Non è Francesco (di Antonio Socci) ed il Diritto canonico

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IL FATTO.

È in distribuzione in tutte le librerie il testo “Non è Francesco” di Antonio Socci, giornalista e scrittore italiano, laureato in lettere moderne (1983), con una carriera giornalistica che va da 30Giorni nella Chiesa e nel mondo, al Giornale, Libero, il Foglio, Panorama e Rai. Apprendo dal web che dal 2004 è direttore – per conto della Rai – della Scuola di giornalismo radiotelevisivo di Perugia. Negli anni del liceo milita negli ambienti della sinistra (fonte Wikipedia) per poi approdare nel 1977 a Comunione e Liberazione. Senza nulla togliere alle sue doti di scrittore e di indiscusso intellettuale contemporaneo, da Comunione e Liberazione al giornalismo di punta … il passo forse è breve (sic!).

Il testo ha fatto discutere ancor prima della sua distribuzione con successiva possibile lettura e vivamente spero che non produca ulteriori fratture nel già devastato mondo della cosiddetta «Tradizione» (epiteto bizzarro, per altro. O si è cattolici integrali o non si è cattolici, non essendo il cattolicesimo una religione liberale o relativista).

CLAMOROSO.

Cosa c’è di clamoroso in questo scritto? Lo leggeremo. Nella mia città è arrivato stamane.

Socci parte da un racconto della giornalista argentina Elisabetta Piqué (libro simil apologetico Francesco. Vita e rivoluzione), una sorta di biografa di J. M. Bergoglio, da cui si apprende che «Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna, si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco, che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una sesta votazione».

Secondo Socci: «C’è solo un – per così dire – “piccolo” problema di cui nessuno finora sembra essersi accorto: stando ai fatti riferiti dalla Piqué […] l’elezione di Bergoglio è nulla. Infatti l’articolo 69 della Costituzione apostolica Universi Dominici Gregis che regola il Conclave recita testualmente: “Qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate per un solo voto, se invece portano due nomi diversi, nessuno dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due casi viene annullata la votazione”».

Prosegue: «La prima violazione delle norme che si può intravedere è quindi l’aver annullato una votazione che doveva essere ritenuta valida e scrutinata. Ma come se non bastasse si può ravvisare una seconda violazione, perché si è proceduto con una nuova votazione – la quinta di quel giorno (proprio quella che ha eletto Bergoglio) – laddove la stessa Costituzione apostolica prescrive invece che si debbano fare quattro votazioni al giorno, due al mattino e due al pomeriggio (articolo 63). Perché si tratterebbe di violazioni che comportano la nullità dell’elezione? Perché l’articolo 76 della Universi Dominici Gregis afferma: “Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta”».

COMMENTINO PRE-LETTURA APPROFONDITA.

Sostanzialmente il testo, che ancora non ho potuto leggere (per questioni di tempo), si presenta come un tentativo disperato di apologia di J. Ratzinger. Bergoglio, così grossolano e smargiasso nella sua eresia pubblica e notoria, non sarebbe dunque papa per i motivi elencati al paragrafetto CLAMOROSO, ma lo sarebbe ancora J. Ratzinger, al dire di Socci, così ortodosso e rigoroso.

Secondo il CJC del 1917 can 188 § 4 (considerato per il Papato il can 108 §3), l’ufficio di governare la Chiesa lo avrebbero perso molto prima i sedenti del CV2 e del post concilio e questo per pubblica defezione dalla fede. Di studi specifici ce ne sono in quantità industriale, pertanto sarebbe superfluo rilanciarli qui. Certo è che una “chiesa” oggettivamente liberale, relativista, irenista, pancristiana, terzomondista, filo pederasta, noachita, novatrice, sensazionalista, “carismatista”, ecc… non è la cattolica. Perde, difatti, le sue note distintive, ovvero cattolicità, santità, apostolicità ed unità. Frastagliata in una miriade di sette, guidate dai loro leader carismatici, oggi definite organizzazioni, movimenti, ecc… 

La visibilità della Chiesa, tuttavia, è una «caratteristica» che deve avere a prescindere. La Chiesa cattolica, difatti, NON resta priva di visibilità se in un dato periodo storico, o per gravità di situazioni o per altri vari motivi, i battezzati si disinteressano alla religione, oppure sono male informati, plagiati, oppure diventano molto ignoranti in materia, oppure rifiutano la religione stessa ed in numero massiccio, ecc…. In questo caso possono al massimo essere o i pastori o i fedeli (che sovente non conoscono neanche i dieci comandamenti) ad aver perso la capacità di rilevare la visibilità della Chiesa, ma non certo può dirsi che la Chiesa, stando così la situazione, perda la sua visibilità (la visibilità è necessaria, per esempio, contro la proclamata invisibilità delle sette protestanti dei primi tempi). Al massimo, in casi gravi, diventa più difficile il discernimento del singolo. Sulla visibilità della Chiesa, così come la Chiesa correttamente la insegna (non come ne deformano oggi l’insegnamento in alcuni ambienti detti “tradizionali”), ci si può documentare studiando, per esempio, Satis cognitum di Leone XIII, Dei Filius di Pio IX, ecc…

ELEZIONE NULLA.

