J. Ratzinger: ‘I Giudei non credono a Gesù genuinamente, a causa dell’oscurità dei testi’

J. Ratzinger: ‘I Giudei non credono a Gesù genuinamente, a causa dell’oscurità dei testi’

 

di CdP Ricciotti

Prosegue la “saga” dei mini-dossier dedicati al “fine teologo” J. Ratzinger. Qui una vasta carrellata. Alla luce dei fatti sino ad ora dimostrati, certamente J. Ratzinger risulta essere un “fine teologo”, tuttavia non è chiaro di quale religione.

L’articolo di oggi, semplice resoconto dei fatti coadiuvato da qualche breve ed “ingenuo” commento, si ricollega al recente «J. Ratzinger: ‘L’attesa messianica ebraica non è vana’».

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Nel suo libro «God and the World. A Conversation With Peter Seewald», anno 2000, in commercio l’edizione Agosto 2002, a pagina 209, J. Ratzinger scrive:

«È ovviamente possibile leggere l’Antico Testamento così che non sia diretto verso Cristo; non punta abbastanza inequivocabilmente a Cristo. E se i Giudei non riescono a vedere le promesse come compiute in lui, non è (assolutamente o giusto) cattiva volontà da parte loro, ma genuinamente, a causa dell’oscurità dei testi e della tensione nelle relazioni tra questi testi e la figura di Gesù. Gesù porta un nuovo significato a questi testi – eppure è lui che per primo gli dona la loro propria coerenza e rilevanza e significato. Ci sono perfette buone ragioni, quindi, per negare che l’Antico Testamento si riferisce a Cristo e per dire: no, non è ciò che egli disse. E ci sono anche buone ragioni per riferirlo a lui – che è ciò in cui consiste la disputa tra Giudei e Cristiani».

Quello che J. Ratzinger omette, come al solito, è che la ‘genuinità’ si trasformò in ‘colpevolezza’ all’epoca dei fatti. I suoi attuali interlocutori, rabbini ed alte autorità talmudiche, conoscono molto bene Cristo e la Chiesa, eppure hanno volontariamente optato per Caifa e per la sua setta. Proverbi (XXIX, 1): L’uomo che, rimproverato, resta di dura cervice sarà spezzato all’improvviso e senza rimedio.

La traduzione è a cura della Redazione, come pure quelle che seguiranno. Nelle immagini è possibile leggere la versione in lingua inglese.

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Nel suo libro «Milestones: Memoirs, 1927-1977», anno 1998, in commercio l’edizione Luglio 2005, alle pagine 53 e 54, J. Ratzinger afferma:

«Sono sempre più venuto alla realizzazione che il Giudaismo (che, strettamente parlando, inizia con la fine della formazione del canone, cioè nel primo secolo dopo Cristo) e la fede Cristiana descritta nel Nuovo Testamento sono due modi di appropriarsi delle Scritture di Israele, due modi che, alla fine, sono entrambi determinati dalla posizione che uno assume circa la figura di Gesù di [altra pag.] Nazareth. La Scrittura che oggi chiamiamo Antico Testamento è in sé stessa aperta ad entrambe le vie».

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Nel suo libro «God and the World. A Conversation With Peter Seewald», anno 2000, in commercio l’edizione Agosto 2002, a pagina 151, J. Ratzinger sostiene:

«Questo è un altro dei paradossi che il Nuovo Testamento ci mette di fronte. Da una parte, il loro No a Cristo porta gli Israeliti in conflitto con i susseguenti atti di Dio, ma allo stesso tempo noi sappiamo che essi sono assicurati della fedeltà di Dio. Essi non sono esclusi dalla salvezza, ma essi servono la salvezza in un modo particolare, e così essi stanno entro la pazienza di Dio, in cui noi, anche, poniamo la nostra fiducia».

