Un trono vuoto? Risposta a LP sul caso Bergoglio

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Nota  introduttiva di RS: continuiamo, con questo post, la pubblicazione di brevi testi originali (o inediti per il pubblico di lingua italiana o tradotti ad hoc per Radio Spada) che provengono da ambienti cattolici romani resistenti alla “rivoluzione conciliare”. Questi scritti vogliono fornire nuovi materiali per conoscere i principali dibattiti che da molto tempo hanno attraversato e attraversano il mondo “cattolico tradizionalista” e approfondire, senza attingere a fonti di seconda mano, le rispettive posizioni. In questo scritto Guido Ferro Canale risponde di persona ad un articolo a firma L.P. apparso sul sito UnaVox, articolo che intendeva confutare il suo breve saggio pubblicato qui su Radio Spada. Il tema del “papa eretico” è stato affrontato più volte durante la grande crisi dottrinale che ha attraversato e attraversa la Chiesa cattolica, a partire dal Concilio vaticano secondo, ora assumendo maggiore o minore centralità nell’argomentazione che porta ad impugnare l’autorità dei “papi conciliari” e ora di Bergoglio.   Lo scritto analizza la questione del papato di Bergoglio, fornendo ricchi spunti di analisi, suscettibili di nuove risposte, agli studiosi e ai fedeli interessati.

di Guido Ferro Canale

Su Unavox è apparso l’articolo “Sedevacantismo ovvero l’inconsistenza ideologica”, a sigla L.P., che esprime il proprio disaccordo rispetto al mio “Il Vescovo di Roma: lo scisma latente e la sede vacante”, pur apprezzandolo – del che ringrazio l’Autore – per “ottima fattura, stile e qualità discorsiva”. Ad avviso di L.P., avendo io espresso “la convinzione che papa Bergoglio stia attuando e conducendo un magistero teso allo scisma”, era opportuno contestare e “smentire la teoria sedevacantista” avvalendosi “non di brocardi e di canoni ma di sei episodî tratti dai Vangeli”. Egli afferma, dunque, “che l’attuale pontificato, come altri precedenti […] è legittimo ancorché in puzzo di scisma o di eresìa appaia il pastore”; più oltre specifica che “un magistero erroneo qualifica un papa come erroneo ma non ne abolisce la dignità e non ne interrompe la successione apostolica”; e conclude domandosi “Ed allora, a che tutto questo fermento che, in certe frange di cattolicesimo così detto ‘tradizionalista‘, caldeggia la teoria del ‘trono vuoto’?. Contendere col vuoto ci sembra, sotto l’aspetto dialettico, non solo azione donchisciottesca ma magra raccolta di frutti. Se un’entità non esiste a che vale darle di scherma rimproverandole proprio il fatto di essere inesistente e vuota? […] combattere ed opporsi al secolarismo sempre più marcato del magistero ecclesiale ha senso solo se si considera come legittimo successore di Pietro l’attuale occupante il suo trono. Diversamente, diretta contro un inesistente bersaglio, la correzione fraterna si perde nel vuoto.”.

Se ho compreso correttamente il ragionamento, L.P. sostiene che quand’anche il Papa commettesse il delitto di eresia o di scisma, comunque non perderebbe l’ufficio (suppongo che per “successione apostolica” egli intenda “successione petrina”). Egli vorrebbe provare quest’asserto tramite episodi storici, peraltro appena accennati tranne gli esempi di Bonifacio VIII e Niccolò III, in realtà non pertinenti perché relativi a delitti di simonia; ma soprattutto sui passi delle Scritture intorno al conferimento del Primato, al Vade retro Satana e al rinnegamento di Pietro, al contrasto con S. Paolo ad Antiochia, etc., nell’intento di dimostrare che né Cristo revocò a Pietro quanto gli aveva conferito, né gli Apostoli – nel tempo tra il rinnegamento e il Pasce oves meas – lo considerarono decaduto, né mai in seguito S. Paolo o altri fecero legittimamente valere una decadenza dalla carica. Sicché, egli può concludere che la promessa di Cristo (“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”) si intende mantenuta anche tramite l’ininterrotto presidio della Sede Apostolica, pur quando il Pontefice versi in colpe gravi o in errori dottrinali.

