Un’altra guerra nel Caucaso?

 

Si spara sui cieli del Caucaso: Armenia-Azerbaijan, sarà un’altra guerra?

 

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Il conflitto congelato rischia di esplodere: ieri l’esercito azero ha abbattuto un elicottero armeno sopra il Nagorno-Karabakh. Il ministero della Difesa di Erevan reagisce con durezza: “Un’escalation senza precedenti, per Baku conseguenze molto pesanti ”.

Mentre nell’Est ucraino tornano i carri armati russi, un’altra guerra dimenticata del mondo postsovietico minaccia di ridiventare “calda”. Ieri l’esercito azero ha abbattuto un elicottero armeno sopra il Nagorno-Karabakh. L’enclave a maggioranza armena incorporata nell’Azerbaigian è stata la prima tessera del domino che ha distrutto l’Urss, diventando nel 1988 teatro di una guerra che ha disintegrato il mito comunista dell’“amicizia tra i popoli”. Da 25 anni è un “conflitto congelato”: una nazione non riconosciuta al centro di una contesa con la quale commissioni, conferenze, mediazioni internazionali e risoluzioni Onu non hanno potuto fare nulla. Ma dopo l’abbattimento dell’elicottero, con tre piloti a bordo come vittime, l’escalation degli ultimi mesi minaccia di tornare a essere un conflitto aperto. 

Baku non nega di aver colpito intenzionalmente il Mi-24, sostenendo che il velivolo aveva attaccato le truppe azere schierate lungo il confine. Erevan sostiene che l’elicottero non portava armi e partecipava a una esercitazione congiunta delle truppe armene e delle milizie dell’autoproclamata repubblica del Nagorno-Karabakh. Il portavoce del ministero della Difesa armeno Arzrun Ovannissian ha parlato di “escalation senza precedenti” e minacciato “conseguenze molto pesanti” per Baku, i cui militari avrebbero anche impedito l’accesso dei soccorritori al velivolo precipitato, aprendo il fuoco. L’Azerbaigian a sua volta accusa gli armeni di aver svolto “sorvoli di provocazione”

L’Armenia è stata uno dei pochi Paesi che all’Onu ha appoggiato l’annessione della Crimea, e il presidente Serge Sargsian non nasconde di vedere dei paralleli con il Nagorno-Karabakh: “Per noi l’autodeterminazione dei popoli è prioritaria, e in questi casi non bisogna chiedere il permesso a nessuno”. A dire il vero, anche il presidente azero Ilkham Aliev aveva visto nella Crimea un precedente positivo, commentando all’epoca dell’annessione che Baku doveva seguire l’esempio della Russia e riprendersi l’enclave che considera sua con la forza. Ma per l’Armenia la dipendenza militare, politica , energetica ed economica dalla Russia non ha alternative: schiacciata tra l’Azerbaigian, la Turchia e l’Iran, si sente minacciata dall’appoggio che i consanguinei e correligionari turchi – ai quali Erevan continua a chiedere inutilmente di riconoscere il genocidio armeno del 1915 – offrono a Baku.  

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