Il ‘concilio’ Vaticano II fu dogmatico o pastorale?

Il ‘concilio’ Vaticano II fu dogmatico o pastorale?

di CdP Ricciotti.

Il “concilio” Vaticano II, convocato da Roncalli e concluso da Montini, viene definito “pastorale” non “dogmatico”.

Alla luce di questa presunzione, in molti (siano essi laici o religiosi, profani o teologi) ritengono che il “concilio” Vaticano II non abbia implicato alcuna infallibilità, abbia altresì promulgato documenti con errori dottrinali.

Gli stessi, inoltre, sostengono che, sebbene gli atti e decreti contengano errori (allontanamenti dal Depositum Fidei, prossimità all’eresia ed addirittura eresia), trattandosi di documenti “pastorali” e non “dogmatici”, l’autorità sarebbe “salva” o comunque “autentica”, sarebbe inoltre lecito disobbedirle.

Questo insieme di teorie, tanto ardite quanto sprovvedute, è totalmente fantasioso. Cercherò di dimostrarlo in breve.

Tutte le diatribe contemporanee sulla Teologia pastorale, che tante sono da circa 40 anni (esempi noti di forti contestazioni: Mons. Antônio de Castro Mayer, Mons. Marcel Lefebvre, Mons. Pierre Martin Ngô Đình Thục, Mons. Michel Guérard des Lauriers, ecc…), verosimilmente sarebbero state fomentate soprattutto dalla seguente dichiarazione di Montini (Paolo VI):

«Vi è chi si domanda quale sia l’autorità, la qualificazione teologica, che il Concilio [Vaticano (II)] ha voluto attribuire ai suoi insegnamenti, sapendo che esso ha evitato di dare definizioni dogmatiche solenni, impegnanti l’infallibilità del Magistero ecclesiastico. E la risposta è nota per chi ricorda la dichiarazione conciliare del 6 marzo 1964, ripetuta il 16 novembre 1964: dato il carattere pastorale del Concilio [Vaticano (II)], esso ha evitato di pronunciare in modo straordinario dogmi dotati della nota di infallibilità; ma esso ha tuttavia munito i suoi insegnamenti dell’autorità del supremo Magistero ordinario il quale Magistero ordinario e così palesemente autentico deve essere accolto docilmente e sinceramente da tutti i fedeli, secondo la mente del Concilio circa la natura e gli scopi dei singoli documenti […] la dottrina cattolica […] non è messa in dubbio dal Concilio o sostanzialmente modificata; ché anzi il Concilio la conferma, la illustra, la difende e la sviluppa con autorevolissima apologia [inoltre] dalla voce franca e solenne del Concilio sperimentano quale provvidenziale ufficio sia stato affidato da Cristo al Magistero vivo della Chiesa per custodire, per difendere, per interpretare il Deposito della fede»(Udienza del 12 gennaio 1966; Apologia del Papato, p. 330, nota 666).

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Ho già spiegato precedentemente, nel dettaglio e citando il Magistero, l’indubitabile confusione dottrinale insita nella proposizione; davvero è intrinsecamente insidiosa (Op. Cit., p. 331 ss.).

Se il “concilio” Vaticano II – che, secondo G. Montini (Paolo VI), è addirittura «più importante del Concilio di Nicea» (come citato altrove nel testo) – «ha evitato di pronunciare in modo straordinario» nuove dottrine su questioni di fede e costume, sicuramente lo ha fatto «in modo ordinario ed universale», poiché le nuove dottrine esistono, implicando certamente l’infallibilità mai ottenuta, poiché ha oggettivamente errato, difatti alcune sue nuove dottrine su questioni di fede e costume creano obiettivamente problemi nella trasmissione della fede (Qui tutti i link su Chiesa, infallibilità, Magistero, Concilio).

Senza l’esistenza di questo problema, ed è certo, sarebbe anche inutile la presente disamina (Storia e problematiche della Teologia pastorale), pertanto il dato storico esiste ed è inconfutabile. Questo non lo affermo io, ma lo dimostrano sia la teologia (autorevole e comune), che la storia.

