TRADIZIONE E SACRAMENTO DELL’ORDINE (SECONDA E ULTIMA PARTE)

Vatican Synod of Bishops

Nota introduttiva di RS: continuiamo, con questo post, la pubblicazione di brevi testi originali (inediti o seminediti, come in questo caso, per il pubblico di lingua italiana) che provengono da ambienti cattolici romani resistenti alla “rivoluzione conciliare”. Questi scritti vogliono fornire nuovi materiali per conoscere i principali dibattiti che da molto tempo attraversano il mondo “cattolico tradizionalista” e approfondire, senza attingere a fonti di seconda mano, le rispettive posizioni. In questo caso il tema dibattuto è quello, complesso e articolato, della validità del rito di ordinazione sacerdotale promulgato da Montini (Paolo VI) e si inserisce nei recenti dibattiti sulla validità dei rituali montiniani e del Novus Ordo Missae.

di Fra’ Leone di Bagnoregio

Prima parte: http://radiospada.org/2014/10/tradizione-e-sacramento-dellordine-prima-parte/

[…] La stessa forma del rito di Paolo VI può, per contro, apparire con la scelta dei termini, singolarmente prossima a quella del rito protestante. Qui Augustinus può citare anche impropriamente Mons. Antonio Piolanti e altri teologi, l’invocazione dello Spirito Santo sugli eletti deve significare chiaramente ed in modo inequivocabile il conferimento della grazia sacerdotale per un sacerdozio di grado superiore e non in maniera aleatoria o equivoca.

Esaminiamo ancora un ultimo problema, che sorge osservando il nuovo rito: la “significatio ex adiunctis”, con questa frase si possono identificare l’insieme delle cerimonie che non sono essenziali per la validità del sacramento, ma lo identificano in un contesto cattolico. Leone XIII, sempre nella più volte citata Costituzione Apostolica, ci insegna che la forma degli ordini anglicani riformata 1662[1], tra le altre ragioni è invalida perché le parole di sacerdote e vescovo utilizzate dagli anglicani significano per loro cose molto diverse da ciò che significano per i cattolici. Questo è reso assolutamente chiaro dalle parti di questo rito riformato, nelle quali si sono soppresse di proposito tutti i riferimenti alla natura sacrificale delle funzioni elevate.

Prestiamo attenzione a ciò che dice a questo proposito Leone XIII nella citata Lettera apostolica “Apostolicae curae et caritatis”: Per questo, in tutto l’Ordinale, non solo non c’è nessuna chiara menzione del sacrificio, della consacrazione e della potestà del sacerdote di consacrare e di offrire il sacrificio; ma anzi, cosa di cui sopra ci siamo occupati, sono state deliberatamente eliminate e distrutte tutte le tracce di queste cose che fossero rimaste nelle preghiere non completamente rifiutate nel rito cattolico».

In questo passaggio il Pontefice, allude a ciò che nella collazione del Sacramento dell’Ordine, si chiama «significatio ex adiunctis».Cioè il significato del segno esplicitato dalle cerimonie che sono state aggiunte per questo scopo. Una forma valida, ancorché inserita in un contesto rituale acattolico, non rende forzatamente questo o quel sacramento valido, questo vuol far intendere Papa Pecci nel suo documento.

Verifichiamo il nuovo rito promulgato da Paolo VI.

CIÒ CHE È STATO AGGIUNTO

Sono state aggiunte soprattutto delle concessioni; al punto che si può affermare che nella Chiesa post conciliare ci sono tante significatio ex adiunctis quante cerimonie d’ordinazione episcopale. Si giudichi dal testo estratto dal Pontificale approvato dalla Commissione internazionale per i paesi francofoni.

III Apertura della celebrazione

Uno dei sacerdoti s’indirizza al consacratore principale in questi termini:

Reverendo Padre la Chiesa di N. (o la Santa Madre Chiesa nostra Madre) ci domanda di ordinare N. sacerdote, per l’incarico dell’episcopato.

Si può altrimenti fare precedere a questa domanda da qualche breve intervento di membri del popolo cristiano che esprimono le aspettative della diocesi nei riguardi del nuovo vescovo[2] oppure con la presentazione dei nuovi diocesani all’ordinando[3] ecc. (simili concessioni sono già in uso anche in Italia – n.d.r.). Tutti alla fine dicono: rendiamo grazia a Dio o secondo l’uso ed il costume della regione si può impiegare un’altra formula.