Le due citazioni appena riportate, capolavori di modernismo, certo si prestano ad una duplice interpretazione. Una potenzialmente quasi “considerabile” (volendo essere dei bonaccioni) ed una verosimilmente “dannata”. Nel contesto degli atti e dei fatti riferiti negli studi precedenti e nei futuri, non c’è alcun dubbio a riguardo: J. Ratzinger goffamente giustifica l’attesa messianica dei Giudei, spingendosi addirittura a sostenere, come vedremo, che un Ebreo, e questo è vero per i credenti di altre religioni, non ha bisogno di conoscere o di riconoscere Cristo come il Figlio di Dio per essere salvato.

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Spiega Padre Dragone commentando il Catechismo di san Pio X, CLS, 2009, pagine 200 e 201:

«Gli ebrei sono i non battezzati che professano la legge di Mosè e non credono che Gesù Cristo è il Messia o Cristo promesso.

«Dopo il diluvio, il peccato e la corruzione si sparsero nuovamente sulla terra. Dio allora scelse i discendenti di Abramo come suo popolo, al quale manifestò ripetutamente le divine promesse, e per mezzo di Mosè diede la legge del Sinai, perché almeno il popolo eletto mantenesse viva la fede nel Redentore venturo e si preparasse a riceverlo.

«Grazie alla legge mosaica e alla speciale assistenza di Dio, gli ebrei furono l’unico popolo che conservò il culto del vero Dio e mantenne viva la fede nel Messia promesso. Ma quando il Messia giunse nella persona di Gesù, acciecati dall’orgoglio nazionalistico che speravano un Messia che desse loro potenza e ricchezze materiali, gli ebrei non lo vollero riconoscere, rifiutarono di credere in lui e non si piegarono nemmeno davanti ai più strepitosi miracoli, che proclamavano altamente la divinità e la missione salvatrice di Gesù Cristo.

Essendo privi della fede e del battesimo cristiano, gli ebrei non fanno parte della Chiesa e sono fuori della comunione dei santi. Se sono in buona fede e vivono onestamente si possono salvare, altrimenti non hanno possibilità di salvezza».

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Nei suoi testi «Milestones: Memoirs, 1927-1977» e «God and the World. A Conversation With Peter Seewald», come pure nel documento «Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana» (già analizzato) ed in vari altri suoi scritti che in futuro vedremo, J. Ratzinger cerca in tutti i modi di giustificare, invero con risultati ridicoli e di apostasia, l’incredulità (ovvero l’infedeltà), dei suoi interlocutori. Stiamo parlando di uomini di cultura e di teologi che hanno sufficientemente conosciuto la Chiesa, al punto da non avere più alcuna scusante presso Dio, così come spiega papa Pio IX nell’allocuzione «Singulari Quadam» (9 dicembre 1854) e nelle encicliche «Singulari Quidem» (17 marzo 1856) e «Quanto Conficiamur Moerore» (10 agosto 1863). Essi, i Giudei, anche per ciò che riguarda la corretta interpretazione del Testo Sacro, rifiutano deliberatamente di prendere coscienza dell’evidenza, pertanto versano in uno stato di «ignoranza vincibile» ovverosia «colpevole». Gli estremi di questo «rifiuto» sono già stati precisamente individuati ed esposti sia da Gesù che, in seguito, dalla Chiesa (Papi, Padri, Dottori, Dotti, Esegeti, etc.).

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Sinagoga Colonia

Padre Dragone, nel testo poco prima citato, riflette:

« Ci commuove la sorte degli Ebrei. La nostra compassione però non sia sterile, ma ci spinga alla preghiera e alla riparazione per questo popolo glorioso e infelice.

«Gli ebrei furono i primi nemici del cristianesimo. Dopo aver combattuto Cristo ed essersi illusi di aver trionfato contro di Lui con la sua condanna a morte, perseguitarono accanitamente gli apostoli e la Chiesa primitiva.

