Dalla “Nouvelle theologie” alla teologia della liberazione di Bergoglio (seconda e ultima parte)

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Nota  introduttiva di RS: continuiamo, con questo post, la pubblicazione di brevi testi originali (o inediti per il pubblico di lingua italiana o tradotti ad hoc per Radio Spada) che provengono da ambienti cattolici romani resistenti alla “rivoluzione conciliare”). Questi scritti vogliono fornire nuovi materiali per conoscere i principali dibattiti che da molto tempo hanno attraversato e attraversano il mondo “cattolico tradizionalista” e approfondire, senza attingere a fonti di seconda mano, le rispettive posizioni. In questo breve saggio Fra’ Leone di Bagnoregio porta il suo interessante contributo all’analisi dell’attuale crisi della Chiesa, aggravata dall’elezione di Jorge Mario Bergoglio.

Qui la prima parte.

Questi principi sono stati trasposti in tutta la dottrina cattolica e il Concilio Vaticano II è tutto permeato da questi errori derivanti dal relativismo. I teologi condannati ed e tolti dall’insegnamento da Pio XII, furono richiamati come periti ovvero esperti al Vaticano II, alcuni di loro diventarono poi cardinali e pure elevati al sommo pontificato.

Sarebbe lungo esaminare dettagliatamente in questo studio i singoli documenti del Concilio Vaticano II i loro contenuti erronei e i sottointesi che portano all’eresia, più o meno manifesta, molti studi sono già stati pubblicati e si rinvia al momento a questi studi.[11]

C’è da notare che questi nuovi teologi si divisero dopo il Vaticano II in due tronconi quelli che seguivano un relativismo più moderato dettero vita alla rivista “Communio”, mentre quelli che volevano una continua trasformazione e consideravano il Vaticano II, soltanto una tappa per un ulteriore cambiamento fondarono la rivista “Concilium”. Soltanto quelli che aderirono al primo troncone vennero elevati ad onori superiori.

Tutti dogmi e la dottrina della Chiesa sono stati rielaborati in funzione neo modernista e secondo i principi relativisti della Nouvelle Theologie, se si esamina punto per punto le riforme che sono state poste in atto dalla chiusura del Vaticano II, appare evidente che lo spirito del relativismo le pervade dall’inizio alla fine, anche gli atti che parrebbero a prima vista, i più innocui ed insignificanti contengono al loro interno gli errori del relativismo dogmatico.

La nuova teologia ha pertanto influenzato il nuovo Magistero, è chiaro che se le premesse sulla grazia erano quelle sopra esposte, secondo cui questa era dovuta da Dio all’uomo essere razionale, e pertanto, “Dio doveva a stesso il concederla” all’uomo, è facile innescare la teoria della redenzione universale secondo cui ogni uomo è già salvo in base a questa grazia che Dio concede indistintamente ad ogni uomo a prescindere dal suo credo, o che voglia o non voglia aderire alla sua Chiesa. Anche in questo caso era necessario trovare l’anello di congiunzione e questa unione non poteva essere che l’umanità assunta da Cristo nell’Incarnazione. Questa è la dottrina professata da Giovanni Paolo II nella sua enciclica “Redemptor hominis”.[12] Tutto ha origine sempre dallo spostamento del concetto di verità dall’ordine ontologico a quello fenomenico, del quale ha parlato poco sopra il Padre Garrigou Lagrange e ne ha evidenziato le derive. È logico, quindi, che questa salvezza incondizionata concessa all’uomo porti come conseguenza lo sgretolamento della nozione di peccato. Non si può più considerare il peccato mortale come morte dell’anima alla vita soprannaturale, perché questa vita soprannaturale ci è dovuta e ci è dovuta da Dio perché Cristo ha assunto la carne umana e l’ha redenta con la sua divinità, ed il peccato diventa, pertanto, soltanto una negatività soggettiva che non influisce nella vita soprannaturale ma soltanto nel nostro inconscio. Il sacrificio cruento di Nostro Signore Gesù Cristo diventa qualche cosa di inverosimile agli occhi dell’uomo moderno, infatti, come poteva Dio chiedere al proprio figlio un sacrificio cruento mediante la croce, per redimere l’uomo dal peccato originale? Questa risulta essere per la Nuova Teologia non più conforme al messaggio di amore del Nuovo Testamento che noi oggi conosciamo.[13]