IV Liturgia della Parola

Dopo il Vangelo, il consacratore principale fa l’omelia nella quale commenta la parola di Dio e spiega la funzione del vescovo. Può ispirarsi ad un testo che si propone[4].

V Ordinazione

[5]Il consacratore principale interroga l’Ordinando non sugli articoli del Credo o sulla sua professione di fede, ma è cambiata in senso conciliare con chiari riferimenti alla collegialità episcopale.[6] L’Ordinando risponde “lo voglio” (ma) la risposta può essere data in altri termini equivalenti.

Dopo la consegna del pastorale sino alla fine dell’Ordinazione si può cantare il salmo 95 con l’antifona: Andate nel mondo alleluia ecc. oppure un altro canto.

VI Conclusione.

Al posto dell’abituale benedizione, si può dire quella seguente: “Deus qui populis tuis indulgendo consulis et amore dominaris da Spiritum sapientiae quibus tradidisti regimen disciplinae ut de profectu sanctuarium ovium fiant gaudia aeterna pastorum” Tutti dicono Amen. Seguono altre due preci, prima che il vescovo impartisca la benedizione[7].

Benedizione delle insegne dell’Ufficio episcopale

La benedizione dell’anello, del pastorale e della mitra, che ha luogo abitualmente prima dell’ordinazione del vescovo a tempo opportuno, può essere fatta nel seguente modo[8]. Il che sottintende che non è d’obbligo benedire le insegne con una propria benedizione. Si può infine, aspergere con l’acqua benedetta le insegne dell’incarico episcopale.

Ciò che è stato soppresso

Ciò che la riforma paolina ha soppresso del rito tradizionale è molto più importante di ciò che è stato conservato e, nel contesto ecumenico del dopo Vaticani II, anche molto più significativo.

A causa della lunghezza di questo rito, si parlerà solo di ciò che può avere un’influenza sulla validità in virtù della “significatio ex adiunctis”.

All’inizio della cerimonia tradizionale, l’eletto all’episcopato in ginocchio davanti al consacratore, pronuncia, le mani poste sui Vangeli, una lunga forma di giuramento: promette a Dio «di promuovere i diritti, gli onori, i privilegi dell’autorità della Santa Chiesa Romana (…) di osservare con tutte le sue forze e di far osservare dagli altri, le leggi dei Santi padri, i decreti e le ordinanze e le riserve ed i mandati apostolici (…) di combattere e di perseguire secondo il suo potere: gli eretici, gli scismatici e i ribelli contro il Santo Padre il papa ed i suoi successori ». Questo giuramento è stato soppresso.

Dopo viene «l’Esame del candidato», che esordisce così: «L’antica dottrina dei Santi Padri, insegna ed ordina che colui che è eletto all’episcopato sia prima esaminato attentamente con tutta la carità circa la sua fede sulla SS. Trinità».

Nel nuovo rito l’esame è molto rapido e le domande poste per confermare i singoli articoli del Credo sono state soppresse. Come d’altro canto quelle che chiedevano di «anatemizzare tutte le eresie che si potesse levare contro questa Santa Chiesa Cattolica» Nel clima ecumenico del post Concilio questa soppressione è significativa, perché si tratta di una delle principali funzioni del vescovo.

Nel rito tradizionale, il consacratore istruiva il vescovo eletto in questi termini: «Il vescovo deve giudicare, interpretare, consacrare, ordinare, offrire il sacrificio, battezzare e confermare». Quest’istruzione, che mostra il potere dell’episcopato cattolico è stata soppressa. Quest’istruzione era molto importante al fine della significatio ex adiunctis; la sua soppressione nel nuovo rito è pregiudizievole perché in nessun’altra parte del nuovo rito sono menzionate le funzioni episcopali di giudicare (legare e slegare), consacrare, ordinare, e confermare.

Nel rito tradizionale, dopo la preghiera del prefazio consacratorio le funzioni del vescovo sono nuovamente ribadite: «Donate a lui, o Signore, le chiavi del Regno dei Cieli (…) Affinché tutto ciò che lui legherà sulla terra sia ugualmente legato nel Cielo, e che ciò che slegherà sulla terra lo sia parimenti anche nel Cielo. Che i peccati che egli riterrà siano ritenuti, e rimettere o Signore, i peccati che egli rimetterà (…) Che non faccia delle tenebre la luce, né la luce tenebre. Che non chiami bene il male, né il male bene (…) Stabilite lui, o Signore, nella sua cattedra episcopale, per governare la vostra Chiesa ed il popolo che gli è stato confidato (…)». Questa preghiera è stata soppressa.

