9 Novembre 1989: cade il muro di Berlino.

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Il 9 Novembre del 1989 a Berlino, si avvera l’impensabile: cade il Muro che separava Est ed Ovest, due Mondi confinanti in una stessa città, finisce il comunismo, inizia una Nuova Era. Questi i pensieri e queste le emozioni di un sedicenne di allora, oggi il quarantunenne che scrive. Ci sembrava assurdo che dei nostri coetanei rischiassero di essere crivellati di proiettili, solo per voler passare nell’altra parte della loro città, costretti a scavare tunnel o a lanciarsi nel vuoto sul filo spinato. Noi facevamo le gite scolastiche all’estero ed avevamo la paghetta di quindicimila lire che ci veniva data per la serata settimanale al pub; sembrava assurdo ed inconcepibile che per i nostri coetanei di mezza Europa, tutto ciò rappresentasse invece un lusso irragiungibile. Basti dare un’occhiata a qualche storia personale dei 138 martiri del Muro:
< it.wikipedia.org/wiki/Elenco_dei_caduti_al_muro_di_Berlino >

David Bowie (http://youtu.be/Tgcc5V9Hu3g) aveva cantato l’amore impossibile di due giovani tedeschi, divisi dal Muro, una canzone scritta a Berlino nel 1977 che fino a poco tempo prima del 1989 sembrava dover appartenere alle utopìe irrealizzabili, ai sogni. Gli U2 nel 1981 cantavano: “Straniero, straniero in una terra straniera – Lui mi guardava come se io – Fossi il tipo che avrebbe potuto scappare. Gli chiedemmo di sorridere per una fotografia – Aspettammo un po’ per vedere
Se riuscivamo a farlo ridere. – Il soldato chiese una sigaretta – Il suo viso sorridente non posso dimenticarlo. – Mi guardava dall’altra parte della strada (http://youtu.be/ZkIrY0QUMcY )”. Il Muro è caduto e tutto diventa adesso possibile, finalmente: un ottimismo di massa invade il mondo intero. Le circostanze rocambolesche ed avventurose in cui molti tra i 5.000 evasi dalla D.D.R. si ritrovarono pur di fuggire, diventavano autentici simboli del coraggio umano:  <Fuga oltre il Muro di Berlino: le assurde storie di chi ce l’ha fatta >

Il Terzo Millennio si avvicinava, carico di speranze e gravido di futuro. La Libertà sembrava essersi incarnata nella riunificazione germanica, preludio di una Nuova Europa. Il Novecento sembra finire anticipatamente, mentre la globalizzazione economica ed il globalismo culturale, iniziavano a sfidare popoli e identità già nella stessa Germania: dal motto ‘Wir sind das volk’ i tedeschi dell’Est passarono a ‘Wir sind EIN volk’.

Marcello Veneziani scrisse come: “L’impostura originaria del Muro fu nella definizione che ne diede il leader della Germania Est Ulbricht: ‘barriera protettiva antifascista’, come se il Muro proteggesse la Germania comunista dall’assalto e dalle insidie di un fantomatico fascismo occidentale. E non arginasse invece le fughe verso Ovest, che nel giro di pochi anni avevano coinvolto il venti per cento della popolazione, circa tre milioni di tedeschi orientali…Con il Muro di Berlino cadde anche il Muro del Tempo, per citare il titolo di un libro di Ernst Jünger. Il Muro preservava l’anacronismo tra le due Germanie, che vivevano in epoche diverse; a Ovest c’era il tempo della modernità, dei consumi, della libertà individuale e della democrazia. A Est il tempo si era invece fermato alla Prussia, alla Germania nazista e al comunismo, versione regressiva e repressiva della modernità. La caduta del Muro sincronizzò le due Germanie che vivevano in tempi diversi. L’Est entrò nel tempo dell’Ovest…Il comunismo fu sconfitto sul suo stesso terreno. Aveva ingaggiato una sfida con l’Occidente nel nome del materialismo e dell’ateismo, del progresso e della liberazione, dell’economia e della tecnologia e fu sconfitto dall’Occidente sul medesimo piano, da un materialismo ateo più pervasivo e consensuale, da una società più progredita, da una liberazione individuale più radicale, da un’economia più efficace e da una tecnologia vincente…Bisogna avere l’implacabile onestà di ammettere che la caduta del Muro non fu solo emancipazione e libertà ma fu anche un cedimento al primato dei consumi, una vittoria dell’individualismo sul legame sociale e comunitario. L’Oriente e l’Occidente non si unificarono, ma il primo si sciolse nell’altro, si lasciò annettere e colonizzare. L’Est fu attratto più dai vizi che dalle virtù dell’Occidente, più dalla liberazione sessuale che dal pluralismo dei partiti, più dalle merci che dal diritto di opinione, più dal denaro che dalla democrazia.”