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Se il “concilio” Vaticano II non ha pronunciato universalmente nuove dottrine su questioni di fede e costume: a) Perché esiste? b) Cosa vuole? c) Perché crea universalmente problemi dottrinali e scissioni? d) Dove sono, prima di codesto avvenimento, queste nuove dottrine problematiche? e) Perché si ha la presunzione di definirlo Concilio ecumenico ovvero universale? f) Perché oggi la Chiesa usa sempre i suoi Documenti per insegnare e confermare universalmente queste nuove dottrine?

Sempre secondo Montini (Paolo VI), la dottrina cattolica – ovvero i contenuti dogmatici da custodire (quale Deposito), trasmettere e poi trasmessi – «non è messa in dubbio dal Concilio [Vaticano (II)] o sostanzialmente modificata; ché anzi il Concilio [Vaticano (II)] la conferma, la illustra, la difende e la sviluppa con autorevolissima apologia», inoltre «dalla voce franca e solenne del Concilio [Vaticano (II)] sperimentano quale provvidenziale ufficio sia stato affidato da Cristo al Magistero vivo della Chiesa per custodire, per difendere, per interpretare il Deposito della fede» [Montini cita anche sconvenientemente la Humani Generis di Papa Pio XII (Cf. Acta Apostolicæ Sedis, 1960, p. 567), si legge nella nota 667 a pag. 332 di Apologia del Papato]

Eppure: quel Deposito della fede che il “concilio” Vaticano II pretende di interpretare universalmente, impiegando Scrittura ed Autorità, già precedentemente era stato sia interpretato che definito solennemente, sicuramente con un’interpretazione diversa da quella che pretende di definire universalmente, oggi, il “concilio” Vaticano II. Altro che «autorevole apologia»! Se 1+1 = 2 per 1965 anni, dopo non può fare 3.

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La docenza di Montini (Paolo VI) sarà condannata da diversi uomini di Chiesa e teologi (tanti esempi li ho già citati ed altri seguiranno) i quali ritengono che alcuni documenti di «supremo Magistero» promulgati da Montini e dalla Chiesa a lui unita (universali) sono «pericolosi per la fede e per la salvezza delle anime».

Molti, successivamente, si diranno obbligati alla disobbedienza ordinaria (esempio i Lefebvriani), pur rimanendo in comunione (di governo e di privilegi) col soggetto e con i suoi successori che ne hanno confermato parimenti la docenza; pochi, invece, riterranno che: «questo Magistero, essendo eretico, non può essere imputabile alla Chiesa di Cristo» [Constatazione morale con relativa dichiarazione unanime di tutti i vescovi conosciuti come Sedevacantisti. Secondo il Sedevacantismo, tutti i “papi” contemporanei, in realtà, non sarebbero tali, non sarebbero investiti di autorità poiché già stati privati da Cristo: o per eresia o per designazione non canonica. La Sede pontificia, pertanto, sarebbe vacante in quanto usurpata. Non vanno confusi con i Conclavisti che errano. (È possibile consultare la linea di successione in nota. Dalla nota 668 a pag. 332 di Apologia del Papato); moralmente saranno obbligati a constatare la vacanza solo formale o totale della Sede Apostolica, che sarebbe, oggigiorno, comunque occupata illegittimamente (esempio i Sedevacantisti).

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A proposito della dichiarazione di Montini (Paolo VI) in Udienza del 12 gennaio 1966 qui citata: 1) […] Montini (Paolo VI) avrebbe dimostrato, probabilmente, di non sapere che non esistono Documenti o Concilii totalmente (o integralmente) “dogmatici” e “non dogmatici” (quindi solo pastorali), poiché tutto dipende dal contenuto (vedi note in Op. Cit.) che si esprime in essi, cui segue il come lo si esprime […] e chi lo esprime; 2) Ci può essere, diversamente, un Documento “dogmatico” in cui in alcuni punti il Papa parla sì, ma senza vincolare nessuno; ebbene in quei precisi punti non sta parlando infallibilmente. È ovvio che la garantita infallibilità non dipende affatto dal “titolo” del Documento o dalla “presentazione” che si vuol dare ad un Concilio, ma anzi dipende da cosa insegna, a chi lo insegna e da come lo dice in ogni singolo rigo di Documento. Ebbene, anche se volessimo passare il titolo di “Concilio non dogmatico”, in alcuni punti è evidentemente certo che ha vincolato ed ha parlato universalmente, quindi sarebbero stati (Papa e Chiesa con Papa) comunque assistiti! E questo lo hanno sempre negato i Modernisti ed i Gallicani, oggi ben accompagnati dagli autoproclamatisi “tradizionalisti” (Op. cit., p.557).