Sono state infine:

– Accorciate e modificate tutte le litanie dei Santi;

– Soppresse buona parte delle preghiere e delle cerimonie dell’unzione con il Sacro Crisma;

– Soppressa l’orazione propria della benedizione del pastorale;

– Soppresse le orazioni per la benedizione e per l’imposizione della mitra[9];

– Soppresse le orazioni per la benedizione e la stessa imposizione delle chiroteche (guanti);

– Soppressa la cerimonia e le genuflessioni “ad multos annos” fatte verso il consacratore.

– La Benedizione delle insegne pontificali anello, pastorale mitra hanno un’unica orazione.

 

Anche quando certe orazioni sono state mantenute, queste rispetto a quelle previste dal precedente Pontificale Romano, sono state accorciate, mutate e sminuite, sempre nel rispetto ecumenico delle altre religioni cristiane. Il concetto di verità e di difesa della verità è totalmente scomparso, ed al suo posto si è inserita una terminologia pastorale verso un fantomatico popolo di Dio, come è quasi totalmente scomparso tutto l’aspetto sacrificale che è la parte più importante dell’onere episcopale, non parliamo poi dell’aspetto giuridico che è stato ridotto all’osso.

Tutta la liturgia afferente, le nuove ordinazioni dovrebbe essere vagliata punto per punto, questo studio già complesso diventerebbe troppo lungo per lo scopo che si è prefissato.

Dopo questo esame seppur sommario del nuovo rito per la consacrazione dei vescovi, non ci resta che esprimere un dubbio positivo sulla validità della nuova forma per la consacrazione dei vescovi e si badi non vogliamo addentrarci nei vari abusi liturgici che sono stati compiuti in questi anni e continuano a compiersi ripetutamente e particolarmente nei Paesi del Nord Europa.

L’unico argomento probante di Augustinus rimane quello “ex auctoritate” che abbiamo sviluppato all’inizio dello studio, cioè che un rito promulgato e/o approvato dall’Autorità Apostolica è sicuramente valido. A nostro avviso ci sono invece, probanti argomenti che mettono o metterebbero in dubbio la legittimità della promulgazione per carenza di autorità del legislatore, come abbiamo dimostrato in un precedente scritto[10], ma pur seguendo la teoria illogica di Augustinus, non si comprende perché un papa debba sicuramente promulgare un rito valido (sebbene illecito), e poi secondo la stessa teoria, si afferma, senza troppe reticenze, che un papa legittimo possa promulgare delle canonizzazioni invalide e false (come è avvenuto), francamente qui non si riesce più a seguire un benché minimo criterio di logica elementare! Siamo quasi ad una “nouvelle theologie” in campo tradizionalista.

Considerato, tuttavia, che sui sacramenti la dottrina cattolica, pretende la certezza, ed in caso di dubbio positivo va reiterata l’amministrazione del sacramento. Non ci resta che consigliare vivamente i sacerdoti ordinati da vescovi a loro volta ordinati con il nuovo rito di procedere ad una nuova ordinazione“sub conditione”, sicuramente da farsi con le dovute cautele e non pubblicamente, particolarmente se vogliono e pretendono di voler continuare il sacerdozio cattolico e il vero sacramento dell’altare.

Allo stesso modo dovrebbero riflettere i sacerdoti ordinati con il nuovo rito da vescovi ancora consacrati con il Pontificale Romano precedente la riforma, in quanto i riti e la celebrazione che circondano il conferimento del sacramento dell’Ordine pongono seri dubbi di come i modernisti autori di questi riti vogliano intendere il sacerdozio cattolico.

Mons. Marcel Lefebvre ha sempre riordinato “sub conditione” in privato i sacerdoti che volevano collaborare con la F.S.S.P.X. che erano stati ordinati con il nuovo rito, al fine di preservare intatto e senza macchia o dubbio il Santo Sacrificio dell’Altare.

Ultimo avvertimento per i fedeli che ricevono i sacramenti da ministri ordinati con il nuovo rito che potrebbero incorrere il rischio di ricevere sacramenti invalidi.

La Vergine ci aiuti e ci dia la forza per continuare la lotta per la difesa della fede, preservando immacolato il Santo Sacrificio dell’Altare oblazione monda offerta a Dio.

 

7 ottobre 2014

Festa di Nostra Signora del Santo Rosario


[1] É rintrodotta dagli anglicani nuovamente la forma prevista dal Sacramentale Leoniano.

