Cenni biografici del Barone Ludovico Von Pastor, grande storico della Chiesa (Seconda parte)

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La presente breve biografia è tratta dall’introduzione del XI volume della munifica opera Storia dei Papi, dello stesso Von Pastor, edito in italiano nel 1929, un anno dopo la morte del grande storico cattolico. La stesura della biografia si avvalse delle memorie curate dal dr. Kaufmann, che curò in Germania l’opera del barone, e del dr. I. F. Dengel, che fu successore alla cattedra del barone in Innsbruck.

Pastor aveva allora solo 24 anni e mezzo: egli entrava nel mondo non come uno sconosciuto, ma come un uomo che si era già affermato per la profonda fermezza dei suoi principi cattolici, per la sua straordinaria cultura e con un programma che intendeva svolgere ad ogni costo; scrivere la Storia dei Papi.

    Sinora egli aveva raccolto molto materiale, ma sporadico e incompleto; a lui occorreva però per tale scopo poter giungere all’unica fonte di questa storia, a cui nè Ranke nè altri avevan potuto attingere, all’Archivio segreto Vaticano. Per riuscire a tale intento Pastor fece pervenire per mezzo di Onno Klopp al nunzio di Vienna Mons. Jacobini, più tardi Segretario di Stato, un promemoria nel quale egli illustrava l’importanza per la Chiesa di una storia dei papi scritta sulla base dell’Archivio Vaticano.

    Alla metà di dicembre 1878, munito di una lettera commendatizia del nunzio, e di lettere di altri amici, Pastor lasciava Francoforte e si poneva in viaggio per l’Italia. Il prof. Carlo Federico Stumpf-Brentano nel salutarlo lo accompagnò con le parole « Sen vada con Dio, chè un coraggio giovanile certo a lei non mancherà ». In Roma fu ospite del Campo Santo tedesco allora diretto dal dotto prelato Antonio de Waal. Un memoriale presentato al cardinale Nina, Segretario di Stato, nel quale si dimostrava che con lo studio dei documenti vaticani si potrebbe solo far del bene, non ebbe alcun risultato. Nel fare tale pressione Pastor era coadiuvato dai prelati De Waal e De Montel nonché dal card. Franzelin. De Waal pensò di domandare l’accesso all’Archivio non solo per Pastor ma anche per gli altri teologi e storici del suo collegio, e a tal uopo si rivolse al papa stesso, presentando una domanda di Pastor, nella quale egli faceva rilevare come fosse interessante di mettere a fianco della storia dei papi di Ranke una seconda storia scritta da mano cattolica e basata sui documenti dell’Archivio Vaticano. Leone XIII concesse per allora il permesso che venissero portati per Pastor i materiali di Archivio nella Biblioteca Vaticana. Entrato finalmente in quel santuario della storia, Pastor potè consultare pure gli indici e così fare le sue ricerche metodicamente. Alla vista di tanto tesoro egli concepì il grande programma di pubblicare accanto alla sua Storia un Corpus Catholicorum sulla base dei documenti dell’Archivio Vaticano, lavoro che avrebbe dovuto abbracciare la pubblicazione di lettere di papi, istruzioni, relazioni e corrispondenze di nunzi, appelli ai papi ed estratti dei fogli volanti, bibliografie di opere apologetiche del secolo XVI.

     Le grandi pressioni esercitate per parte dei dotti e indubbiamente l’opera spiegata dal Pastor ottennero un secondo risultato assai grande per la storia: Leone XIII, che seppe ben apprezzare il contributo che alla indagine storica poteva apportare lo studio dell’Archivio Vaticano, si decise pronunciare la grande parola per cui l’Archivio veniva aperto a tutti i dotti. Pastor restò in Roma sino al giugno 1879. In quei mesi egli non conobbe riposo: lavorava da 10 sino a 12 ore al giorno, sfogliando solo nella Biblioteca Vaticana, come egli scrisse all’Janssen, 300 manoscritti, limitando per ora le sue ricerche dal 1450 al 1549. Nello stesso tempo visitò gli archivi e biblioteche di Napoli, Firenze e Milano, facendo ovunque largo bottino di documenti, finché nell’autunno, con due valigie di appunti, se ne tornò nella sua patria.

    Intanto egli pubblicava la sua tesi che aveva raggiunto le 500 pagine: Die Kirchlichen Reunionsbestrebungen während der Regierung Karls V, opera che assieme alla Corrispondenza del cardinale Contarmi durante la sua legazione in Germania nel 1541, da lui trovata in Roma e pubblicata nell’Historischen Jahrbuch della Goerresgesellschaft, gli procurò subito fama di vero dotto.