Torniamo a Socci. L’elezione di Bergoglio sarebbe dunque nulla, J. Ratzinger sarebbe Papa pur avendo canonicamente rinunciato all’ufficio [PS: il papato è conferito da Cristo al designato se sussistono i requisiti previsti dalle Costituzioni (sesso maschile, età di ragione, sanità mentale, battesimo, fede cattolica, ordine episcopale o intenzione a… in caso di laico); il designato riceve la potestà di giurisdizione e la media ai vescovi che ne necessitano. Il papato NON ha carattere indelebile come l’ordirne episcopale]. Socci per sostenere la sua tesi usa lo scritto della Piqué e la UDG (n° 63, 69 e 76) di K. Wojtyla. Preciso che esistono anche la De aliquibus mutationibus in normis de electione Romani Pontificis 11/06/2007 e successivamente la Normas nonnullas 22/02/2013. Poco muta nella sostanza della Sede vacante (conclave, ecc…) e solo in alcuni N°.

IL NUMERO 68

Il n° 68 della Universi Dominici Gregis (K. Wojtyla sulla Sede vacante) ha come fonti Gregorio XV, Caeremoniale Romano …, § Quartus actus Scrutinii ... san Pio X, Vacante Sede Apostolica, n. 70.  Pio XII, Vacantis Apostolicae Sedis, n. 81. Riguarda il conteggio ed il mescolamento delle schede: «Dopo che tutti i Cardinali elettori avranno deposto la loro scheda nell’urna, il primo Scrutatore l’agita più volte per mescolare le schede e, subito dopo, l’ultimo Scrutatore procede al conteggio di esse, prendendole in maniera visibile una ad una dall’urna e riponendole in un altro recipiente vuoto, già preparato a tale scopo. Se il numero delle schede non corrisponde al numero degli elettori, bisogna bruciarle tutte e procedere subito ad una seconda votazione; se invece corrisponde al numero degli elettori, segue lo spoglio così come appreso».

Abbiamo 3 casi: 1) numero schede = numero elettori; 2) numero schede < numero elettori (è possibile poiché un Cardinale potrebbe recarsi in Cappella ma decidere di non dare il suo voto. In questo caso non si può parlare di scheda bianca, bensì di astensione dal diritto di designazione. La ratio legis non è ovviamente riferita a questi casi, detti estremi. Se non ricordo male, papa Gregorio XV volle il conteggio con verifica); 3) numero schede > numero elettori.

Facciamo attenzione al punto 3. Posto che Socci considera che K. Wojtyla fu papa, lui deve usare il CJC del 1983 al can 173 § 3. Dice: «Se il numero dei voti supera il numero degli elettori, nulla si è realizzato». Il testo originale dice «numero electorum», pertanto si riferisce chiaramente NON al numero degli elettori presenti, bensì al numero di quanti hanno dato direttamente (o indirettamente, es. gli ammalati) il proprio voto. Si comprende perché la Universi Dominici Gregis, diversamente da ciò che è scritto nel CJC 1983, considera invalida l’elezione qualora i voti raccolti sono di numero inferiore a quello degli elettori. Sempre la UDG prevede (non specifica il momento) la bruciatura delle schede nel caso in cui il numero delle stesse (rinvenute) non corrisponda al numero dei votanti, siano esse o inferiori o superiori. Dice «schedulae omnes comburendae sunt». La bruciatura delle schede deve sempre avvenire comunque prima del secondo scrutinio (mattina o pomeriggio), questo per consentire che il popolo comprenda tramite fumata nera.

Attenzione, dunque, stando al racconto della Piqué: «Dopo la votazione e prima della lettura dei foglietti, il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna, si accorge che ce n’è uno in più: sono 116 e non 115 come dovrebbero essere. Sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due foglietti nell’urna: uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco, che era rimasto attaccato al primo. Cose che succedono. Niente da fare, questa votazione viene subito annullata, i foglietti verranno bruciati più tardi senza essere stati visti, e si procede a una sesta votazione».

La supposizione della Piqué («che era rimasto attaccato al primo») resta una mera ipotesi non comprovabile. Difatti lei dice: «prima della lettura dei foglietti, il cardinale scrutatore, che per prima cosa mescola i foglietti deposti nell’urna, si accorge che ce n’è uno in più». Effettivamente se il “cardinale” scrutatore ha PRIMA mescolato le schede e POI si è accorto della incongruenza numerica, non si può avere certezza che «il foglietto bianco, era rimasto attaccato al primo». Dunque l’elezione è nulla (poiché semplicemente c’è una scheda in più).