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Vogliamo analizzare qualche documento? Vediamo, per esempio, la Dignitatis Humanae del giorno 7 dicembre 1965. È un documento “pastorale” o “dogmatico”? Che documento lo precede?

Humanae salutis, “Costituzione Apostolica” di indizione del “concilio” ecumenico Vaticano II, 25 dicembre 1961, promulgata dal sedicente papa Giovanni XXIII (Qui il documento). Cosa ci dice questo documento?

«Il Redentore dell’umana salvezza, Cristo Gesù, che prima di salire al cielo aveva dato agli Apostoli, da lui scelti, il comando di portare la luce del Vangelo a tutte le genti, per infondere prestigio e solidità al compito loro affidato promise benignamente: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Tale gioiosa assistenza di Cristo, se non è mai mancata, viva ed operante, nella santa Chiesa […] In queste evenienze la Sposa di Cristo si è presentata con evidenza maestra di verità e dispensatrice di salvezza […] Questo si richiede ora alla Chiesa: di immettere l’energia perenne, vivificante, divina del Vangelo nelle vene di quella che è oggi la comunità umana […] se vediamo profondamente cambiato l’aspetto della società umana, anche la Chiesa cattolica si presenta ai nostri occhi ampiamente mutata e rivestita di una forma più perfetta: dotata cioè di una più robusta compattezza nell’unità, potenziata dal supporto di una più feconda dottrina, più bellamente fulgida per splendore di santità, sicché essa appare del tutto pronta a combattere le sante battaglie della fede […] come obbedendo ad una voce interiore e suggerita da una ispirazione venuta dall’alto, abbiamo giudicato essere ormai maturi i tempi per offrire alla Chiesa cattolica e a tutta la comunità umana un nuovo Concilio Ecumenico che continuasse la serie dei venti grandi Concili, che hanno ottimamente contribuito nel corso dei secoli all’incremento della grazia celeste negli animi dei fedeli e al progresso del cristianesimo. E sia la diffusa gioia con la quale è stato accolto in tutto il mondo l’annuncio di questo progetto; sia le imploranti preghiere rivolte poi a Dio, che a gara la Chiesa intera non ha cessato di innalzare per questo motivo; sia il fervoroso impegno posto nella preparazione del Concilio, che soprattutto rinsalda la nostra aspettativa; sia infine il vivo interessamento o almeno l’attesa, ridondante di rispetto, con cui seguono questo Concilio quei cristiani che sono separati dalla Chiesa Romana e perfino i non insigniti del titolo di cristiano; tutto questo, diciamo, dimostra nella maniera più chiara come non siano sfuggite a nessuno l’eccezionale importanza e grandiosità di tale avvenimento. Il prossimo Concilio dunque si celebra felicemente in un momento in cui la Chiesa avverte più vivo il desiderio di irrobustire la sua fede con forze nuove e di rimirarsi nella stupenda immagine della propria unità; come pure sente più pressantemente di essere vincolata dal dovere non solo di rendere più efficace la sua salutare energia e promuovere la santità dei suoi figli, ma anche di portare incremento alla diffusione della verità cristiana e al miglioramento delle sue strutture. Sarà questa una dimostrazione che la madre Chiesa è sempre vitale e gode di una perpetua giovinezza e che è sempre presente negli eventi umani, e che nel succedersi dei secoli si adorna di nuova bellezza, irradia nuovi fulgori, riporta nuove vittorie, pur restando sempre la stessa e conforme a quell’immagine a cui volle