Sarebbe fin troppo facile replicare che quel “tutti i giorni” non va preso troppo alla lettera, dati i trentatré mesi di vacanza dal 1268 in poi; e non cito il Grande Scisma d’Occidente, dato che, dopotutto, un Papa legittimo c’era. Né mi pare necessario osservare che le mie critiche, come pure quelle dei sedevacantisti in genere, non si appuntano certo sul trono vuoto, ma semmai sulle persone fisiche che lo occupano, la cui esistenza non mi sembra contestabile! Peraltro, al trono in quanto trono non si potrebbe comunque rivolgere una correzione fraterna.

Invece, desidero precisare, in primo luogo, che le mie considerazioni non muovevano e non muovono dal magistero di Bergoglio – come sembra aver inteso L.P. – ma dalla sua condotta complessiva, e per questo ho ipotizzato lo scisma, anziché l’eresia. Peraltro, delitto di scisma commesso per concorso, non in proprio. Sempre per tale ragione ho potuto affermare che questa mia ipotesi prescinde da  qualunque giudizio sul Concilio e il post-Concilio e che potrebbe risultare accetta anche ai più accesi “continuisti” (mi scuso per il refuso “continuasti”). Aggiungo, per quanto possa occorrere, che la mia posizione su questi temi non è quella che forse si aspetterebbe L.P., o che normalmente professano i sedevacantisti: ritengo, infatti, che i documenti del Concilio Vaticano II meritino svariate censure teologiche, sia rispetto alla forma espressiva, sia anche riguardo alla sostanza, ma che esse, per quanto gravi, non raggiungano l’eresia vera e propria; i Papi del post-Concilio, poi, hanno senz’altro alimentato una gran confusione spirituale, prima ancora che dottrinale, e nel corpus sterminato del loro insegnamento si trovano (anche) asserti che vanno dall’infelicissimo all’indifendibile… però, almeno a mio avviso, non possono essere definiti “eretici notori e pertinaci”. Di conseguenza, io riconosco come legittimi i Pontefici fino a Benedetto XVI incluso; ma ai miei occhi il “caso Bergoglio” è diverso, perché può essere affrontato sub specie schismatis, e offre a tutto il variegato arcipelago “tradizionalista”, o perfino “conservatore”, la possibilità di convergere nel giudizio sulla vacanza della Sede. (Ho dimenticato, semmai, e me ne scuso, di citare un altro autore che ha avanzato un’ipotesi simile, l’abbé de Nantes nel suo Libellus accusationis).

Tanto premesso, veniamo al punto: L.P. non afferma affatto una continuità a prescindere e, se ho capito bene, neppure l’impossibilità che il Papa cada in eresia o commetta il delitto di scisma; ma è sostenibile la tesi secondo cui, perfino in tali disgraziatissime ipotesi, egli resterebbe Papa?

A parer mio, si tratta di una sentenza temeraria, perché senza motivo si discosta da quella comune tra gli autori approvati. Desidero osservare, peraltro, che il diritto canonico forma parte integrante dell’arsenale argomentativo del teologo (i cc.dd. loci theologici) e che l’auctor classicus in materia, Melchior Cano (De locis theologicis I, 3), accomuna in uno stesso locus, il settimo, canonisti e teologi (“auctoritas theologorum scholasticorum, quibus adiungamus etiam juris pontificii peritos”). Nei loci, invece, non rientrano le cc.dd. “rivelazioni private”, mentre gli argomenti di ragione, tra cui quelli desunti dalla Storia, occupano il posto più debole (cfr. ibid., I 2: “Utraque igitur theologo necessaria est, et auctoritas et ratio: sed ita tamen, ut auctoritas primas in theologia partes obtineat, ratio vero habeat postremas. […] Nam traditi sunt quidem, e quibus argumenta ducuntur, duplices loci, uni ex auctoritate, alteri ex ratione: sed omnia ferme argumenta theologica a priore illo fonte derivantur.”; nello stesso senso, Summa Theologiae, I, qu. 1, a. 8). Restano, è vero, gli argomenti scritturistici; ma appunto per questo la sentenza di L.P. deve qualificarsi temeraria, perché non ha tenuto conto del fatto che gli autori approvati, pur conoscendo (ovviamente), la Scrittura, sono concordi nell’ammettere che, ove il Papa cada in eresia o commetta scisma, la Sede divenga vacante. 