Stando al diritto canonico, muore evidentemente la prima obiezione di Socci: «La prima violazione delle norme che si può intravedere è quindi l’aver annullato una votazione che doveva essere ritenuta valida e scrutinata». Per di più aggiungo che il diritto canonico si compone di elementi di diritto divino ed elementi di diritto ecclesiastico. Il primo primeggia sul secondo, il secondo NON può contraddire i precetti divini del primo. Questo è un di più che volevo precisare.

I NUMERI 63 E 76.

La seconda obiezione mossa da Socci, sinceramente più sensata, riguarda il n° 63 della UDG: «Qualora ciò avvenga già nel pomeriggio del primo giorno, si avrà un solo scrutinio; nei giorni successivi, poi, se l’elezione non s’è avuta al primo scrutinio, si dovranno tenere due votazioni sia al mattino sia al pomeriggio». Fa seguire il n° 76: «Se l’elezione fosse avvenuta altrimenti da come è prescritto nella presente Costituzione o non fossero state osservate le condizioni qui stabilite, l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida, senza che intervenga alcuna dichiarazione in proposito e, quindi, essa non conferisce alcun diritto alla persona eletta».

Fino al conclave che designò san Pio X, la regolamentazione prevedeva una votazione al mattino ed una al pomeriggio; alle due votazione seguiva l’accessus (revisione del voto per “accesso” o cambio di voto). San Pio X, abolì l’accessus sostituendo tale operazione elettorale, prevedendo così la seconda votazione sia del mattino che del pomeriggio.

In questo caso Socci non ha tutti i torti, difatti anche i più recenti e noti commentatori sia del CJC che della UDG ritengono il n° 76 del documento di Wojtyla molto vago (oserei dire pericoloso), come generica è considerata parte della “costituzione”. In questo caso (si legge: «l’elezione è per ciò stesso nulla e invalida») ci troviamo in presenza di una cosiddetta «legge irritante» (dichiara ipso facto nullo e invalido un atto che non è conforme alla legge stessa). Questa legge priva di valore l’atto giuridico stesso. In questo caso, avendo esplicitamente scritto «invalida» riferendosi alla designazione, l’atto non sarebbe sanabile dall’autorità preposta (davanti al diritto, l’atto «nullo» è, invece, sanabile).

LEGGI IRRITANTI.

Stando al n° 76 della UDG, la designazione sarebbe pertanto non avvenuta (inesistente secondo diritto), tuttavia il CJC 1983 (che Socci riconosce) al can 10 dice: «Sono da ritenersi irritanti o inabilitanti solo quelle leggi con le quali si stabilisce espressamente che l’atto è nullo o la persona è inabile».

Esempio: «Ob tacitam renuntiationem ab ipso iure admissam quaelibet officia vacant ipso facto et sine ulla declaratione, si clericus: […] §4 A fide catholica publice defecerit» – «In virtù della rinuncia tacita ammessa dallo stesso Diritto, diventano vacanti, ipso facto, e senza nessuna dichiarazione, qualsivogliano offici, se il chierico […] §4 devia pubblicamente dalla fede cattolica» (CJC 1917, can 188); per il Pontefice alla luce del can 108 § 3: «Ex divina institutione sacra hierarchia ratione ordinis constat Episcopis, presbyteris et ministris; ratione iurisdictionis, pontificatu supremo et episcopatu subordinato; ex Ecclesiae autem irnstitutione alii quoque gradus accessere» – «Per divina istituzione, la sacra gerarchia (dei chierici) è composta, in ragione dell’ordine, di vescovi, sacerdoti e ministri; in ragione della giurisdizione del Pontificato supremo e dell’Episcopato subordinato».

Viene da ridere studiando il CJC del 1983, dove soprattutto il can 108 § 3 non ha alcuna corrispondenza, questo perché Wojtyla – e Montini prima di lui – hanno ben pensato in qualche modo (ambiguo come loro solito) di “unificare” potestà d’ordine e potestà di giurisdizione (per aprire alla collegialità). Da questo abominio deriva anche l’attuale tendenza di attribuire carattere indelebile al presunto pontificato di J. Ratzinger. Secondo il teologo tedesco, difatti, la «separazione tra il ministero come diritto e il ministero come rito» sarebbe «un’aggiunta postuma di epoca medievale» (Cf. Apologia del Papato, EffediEffe 2014, p. 433, nota 543; Cf. J. Ratzinger, «Elementi di teologia fondamentale», Morcelliana, Brescia, 1986, pp. 147-150).

