Il petrolio è in caduta libera

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Il prezzo del petrolio continua a calare. Il barile che a giugno era a 115 dollari, ora è sotto la soglia dei 70 e l’Agenzia internazionale per l’energia è convinta che continuerà a scendere per tutta la prima metà dell’anno prossimo. A New York, solo nell’ultima settimana il prezzo del greggio ha perso il 13,5%. Le borse dei Paesi del Golfo ieri sono crollate (Riyadh -4,8%). Le cause sono la crisi economica europea, che ha fatto calare la domanda, e lo shale oil che presto farà degli Stati Uniti un Paese esportatore di peso (e potrà rendere l’America autosufficiente o quasi). Sono le cause note della prima vera crisi petrolifera del XXI secolo. 

Sotto i 90 dollari, dicono gli esperti, la Russia di Putin che compra all’estero il 50% dei beni che consuma, va in rosso. Dal canto suo, l’Arabia Saudita che spende centinaia di miliardi di dollari in sussidi, aumenti di stipendi pubblici e piani sociali per tenere lontane le primavere locali, non se la passerebbe meglio. E che dire dell’Iran, che a causa dell’embargo già vive sotto la linea di galleggiamento, o della Libia, al cui guerra civile poggia in buona parte sull’ambizione di controllare le fonti petrolifere? E anche il Venezuela, che – stando a certe fonti – sarebbe a rischio default.

Si è trattato di una svolta storica per l’OPEC che il 27 novembre a Vienna, per la prima volta dal 1960, ha rinunciato a controllare i prezzi del greggio tramite un aggiustamento della sua offerta,scegliendo di mantenere invariato l’attuale tetto produttivo attorno ai 30 milioni di barili al giorno. Il cartello ha anche deciso di aggiornarsi al giugno 2015, un tempo piuttosto lungo per una decisione, che non è stata presa all’unanimità ed è stata anche piuttosto sofferta, anche perché c’è in seno all’OPEC una diversa capacità di sostenere un trend decrescente dei prezzi, data la diversa situazione economica e geopolitica dei produttori del cartello. 

Lasciare precipitare per un po’ il prezzo del barile è una perdita che i sauditi calcolano di sopportare. Il loro costo di estrazione è di 4/5 dollari il barile, un po’ di più se off-shore. Il fracking americano, pompare quantità enormi di acqua nel sottosuolo per frantumare le pietre che contengono petrolio e gas, comporta un costo di produzione di 50/60 dollari il barile. Il costo degli eventuali danni ecologici prodotti da questo sistema di estrazione, ancora non è noto. I sauditi, convinti che il mondo non cambi, fingono d’ignorare la continua evoluzione delle tecnologie estrattive americane, che abbatteranno ancora i costi dello shale e faranno crescere i margini di profitto.

 

Fonti: qui e qui

3 Commenti a "Il petrolio è in caduta libera"

  1. #paolo   1 dicembre 2014 at 10:20 am

    I terremoti 3/4 richter che di tanto in tanto sentiamo vengono generati per la ricerca di petrolio, e hanno tutti regolarmente l’epicentro una decina di km sottoterra.

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  2. #Cesare   1 dicembre 2014 at 10:51 am

    Vi sono gia’ tecnolgie piu’ avanzate che permetterebbero di bandire completamente il petrolio. Purtroppo pero’ queste tecnologie costano quasi niente e I soliti “POTERI FORTI” preferiscono ignorarle mperche’ altrimenti non guadagnerebbero niente.

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