A conferma, mi limito, qui, a citare “soltanto” due Dottori della Chiesa, Roberto Bellarmino e Alfonso Maria de’ Liguori. Quest’ultimo, in Verità della Fede…, cap. IX, scrive da difensore del Pontefice e della sua superiorità sul Concilio, ma non mette affatto in dubbio che egli, caduto in scisma o in eresia, dal Concilio possa essere giudicato: “quando in tempo di scisma si dubita chi sia il vero papa, in tal caso il concilio può essere convocato da’ cardinali e da’ vescovi; ed allora ciascuno degli eletti è tenuto di stare alla definizione del concilio, perché allora si tiene come vacante la sede apostolica. E lo stesso sarebbe nel caso che il papa cadesse notoriamente e pertinacemente in qualche eresia. Benché allora, come meglio dicono altri, non sarebbe il papa privato del pontificato dal concilio come suo superiore, ma ne sarebbe spogliato immediatamente da Cristo, divenendo allora soggetto affatto inabile e caduto dal suo officio. […] (fuori del caso di scisma o di eresia, come si è detto di sopra) il concilio non ha alcuna autorità, poiché il concilio non è altro che la congregazione de’ vescovi costituita sotto del capo, qual è il papa […] Rispondiamo non dubitarsi che in qualche caso il concilio può esser giudice del papa, ma quando? In due soli casi: quando il papa è eretico dichiarato o quando è dubbio, siccome abbiamo veduto essersi proceduto nel concilio pisano e costanziese; ma fuori di questi due casi il concilio non ha alcuna autorità sopra de’ pontefici, ma il concilio è tenuto ubbidire al papa, come abbiam provato di sopra con tanti attestati degli stessi concilj.” (ivi, §1 nn. 2-3 e §4, n. 63). Anzi, egli asserisce espressamente: “noi rispondiamo non esser dubbio che il papa possa essere deposto dal concilio, quando fosse stato dichiarato eretico, come quegli che definisse una dottrina opposta alla divina legge” (ivi, §4, n. 65). Mi permetto di aggiungere che la funzione del Concilio in caso di Papa dubbio (per scisma o per eresia) è ammessa addirittura da Joseph de Maistre come possibilità “de certifier la personne du Pape” [J. De Maistre, Du Pape, Lyon 1819, pag. 126].

Veniamo, invece, al Bellarmino, che affronta ex professo la questione del Papa eretico, ma svolge un ragionamento perfettamente applicabile anche allo scisma. Giova osservare, in primo luogo, che per il Santo Cardinale non si tratta affatto di questioni meramente ipotetiche (come invece per il Billot), giacché egli, pur reputando probabilis che, per una speciale assistenza di Dio, il Papa non possa mai cadere in eresia, riconosce che la sentenza contraria è altrettanto probabilis e, anzi, communis. Soprattutto, egli discute le conseguenze e respinge, inter cetera, proprio la tesi che mi sembra di dover ascrivere a L.P.:  “Tertia opinio est […] papam neque per haeresim occultam, neque per manifestam, esse depositum aut deponi posse. Haec refert et refellit Turrecremata loc. not. et sane est opinio valde improbabilis. Primo, quoniam haereticum papam posse judicari, expresse habetur can. “Si papa” dist. 40, et apud Innocentium serm. 2 de consecr. pontif. Et quod majus est in VIII synodo act. 7 recitantur acta concilii romani sub Hadriano, et in his continebatur, Honorium papam jure videri anathematizatum, quia de haeresi fuerat convictus, ob quam solam caussam licet minoribus judicare majores. Ubi notandum est, quod etsi probabile sit, Honorium non fuisse haereticum, et Hadrianum II papam deceptum ex corruptis exemplaribus VI synodi, falso putasse Honorium fuisse haereticum; tamen non possumus negare, quin Hadrianus cum romano concilio, immo et tota synodus VIII generalis senserit, in caussa haeresis posse romanum pontificem judicari. Adde, quod esset miserrima conditio Ecclesiae, si lupum manifeste grassantem, pro pastore agnoscere cogeretur.” (Controversiae, Lib. II De Romano Pontifice, cap. XXX). Si noti che egli fa ricorso sia al diritto canonico – Decretum Gratiani, dist. XL can. 6, Si Papa – sia al Magistero di Innocenzo III e dei Concili sotto Adriano II, ma aggiunge che sarebbe infelicissima la condizione della Chiesa costretta a riconoscere come Pastore un lupo, pur avendo poc’anzi riconosciuto, con il Gaetano e con Torquemada senior, il diritto di resistenza attiva e passiva contro il Pontefice che abusa della propria Autorità (cfr. ibid., cap. XXIX, arg. septimum).