fosse configurata il suo divino Sposo, cioè Cristo Gesù, che l’ama e la protegge. […] L’ordine soprannaturale deve però influire al massimo sull’altro ordine, ristretto entro i limiti del tempo, che purtroppo tante volte è il solo che assorbe le cure degli uomini e le loro ansiose preoccupazioni. Difatti anche nel campo degli affari temporali la Chiesa si è imposta come “Madre e Maestra”, per usare le parole di cui fece uso il Nostro antecessore Innocenzo III […] Perciò confidiamo che quello che sarà deliberato nel Concilio Ecumenico sarà di tale efficacia che non soltanto illuminerà di sapienza cristiana e fortificherà di fervorosa energia l’intimo degli animi, ma anche pervaderà l’insieme delle attività umane […] Confidando quindi nell’aiuto del divin Redentore, che è principio e fine di tutte le cose, e nell’intercessione della beatissima Vergine Maria, sua augusta Madre, e di San Giuseppe, alla cui protezione abbiamo affidato fin dall’inizio questo importantissimo evento, riteniamo giunto il momento di convocare il secondo Concilio Ecumenico Vaticano […] Vogliamo di conseguenza e ordiniamo che al Concilio Ecumenico da Noi indetto partecipino i Diletti Figli Nostri Cardinali di S. R. C., i Venerabili fratelli Patriarchi, i Primati, gli Arcivescovi e i Vescovi, sia residenziali sia titolari, e inoltre tutti gli ecclesiastici che per diritto devono intervenire al Concilio Ecumenico […]Oh, se si ripetesse nella famiglia cristiana di questi giorni quello che sappiamo essere avvenuto a Gerusalemme tra gli Apostoli, dopo l’ascensione di Cristo al cielo, quando tutta la Chiesa, nata da poco, in assoluta concordia di animi si unì a Pietro, Pastore degli agnelli e delle pecore, e pregò con lui e per lui! E si degni l’adorabile Spirito di Dio, accondiscendendo alle aspettative di tutti, di accogliere questa supplica, che ogni giorno gli viene rivolta da ogni parte della terra: “Rinnova in questa nostra epoca i tuoi prodigi, quasi come con una nuova Pentecoste, e concedi alla Santa Chiesa che, perseverando concordemente e assiduamente con Maria, la Madre di Gesù, e guidata da San Pietro, estenda il regno del divin Salvatore, regno di verità e di giustizia, regno di amore e di pace. Amen” […] Vogliamo che la presente Costituzione conservi la sua efficacia ora ed in futuro; così che quanto con essa è stato decretato venga scrupolosamente osservato da coloro ai quali spetta, e conservi così il suo valore. Nessuna prescrizione contraria, di qualsiasi genere, potrà opporsi all’efficacia di questa Costituzione, poiché con la medesima Costituzione deroghiamo a tutte le altre. Perciò se qualcuno, rivestito di qualunque autorità, sia coscientemente che per ignoranza, avrà agito contro quanto Noi abbiamo decretato, comandiamo che ciò sia considerato nullo e senza valore. Inoltre a nessuno sia lecito vanificare o alterare questi documenti della Nostra volontà o di questa Costituzione; anzi, gli esemplari ed estratti, sia stampati che manoscritti, che portino il sigillo di una persona costituita in dignità ecclesiastica e controfirmati da un notaio riconosciuto, avranno in tutto la medesima autorità che si avrebbe se fosse esibito l’originale. Se qualcuno o disprezza o in qualsiasi modo scredita in blocco questi Nostri decreti, sappia che incorre nelle pene stabilite dal diritto per coloro che non obbediscono agli ordini dei Sommi Pontefici» [Firma Giovanni XXIII, Seguono le firme dei Cardinali AAS 54 (1962), pp. 5-13].