Torniamo a Socci. Secondo il consenso unanime di tutti i commentatori della UDG e dei canonisti contemporanei in generale, tale “costituzione” al n° 76 (legge ecclesiastica) non intende dichiarare “irritanti” tutte le disposizioni in essa contenute ma, laddove non specificato esplicitamente, dichiara tali solo quelle di diritto divino (evidentemente è anche inutile dirlo) e quelle strettamente legate all’elezione, «irritanti» la designazione stessa.

Per esempio Montini nella sua Romano Pontifici eligendo (1975, AAS 67) al n° 77 dice: «Quodsi electio aliter celebrata fuerit, quam uno e tribus modis, qui supra sunt dicit ( cf. nn. 63 sqq.), aut non servatis condicionibus pro unoquoque illorum praescriptis, electio eo ipso est nulla et invalida ( cf. n. 62) absque ulla declaratione, et ita electo nullum ius tribuit». Si noti l’esplicito «… uno e tribus modis, qui supra sunt dicti …». Egli si riferiva ai tre modi esistenti per eleggere il papa.

Oggi il metodo elettivo è per scrutinio, pertanto si ha invalidità e nullità solo se si agisce mediante una forma differente da quella comandata. Sebbene Wojtyla abbia usato l’espressione «electio aliter celebrata», siamo di fronte ad una genericità tale che è necessario seguire le prescrizioni del CJC ed agire con buon senso, dunque l’elezione si ritiene invalida (insanabile) e nulla, SOLO se non si rispettano le condizioni LEGATE STRETTAMENTE agli atti elettivi.

ESEMPIO.

Per esempio, si può consultare la Vacante Sede Apostolica di san Pio X al n° 78, oppure la Vacantis Apostolicae Sedis di Pio XII al n° 90 per capire cosa è «irritante» e cosa non lo è. Leggiamo il n° 90 della VAS: «Quod si electio aliter celebrata fuerit, quam in scrutinio per secreta schedularum suffragia duarum ex tribus partibus Cardinalium in Conclavi praesentium, uno insuper addito suffragio; vel per viam compromissi ab omnibus Cardinalibus similiter in Conclavi praesentibus, nemine dissentiente, initi et ita ut nemo seipsum elegerit; vel quasi per inspirationem, nullo praecedente de persona speciali tractatu, omnium pariter Cardinalium praesentium in Conclavi, communiter, nemine itidem dissentiente, per verbum “eligo” intelligibili voce prolatum aut scripto, si voce non potuerit, expressum; nulla sit et invalida eo ipso absque ulla declaratione, et ita electo nullum ius tribuat» – «Se per caso l’elezione sia stata effettuata diversamente da quanto di seguito indicato: nello scrutinio tramite voti segreti, con schede, di due terzi dei Cardinali presenti in Conclave, più un altro voto; per via di compromesso fatto ugualmente da tutti i Cardinali presenti in Conclave, senza che nessuno dissenta, e in modo tale che nessuno elegga se stesso; quasi per ispirazione, senza che vi sia stato nessun precedente accordo circa la persona, ugualmente di tutti i Cardinali presenti in Conclave, ordinariamente, senza che parimenti nessuno dissenta, con la parola “eligo” espressa con voce intelligibile o per iscritto: perciò stesso sia nulla ed invalida senza alcuna dichiarazione e quindi non conferisca all’eletto nessun diritto».

CONCLUSIONE.

Quello che sostengo è sì complesso ma è anche logico secondo il diritto, oltre che considerato in maniera unanime condivisibile perché se, per esempio, non venisse rispettato il n° 23 della UDG, oppure il 24, o il 28, o il 30, o il 31 e così via, assolutamente il n° 76  non troverebbe alcuna applicazione.

Faccio i miei migliori auguri a Socci per la sua recente pubblicazione, mi complimento per la sua ricerca di risposte all’evidente eretico lavoro svolto da Bergoglio (sebbene solo speculativo sul piano del Diritto canonico) ed auspico che il suo scritto non funga da catalizzatore ulteriore per vaneggiamenti filo-ratzingeriani, esistendo anche una perfetta continuità di insegnamento fra il teologo tedesco e lo show man argentino, soprattutto sul tema della comunione ai fantomatici “risposati” (alias adulteri), come dimostro chiaramente e senza artifizi alcuni in Apologia del Papato, nota 557 (dichiarazione all’aeroporto di Bresso (MI), B16 risponde a due psicologi).