Fatto anche più importante ai nostri fini, il Bellarmino accomuna, di fatto, l’ipotesi del Papa eretico a quella del Papa scismatico, come si ricava dall’esposizione e dalle autorità addotte, ad es. Cipriano, che si occupava appunto di uno scisma di Papi (Novaziano/Cornelio) e affermava che il primo, se anche fosse stato vero e legittimo Pontefice, sarebbe comunque decaduto se si fosse separato dall’unità della Chiesa: “Est ergo quinta opino vera, papam haereticum manifestum per se desinere esse papam, et caput; sicut per se desinit esse christianus et membrum corporis Ecclesiae: quare ab Ecclesia posse judicari et puniri. Haec est sententia omnium veterum Patrum, qui docent, haereticos manifestos mox amittere omnem jurisdictionem, et nominatim Cypriani lib. 4 epist. 2, ubi sic loquitur de Novatiano, qui fuit papa in schismate cum Cornelio: Episcopatum, inquit, tenere non posset, et si episcopus primus factus, a coepiscoporum suorum corpore et ab Ecclesiae unitate discederet. Ubi dicit Novatianum, etsi verus ac legitimus papa fuisset, tamen eo ipso casurum fuisse a pontificatu si se ab Ecclesia separaret.
Eadem est sententia doctissimorum recentiorum ut Jo. Driedonis, qui lib. 4 de Script. et dogmat. Eccles. cap. 2 par. 2 sent. 2 docet, eos tantum ab Ecclesia separari, qui vel ejiciuntur, ut excommunicati, vel per se discedunt et oppugnant Ecclesiam, ut haeretici et schismatici. Et sententia septima dicit, in iis, qui ab Ecclesia discesserunt, nullam prorsus remanere spiritualem potestatem super eos, qui sunt de Ecclesia. Idem Melchior Canus, qui lib. 4 de loc. cap 2 docet, haeretics non esse partes Ecclesiae, nec membra, et cap. ult. ad argument. 12 dicit, non posse vel cogitatione informari, ut aliquis sit caput et papa, qui non est membrum neque pars. Et ibidem disertis verbis docet, haereticos occultos adhuc esse de Ecclesia, et partes, ac membra, atque adeo papam haereticum occultum adhuc esse papam. Eadem est aliorum etiam, quos citavimus in lib. 1 de Eccles.” (Ibid., cap. XXX). Supra nel testo, egli non manca di richiamarsi, quanto all’immediata perdita di giurisdizione da parte degli scismatici, anche all’Aquinate (Summa Theologiae, II-II qu. 39 art. 3); e afferma, almeno riguardo all’eresia (ma riferendosi anche a Cipriano), che si tratta di un principio desunto ex natura haeresis, non dal diritto umano. Come potrebbe essere Capo colui che – per volere proprio – neppure è membro?

Si potrebbe obiettare che la contrapposizione tra due (o più) pretendenti alla Sede Apostolica sia un caso radicalmente diverso dal concorso nello scisma altrui; questo sarebbe vero se si pensasse al caso di Costanza, alla Cristianità divisa su un caso eclatante di Papa dubbio; ma S. Cipriano, se non erro, scrive per ben altra ipotesi, in cui l’Episcopato si è schierato compatto per Cornelio, e per questo scrive che Novaziano avrebbe perso comunque la carica, perché si sarebbe trovato nella condizione “classica” del Papa scismatico – la menziona ancora il Billot – che vellet totam Ecclesiam excommunicare. Questo a prescindere dal fatto che, a prescindere dai torti e dalle ragioni iniziali, i diversi pretendenti al Soglio avrebbero l’obbligo di adoperarsi per comporre la frattura… pena, in difetto, il concorso nello scisma, ancorché da loro non iniziato.

Inoltre – e qui torna utile il locus theologicus del diritto canonico vigente – il CIC 1983 segue lo stesso ragionamento del Bellarmino, nella disciplina generale degli uffici ecclesiastici, e lo applica espressamente anche allo scismatico, che, come l’apostata e l’eretico, è automaticamente rimosso (cann. 1364 e 194 §1 n. 2), se sia pubblico il suo abbandono della Fede o della comunione (qui… publice defecerit). Rimosso e non privato: non si tratta di una sanzione penale aggiuntiva, ma della perdita di una qualità necessaria al possesso dell’ufficio (essere in comunione con la Chiesa è il primo dei requisiti enunciati al can. 149). Come si vede, non è necessario rifarsi né al CIC 1917 né alla Bolla di Paolo IV.