    Egli aspirava ad una cattedra universitaria, ma sventuratamente la lotta del Kulturkampf rendeva impossibile a lui, cattolico, il raggiungere tale mèta. Teodoro Mommsen, interrogato dai deputati del Centro al Parlamento prussiano su questa mancanza di parità fatta ai cattolici nelle Università, rispose che « era il simbolo dell’ultramontanismo che faceva sì che all’ombra di questo albero velenoso fossero così rari i talenti ». Come fosse falsa quest’accusa partigiana, risulta dal fatto che Pastor, quantunque tanto attaccato alla sua patria, dovette cercare una cattedra in Austria. Il prof. Weiss propose a lui le due università di Gratz e di Innsbruck: il prof. Stumpf-Brentano gli spianò la via a quest’ultima, dove il 19 febbraio 1880 egli tenne l’esame (colloquium) di abilitazione e, sei giorni dopo, alla presenza di 10 professori e di 15 studenti, la lezione di prova sul tema: L’opera storica contemporanea all’imperatore Carlo V. Il prof. Busson dava sull’esito di questa prova il seguente lusinghiero giudizio: « Il candidato ha adempiuto il suo incarico in ottima maniera. La sua lezione, la cui forma può sola venire elogiata, dimostra che egli è pienamente padrone dell’argomento, che ne conosce la letteratura sino alle recentissime pubblicazioni, e che egli sa esporre con chiarezza ed in maniera attraente un argomento. Anche la calma oggettività che il candidato ha dimostrato in questa occasione deve esser fatta rilevare in maniera particolare. La voce del candidato è assolutamente sufficiente ».

    Tutto faceva credere che una libera docenza non si facesse attendere, eppure non fu così. Il Ministero della pubblica istruzione in Vienna, pervaso dal sentimento liberale-massonico, gli fece bene attendere il permesso (venia legendi) di tenere le sue lezioni.

    Il prof. Klopp voleva che Pastor avesse accettato il posto di professore di storia in casa dell’arciduca Carlo Ludovico per il suo figlio Ottone, ma egli vi rinunziò, sebbene a malincuore, perchè tale sistemazione lo avrebbe allontanato troppo dal suo programma scientifico.

    Nell’attesa del permesso del Ministero, Pastor accettò sul momento il posto di consigliere scientifico nella libreria editrice di Herder, iniziando la redazione degli « Historischen Bildnisse » e la revisione degli articoli storici nel Kirchenlexilcon di Wetzer e Welte. Finalmente, dopo 11 mesi di attesa giunse dietro pressione degli amici l’attesa venia legendi dal Ministero della pubblica istruzione, e Pastor potè cominciare come libero docente le sue lezioni di storia moderna in Innsbruck, che doveva diventare la seconda sua patria.

    Durante l’attesa di questa conferma ministeriale il suo amico Giorgio Hertling gli aveva scritto: « Non dovete meravigliarvi; chi, come voi, sente di aver la missione di porre la sua azione scientifica espressamente a servizio della causa cattolica, egli, ovunque e in ogni tempo, dovrà urtare nell’opposizione occulta o manifesta della scienza ufficiale, che nella sua grande maggioranza persegue ben altre mire ».

Nel semestre estivo del 1881 Pastor tenne in Innsbruck le sue prime lezioni su Le fonti della storia moderna. Il 22 aprile del 1882 si ammogliava con la sig.na Costanza Maria Kaufmann, l’unica figlia di Leopoldo Kaufmann, già borgomastro di Bonn, anch’egli intrepido cattolico, che per la fede era stato duramente provato ed aveva dovuto rinunziare al suo alto ufficio. La donna scelta dal Pastor era quella che occorreva per lui: fervente cattolica, piissima, colta, fu per lui non solo fedelissima sposa e compagna affettuosa, ma pure cooperatrice intelligente nei difficili lavori, cosicché della stessa Storia dei Papi ella trascrisse in pulito i primi volumi, e dei seguenti ascoltò la lettura dandone quindi un giudizio critico. « È ella, scriveva il Pastor, che mi ha tenuto lontano dall’orgoglio del dotto e che ha tenuto sempre sollevato il mio sguardo verso il Signore, datore di ogni bene ». Ella pure fu felice con lui e scriveva che « nessuna coppia di sposi era adattata l’un l’altro più di loro due ». Pastor in segno di gratitudine volle che fosse dedicato a lei il settimo volume dell’opera. In Innsbruck Pastor si trovò in una cittadina assai più piccola di Francoforte, ma incantevole per le meravigliose bellezze delle Alpi circostanti: iniziò pure delle escursioni alpine assieme al dotto collega Giulio von Ficker, quantunque poco attrezzato per quelle difficili ascensioni.

