Le Domeniche dopo l’Epifania nel canto gregoriano

Missale Romanum 1915

Di Mattia Rossi

I tempi liturgici cosiddetti “forti”, per chi si occupa di musica liturgica e, nella fattispecie, di canto gregoriano, sono un vero e proprio serbatoio teologico dal quale non si smette mai di attingere a piene mani.

È questo il caso di quelle sei domeniche che, nel ritus antiquior, vengono denominate “Domeniche dopo l’Epifania”. Queste liturgie, naturalmente, sono cadute sotto la scure della disastrosa riforma del Messale ad opera di Bugnini&Montini: con la loro scomparsa, naturaliter, è sparito tutto il bagaglio teologico e simbolico che esse veicolavano.

A dire il vero, però, se le Domeniche dopo l’Epifania costituiscono un blocco omogeneo sotto il punto di vista nominale, è altrettanto vero che, sotto l’aspetto storico-liturgico-musicale, le prime due di queste (la I e la II domenica dopo l’Epifania), caratterizzandosi, fanno eccezione. Esse, infatti, si discostano dalle altre quattro perché conservano un Proprium Missae proprio – chiedo venia per il gioco di parole. Questo significa, allora, che le altre quattro (III, IV, V e VI Domenica dopo l’Epifania) hanno lo stesso Proprio. “Oddio, che mancanza di creatività!”, si direbbe oggi…ma per fortuna che c’è il nuovo Messale-panacea. Noi, invece, che siamo inguaribili oscurantisti vediamo di individuare i motivi di una tale scelta.

 

Il Proprium dell’Epifania a noi giunto è il seguente:

 

Introitum Ecce Advenit

Graduale Omnes de saba

Alleluia Vidimus stellam

Offertorium Reges Tharsis

Communio Vidimus Stellam

 

Esso risale a fonti dei secoli VIII e IX. Ma è quasi certo che l’Epifania, in origine, conservasse un Proprium differente e che questo sia stato assemblato all’interno della liturgia romana solo successivamente. Quando, però, la Chiesa riformulò il repertorio dell’Epifania recuperò i canti originali precedenti facendoli confluire nella I domenica dopo l’Epifania. Tale domenica, infatti, conserva quasi integralmente il repertorio primitivo del 6 gennaio ponendosi, così, in stretta simbiosi con la solennità della manifestazione di Cristo al mondo intero.

 

La I domenica dopo l’Epifania, dunque, propone il seguente Proprium:

 

In. In excelso throno

Gr. Benedictus Dominus

All. Iubilate Deo

Off. Iubilate Deo omnis terra

Co. Fili, quid fecisti

 

Fatta eccezione per l’alleluia e per il communio, che è costruito sul passo evangelico della domenica, tutti gli altri brani sono nient’altro che il primitivo repertorio dell’Epifania.

Riguardo l’introito, il suo testo giustifica a sufficienza la sua collocazione originaria: «In excelso throno vidi sedere virum quem adorat multitudo Angelorum, psallentes in unum: ecce cuius imperii nomen est in aeternum» (Vidi un uomo assiso su un alto trono, adorato da uno stuolo di angeli che cantavano all’unisono: “Ecco colui che regna in eterno”). Si comprende che, essendo, qui, tutto unicamente teso a celebrare la regalità di Cristo, questo potesse essere il brano di apertura della liturgia nel giorno in cui la Chiesa commemorava la regalità, lo splendore e la maestosità di Nostro Signore davanti a tutti i re della terra.

Interessante anche il primitivo graduale dell’Epifania, Benedictus Dominus Deus Israel, che presenta la prima frase con una melodia tipica dei cantici della Veglia pasquale. L’Epifania, dunque, che in tempi in cui la dottrina e la teologia erano ancora una cosa seria era caratterizzata da una importanza addirittura maggiore rispetto al Natale, era direttamente collegata musicalmente alla Pasqua: l’esaltazione della gloria e della regalità diventano, così, la lode della potenza e dell’imperio di Cristo che vedranno il loro trionfo nientemeno che sulla morte con la Risurrezione pasquale.

