Fenomenologia circense ovvero ci salveranno i vecchi druidi?

KmD

 

di Federico Franzin

E’ sempre sorprendente apprendere come il qualunquismo legittimato da un laicismo militante, gelido come una lama di coltello, faccia fare in qualche modo spallucce sulla natura delle identità storiche equiparando, per superficialità e moda anticlericale, le radici cristiane Europee al fondamentalismo islamico soprattutto in grandi occasioni come quelle a cui stiamo assistendo in questi giorni.

Ancora più sorprendente, però, è assistere impotenti alla stessa deriva anche da parte di una certa destra cosiddetta radicale che in questi frangenti si riterrebbe barricata identitaria e invece si accompagna negli atteggiamenti alla sinistra più becera.
Nei social oltre alle condanne e al cordoglio si assiste anche ad una serie di distinguo su come in fondo l’Islam sia un innesto alla cultura europea almeno quanto il cristianesimo, liquidando il tutto come “vento del deserto”. La mitologia paganista di una certa destra che confonde simboli con la sostanza delle radici rappresenta la misura in cui l’occidente stesso faticherà molto a ritrovare il proprio stesso volto allo specchio facendo finalmente quadrato.

Considerare la tradizione storica del contatto pagano con la natura come vero fondamento dell’Europa è una considerazione parziale che salta a piè pari secoli di storia dove il mondo pagano trova il suo compimento reale nella compenetrazione, scontro e assorbimento con il mondo cristiano nelle ritualità quotidiane e comunitarie.
Il cristianesimo come dimensione esistenziale si compie definitivamente in quella Europa che ha origine nella lotta per la sopravvivenza a religione ufficiale percorrendo poi la storia e la formazione dell’occidente dal medioevo al rinascimento. Unico vero orizzonte di dialettica per quanto riguarda valori e dimensioni esistenziali presenti in ognuno di noi anche in maniera subliminale. In ogni gesto perfino quello più abbietto o negativo le radici cristiane sono presenti. Anche nel laico più fervente anche se forse non lo saprà riconoscere nonostante il tema centrale della luminosità della vita umana arrivi proprio da quelle radici. E’ proprio in questo vertice unico rappresentato dalla profonda dignità della vita umana intesa come punta di una lancia che sfreccia attraverso l’universo il vero campo nel quale l’occidente deve necessariamente riconoscersi.

Il pandemonio relativista si accompagna quindi ad una lotta suicida alle proprie radici e detto polemicamente in fondo che differenza c’è tra una femen che sbraita idiozie a Notre Dame e chi cerca di difendere la fortezza Europa rifiutandone l’unico orizzonte possibile sotto al quale riconoscersi ? Ogni occasione che si coglie per sottolineare con sdegno il rifiuto di una evidente radice cristiana dell’Europa evocando una preistoria culturale che rappresenta una ricostruzione ex-novo senza fondamento, sospinti forse da reazione verso quel cristianesimo da oratorio debole e fantozziano che ben conosciamo, è un passo in più verso il suicidio nonché un’occasione persa per ricostruire un occidente coeso.

D’altra parte è abbastanza certo che l’Europa non sarà salvata a colpi di solstizi d’inverno e bacchetti di legno in forma runica.

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