Invero, la condotta di Bergoglio è sotto gli occhi di tutti; la sua contrarietà ai doveri propri del Papa è percepita, almeno a livello intuitivo, da tutti i fedeli non inebriati dal modernismo (e ne fa fede il loro disagio); tanto basta perché la Sede sia vacante, non richiedendosi certo la notorietà della qualificazione giuridica della condotta (inoltre, a mio avviso, publice, nel can. 194, è meno di notorie). E’ vero che lo stesso can. 194 prevede che la rimozione possa essere fatta valere solo previa dichiarazione scritta dell’autorità competente e che, a norma del can. 1332 §2 n. 2, gli atti compiuti dall’usurpatore dell’ufficio siano nulli solo se la scomunica è stata irrogata o dichiarata; ma si tratta di considerazioni che attengono agli effetti della rimozione, non alla sua esistenza.

5 Commenti a "Un trono vuoto? Risposta a LP sul caso Bergoglio"

  1. #juan de San mattia   25 novembre 2014 at 11:48 pm

    È ora che qualcuno faccia chiarezza su questi argomenti. Se tutti i componenti della fraternità si mettessero seriamente ad approfondire queste tematiche quanto gioverebbe al cattolicesimo una presa di coscienza di questa realtà: la sede che conduce le anime alla perdizione non può essere la sede del Vicario di Cristo! Non c’è bisogno di essere teologi, basta essere cattolici per comprendere…

    • #guelfonero   26 novembre 2014 at 12:50 pm

      Grazie Juan de San Mattia. Piergiorgio Seveso

  2. #Matteo   26 novembre 2014 at 12:06 pm

    Come vede anche Lei spettabile G.F. Canale, la questione riguardante la legittimità del papa eretico è assolutamente attuale, proprio in virtù della questione Bergoglio che Lei ha sollevato e tematizzato ed è su questa prima questione che è bene venga focalizzato il dibattito.

    In seno ad esempio alla Fraternità San Pio X vi sono posizioni discordanti: alcuni ritengono che il papa eretico resti comunque papa, seppur questo non obblighi a seguirlo, altri lo ritengono decaduto ipso facto. Tale dualità non è presente ovviamente solo in seno alla fraternità, anzi moltissimi cattolici che pure come Lei e come me che pure ritengono problematici
    i papati postconciliari (concilio compreso), non giungono a ritenere
    eretici i contenuti dei documenti conciliari né i papi fino a benedetto XVI.

    Come Lei giustamente afferma il caso Bergoglio è differente.

    Lei sostiene una tesi plausibile ma per molti versi debole, nel senso
    che l’ipotesi di scisma prende corpo nella valutazione di atteggiamenti di Bergoglio, su cui è assai facile opinare e invece come Lei stesso puntualizza non approfondisce la questione invece in termini di magistero più o meno eretico.

    Mi pare evidente dai suoi interventi che Lei ritenga decaduto un papa eretico, ma le garantisco che questo assunto (ovvio anche per me) non è ovvio affatto per molti cattolici di ogni estrazione e sensibilità.

    Debbo anche rimarcare che le pertinaci e manifeste eresie a cui fa riferimento Sant’Alfonso (come pure San Roberto Bellarmino etc..)
    sono nel caso di Bergoglio, sotto gli occhi di tutti.

    L’eresia manifesta e pertinace di qualcuno infatti si desume
    dal suo parlare, scrivere, agire e lo status di eretico non richiede
    che l’eresia sia connessa ad un atto di magistero, né ordinario né straordinario, anzi se nel compiere un atto di magistero straordinario
    o anche ordinario un chierico, o persino un papa propugnasse una eresia, sarebbe ancor più colpevole ma certo non meno eretico
    di chi propugnasse un eresia senza essere neppure ordinato.

    Quello che intendo è che chiunque (papa compreso) cade in eresia
    semplicemente perché propugna una eresia in modo manifesto e pertinace.

    Se si possa qui difendere la tesi secondo cui Bergoglio non decaderebbe neppure in caso di eresia, mi pare fatto assai rilevante ma secondario, quello che precede è assodare se costui è eretico.

    Per fare ciò basta semplicemente comprare Repubblica, o riascoltare le sue dichiarazioni su youtube o leggere quello che riferisce quando telefona in teleselezione, se poi si vuole anche
    la prova del nove in termini magistero proprio del papa si può anche analizzare con puntualità la sua Evangelii Gaudium.

    Tutto converge verso pubbliche chiare e pertinaci posizioni eretiche.