     Nel 1882 fu in vista un posto di professore all’Università di Praga. Pastor vi concorse: egli avrebbe dovuto venir nominato; ma la sua fede cattolica gli fu d’ostacolo: non si permise che venisse preferito un « ultramontano » ed altri ebbe quella cattedra. Pure come compenso Pastor ricevette il titolo di professore straordinario, « risultato assai lusinghiero, come giudicò Ficker, dopo un periodo assai breve di insegnamento ».

    Quando nel 1886 pubblicò il suo primo volume della Storia dei Papi, i suoi colleghi nell’insegnamento storico, compreso Ficker, non lo giudicarono bastante per proporre Pastor come vero professore straordinario. Il prof. Busson, uomo bollente e al sommo liberale, gli scriveva allora: « Ella può scriverne anche una dozzina di questi volumi, ma non verrà mai proposto per professore, sinché non cambia le sue direttive ».

     Pure non fu così. Gli amici di Vienna, particolarmente il prof. von Gagern, insistettero per questa nomina, e Pastor fu nominato il 30 ottobre 1886 professore straordinario, e il 5 settembre dell’anno seguente professore ordinario di storia generale.

     Le sue lezioni furono frequentatissime, perchè oltre alla continua e forte preparazione, egli possedeva, per il metodo e per la forma, attrattive straordinarie. Egli percorse tutto il campo storico che va dal medioevo sino ai nostri giorni. La sua maniera di esporre aveva un’impronta complessa ed universale; egli sapeva far conoscere i singoli eventi, come pure la loro ripercussione sulla storia europea, valutandoli col sicuro giudizio del grande storico. In maniera particolare incontrarono l’approvazione generale le lezioni che egli tenne sul secolo XIX, argomento che in pochissime università veniva trattato. In queste lezioni, che furono frequentate dai discepoli di tutte le facoltà, Pastor pose in luce la unilateralità della produzione storica tedescoprussiana allora in voga, la sua deficienza nel voler far credere che la grandezza della storia tedesca consista tutta nell’apparire del protestantesimo, ed in opposizione a questo concetto errato, pose in luce la grandezza della storia dell’impero austriaco, che ebbe per base la civiltà occidentale cristiana.

    Nel 1889 egli riceveva la distinta onorificenza di Doctor ad Honorem dell’Università di Lovanio; in quegli anni trascorsi nella piccola e gentile città di Innsbruck egli potè godere di un vantaggio non comune per la sua Storia dei Papi: gli archivi italiani erano a lui vicini, ed egli nelle vacanze, non escluse quelle natalizie, si recava a studiare in quelli di Mantova, Venezia, Milano, raccogliendo così larga mèsse di documenti. Rubacchiando così il tempo alle vacanze, potè egli esaminare in quegli anni ben 35 archivi italiani, 38 tedeschi e 5 francesi.

    Ma una felice circostanza doveva agevolargli ancor meglio l’opera di indagine per la sua Storia dei Papi. Nel 1901 Pastor veniva chiamato a Roma quale successore di Teodoro von Sickel nel posto di direttore dell’Istituto storico austriaco. Lo stesso imperatore, nel nominarlo, disse che questi era « l’uomo adatto per questo posto come il posto era adattato per lui ». Pastor in Roma si trovò nel punto centrale dei suoi studi. Oltre che formare dotti scrittori di storia per la sua patria, egli poteva con la più grande comodità trar profitto degli immensi tesori archivisti dell’Eterna Città. E così il suo lavoro fu diviso fra la formazione culturale dei suoi discepoli e la ricerca di materiale per la sua grande opera.

    Come tema per i lavori ufficiali dell’istituto, egli scelse le così dette « Nunziature di pace » dell’Archivio Vaticano, fondo che abbraccia le istruzioni, relazioni, e corrispondenze dei Nunzi straordinari inviati dalla Santa Sede ai vari congressi per la pace, tenuti in Europa nei secoli XVII e XVIII, fondo che illustra mirabilmente l’opera pacificatrice svolta dalla Santa Sede in mezzo ai popoli in tutti i secoli. Al tempo stesso, come direttore dell’Istituto, volle unire allo studio dei documenti anche quello dell’arte, occupandosi del Barocco in Roma e dando così un forte contributo alla storia artistica di quel periodo.