Il giorno 1 ottobre Libero titolava: «“Non è Francesco”: Il libro di Socci sul Papa che agita il Vaticano».  Potete stare tranquilli, nessuno si agita in Vaticano; sanno il fatto loro e si agitano solo se diminuisce l’8×1000 alla “chiesa” pancristiana del CV2. Se Bergoglio non è papa, e secondo me non lo è – come non lo sono (Papi in atto) da Roncalli in avanti – non lo si deve certo a questo “vizio” rilevato da Socci, bensì alla loro notoria defezione (a volte plateale, a volte dietro eleganza e sofismi) dalla fede cattolica integrale. Che gli organi di stampa creino tanto clamore per questa “ipotesi socciana” non mi meraviglia, essendo essi privi di qualsivoglia competenza in materia di Diritto ecclesiastico, lo dimostrano nei fatti.

Ringrazio conclave.name per gli ottimi spunti di riflessione.

CdP Ricciotti

16 Commenti a "Non è Francesco (di Antonio Socci) ed il Diritto canonico"

  1. #mamelucco   3 ottobre 2014 at 8:24 am

    Padre Pio sapeva che Roncalli era papa?

    • #Pietro Ferrari   3 ottobre 2014 at 11:19 am

      Bisognerebbe chiederlo a lui. Faccia una seduta spiritica.

      • #mamelucco   3 ottobre 2014 at 1:34 pm

        Certo che lo sapeva, lo diceva e lo dimostrava. Roncalli era papa.

  2. #Marco   3 ottobre 2014 at 11:34 am

    Socci è ormai, da tempo, fuori di testa.

  3. #bbruno   3 ottobre 2014 at 12:38 pm

    complimenti a Socci che finalmente è arrivato a capire che era ora di chiudere quelle braccia che si erano aperte con tanto entusiasmo in segno di grande accoglienza a detto papa francesco… Si sa, meglio tardi che mai…. Ma un augurio mi sento di rivolgere a Socci, che arrivi presto anche a capire che questo detto papafrancesco non è un masso erratico nel giardino delle delizie, e che questo giardino, che lui pensa essere il vaticansecondo, curato con tanta dedizione dai suoi papi- escluso il presente, è in realtà un prato insidioso tra le cui erbe striscia e colpisce a morte il serpente velenoso della dissoluzione della fede cattolica. Il suo magnificato concilio, come avrebbe potuto creare questo sfacelo nella comunità cattolica – qui il post hoc è davvero il propter hoc, vista la desolazione generale seguita a quel concilio…- se fosse stato quel gran buon concilio che gettava sul campo tanta buona semente??? Come può un albero buono produrre frutti tossici, o un albero buono produrre frutti tossici insieme a frutti buoni? Non dissero già da allora i patres periti di tale concilio che dopo di esso nulla sarebbe stato più lo stesso nella chiesa? Non parlarono di quel concilio come della fine definitiva dellaa vecchia chiesa, analogamente alla fine dell’ Ancienne Regime in Francia??? E il Socci che parla con tanta venerazione e rimpianto di Ratzinger, da lui chiamato ” Gigante della Speranza”, e lo vede come vittima di un oscuro complotto, perché non lo infastidisce l’acquiescenza assoluta di detta vittima, nessuna parola di denuncia, nessun trentativo di difender da gigante par suo quella speranza della quale era araldo, quel suo rintanarsi negli agi nascosti dei giardini Vaticani, soddisfatto della sua autoattribuita qualifica di papa emerito, coinquilino attento a non disturbare minimamente??? Socci, su, un passo ulteriore…e prendi atto, se vuoi rispettare il principio della non-contraddiziome, che la Chiesa oggi da 60 anni è priva della sua guida vicaria, e che è davvero una ‘porcata’ –
    (uso la parola dell’infuriato Ferrara nel suo commento al libro di Socci, del Ferrara in servizio permanente alla massoneria, ora dalla sponda sinistra e ora da quella destra, che non può permettere che venga infangato uno che le sta rendendo un così grande servizio… visto il generale consenso che questo detto papa sta rendendo alla loro causa – davvero un ‘papa’ secondo il loro cuore…)
    – è davvero una ‘porcata’ pensare che il tal detto concilio è stato una grande cosa per la Chiesa e che solo la dabbenaggine umana lo abbia potuto disattendere,e una ‘porcata’ pensare che questi papi siano lì a presiedere la Chiesa di Pietro…

    • #bbruno   3 ottobre 2014 at 2:12 pm

      aggiungo, per completare

      “…e una ‘porcata’ pensare che questi papi siano lì a presiedere la Chiesa di Pietro, SEPPURE con l’eccezione di tale Bergoglio )2.

      • #ricciotti   3 ottobre 2014 at 2:20 pm

        non ho capito.

      • #bbruno   3 ottobre 2014 at 3:30 pm

        ricciotti,

        non ho fatto che confermare quanto da lei detto nella conclusione del suo articolo: questi papi (conciliari, tutti) sono papi che non esistono per la Chiesa cattolica (quella vera ) ed è un ‘porcata’ pensare che siano lì a presiedere la Chiesa fondata su Pietro. ‘porcata’ ripete il termine di Ferrara Giuliano che -da televideo – riferisce come tale l’ ipotesi sedevacantista. (Si sa, lui dalla sua stazza teologica che si ritrova può ben sentenziare….).