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Successivamente? “Lettera Apostolica” Motu Proprio Consilium del 2 febbraio 1962. In essa si legge:

«[…] Nell’imminenza di così solenne assemblea, non possiamo fare a meno di esortare di nuovo tutti i nostri figli a rivolgere ancor più frequenti preghiere a Dio affinché si svolga favorevolmente questo evento, al quale siamo impegnati insieme ai Nostri venerabili Fratelli e ai diletti Figli che stanno personalmente preparando i lavori del Concilio, in unione con tutto il clero e il popolo cristiano, che lo attendono con tanta ansia. Da questo avvenimento auspichiamo con ardentissimo desiderio soprattutto questi frutti: che cioè la Chiesa, Sposa di Cristo, rinvigorisca sempre più l’energia di cui è stata divinamente perfusa e la infonda il più possibile negli animi degli uomini […] Perciò, tutto attentamente considerato, di Nostra iniziativa e con la Nostra autorità Apostolica, stabiliamo e decretiamo che il Concilio Ecumenico Vaticano II abbia inizio il giorno 11 ottobre di quest’anno. Tutto ciò che è stato da Noi deciso con questa lettera personalmente emanata, ordiniamo che rimanga fermo e ratificato, nonostante qualunque disposizione contraria».

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Cosa notiamo? Il Concilio (a parer mio “conciliabolo”, date le conseguenze) sarebbe ecumenico, ovvero universale, nell’unione, almeno morale, di tutti i Vescovi, etc … intorno al Pontefice (a parer mio “sedicente pontefice”, date le conclusioni). La sua indizione sarebbe a tutti gli effetti valida. Sarebbe convocato dal Pontefice secondo debita forma.

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Cosa ci dice la Dignitatis Humanae (Qui il documento)? Leggiamo (Qui la completa dissertazione): «[…] Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio».

Si apprende che il Decreto sarebbe stato universalmente approvato (gli eventuali voti contrari non annullano l’universalità); che il presunto Pontefice, «in virtù della potestà Apostolica», quindi pienamente convinto di esercitare, proprio in quel momento, la sua Potestà (questo annienta le derive eretiche dei sedeplenisti);  «unitamente ai Venerabili Padri» (universalità); «nello Spirito Santo» (promessa assistenza a suggello); «approviamo, le decretiamo e le stabiliamo» (intenzione, formulazione, approvazione, promulgazione, “uso delle Chiavi”, Potestà di Giurisdizione manifesta);  «comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio (imposizione; potere di “legare e sciogliere”, Potestà di Giurisdizione manifesta).

Ricapitolando: 1) Il Pontefice indice e convoca; 2) Il Pontefice è in comunione con la Chiesa; 3) Il Magistero è universale; 4) Si suggella con lo Spirito Santo; 5) Si manifesta l’intenzione di essere Pontefice; 6) Si esprime l’intenzione di definire; 7) Si definisce; 8) Si usano esplicitamente le Chiavi; 9) Si scioglie e/o si lega (questo scredita e condanna l’atteggiamento scismatico della disobbedienza ordinaria); 10) etc.. etc… etc….

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Cosa si definisce? Una nuova dottrina. Ma facciamo un passo indietro. Nel Discorso di apertura del Concilio Vaticano II  (Qui il testo completo) pronunciato da Giovanni XXIII il giorno 11 ottobre del 1962, le intenzioni, riferendosi al “concilio” Vaticano II ed ai suoi documenti, venivano così solennemente espresse:

– “Tutti i Concili […]attestano con evidenza la vitalità della Chiesa Cattolica e sono iscritti come lumi splendenti nella sua storia”;

– “… si è proposto di riaffermare ancora una volta il Magistero Ecclesiastico, che non viene mai meno e perdura sino alla fine dei tempi;Magistero che con questo Concilio si presenta in modo straordinario a tutti gli uomini che sono nel mondo”;

– “Ogni volta che vengono celebrati, i Concili Ecumenici proclamano in forma solenne questa corrispondenza con Cristo e con la sua Chiesa edirradiano per ogni dove la luce della verità, indirizzano sulla via giusta la vita dei singoli, della convivenza domestica e della società, suscitano ed irrobustiscono le energie spirituali, innalzano stabilmente gli animi ai beni veri e sempiterni”;

– “Illuminata dalla luce di questo Concilio, la Chiesa si accrescerà, come speriamo, di ricchezze spirituali e, attingendovi il vigore di nuove energie, guarderà con sicurezza ai tempi futuri. Infatti, introducendo opportuni emendamenti ed avviando saggiamente un impegno di reciproco aiuto, la Chiesa otterrà che gli uomini, le famiglie, le nazioni rivolgano davvero le menti alle realtà soprannaturali”;

– “Quel che più di tutto interessa il Concilio è che il sacro deposito della dottrina cristiana sia custodito e insegnato in forma più efficace […] è necessario prima di tutto che la Chiesa non distolga mai gli occhi dal sacro patrimonio della verità ricevuto dagli antichi”;

– “Il ventunesimo Concilio Ecumenico — che si avvale dell’efficace e importante aiuto di persone che eccellono nella scienza delle discipline sacre, dell’esercizio dell’apostolato e della rettitudine nel comportamento — vuole trasmettere integra, non sminuita, non distorta, la dottrina cattolica, che, seppure tra difficoltà e controversie, è divenuta patrimonio comune degli uomini. Questo non è gradito a tutti, ma viene proposto come offerta di un fecondissimo tesoro a tutti quelli che sono dotati di buona volontà”;

– “In altri termini, la Chiesa offre agli uomini dei nostri tempi non ricchezze caduche, né promette una felicità soltanto terrena; madispensa i beni della grazia soprannaturale, i quali, elevando gli uomini alla dignità di figli di Dio, sono di così valida difesa ed aiuto a rendere più umana la loro vita; apre le sorgenti della sua fecondissima dottrina …”.