 

Ci si chiedeva come mai non ci fosse stata alcuna resistenza dei militari sovietici e di quelli dei Paesi dell’Est, come accadde a Budapest nel 1956 o a Praga nel 1968. Iniziammo a capire che quel Crollo in realtà era stato programmato dagli agenti massonici e mondialisti ed eseguito, nel momento stabilito (nella ‘pienezza dei tempi’), dai massimi dirigenti del comunismo mondiale. Venticinque anni sono passati da quell’Evento Cruciale, da quel Crocevia della Storia. Lentamente iniziò ad affermarsi l’unipolarismo americano e liberale, incontrastato e dogmatico, ormai trionfante e sconfinato. Le guerre del Novecento erano finite, ma iniziarono quelle del nuovo ordine mondiale in Iraq e Bosnia, per giungere fino ad oggi, ancora incombenti. La geopolitica è cocciuta e ripropone oggi tra Putin e Occidente la stessa rivalità che vi fu tra l’Impero Zarista e l’Impero Britannico, tanto per ribadire come quello ideologico tra USA ed URSS fosse stato piuttosto un elemento ultroneo di rivalità, non essenziale. Venticinque anni dopo, ciò che si temeva potesse rappresentare il Comunismo in Europa e cioè, essenzialmente, la povertà, si realizza come culmine nel sistema liberalcapitalistico: quanto più i popoli hanno eretto templi alla Libertà, tanto più sono stati espropriati delle libertà concrete. La Sinistra iniziò una involuzione culturale irreversibile, una ‘perdita di senso’ culminante con Matteo Renzi, la Destra invece, rimessa in gioco da Tangentopoli e galvanizzata, iniziò a coltivare l’utopìa di una Europa delle Patrie, dei valori e della volontà di potenza continentale, miseramente delusa dall’adesione ai Trattati capestro siglata dai suoi leaders. Oggi avremmo bisogno di ben altri Muri da abbattere, ma siamo privi di un simbolo concreto contro cui scagliarci. Oggi all’ottimismo si sostituisce la diffidenza e il rancore, all’ubriacatura mercatista il desiderio di protezione statale, all’euforìa la paura del futuro. Chi ha vinto venticinque anni fa? Ha vinto la tecnofinanza apolide. Quale cultura si è affermata venticinque anni fa? Il radicalismo permissivista anticristiano. Quale identità ha trionfato venticinque anni fa? Quella giacobina farcita con la cultura dei migranti. Quale Europa ha vinto venticinque anni fa? L’Europa delle burocrazie e della moneta unica. Quella Caduta ci ha insegnato che tra due società materialistiche, è sempre preferibile quella che almeno promette un miraggio di edonismo, ma di certo non è il migliore dei mondi possibile. Non rimpiango il Muro ma quella ingenua speranza adolescenziale, quell’illusione che l’Europa sarebbe stata un luogo dell’anima, una Patria più grande.

 

                                                                        Pietro Ferrari

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