        -Mi permetta ora di insistere sul tema:

        al di sopra della questione dei bigliettini, del numero delle votazioni giornaliere…(questioni solo procedurali ), c’ è la questione di sostanza, che taglia la testa al toro dal principio.

        “Il papato è conferito da Cristo al designato se sussistono i requisiti previsti dalle Costituzioni : sesso maschile, età di ragione, sanità mentale, battesimo, fede cattolica, ordine episcopale …

        – Ratzinger ( e con lui Roncalli Montini Woitila, e poi Bergoglio) non hanno fede cattolica ( “di studi specifici – al riguardo – ce ne sono in quantità industriale, pertanto sarebbe superfluo rilanciarli qui”)

        -Quindi: altro che il solo Brrgoglio Jorge Mario: tutti i sopra citati nomi non hanno MAI rivestito la carica papale: papi FASULLI- per un gregge di allocchi, che manifestamente ha perduto ogni capacità di intendere cattolico )

    • #bbruno   3 ottobre 2014 at 5:12 pm

      “seppure con l’eccezione di Bergoglio”- stando al detto di Socci, ovviamente, per il quale tutti sono papi questi del concilio, meno il Bergoglio, appunto! (nel mio commento mi riferisco anche alla pagina del libro pubblicata su ‘Libero’- mi basta quella, non me ne voglia Socci se non sono disposto a compragli il libro….

  4. #Matteo   7 ottobre 2014 at 5:22 pm

    Lei scrive:
    ———————————
    Secondo il consenso unanime di tutti i commentatori della UDG e dei canonisti contemporanei in generale, tale “costituzione” al n° 76 (legge ecclesiastica) non intende dichiarare “irritanti” tutte le disposizioni in essa contenute ma, laddove non specificato esplicitamente, dichiara tali solo quelle di diritto divino (evidentemente è anche inutile dirlo) e quelle strettamente legate all’elezione, «irritanti» la designazione stessa.
    ————————————-

    Tale consenso non è affatto unanime e se Lei lo ritiene tale deve anche dimostrarlo,
    Socci per esempio è un commentatore e non è d’accordo no?

    I “canonisti contemporanei in generale” poi che categoria sarebbero scusi?

    Comunque se anche fosse vero che molti canonisti convenissero su questa teoria
    trattasi comunque di una interpretazione il cui valore è tutto da dimostrare e se Lei per primo è critico verso la collegialità come mai adesso sostiene come valida una interpretazione
    piuttosto che un’altra solo perché più largamente condivisa?

    Io ritengo invece che la UDG intende dichiarare irritanti eccome le disposizioni
    afferenti la votazione in conclave e lo affermo perché è riportato espressamente proprio
    nella istruzione stessa e il punto 76 come gli altri non fanno eccezione alcuna.

    La UDG è chiarissima e non ci entra alcuna distinzione tra podestà e giurisdizione, afferma invece che dove non venissero rispettate le modalità di elezione date, l’elezione è nulla… stop, altro che canone 108.

    Io il libro di Socci ho potuto averlo la scorsa settimana e lo ho già letto
    un paio di volte, è un libro abbastanza ben fatto ed oltre alla tesi riguardo l’elezione
    (capitolo intitolato “il papocchio”) riporta anche una vasta quantità di riflessioni e di
    approfondimenti sulla attività di Bergoglio, dalle sue interviste in libertà alla sua
    acredine verso i FFI. E’ un buon libro facilmente leggibile scritto in stile giornalistico e fluido che è bene leggere, anche se non tutto è condivisibile, ovviamente.

    Aggiungo che sarà la fine professionale e sociale di Socci e questo l’autore lo sa e lo scrive, quindi merito anche al suo coraggio derivante sono convinto da una sincera crisi di coscienza.

    In merito alla perdurante validità del papato di Benedetto XVI sono d’accordo con Lei, è al momento insostenibile, però facciamo qui un’altra ipotesi: supponiamo che domani mattina Ratzinger dichiari in un comunicato stampa di dieci parole che le sue dimissioni sono state estorte e che non sono pertanto valide… che succede di grazia?

    Glielo dico io: che Bergoglio riprende la sua valigetta coi pedalini neri e le scarpe sfonde e se ne torna nei bassifondi di Buenos Aires…. e questo in vaticano lo sanno tutti (anche se nessuno ha il coraggio di dirlo mentre il Socci lo sogna soltanto…)

    Quindi prima di ridere io resterei a guardare i fatti… perché temo che le sorprese non finiranno qua.

