L’Ikea e le libertà individuali

fotofigliapalmisano

 

di Pierfrancesco Palmisano

Il fulgido esempio di Angelina Jolie, rispettosa della scelta di sua figlia di otto anni di voler essere un uomo e chiamarsi John, mi ha fatto capire che è giunto il tempo di prendere le distanze dal becero tradizionalismo e maschilismo dei redattori e lettori di Radio Spada.

Pertanto, ed anche sulla scorta di quanto ebbe a scrivere Alphonse Karr («io ho preso una decisione: cedere alle donne subito, – dal momento che si finisce sempre così, economizzo le spese della guerra…»), in piena quarta Domenica di avvento ho deciso di assecondare mia moglie e di portarla all’Ikea.

Qui, dopo aver comprato un albero di Natale, mia figlia Rosa Maria ci ha comunicato (col linguaggio dei segni, perché non parla ancora) di voler, d’ora in poi, essere chiamata “Peppina”. Ovviamente io e mia moglie rispetteremo la sua decisione.

Infine, posizionata la piccola sul carrello, attendevo la sua libera scelta se gettarsi o no di testa sul pavimento, come fa di solito alla Lidl (ma stavolta, rispettoso delle libertà individuali, non l’avrei di certo fermata come ai tempi in cui ero influenzato dalle eccessive letture di Radio Spada). Purtroppo però, gli svedesi dell’Ikea (che passano ingiustamente per progressisti e rispettosi delle libertà individuali) hanno dotato i propri carrelli di un ingegnoso sistema di “cintura di sicurezza per infanti” (che potete vedere nella foto) che, una volta allacciato, ha conculcato le libertà individuali di mia figlia (tra l’altro le cinture di sicurezza le ha inventate quel becero guerrafondaio di Robert McNamara (1), quindi tutto torna), e la povera Peppina non ha potuto liberamente sfraganarsi (2) la testa sul pavimento del vichingo centro commerciale.

Non posso che concludere con: “solo un caso? non credo proprio”.

 


(1) si veda il bel documentario sulla vita di Robert McNamara “Fog of War”
(2) fatemi sapere come si dice in italiano

2 Commenti a "L’Ikea e le libertà individuali"

  1. #Mardunolbo   22 dicembre 2014 at 8:24 pm

    Perbacco, non conoscevo il fulgido esempio della Jolie e ne ringrazio il commentatore per averlo additato ! Ritengo anche io , come lui, che sia tempo di abbandonare queste retrive posizioni di plauso indiscriminato ai gestori di Radio Spada e gettarsi con liete danze a Radio bergoglia che ci accoglierà compiaciuta e con fare democratico permetterà ogni genere di schifezza ci venga in mente ! Ad pejora seguendo l’uso vaticosecondo !

  2. #Matteo   23 dicembre 2014 at 9:19 am

    Una che si fa amputare le mammelle perché secondo alcune statistiche pur essendo sane potevano ammalarsi con maggiore probabilità di altre mammelle, non mi pare molto in grado di disporre
    neppure delle sue di libertà individuali, figuriamoci di quelle di una bimbetta viziata di anni otto.

    In merito poi alla libertà individuale conculcata dall’ikea, c’è un errore di valutazione caro Palmisano.

    Se una femminuccia decide di essere maschio o un maschietto decide di essere femmina, per l’ikea è tutto regolare, le libertà individuali per la ganga modernista infatti sono queste, se Lei si vestisse come la Carrà e sua moglie invece si fosse vestita
    in dopppiopetto grigio e bombetta all’inglese, nessuno solleverebbe alcuna obiezione, neppure se vostra figlia la portavate in groppa ad un cane bardato da renna (ammesso anche lui).

    La tutela delle capocce dei bambini è solo un problema economico/assicurativo.

    Provi a pagare alla cassa una spesa che superi i mille euro, senza una carta di credito e poi ne riparliamo…..

    Stai fresco a strillare che i soldi sono tuoi e che ci vuoi liberamente comprare mobili fatti in cina e bicchieri fatti in slovacchia, sarai
    ricacciato indietro quale riciclatore di denaro sporco ed evasore fiscale oltre che sovversivo dell’ordine costituito e potresti anche sostenere che sono i risparmi del cane, che è “persona non umana”
    a cui per arretratezza istituzionale non aprono conti correnti… nisba…. o tiri fuori il codice su plastica con cui vieni autorizzato
    a spendere i tuoi spicci o niente, altro che libertà individuali.

    PS:
    La prossima volta mandi sua moglie all’ikea da sola e resti con la bimba a casa (è un trucco che funziona sempre, i bambini si annoiano all’ikea, si stancano e i padri diventano iracondi e intrattabili) io faccio sempre così ed ottengo buoni risultati, le donne da sole non comprano quasi mai troppa roba e soprattutto mai roba molto pesante o ingombrante, inoltre prese da dubbi ed incertezze comprano sempre meno di quanto vorrebbero… se poi è fortunato capita loro pure qualche contrattempo, tipo si perdono la macchina, oppure rigano uno sportello nel parcheggio oppure si blocca la carta di credito alla cassa dove si fa la fila… etc.. etc.. provi e vedrà che può funzionare… all’ikea ci sono stato anche io come avrà capito, ma ormai ho risolto e non ci metterò più piede finché vivo.