[2] Cosa esige il popolo cristiano di una diocesi, un vescovo incaricato d’ordinare dei sacerdoti e di operare per la santificazione dei suoi fedeli, oppure che intende ben altro che la santificazione delle anime, considerato che non esiste più il concetto di peccato tra i fedeli modernisti!

[3]L’ordinando che viene presentato è raccomandato per le sue qualità sacerdotali e per altro? Il vescovo viene istituito, per custodire le tradizioni, oppure per compiacere i fedeli e il clero che dovrebbe invece dirigere? Chi ci garantisce l’ortodossia di queste domande e raccomandazioni, quando il nuovo rito prevede la libertà d’espressione? Ciononostante, tutto questo fa parte della «significatio ex adiunctis» del nuovo rito.

[4] Una volta ancora, chi ci garantisce al fine della «significatio ex adiunctis» l’ortodossia dell’omelia, quando questa si può ispirare ad un testo proposto (non si sa da chi)? Si può ovviamente porsi la stessa domanda relativamente a tutte le libertà che sono state concesse dal legislatore.

[5] Corrisponde all’esame del candidato del rito tradizionale.

[6] «Vis corpus Christi, Ecclesiam eius, edificare et in eius unitate cum ordine Episcoporum, sub auctoritate successoribus beati Petri Apostoli permanere?»

[7] «Et qui dierum nostro rum numerum temporumque mensuras maiestatis tuae potestate dispensas propitius  ad humilitatis nostrae respice servitutem et pacis tuae abundatiam temporibus nostris praetende perfectam». Amen.

«Colatis quoque in me gratiam tuam propiziare muneribus et quem fecisti gradu episcopali sublimen, fac operum perfectione tibi placetem atque in eum affectum dirige cor plebis et presuli, ut nec pastori obediantia gregi desit umquam cura pastoris». Amen.

[8] «Omnipotens sempiterne Deus, benedic haec (hoc) muneris pastorali et pontificalis honoris insigna (insigne), ut qui ea (id) gestaverit, premium dispensationis sibi creditae cum Christo, summo sacerdote et bono Pastore, in aeterna vita percipiat. Per Christum Dominum nostrum».

[9] Ecco come era prevista nel Pontificale Romano ante riforma l’orazione per l’imposizione della mitra episcopale: «Imponimus, Domine, capiti huius Antistitis et agonistae tui galeam munitionis et salutis, quatenus decorata facie, et armato capite, cornibus utriusque Testatamenti terribilis appareat adversariis veritatis; et, te ei largiente gratiam impugnator eorum robustus exsistat, qui Moysi famuli tui faciem ex tui sermonis consortio decoratam, lucidissimis tuae claritatis ac veritatis cornibus insignisti: et capiti Aaron Pontificis tui tiaram imponi jussisti. Per Chistum Dominum Nostrum». Tutta l’orazione è un monumento liturgico, in cui si uniscono descrizioni del nuovo e vecchio Testamento come la Lettera di San Paolo agli Efesini e il libro dell’Esodo per la tutela e la preservazione della verità della fede cattolica contro le eresie.

[10] L’Infallibilità della Chiesa e del Papa.

Fonte: www.agerecontra.it

2 Commenti a "TRADIZIONE E SACRAMENTO DELL’ORDINE (SECONDA E ULTIMA PARTE)"

  1. #bbruno   16 ottobre 2014 at 11:19 pm

    stando a quello che leggo, non vedo perché lo scrivente possa esprimere solo un ” dubbio positivo” riguardo alla ” validità della nuova forma per la consacrazione dei vescovi”! Come si può, dopo che si è proposta l’ osservazione di Leone XIII, secondo la quale persino “una forma valida [ nel caso presente nemmeno tale] non rende forzatamente valido questo o quel sacramento, se inserita in un contesto acattolico” ( e qui il contesto esprime puntigliosamente una volontà di assoluto adeguamento ecumenico), come si può avere “semplicemente un dubbio”, seppure “positivo””?!?

    E che significato avrebbe poi il vivo consiglio ai sacerdoti [?] “ordinati da vescovi a loro volta ordinati con il nuovo rito di procedere ad una nuova ordinazione ‘sub conditione’ “…? Per mano di chi??? E, ammesso che ciò sia possibile, perché raccomandare di farlo ” con le dovute cautele e non pubblicamente “, come se l’ empietà di un rito cattolicamente falso, dovesse , per chissà quale legge della prudenza, essere tenuta nascosta???

    Ma dove è finito il CORAGGIO della professione cattolica, e i DOVERE della denuncia del Grande Imbroglio Romano di oggi?

    Rispondi

Rispondi