e sulla salvezza. Che infatti (ahimé) mons. Ravasi sembra apprezzare (qui).

Il problema è che Tondelli ha compiuto nella vita scelte precise, che ne hanno tragicamente segnato il destino: “Verso la fine dell’estate del 1990, Tondelli venne ricoverato all’ospedale di Reggio Emilia, affetto da AIDS. Tuttavia, tenne questa notizia sotto stretto riserbo. In quel periodo si riavvicinò al cattolicesimo. […] Morì il 16 dicembre del 1991, a 36 anni”

Se il destino terreno di Tondelli è stato determinato dall’aver dato liberamente sfogo alla sua pulsione contronatura, certo non possiamo pronunciarci su quello ultraterreno (sul quale Spadaro azzarda ottimistiche speculazioni). Rimane la perplessità, molto forte, del semplice cattolico di fronte a simili “interessi pubblici” – quantomeno inopportuni – di un religioso di primo piano. Rimane la contro-testimonianza di un autore indubbiamente sensibile e problematico, che però non ha saputo dare la giusta direzione alla propria ricerca e la giusta regola alla propria vita; rimane questo, insieme alla sua produzione letteraria, che – almeno nelle sue opere più celebri – sembra allontanare dalla Verità molto più di quanto vi avvicini.

Perché il tralcio, senza la vite, secca.

3 Commenti a "Le aperture di don Spadaro (dir. Civiltà Cattolica) e il suo interesse per l’icona gay Tondelli"

  1. #lb.lundgren@hotmail.com   6 novembre 2014 at 12:01 am

    amo leggere ancora oggi la parola “contro natura”… peccato che non parliate più di “autodafè”… ci spero ancora

  2. Pingback: L’Osservatore Romano elogia la ‘personalissima sobrietà’ di David Bowie | Radio Spada

  3. #Alessio   13 gennaio 2016 at 2:03 am

    Con tutte le faccende urgenti ed importanti che la “curia” dovrebbe affrontare, ‘sti traditori si baloccano a rimestare nell’immondizia. E facendo anche delle ampie boccate dei suoi miasmi!
    Il buon San Pio V avrebbe fatto un sol rogo di tutti loro, risparmiando al citato pederasta la morte per malattia.