Tutto ormai prede forma per accogliere l’ultimo tassello della Nuova Teologia! La teologia della liberazione, che nell’analisi del padre Garrigou Lagrange non era neppure presa in considerazione, ma le cui basi erano state poste[14]. Questa teologia della liberazione non è più solo quella in cui si inserisce il marxismo anello mancante nella deriva hegeliana del continuo divenire, secondo cui questi nuovi teologi identificano Cristo come un capo politico-religioso antesignano di Carlo Marx che libera l’uomo dalla povertà e dall’oppressione del ricco, in cui il Vangelo diventa un primo modello del “Capitale” o del “Manifesto”, ma questa teologia della liberazione è altresì liberazione della coscienza dell’uomo ormai cosciente della propria dignità, da vincoli posti da una religione, prima aristocratica e poi borghese o l’una e l’altra che non era, in ogni caso, quella voluta da Cristo!

La teologia della liberazione che poneva le sue radici su basi marxiste essendo troppo palese l’inconciliabilità con i minimi presupposti di qualsiasi fede, fu condannata seppur in modo blando dalla “chiesa conciliare”, ma tale interpretazione marxista ebbe termine soprattutto con la caduta dei regimi comunisti. Rimane in piedi però l’altro lato quello ancor più pericoloso, quello della liberazione delle coscienze. Francesco I ha fatto sua quest’ultima, tralasciamo al momento gli errori circa il pauperismo condannati dalla Chiesa già nel Medioevo[15] che fanno parte sempre di questa nuova visione della Chiesa di cui non abbiamo il tempo di approfondire in questa sede.[16]

Il genere umano ormai redento e non più necessitante della grazia divina, in quanto tale grazia gli è dovuta da Dio in quanto essere ragionevole, può liberarsi anche dalla nozione di peccato, l’uomo giunge ad una concezione soggettivista del peccato. Ecco che l’insegnamento di Francesco I ha un significato in questo contesto. Il “… chi sono io per giudicare … se cerca Dio”[17] è l’espressione più coerente con i principi fondamentali della Nouvelle Theologie. L’evoluzione, l’esperienza continua in campo dogmatico, trova la sua completa realizzazione anche in campo morale, che è l’argomento che all’uomo contemporaneo desta più interesse, per di più perché vincola il suo comportamento nel suo modo di agire e nei sentimenti, nella sessualità, nella condivisione degli interessi più intimi. In questo contesto si inseriscono gli sforzi da parte dei nuovi teologi incoraggiati da Francesco I per cambiare il modo di concepire la famiglia, sempre nell’ottica del cambiamento continuo, premessa principale della Nuova teologia. Il tipo di famiglia cristiana o naturale poteva funzionare nell’Ottocento, ma già a metà del secolo XX, questo tipo di famiglia si sgretolava e le conquiste della libertà della donna e il suo inserimento nel mondo del lavoro in modo più radicale, hanno ora necessità nel XXI secolo di un cambiamento!  Si prenda pure atto che le leggi sul divorzio che hanno portato alla costruzione di famiglie allargate, con più padri e più madri hanno necessità di un mutamento nella morale. La “Conformitas mentis et vitae” giunge ad un suo ultimo traguardo: la riforma della morale. Questa non cambierà per il momento nei principi, ma soltanto nella prassi.

In considerazione di tutto questo, l’Inferno è quasi vuoto, fanno parte della schiera dei dannati soltanto coloro che hanno leso la dignità dell’umanità, che è stata, invece già posta in stato di grazia dal Cristo cosmico che ha assunto la carne umana e a cui “Dio doveva a se stesso il concederla”.

La conclusione filosofica e teologica che si impone a questo punto è che avendo sostituito la nozione di verità, ogni verità diventa fluttuante e lasciamo questa conclusione all’enciclica “Humani generis” di Pio XII: «Le false affermazioni di siffatto evoluzionismo, per cui viene ripudiato quanto vi è di più assoluto, fermo e immutabile, hanno preparato la strada alle aberrazioni di una nuova filosofia che facendo concorrenza all’idealismo, all’immanentismo e al pragmatismo, ha preso il nome di “esistenzialismo”, perché, ripudiate le essenze immutabili delle cose, si preoccupa solo dell’ “esistenza” dei singoli individui».