    Pastor non si distaccò del tutto da Innsbruck; ivi tornava con la sua famiglia per elaborarvi i volumi, per poi recarsi in altre città in cerca di materiale per il suo capolavoro. E ad Innsbruck aveva egli ottimi amici nei celebri professori Jungmann, Hurter, Michael, e Grisar, il quale ultimo alla sua volta doveva diventare lo storico dei papi per il periodo del medio evo. Fu in quella città che egli si ritirò durante i duri anni della guerra, riprendendo le lezioni all’Università, ed elaborando con il materiale raccolto nuovi volumi per la sua storia. Tornata la pace, su felice ed inatteso provvedimento del Governo austriaco lo riconduceva in Roma con un titolo ben più distinto. Attesa la sua conoscenza della Curia, egli veniva nominato Incaricato di affari presso la Santa Sede, nomina che nell’anno seguente veniva elevata a quella di Ambasciatore. In tale occasione, nel presentare a Benedetto XV le credenziali, egli disse che tante volte gli era toccato di descrivere le presentazioni delle credenziali fatta da ambasciatori di ogni parte del mondo, che però mai gli era venuto il pensiero che la Provvidenza, al tramonto della sua vita, avrebbe accordato a lui un simile onore. «Dopoché, sinora ho dedicato la mia vita all’indagine della storia dei papi, sono ora felice, non solo con la penna, ma anche con l’opera potermi rendere utile alla Santa Sede e con ciò pure alla mia patria ».

    E certo ben difficilmente può avvenire che un ambasciatore possieda pari conoscenza del compito che gli incombe e della corte presso cui è accreditato, quanto il Pastor.

     Bella è la lettera con la quale comunicava ai suoi figli le sue impressioni, allorché ebbe la fortuna, come diplomatico, di assistere al conclave da cui uscì eletto l’attuale pontefice, Pio XI, esimio dotto egli pure, a cui il Pastor era unito da amichevole relazione da più di vent’anni. « Otto giorni fa io ho visto tutti i cardinali andare nella cappella Paolina: allora erano ancora tutti uguali, ma invisibile, portata dalle mani di un angelo, si librava già la tiara sul capo di uno di essi, cui la Provvidenza l’aveva assegnata per condurre la Chiesa. Oggi in S. Pietro la tiara si è posata sul capo di Pio XI. Ciò è avvenuto nel conclave per mezzo umano, ma con l’assistenza dello Spirito Santo. Così si intreccia nella vita della Chiesa il divino e l’umano. Solo lassù un giorno ci verrà tutto svelato. Nel constatare questa meravigliosa azione concorde anche il più preciso concetto umano dello storico può stabilire solo il fatto esteriore: l’interna connessione e gli scopi di Dio da parte nostra qui su la terra, potranno solo essere immaginati».

    Gli impegni del suo nuovo incarico gli lasciavano bastante tempo per attendere alla sua Storia: nè l’età, nè i doveri diplomatici potevano distogliere il suo spirito dal grande còmpito cui aveva consacrato la sua vita. Per lui non vi erano ferie, nè mesi di diporto: ognuno dei suoi giorni, dirò meglio, ogni ora della sua giornata, sino alla tarda vecchiaia, sino ai dolori implacabili della morte fu sacra a questo unico pensiero: perfezionare e condurre a termine la sua Storia. Forse un presentimento della sua fine vicina egli l’ha avuto. A me stesso aveva detto nel 1927 di volere attendere ai volumi su Pio VI e su Clemente XIV, perchè altri non avrebbe saputo riprodurre bene il suo pensiero.

    Ammalatosi, la sua preoccupazione unica, dopo gli interessi dell’anima, è stata solo la sua Storia dei Papi, e se con soddisfazione dal 1886 a quel giorno egli ne aveva veduti stampati ben 13 volumi, il suo pensiero allora si raccolse attorno agli altri tre che lasciava manoscritti, e per essi dette suggerimenti e consigliò aggiunte, come un padre curerebbe sul letto di morte la sorte dei suoi figli minorenni.

    Un giorno lo storico si era presentato a Pio X e lo aveva supplicato a voler benedire i suoi occhi, perchè minacciavano di non volerlo più servire; il santo pontefice gli aveva detto benedicendolo: «Caro amico, tranquillizzati, tu conserverai la tua vista sino al compimento della tua grande opera».

    La profezia del pontefice si è avverata: Pastor chiudeva gli occhi alla luce quando l’opera sua, in sedici volumi, era completa.

 A cura di Gaetano Masciullo (clicca qui per altri articoli e studi).

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