    Quello che voglio dire e concludo è:

    Forse Bergoglio è scismatico, (come sostiene Lei) forse è stato eletto invalidamente (come sostiene ad esempio Socci), ma al di là di queste tesi (o meglio ipotesi) pur plausibili in grado e quantità
    magari discutibile, resta a mio parere assai più evidente che Bergoglio è un eretico e non perché lo dica io o Lei o magari Socci o altri, ma semplicemente perché propugna eresie che sono note e manifeste e sui cui persevera pertinace.

    Credo sia questo il nodo essenziale su cui è bene focalizzare
    una riflessione sistematica, il resto decade e non precede, perché
    il peccato stesso di scisma deriva sovente ed è assimilabile alla eresia, ma ciò si palesa particolarmente nel caso di Bergoglio che come Lei stesso fa notare conduce il suo agire e il suo esprimersi opponendosi ai doveri propri del papa ed aderendo a posizioni moderniste(e non solo).

    Molti (e fra questi vi sono anche prelati di alta ed altissima gerarchia) ritengono doveroso attendere che Bergoglio utilizzando i poteri di cui dispone in virtù del magistero che svolge dia seguito agli esiti prevedibili del prossimo sinodo, aggredendo ereticamente il depositum fidei immutabile riguardo il sesto e nono comandamento
    e riguardo i sacramenti del matrimonio e della penitenza per poterlo
    dichiarare decaduto per eresia, (sarà la dichiarazione di scisma e Bergoglio sarà ipso facto scismatico assieme a tutti coloro che lo seguiranno) ma questo come lei fa notare non è affatto coerente perché l’eresia di Bergoglio è già “publice” e quindi sussiste già il presupposto per ritenere eretico di fatto Bergoglio, in attesa che venga riconosciuto decaduto per diritto.

    Riflettere se Bergoglio sia o no scismatico prima di assodare se sia o no eretico appare in questo panorama, un po’ mettere il carro davanti ai buoi e comunque non è questo il quesito che affligge non pochi fedeli cattolici, che riconoscono in Bergoglio un soggetto capace di eresia (almeno in potenza) e non si rendono conto che continuare ad accettare (o anche solo ipotizzare) un papa eretico è una bestemmia.

    La saluto con stima.

  3. #cesare   26 novembre 2014 at 5:47 pm

    Siamo tutti d’accordo nel ritenere che Bergoglio sia un eretico.
    Ma mi domando, essendo stato eletto Papa (legalmente o illegalmente per ora salto il problema) come si fa a farlo decadere?
    Io non sono un teologo, ma penso che ci vogliono dei vescovi, cardinali che si riuniscono e dichiarono che Bergoglio e’ decaduto dal Soglio pontificio per via delle sue eresie.
    Piu’ o meno penso che dovrebbe andare cosi’.
    Ora da piu’ di 50 anni dalla morte di Pio XII quanti vescovi e cardinali esistono nel mondo che sono stati elevati nei loro uffici in maniera legale? Puo’ un Papa eretico, elevare al porporato un vescovo o consacrare un sacerdote come vescovo. Puo’ un vescovo consacrato da un eretico consacrare un altro sacerdote?
    Quale dovrebbe essere la conclusione? Un vescovo elevato alla porpora da un Papa eretico non diventa eretico egli stesso in quanto in comunione con il Papa eretico che lo ha innalzato al cardinalizio. e cosi’ di seguito un individuo consacrato sacerdote da un vescovo eretico, non diventa anche egli eretico in quanto in comunione con i sui superiori e con il Papa eretico, e quindi con le sue eresie?
    Chi allora potra’ far decadere un Papa eretico/? E in che maniera?
    Se tutto un corpo si infetta e solo una piccola parte di esso e’ sana, agli occhi del mondo chi e’ lo scismatico? Per quanto riguarda il Signore e’ ovvio che tutto il corpo malato e’ lo scismatico.
    La chiesa siamo tuti noi, la parte docente e discente che insieme formiamo il corpo della chiesa. Le funzioni della parte discente (laici) in tempo di crisi come questa dovrebbe essere spiegata e studiata meglio.

  4. #Rocco Antonio Sergi   30 novembre 2014 at 4:29 am

    Bergoglio potrebbe essere il frutto perverso di un ambiente da tempo incistato nello stesso Vaticano…per dare inizio allo “spezzatino” del Santo Corpo Mistico che è la Ecclesia. Il che trova connessione col piano mondialista anglogiudaico in crescente realizzazione…