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Torniamo alla Dignitatis Humanae. Cosa definisce? Ecco la nuova ed eretica dottrina (Qui la confutazione estesa):

1) Il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento, non nella disposizione soggettiva della persona, ma nella sua propria natura [“Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura”]. In altre parole, questo decreto insegna che questo diritto è un diritto naturale, dato da Dio.

2) “Di conseguenza, il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio …” Dopo Dignitatis Humanae insegna che coloro che sono in errore hanno ancora il diritto di promuovere pubblicamente il loro errore.

3) “Le comunità religiose hanno anche il diritto di non essere ostacolate nel loro pubblico insegnamento e testimonianza della loro fede, sia con la parola che con gli scritti … va riconosciuto nella legge costituzionale con la quale si governa la società; perciò deve diventare un diritto civile.” Inoltre, Dignitatis Humanae insegna che questo diritto di promuovere le loro false credenze deve essere riconosciuto dai governi nella legislazione civile, con i gravi danni che tutti noi dobbiamo oggettivamente riconoscere.

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E molto altro, laddove si presume di usare la Scrittura, interpretandola autenticamente, per spargere eresie e veleni. Cito: «Anzi, una tale dottrina sulla libertà affonda le sue radici nella Rivelazione divina, per cui tanto più va rispettata con sacro impegno dai cristiani». Così valga per gli altri terribili documenti Nostra Aetate, Lumen Gentium, Unitatis Redintegratio, Gaudium et Spes, Riforma liturgica, etc etc …

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Come abbiamo constatato, il Documento è dogmatico (Papa, Concilio, intenzione di essere Papa, intenzione di definire, uso di Scrittura, definizione, suggello Spirito Santo, universalità, approvazione, promulgazione, imposizione, “uso delle Chiavi”, potere di “legare e/o sciogliere”, materia: fede e costume).

Spero che questo breve scritto faccia luce definitivamente sulla evidente truffa ideologica: «Concilio pastorale, non dogmatico, non vincolante, non infallibile». Secondo quale dottrina? Non secondo la dottrina cattolica, non secondo la Chiesa cattolica.

Cosa capiamo? Che la promessa assistenza di infallibilità non si è manifestata, dunque che il “sedente” o sedicente “papa” che ne ha promulgato ed imposto i documenti non era Pontefice in atto. La dottrina cattolica non offre altre soluzioni, come la Chiesa ha ampiamente dimostrato e definito (Qui una sintesi di centinaia di documenti; in Apologia del Papato, EffediEffe 2014, è possibile trovare tutti gli approfondimenti necessari). Nel caso in cui tutti abbiamo preso un abbaglio e non esistono nuove ed eretiche dottrine, allora il Concilio fu tale, il Papa anche, dunque non c’è motivo di fare i contestatori e non c’è motivo neanche di parlarne, figuriamoci di disubbidire.

10 Commenti a "Il ‘concilio’ Vaticano II fu dogmatico o pastorale?"

  1. #bbruno   27 gennaio 2015 at 3:01 pm

    quindi, per gli irriducibili sostenitori della continuità della Chiesa nella nova chiesa conciliare, varrebbe la tesi, che un errore è tale solo quando affermato solennemente, EX CATHEDRA, dicono, e questo farebbe davvero decadere la chiesa che l’afferma dalla sua legittimità; se poi in un discorso a braccio essa chiesa coi suoi pastori proclamano farloccate dottrinali, che importa, errare humanum est…Senza contare, come qui ben descritto, che le panzanate dottrinali sono nel concilio, e nei document ‘pontifici’ successivi, affermate con tutta la solennità possibile, e con l’impressione del sigillo papale!. Ma tant’ è: a salvarli in corner rimane sempre quella parolina bonacciona di chi ha aperto quel concilio: pastorale! Come se la pastorale della Chiesa potesse stabilirsi in base all’ errore! Un chiesa che conduca il suo gregge per i pascoli avvelenati dell’ errore, è una maledetta agenzia satanica!