  5. #Angheran   8 ottobre 2014 at 9:44 am

    Prendendo sul serio Socci , Bergoglio non è papa e la rinuncia di Benedetto XVI non è valida..Abbiamo il sedevacantismo a orologeria , come lo ha definito la Bussola , che scatterà alla dipartita di Ratzinger..Si sentiva la necessità di quest’ipotesi fenomenale. Poveri cattolici dietro al gospa club

    • #bbruno   8 ottobre 2014 at 12:55 pm

      ma che stiamo a discutere di norme e codicilli, per decidere chi tra questi due sedenti sulla sede di Pietro sia il vero papa… qui c’è una NORMA sola, e decisiva da tenere presente: quella che non consente a nessuno privo di fede cattolica di essere Capo della Chiesa Cattolica: la contraddizion non lo consente!!!! nessuno di questi due in questione è di fede cattolica ( alla pari dei loro consoci in chiesa conciliare ), quindi…La posizione sedevacantista è una semplice constatazione: che teoria e teoria!… Forse che dire che il sole è vacante in giornata di tempesta è fare della teoria??? Socci, capisco che la tua ‘gospa’ ti impedisca di rinnegare la chiesa che lei sponsorizza, ma che ‘madonna’ è mai quella che mancherebbe di buon senso??? le tue acrobazie a base di vizi formali non servono a nulla, anzi – sic stantibus rebus – fanno un po’ pena!!!

  6. #giovanni muscolo   11 ottobre 2014 at 6:01 pm

    Non sono solo d’accordo sull’essere contrari a i movimenti..anche io ne faccio parte..