«Dapprima imprigionarono Pietro e Giovanni e proibirono loro di parlare di Cristo e della sua risurrezione. Temendo poi l’ira del popolo dovettero liberarli (At c. 4). Poco dopo fecero nuovamente imprigionare gli apostoli, li flagellarono e imposero loro di non parlare più di Cristo (ivi).

«In seguito suscitarono un tumulto contro il diacono Stefano e lo lapidarono; quindi scatenarono una rabbiosa persecuzione, che disperse i primi cristiani e li costrinse a lasciare Gerusalemme.

«Il persecutore più fanatico fu Saulo. Dopo aver seminato lo spavento a Gerusalemme, voleva raggiungere quelli che si erano rifugiati a Damasco. Ma sulla via, che da Gerusalemme va a Damasco, fu atterrato e convertito da Cristo. Saulo divenne l’apostolo Paolo e una delle colonne della Chiesa (v. At cc. 6-8).

«In seguito gli ebrei trovarono un buon alleato nel re Erode Agrippa, che fece uccidere l’apostolo Giacomo (il Maggiore); e con l’intenzione di farlo uccidere per ingraziarsi sempre più gli ebrei, fece imprigionare anche Pietro, che fu però liberato da un angelo (At c. 12).

Gli ebrei furono poi attivi fomentatori delle persecuzioni contro la Chiesa. Ma nei disegni di Dio anche il loro odio doveva servire, almeno indirettamente, per diffondere e consolidare la Chiesa».

Torneremo sull’argomento «J. Ratzinger ed i Giudei del Talmud» nei prossimi giorni.

7 Commenti a "J. Ratzinger: ‘I Giudei non credono a Gesù genuinamente, a causa dell’oscurità dei testi’"

  1. #Mardunolbo   14 gennaio 2015 at 1:03 am

    Queste analisi del Ratzingo teologo del Tubinga, sono estremamente impietose, ma dovrebbero aprire gli occhi ai cattolucoli papòlatri…
    Si spera almeno !
    Ancora una volta un grazie al Ricciotti che ci fa “catechismo” sulla nuova chiesa costruita sull’apostasia del Vat.II.

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    • #bbruno   14 gennaio 2015 at 10:55 am

      una piccola precisazione, caro Mardunolbo, in questo caso puramente lessicale: papolatro è termine dispregiativo usato dai protestanti nei confronti dei cattolici che credono nel papa Vicario di Cristo e da Cristo garantito quanto all’infallibilità dottrinale. In questo senso io sono ‘papolatro’ e guai a me se non lo fossi: credo nel papa e al papa come ogni vero cattolico deve credere. Lasciamo ai protestanti che sghignazzano (sghignazzavano ) di noi, la libertà di scegliersi e sottomettersi, in corpo e anima, ad altre idolatrie: quelle del Potente di turno:Enrico VIII Elisabetta I Giacomo I e via secondo i tempi e i luoghi.

      Certo che in un momento in cui la dottrina cattolica viene messa tutta a gamba all’aria,, è curioso che permanga ben ferma la dottrina del papa ‘intoccabile’ : un papa ‘idolatrato’ presso quelli che la dottrina cattolica mai hanno avuta o l’ hanno messa nella discarica…..intoccabile e idolatrato un papa che ha pesantemenete ‘toccato’ la dottrina cattolica e per questo fatto oggetto di un furore idolatrico da tutto il mondo…

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  2. #bbruno   14 gennaio 2015 at 9:26 am

    vedo che non è passato il mio commento, forse perché non troppo moderato nei termini ( non vorrei che steste temeno l’arrivo della gendarmeria vatican-bergogliana, che ha già provveduto a silenziare altri blog ‘cattolici’ …). Ma come si fa a trattenersi quando un cosìddetto Vicario di Cristo si permette di smentire così platealmente il suo Capo , che a proposito dell’incredulità dei Giudei nei suoi confronti non sembra proprio giustificarli a causa dell’oscurità dei testi, ma li condanna per la cecità dei loro cuori che impedisce loro addirittura di capire Mosé, al quale dicono di di richiamarsi, che chiaramente ha parlato di Lui?:
    “Non crediate che sia io ad accusarvi davanti al Padre; c’è già chi vi accusa, Mosè, nel quale avete riposto la vostra speranza. Se credeste infatti a Mosè, credereste anche a me; perché di me egli ha scritto. Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?”. A chi è cieco tutto appare oscuro, che siano i Giudei che non credono in Gesù, o che sia uno chr si creduto – ed è creduto, ahimè – Vicario di Cristo!

