San Tommaso, Lazzaro e il Buon Consiglio. Un racconto di Natale

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di Pierfrancesco Palmisano

 

 

Premessa: circa due anni fa un mio caro amico era in grave crisi con la propria moglie. Sembrava che lei non volesse più vederlo ed – addirittura – che ci fosse di mezzo un altro uomo. Per di più, il mio amico era rimasto anche senza lavoro, per cui riconquistare la moglie, che oramai lo aveva lasciato, sembrava un’impresa davvero disperata.

Ovviamente il consiglio – saggezza umana dell’anno di grazia 2014 – che tutti gli davano era di mandare a quel paese “quella stronza”, di rifarsi una vita, di divorziare, di trovarsi un’altra e così via… Sinceramente era il consiglio che avrei voluto dargli anch’io, però, sapete com’è, con questa storia che sono cattolico, che avrei fatto peccato a dare un consiglio del genere, che comunque dobbiamo sempre perlomeno dire (certo sarebbe meglio anche “fare” [1]) la “cosa cattolica”, mi sono dissociato dall’unanime consiglio che veniva dato da tutti gli altri amici ed ho cominciato a consigliare a questo mio amico di “tenere duro” di “cercare di riconquistare la moglie” eccetera eccetera.

Non solo – come prevedibile – mi sono piovute addosso un sacco di critiche (del tipo “lo fai illudere”, “non lo stai aiutando”, “smettila di dirgli così”, etc) ma io stesso mi sentivo (paradossalmente) in colpa. Cioè io stesso avevo il grosso dubbio: «gli sto dando un consiglio che io stesso so essere sbagliato, giusto per lavarmi la coscienza e dire la cosa “cattolica”…».

Beh insomma, come avrete già capito (se non altro perché, altrimenti, non starei scrivendo questo articolo), il mio amico non solo ha riconquistato la moglie, ma ha trovato un ottimo lavoro e gli è appena nato un bellissimo bambino.

Veniamo ad oggi: si ripresenta una situazione analoga (con protagonisti, ovviamente, diversi), ed una delle persone che all’epoca mi aveva tanto criticato mi chiede: «tu che consiglio daresti?». Io rispondo… (aspettate che la discussione si è svolta via email, quindi posso fare un copia-incolla) …io rispondo: « da cattolico dovrei dire che… etc etc…»; il mio interlocutore replica (badate bene che si tratta di una persona che va a “messa” tutte le Domeniche): «e da persona normale, per così dire, come mi risponderesti?». Io dico che risponderei allo stesso modo, perché il caso del primo amico, di cui vi ho parlato in premessa, “docet”. Ovviamente con “docet” intendo dire che il caso del primo amico ci insegna che il consiglio dato sulla base della dottrina cattolica è il vero “Buon Consiglio”, mentre quello basato sulla, variabile anno per anno, saggezza umana è un consiglio fallace. Quindi dobbiamo sempre fare attenzione a dare il Buon Consiglio, anche quando a noi stessi sembra “non buono” o comunque “forzato”, e non l’altro, che sembra buono (perché il Maligno ama travestirsi da buono) ma è fallace.

Il mio interlocutore risponde che non è vero niente, che magari l’amico di cui in premessa è infelice e noi non lo sappiamo etc etc, insomma un sacco di chiacchiere pur di non ammettere che il consiglio dato sulla base della dottrina cattolica si è dimostrato – fatti alla mano – quello giusto e vincente. Allora io replico che «aveva proprio ragione Nostro Signore a dire che certuni, anche se avessero visto Uno risorgere dai morti, non si sarebbero convertiti…» e il mio interlocutore replica dicendo che «San Tommaso non c’entra nulla…».

San Tommaso, l’Apostolo incredulo, non c’entra in effetti nulla, perché il passo evangelico cui mi riferivo, citato in maniera non perfetta, è, come molti avranno già colto, quello del Ricco Epulone e di Lazzaro. Il Ricco Epulone, finito all’inferno, vedendo Lazzaro “nel seno di Abramo” (il c.d. “Limbo dei giusti”) chiede ad Abramo di inviare Lazzaro ad avvertire i propri cinque fratelli del pericolo che corrono (finire all’Inferno) se continueranno a vivere in maniera dissoluta. Al che Abramo risponde che se i cinque fratelli di Epulone non si sono convertiti leggendo le scritture («se non hanno creduto a Mosè ed ai Profeti») neppure se vedessero uno risorgere dai morti si convertirebbero. Ovviamente il riferimento principale di questo passo è all’ex popolo eletto, il popolo ebraico, che avendo deviato dalla fede trasmessa da Mosè e dai Profeti per seguire un rigido e formalistico farisaismo non si sarebbe convertito (ed infatti andò così) neppure se avesse visto uno, anzi Uno, risorgere dai morti. Ma il riferimento è anche ad ognuno di noi, che probabilmente, se è schiavo dei propri pregiudizi, delle proprie ideologie, dei propri dubbi e dei propri agnosticismi potrà difficilmente essere convertito finanche da un grande miracolo (figuriamoci da uno piccolo). Come dice un proverbio, il miracolo per chi ha Fede non è necessario e per chi non ha Fede non è sufficiente.

Ma questa visione “pessimistica” sull’utilità dei miracoli è in realtà smentita dall’episodio di San Tommaso Apostolo, che in un certo senso – confrontato con l’episodio del ricco Epulone – ci fa capire i motivi della grandezza e della santità di questo Apostolo. È vero, infatti, che San Tommaso non crede al racconto degli altri apostoli, ma, visto di persona Gesù Risorto, ecco che San Tommaso crede. La cosa non è così scontata! Altri non avrebbero creduto comunque! I fratelli di Epulone non avrebbero creduto. Molti di noi o di quelli che conosciamo non avrebbero creduto. Forse io stesso non avrei creduto. Avremmo ricercato mille motivi, mille spiegazioni “scientifiche”, mille interpretazioni per spiegare e giustificare l’accaduto. Se la realtà contraddice la nostra convinzione, tanto peggio per la realtà! La grande virtù di San Tommaso è dunque quella che potremmo definire “umiltà intellettuale”. Egli fu pronto a rivedere le proprie convinzioni, a mettere da parte le proprie ideologie ed i propri pregiudizi di fronte alla Realtà che gli appariva davanti agli occhi. La cosa – lo ripeto – non è così scontata.

Ci sono, dunque, tre categorie, e siccome sono ingegnere (ed ho appena scoperto che San Tommaso è nostro patrono) ne faccio una tabella:

 

Dannati

Santi

San Tommaso

“Beati” [2]

«neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi»

(Lc. 16,31)

«perché hai veduto hai creduto»

(Gv. 20,29)

«beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno»

(Gv. 20,29)

 

Precisazione finale: ovviamente per essere Santi non basta la Fede (che è necessaria ma non sufficiente) ma ci vogliono anche le buone opere “che noi dobbiamo e vogliamo fare”.

Il mio augurio natalizio a me stesso, alla Redazione ed a tutti i lettori di Radio Spada è di vedere, di riconoscere, di credere e di dare sempre il Buon Consiglio (e il Buon Esempio). Buon Natale 2014!

 


[1] http://radiospada.org/2013/08/elogio-dellipocrisia/
[2] ovviamente in questa tabella “Santi” e “Beati” vanno intesi in senso lato, senza riferimento ai c.d. processi di “beatificazione” e “canonizzazione”.

 

 

Un commento a "San Tommaso, Lazzaro e il Buon Consiglio. Un racconto di Natale"

  1. #Mardunolbo   22 marzo 2015 at 7:47 pm

    Bellissimo ed apprezzatissimo articolo !

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