    • #ricciotti   27 gennaio 2015 at 4:42 pm

      infatti dire che un documento è “pastorale”, ma al suo interno “definire” qualcosa di fede o morale, secondo i criteri della dogmatica, non rende quel documento “carta straccia” o “non assistito infallibilmente”. altrimenti staremmo freschi! la Chiesa sarebbe una “bomba ad orologeria” pronta ad implodere. le loro teorie sono di fantasia, non cattoliche. nel pezzo lo ho dimostrato semplicemente, brevemente. spero di essere stato abbastanza chiaro. saluti e grazie per i tuoi commenti.

  2. #Gianluigi   28 gennaio 2015 at 9:30 am

    Il documento preso ad esempio (ed in generale tutti i documenti conciliari) NON DEFINISCONO perche per aversi volontà definitoria sono necessarie due condizioni: l’imposizione della dottrina e la condanna dell’errore; aspetti, questi, che mancano nei documenti conciliari per cui NON VI E’ definizione

    • #ricciotti   29 gennaio 2015 at 1:34 am

      «[…] Tutte e singole le cose stabilite in questo Decreto sono piaciute ai Padri del Sacro Concilio. E Noi, in virtù della potestà Apostolica conferitaci da Cristo, unitamente ai Venerabili Padri, nello Spirito Santo le approviamo, le decretiamo e le stabiliamo; e quanto stato così sinodalmente deciso, comandiamo che sia promulgato a gloria di Dio».

      PS. non so lei dove si documenta ma l’infallibilità può e si manifesta nella definizione (particolarmente usata nel magistero ordinario ed universale) e nella condanna (particolarmente usata nel magistero straordinario).

      Per di più il documento in oggetto definisce:

      1) Il diritto alla libertà religiosa ha il suo fondamento, non nella disposizione soggettiva della persona, ma nella sua propria natura [“Il diritto alla libertà religiosa non si fonda quindi su una disposizione soggettiva della persona, ma sulla sua stessa natura”]. In altre parole, questo decreto insegna che questo diritto è un diritto naturale, dato da Dio.

      2) “Di conseguenza, il diritto ad una tale immunità perdura anche in coloro che non soddisfano l’obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa, e il suo esercizio …” Dopo Dignitatis Humanae insegna che coloro che sono in errore hanno ancora il diritto di promuovere pubblicamente il loro errore.

      3) “Le comunità religiose hanno anche il diritto di non essere ostacolate nel loro pubblico insegnamento e testimonianza della loro fede, sia con la parola che con gli scritti … va riconosciuto nella legge costituzionale con la quale si governa la società; perciò deve diventare un diritto civile.” Inoltre, Dignitatis Humanae insegna che questo diritto di promuovere le loro false credenze deve essere riconosciuto dai governi nella legislazione civile, con i gravi danni che tutti noi dobbiamo oggettivamente riconoscere.

      E lo fa usando addirittura l’interpretazione della Scrittura che, come lei sa, è protetta da infallibilità nell’uso: «Anzi, una tale dottrina sulla libertà affonda le sue radici nella Rivelazione divina, per cui tanto più va rispettata con sacro impegno dai cristiani»

      si documenti meglio.
      buona notte.

      • #Gianluigi   29 gennaio 2015 at 9:31 am

        Come vede anche dagli esempi da lei addotti relativi alla libertà religiosa manca la condanna (Anatema sit) a quanti non seguono quanto esposto in questa materia, di conseguenza non vi è definizione e quindi infallibilità. Cordiali Saluti

      • #ricciotti   29 gennaio 2015 at 7:29 pm

        lei forse non ha capito come si presenta il magistero dogmatico. un consiglio: Enciclopedia Cattolica, Enciclopedia Dogmatica, Enciclopedia del Papato … o meglio: il Catechismo!

        • #Gianluigi   29 gennaio 2015 at 8:24 pm

          Anche io le consiglio qualcosa: Pastor Aeternus e “dall’opinione al Dogma” di Padre Sisto Cartechini.In quest’ultimo può apprendere le espressioni verbali che configurano una volontà definitoria perchè penso che non abbia ben compreso cosa è una definizione.