Stessa logica destinazione all’Epifania – anche qui, come per l’introito, è fin troppo evidente – aveva il primitivo offertorio «Iubilate Deo omnis terra, servite Domino in laetitia: intrate in conspectu eius in exsultatione: quia Dominus ipse est Deus» (Acclamate a Dio uomini di tutta la terra, servite il Signore nella gioia. Entrate, esultanti, alla sua presenza: il Signore infatti è nostro Dio).

Tutto questo repertorio, dunque, nel momento in cui la Chiesa rielaborò la festa dell’Epifania, venne destinato alla I domenica successiva.

 

Una simile stretta connessione ha anche la II domenica dopo l’Epifania, quella in cui si fa memoria delle nozze di Cana e, per questo, denominata “Terza Epifania”.

Il suo Proprium, fatta anche qui eccezione per il communio composto sul testo evangelico del giorno, si presenta nuovamente come caratterizzato da una fortissima sensibilità “laudativa” e “universalistica” come, appunto, richiesto dal sensus della manifestazione di Cristo:

 

In. Omnis terra adoret te

Gr. Misit Dominus

All. Laudate Dominum

Off. Iubilate Deo universa terra

Co. Dicit Dominus: Implete

 

Fatta, dunque, eccezione per queste due domeniche, dalla III alla VI domenica dopo l’Epifania, come dicevamo, il repertorio rimane sempre lo stesso. Eccolo:

 

In. Adorate Deum

Gr. Timebunt gentes

All. Dominus regnavit

Off. Dextera Domini

Co. Mirabantur

 

Ancora una volta, ad eccezione del communio che è stilato su un passo evangelico, gli altri brani del Proprium si rifanno a toni legati all’Epifania (“Adorate Dio voi suoi angeli”, “Le nazioni temeranno il tuo nome e i re della terra la tua gloria”, “Il Signore è re, sussulti la terra, giubilino le isole”) o alla gloria e potenza pasquale (“La destra del Signore si è alzata, la destra del Signore ha fatto meraviglie” dell’offertorio).

Questo, sostanzialmente, perché la liturgia cattolica non aveva più particolari motivi retorici, come avvenuto in precedenza, per “colorare” il canto di questo periodo. La I domenica richiamava in modo quasi incalzante l’Epifania appena trascorsa e la II si ricollegava all’Epifania in quanto terza e ultima tappa del percorso epifanico di Cristo cominciato davanti ai Magi, proseguito al Giordano con il Padre e lo Spirito, e concluso a Cana di Galilea alla presenza di sua Madre.

 

Questa domenica, 25 gennaio, il calendario tradizionale celebra la III domenica dopo l’Epifania. Bene, ricordiamoci, assistendo al Santo Sacrificio della Messa e ascoltando i brani del Proprium, cosa la neo-chiesa conciliarista ha gettato alle ortiche voltando supponentemente le spalle a quella Tradizione che, da sola, può arginare la devastazione in corso.

2 Commenti a "Le Domeniche dopo l’Epifania nel canto gregoriano"

  1. #bbruno   24 gennaio 2015 at 3:27 pm

    io direi piuttosto che sarebbe il momento di accorgersi che andare a ‘queste’ messe della ” neo-chiesa conciliarista”, è tutto fuorchè “assistere al Santo Sacrificio”! questo la neo-chiesa ha gettato alle ortiche, perché non ha più niente a che fare con esso! Il modernismo, che san Pio X definì la cloaca di tutte le eresie, e del quale la nova chiesa è impregnata fino alle midolla, come potrebbe esprimersi in una messa cattolica, quando si sa che la liturgia – e la messa in particolare- sono espressioni della fede della chiesa che prega? Lex orandi lex credendi – è un principio primo, da ripetere all’infinito, a vedere se…

  2. #Marco   27 gennaio 2015 at 1:30 pm

    Chiedo: ci sono canti particolari durante il battesimo quando è amministrato non nella Veglia Pasquale ? quali e a che punto del rito si cantano ?