Più muri e meno ponti: la Regina di Parigi

annaelosfregiato

 

Non ci sono mai state guerre necessarie se non le guerre di religione.

Non ci sono mai state guerre giuste se non le guerre di religione.

Non ci sono mai state guerre umane se non le guerre di religione.

Perché quegli uomini hanno lottato per qualcosa

che pretendeva, almeno, di essere la felicità di un uomo, la sua virtù.

 

(G. K. CHESTERTON, Il Napoleone di Notting Hill)

 

di Luca Fumagalli

Anna e lo sfregiato è uno di quei libri che non smetteresti mai di leggere e che regalano, cosa piuttosto singolare, l’inebriante sensazione della nostalgia. È infatti impossibile, sfogliando le pagine, non cadere preda di quella felicità inattesa che solo i grandi classici possono donare: si sente il desiderio, quasi un bisogno fisico, di entrare a far parte della vicenda, essere accanto ai protagonisti, affrontare con loro, in prima persona, ogni imprevisto o difficoltà. Si tratta, in ultima istanza, dell’ambizione che la trama possa prendere vita e, almeno in questo senso, farsi reale, attuale.

Seppur dedicato a uno dei periodi più cupi e tormentati della Francia – il XVI secolo delle guerre di religione – il saggio della nota studiosa e scrittrice Elena Bianchini Braglia regala al lettore un sorriso e una speranza. Merce rara di questi tempi in cui, anche nel mondo cattolico, si sentiva l’esigenza di un testo che, trattando di storia, arrivasse a toccare le corde più profonde dell’anima del lettore.

Seguendo la vita di Anna D’Este (1531-1607), sposa del celeberrimo condottiero Francesco di Guisa (soprannominato “lo sfregiato” per una ferita riportata in battaglia), ci si trova presto immersi in una Francia in procinto di collare sotto i colpi della rivoluzione protestante. I Valois, una dinastia imbelle, votata al compromesso, non sono infatti in grado di donare la tanto agognata stabilità politica e religiosa, mentre il paese è progressivamente appestato dal calvinismo dei cosiddetti “ugonotti”.  Ma, come spesso accade nella storia, davanti alla grave minaccia si alza il vessillo della Chiesa portato non solo dai paladini della Lega Santa, ma da tutti quegli onesti francesi che, amando ancora fermamente la religione dei loro padri, si schierarono in prima fila, spesso rinunciando a tutto, pur di prendere parte a una guerra per Cristo e il Papa.

L’intera vicenda è narrata attraverso gli occhi di Anna d’Este, figlia di Ercole II e Renata di Francia, che, oltre ad essere una figura di primo piano della Corte francese, fu una delle campionesse della causa cattolica. Amata dal popolo che la soprannominava “la regina di Parigi”, ma avversata dalla potentissima Regina madre, Caterina de’ Medici, visse sulla sua pelle il dramma della condizione umana, giocata sul sottile equilibrio tra bene e male, libertà e colpa. Per l’amore di Cristo e delle sua Chiesa fu infatti chiamata a rinunciare a tutto, perdendo prima il marito e poi il figlio Enrico, agnelli sacrificali di una realpolitik che, se alla fine portò la pace, lasciò il paese attraversato da quella pericolosa crepa che, a secoli di distanza, si aprì nuovamente trascinando la Francia nell’inferno della Rivoluzione francese.

Un saggio così ben scritto e articolato che ha il respiro di un grande romanzo, un’opera che conforta il lettore e che, allo stesso tempo, provoca e stimola la riflessione. Un lavoro imperdibile che merita di far parte della biblioteca di ogni buon cattolico e che contribuisce a sfatare, com’è nello stile dell’autrice, molte delle dicerie e dei falsi miti che circolano su una delle epoche più buie e gloriose della storia della Chiesa


Bianchini Braglia, Anna e lo sfregiato. Una principessa estense nella Francia delle guerre di religione, Modena, Terra e Identità, 2010, pp. 344 – Euro 15.