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    • #bbruno   14 gennaio 2015 at 3:47 pm

      torno a insistere: Gesù dice che bastava credere in Mosé per credere in Lui! Anche Mosè era troppo oscuro? Allora se non credevano in Mosè, che razza di gente era quella verso cui si mostra così comprensivo il Nostro , teologo e papa, che arriva a scusarli per il loro rifiuto di Cristo? Davvero una razza di vipere! Anche chi sta dalla loro parte?!?

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  3. #Mardunolbo   14 gennaio 2015 at 11:21 pm

    Giuste precisazioni , Bbruno ! Mi attenevo e uso attenermi spesso all’etimologia delle parole. In questo caso la “latria” cioè adorazione, che si dovrebbe limitare a Dio, è posta nel Vicario, oltre a tutto nel Vicario sbagliato ovvero nel falso vicario insediato da cardinali dalla dubbia fede.
    il termine papolatria ,usato per scherno dagli angli-cani è diventato la realtà terribile ,come sottolinei nelle tue precisazioni.

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    • #bbruno   15 gennaio 2015 at 2:35 pm

      caro Mardunolbo, ovviamente io prendo qui il termine ‘papolatro’ nel senso che gli danno gli ‘angli-cani’, e quindi mi vanto di affermare : “je suis popolatre” – in quel senso, e in riferimento al papa vero della Chiesa vera…Nella realtà nessun cattolico (vero) è idolatra del papa, nel senso etimologico della parola: non lo era Santa Caterina da Siena che rimproverava al papa Gregorio XI la sua indecisione quanto al ritorno alla sua Sede naturale – questione politica, di convenienza, non dottrinale; non lo era Saint Thomas More, che esortava – non ascoltato – il suo Re a dintinguere, nel Papa di Roma, il Principe italiano dal Vicario di Cristo. Diversamente dai ‘cattolici’ di oggi, che hanno fatto del loro Papa Francesco – per stare all’ultimo di questi papai – un assoluto, il padrone della verità, un dio: che stabilisce lui il peccato la grazia il paradiso e l’inferno…i giusti e i reprobi: veri papolatri. A imitazione di quegli ‘ angli-cani’, che avendo rigettato il papa di Roma,per non essere papolatri, si sono sottomessi ai loro Re ( e Regine) come a delle divinità ( si pensi alla Regina Elisabetta I, esaltata come astro divino – Diana, Cinzia, Delia, Febe, Ecate, LUNA e dee associate…): autentici adoratori dei lor Re (e Regine)…. Poi vengono a dire a noi che abbiamo venduto il cervello a un uomo; sì, all’ Uomo-Dio, nel quale abbiamo trovato la LIBERTA’ e DIGNITA’ umana, a loro scononosciute!!!

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  4. #bbruno   6 gennaio 2017 at 11:09 pm

    rileggendo le parole di Ratzinger riportate nel titolo, di colpo mi viene proprio da dire che questo Ratzinger ci crede tutti citrulli e non sapessimo che questi testi sono talmente chiari che a non capirli bisogna essere veramente e volutamente ciechi, e quindi colpevolmente ciechi, così da meritare l’invettiva di Cristo Signore: Voi avete per padre il diavolo. E Ratzinger è tra costoro…e peggio ancora, lui che cerca di giustificare l’inganno del diavololi…(Emerito) Vicario di Cristo dei miei stivali, che ci fai anche tu, ancora, sul suolo santo del beatissimo Pietro???

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