  7. #Federico Pellettieri   11 ottobre 2014 at 7:43 pm

    Ho letto l’articolo di presentazione del nuovo libro di Antonio Socci “Non è Francesco”, in vendita dal 3 ottobre, con alcuni stralci del testo che evidenziano la pochezza del suo contenuto. Mi limito, soltanto, a mettere in evidenza alcune grossolane inesattezze e malevole affermazioni ed insinuazioni.
    Socci critica la frase del Papa “chi sono io per giudicare?”: basti leggere, sull’argomento, l’intero capitolo 4° (“I cristiani non giudichino”) della seconda lettera ai Corinzi di S. Paolo.
    Socci quasi si scandalizza riferendo la frase del Papa: “se uno non pecca non è uomo”. Senza riferirmi a tanti sacri testi, ove è ripetutamente richiamata una simile constatazione, vorrei chiedere a Socci se ha mai recitato l’Ave Maria (……”prega per noi peccatori”), oppure se si ritiene l’unica persona esente da peccato (come Gesù Cristo).
    Socci afferma che il Papa ha “erroneamente” attribuito a S. Paolo la frase : “mi vanto dei miei peccati”. La frase (che, comunque, non è elogio del peccato, come vorrebbe far intendere Socci) è, invece, tratta dal capitolo 12 della seconda lettera ai Corinzi di S. Paolo.
    Secondo Socci, il portavoce dell’ex cardinale Bergoglio avrebbe criticato la conferenza di Benedetto XVI a Ratisbona, senza accennare nemmeno al contenuto delle pretese critiche.
    Socci arriva ad affermare che Papa Francesco “bastona i buoni cattolici, quelli ortodossi che vivono veramente la povertà, la castità, la preghiera e la carità”, senza fare alcun riferimento a frasi e circostanze dalle quali possa trapelare un simile comportamento, gratuitamente e perfidamente attribuito a Papa Francesco.
    Socci continua nella sua spietata critica, riferendo molte frasi tratte dalla pubblicazione della ormai famosa intervista di Scalfari; a tal proposito voglio ricordare che anche chi scrive queste note ebbe a criticare (anche molto pesantemente) quelle affermazioni: successivamente, però, con un comunicato ufficiale della Santa Sede quelle frasi vennero smentite (in quanto non attribuibili a papa Francesco) ed il testo venne cancellato dal sito ufficiale del Vaticano. Anche lo stesso Scalfari dovette ammettere che tali affermazioni non erano state pronunciate dal Papa, ma erano frutto di una sua personale rielaborazione. Ritornare sull’argomento, ignorando consapevolmente quella rettifica, mi sembra davvero, a dir poco assai scorretto.
    A proposito dei rapporti dei cattolici con i musulmani, Socci si lamenta per il fatto che il Papa è molto tenero, mentre dovrebbe con più forza spingere per un “impegno umanitario che disarmi anche con la forza i carnefici di tanti cristiani”.
    E’ assai strano che uno che si professa o crede di essere un perfetto cristiano e, nello stesso tempo, un nemico dichiarato dei musulmani faccia appello alla “forza” per disarmare gli “infedeli” : per fortuna il tempo delle crociate è, ormai, molto lontano. Come lo stesso Papa Francesco ha più volte fatto presente, nel Corano si dice chiaramente che i musulmani detestano la violenza, anche se l’ammettono, (richiamandosi implicitamente alla legge antica del taglione, superata dal cristianesimo: “occhio per occhio”, “dente per dente”) come legittima reazione nei confronti di chi, per primo, li combatte: cioè, esattamente, come vorrebbe fare il Socci, dimenticandosi del noto precetto cristiano di rispondere all’offesa porgendo l’altra guancia e che lo stesso Gesù ha qualificato “beati” i perseguitati per motivi religiosi, ferma rimanendo una chiara condanna di qualsiasi forma di persecuzione per tali motivi, ancor più se attuati in nome di Dio.
    Avanzare, infine, dubbi sulla regolarità dell’elezione di papa Francesco, mi sembra quanto meno azzardato.
    Socci, infatti, annuncia con enfasi dell’esistenza di “un problema di cui nessuno finora sembra essersi accorto” e cioè che “l’elezione di Bergoglio è nulla”. Sulla base delle rivelazioni della giornalista argentina Elisabetta Piquè, la quinta votazione del Conclave sarebbe stata annullata, in quanto i Cardinali scrutatori si sarebbero accorti della presenza di “un foglietto in più”. Socci trascrive quanto testualmente affermato dalla suddetta giornalista: “sembra che, per errore, un porporato abbia deposto due foglietti nell’urna, uno con il nome del suo prescelto e uno in bianco, che era rimasto attaccato al primo”. Da questa rivelazione, (resta, comunque, ignoto l’informatore della suddetta giornalista), formulata solo per mera ipotesi dalla giornalista (…”sembra”), Socci ne deduce, a sostegno della sua tesi sulla nullità dell’elezione di papa Francesco, che: a) l’elezione non è avvenuta alla quinta votazione, come ufficialmente comunicato, bensì alla sesta. A parte l’ovvia considerazione che, qualora fosse stata annullata la quinta votazione, quella successiva sarebbe risultata, appunto, la quinta, non si comprende che influenza possa avere sulla validità dell’elezione un eventuale errore sulla numerazione delle votazioni; b) la quinta votazione non andava annullata, dato che “l’art. 69 della Costituzione apostolica che regola il Conclave recita: qualora nello spoglio dei voti gli Scrutatori trovassero due schede piegate in modo da sembrare compilate da un solo elettore, se esse portano lo stesso nome vanno conteggiate per uno solo, se invece portano due nomi diversi, nessuno dei due voti sarà valido; tuttavia, in nessuno dei due casi viene annullata la votazione” (è evidente, quindi, che i due casi considerati nella norma citata siano – almeno sul piano strettamente formale al quale Socci mostra di attribuire un valore decisivo – diversi da quanto sarebbe successo alla quinta votazione: rinvenimento, cioè, di “un foglietto in più”, rimasto in bianco, anche se, in ipotesi, unito ad un altro, senza considerare che il precedente art. 68 prevede, in via generale, l’annullamento della votazione qualora, in sede di spoglio, dovesse risultare una scheda in più. Sicché, costituendo i due casi previsti al successivo art. 69 eccezione alla regola generale, detta norma non può trovare applicazione, per un principio di diritto universalmente accolto, se non nei casi espressamente ivi indicati).
    Concludendo su questa assurda pretesa rivelazione, è appena il caso di notare che quanto, in ipotesi, accaduto potrebbe avere un qualche rilievo solo se la quinta votazione (quella annullata) avesse evidenziato un risultato diverso da quella ripetuta subito dopo, circostanza che nemmeno la stessa giornalista risulta abbia mai sostenuto e nemmeno ipotizzato. Quest’ultima, con riferimento al libro di Socci, in un successivo articolo, nell’evidente tentativo di avallare la tesi di quest’ultimo, si è limitata, infatti, a dire che tale tesi si “basa sul fatto che Francesco non è stato eletto nella quinta votazione, ma nella sesta, perché la quinta si è dovuta annullare quando nel conteggio è apparso un foglietto in più, che era rimasto per errore piegato insieme ad un altro, secondo quanto ha rivelato “Francesco, vita e rivoluzione”, libro, scritto proprio dalla stessa Elisabetta Piquè!
    Il “problema” sollevato, con tanto pressapochismo, da Socci appare, pertanto, assolutamente privo di qualsiasi benché minimo fondamento.
    Sorge, in conclusione, spontanea la domanda: come può un noto e stimato “intellettuale cattolico” commettere tali madornali disattenzioni ? Cosa si nasconde dietro tanta animosità?

  8. #fabrizio   2 dicembre 2014 at 9:08 pm

    Socci voleva essere il Dan Brown italiano.

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