[Danilo Quinto per Radio Spada] Family Act, ci vuole martirio e non male minore

 

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Di Danilo Quinto

 

Qualche riflessione, a “bocce ferme”, sul “Family Act”, la manifestazione organizzata dal Nuovo Centro Destra a Roma. Un palco strapieno e un “popolo” di qualche centinaio di persone. Luigi Amicone, direttore di “Tempi”, tra i partecipanti, l’ha ammesso: «É iniziata così tanti anni fa all’Est. Una resistenza di pochi, senza complessi di inferiorità. Ma le persone hanno vinto». Una “nuova Solidarnosc”, si è commentato, in modo entusiasta.

Dio ci scampi e liberi dal non apprezzare il fatto che molti dei parlamentari del NCD si sono perfino tassati per organizzare l’evento, aderendo all’appello del coordinatore Gaetano Quagliariello: «Per tanti di noi, dare vita al Nuovo Centro Destra è stato anche un modo per non rassegnarsi a vita privata, ma soprattutto per continuare a difendere le proprie idee provando a costruire una comunità umana che le potesse incarnare. Questo vale ancor di più quando sono in gioco i princìpi a cui crediamo». Viva coloro che difendono le proprie idee, credono ancora nei principi, vogliono costruire una nuova comunità umana – addirittura – che li possa incarnare, non si rassegnano a vita privata e combattono, anche rimettendoci del denaro. Sempre poco, rispetto a quello che percepiscono.

Quali princìpi? Quelli proclamati dal segretario, Angelino Alfano con il “messaggio” rivolto a stesso, al Governo di cui – en passant – è Ministro degli Interni («Si parla di immigrazione, ma la vera difesa dell’Italia e della patria è fare figli, incentivare la natalità e dare soldi alle famiglie») o di Eugenia Roccella («Siamo una “piazza di servizio”, per dare voce a tutte le associazioni, i gruppi, i movimenti, che difendono la famiglia naturale e vogliono che i propri figli, e i propri nipoti, possano ancora dire “mamma” e “papà”») o di Maurizio Sacconi («Oggi, a piazza Farnese, va in scena l’orgoglio della tradizione. NCD lancerà varie proposte tra le quali quella del voto plurimo ponderato ai genitori con figli minori affinché la rappresentanza politica riacquisti il senso del futuro» – ???!!! Col tempo, si capirà che cosa voglia dire) o del Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin («rivendico il fatto che per la prima volta in Italia si sia giunti ad un piano nazionale sulla fertilità, visto che ci sono intere generazioni che hanno avuto un inganno pensando che i figli si possano fare in qualsiasi momento della vita»).

Già, il Ministro Lorenzin. Dal suo insediamento, a marzo di quest’anno, parla in ogni occasione di questo piano, per il quale, trenta giorni fa è stato formato un tavolo consultivo composto da 26 esperti ginecologi, sociologi, membri di associazioni femminili, psicologi, sessuologi ed educatori, che per sei mesi studieranno un documento sul declino della fertilità e le sue cause. Il Ministro Lorenzin non è nuova agli annunci. Lo scorso 29 luglio, illustrava alla Commissione Affari Sociali della Camera l’intenzione di  presentare un decreto per dare via libera alla fecondazione eterologa, per inserirla nei Livelli essenziali di assistenza. Lo ribadiva il 6 agosto, per poi cambiare idea e dichiarare, il 14 settembre: «Sull’eterologa è necessaria una legge parlamentare per due motivi: per dare una copertura economica alle Regioni e per l’istituzione del registro nazionale dei donatori che ci permetta la tracciabilità dei gameti e soprattutto la certezza che uno stesso donatore non faccia più di un tot di donazioni da cui possa nascere un numero imprecisato di bambini».

Pensieri fluttuanti e forse anche un po’ confusi. D’altra parte, chi intende manifestare per la famiglia, per giunta invocando la nobiltà del “servizio” che si compie, avrebbe potuto, qualche giorno fa, dire una parola sulle norme approvate dalla Camera con 317 sì e 182 no, con le quali – in attesa della definitiva dissoluzione dell’istituto familiare, che avverrà con l’approvazione della legge sul “divorzio breve”, in discussione al Senato – sarà possibile divorziare senza frequentare il tribunale; basterà comparire davanti all’ufficiale di Stato civile, se non ci sono contenziosi tra marito e moglie. O forse la «minoranza cattolica presente in Parlamento» – come la definisce Eugenia Roccella – la “nuova Solidarnosc”, ha perso l’uso della parola, in attesa che Renzi e Berlusconi formalizzino l’accordo sulla legge elettorale con la soglia del 3%, che metterebbe al riparo il loro desiderio di essere ancora lì, a difendere, così come ha fatto finora, i diritti della piazza? Quando comprenderanno, questi cattolici, che quelli da difendere sono i diritti di Dio, rispetto ai quali non possono essere ammessi compromessi? Quando riusciranno a capire che Dio non ha bisogno di maggioranze, ma solo di persone credibili, che si battano per la Verità e non per il male minore? Qualcuno può spiegare a costoro che il cristianesimo, nel tempo storico che viviamo, può essere difeso solo da coloro che fino in fondo siano disposti, nella pienezza della loro esistenza, a vivere il timore di Dio e il loro martirio quotidiano, anche senza cercare nella “piazza” voti e consenso politico? Perfino Voltaire diceva nella Zaira: Fregiati di ogni merito e d’ogni virtù, se ancor cristiani non fossero più.

 

2 Commenti a "[Danilo Quinto per Radio Spada] Family Act, ci vuole martirio e non male minore"

  1. #Mardunolbo   19 novembre 2014 at 9:39 pm

    Beh, a leggere di chi c’era, i nomi fanno già venire il mal di pancia..o di stomaco con contorcimenti dello stesso.
    Nomi e volti conosciuti come versipelli adattabili per ogni occasione di politico “confronto democratico” “senza se e senza ma” e “con spirito costituzionale” “rispettando i valori fondanti della democrazia parlamentare ” !
    E le parole hanno già detto tutto !
    Danilo Quinto, lei che è uscito dall’impero del male può ben capire che per questi personaggi una uscita di scena per tempo sarebbe la migliore soluzione “laica” possibile ! Non intendo un suicidio, sia chiaro, ma l’andarsene definitivo dalla politica !