Si sono svelati soltanto per sommi capi, i postulati della Nouvelle Theologie riguardo al peccato e alla grazia, non si è avuto il tempo di affrontare in modo dettagliato, gli altri dogmi sui sacramenti, sul peccato originale, sull’Incarnazione, sull’ecumenismo e sulla Chiesa, nella prospettiva del nuovo magistero dell’errore, che ha avuto autorità e valore dal Vaticano II in poi e che ormai ha inciso talmente sulle coscienze che ci fa chiedere in modo insistente se chi aderisce alla “nuova chiesa conciliare” è ancora cattolico?

A questa domanda è necessario dare urgentemente una risposta!

Nel giorno delle Sacre Ceneri 2015 

Fra Leone da Bagnoregio

[11] Sinossi degli errori imputati al Concilio Vaticano II – Ed. Ichtys Albano Laziale 2012. Esistono svariati studi sui singoli documenti pubblicati in svariate riviste, ma mai condensati in un unico studio.

[12] si veda Johannes DORMANN – La teologia di Giovanni Paolo II e lo spirito di Assisi – Ed. Ichtys Albano Laziale 2000 – opera composta in IV volumi.

[13] J. RATZINGER, Introduzione al Cristianesimo, prima edizione 1969, Nuova edizione 2005; Cfr il commento di B. TISSIER DE MALLERAIS, Simposium Pascendi, Parigi 2007 pp. 11-13.  “Antitesi: ma, il Nuovo Testamento non dice che l’uomo si riconcilia Dio, bensì che è Dio che riconcilia l’uomo. Dunque che Dio esiga dal Suo Figlio un sacrificio umano, non è conforme al messaggio di amore del Nuovo Testamento. Dire che Dio ha preteso dal Suo Figlio un sacrificio umano non è conforme al Nuovo Testamento. Dio non ha non ha potuto esigere dal Suo Figlio un sacrificio umano. Del resto l’Antico Testamento vieta i sacrifici umani. Detto in altro modo oggi non possiamo più accettare che la croce sia un sacrificio espiatorio. Questo andava bene ai tempi di Sant’Anselmo, ma oggi è impossibile, perché la nostra conoscenza del Nuovo Testamento, il messaggio di amore del Nuovo Testamento, ci dice che Dio non può esigere il sangue di Suo Figlio come un dio Moloch assettato di sangue”.

[14] Prese in considerazione questo aspetto della Nuova Teologia il Padre Antonio MESSINEO S.J. in alcuni articoli apparsi sulla “Civiltà Cattolica” quaderno 2537 anno 1950 – quaderni 2541 e 2545 anno 1956; Cfr. Roberto DE MATTEI, Il Concilio Vaticano II una storia mai scritta, pp.96 – 97 “Non ultima tra le note che contrassegnano il progressismo moderno è la sua spiccata simpatria verso il comunismo  e marxismo in genere. A questo lo conduce non solo l’irenismo, di cui sopra si fa cenno, e il conseguente desiderio di aprire il colloquio con tutte le correnti moderne, ma anche una valutazione almeno parzialmente positiva dell’ideologia marxista”.

[15] La dottrina del pauperismo degli Spirituali e Fraticelli fu condannata dal Concilio di Vienne 1311 – 1312 con la Costituzione “Fidei catholicae fundamentum” DS. 900 – 904 e “Exivi de Paradiso” DS. 908. Lo stato di povertà assoluta della Chiesa fu nuovamente condannato da Giovanni XXII con la Costituzione Apostolica “Gloriosam Ecclesiam” del 23 gennaio 1318 DS. 910 -916. Non a caso Bergoglio ha assunto il nome di Francesco per la sua vicinanza dottrinale a queste sette ereticali o semi ereticali del tardo Medioevo che distorcevano la figura di San Francesco d’Assisi.

[16] In un’intervista a La Stampa del 26 luglio 2013, Leonardo BOFF ha spiegato che il nuovo Papa è vicino al  movimento della Liberazione così come si è sviluppato in Argentina, «come teologia del popolo, portata avanti dal gesuita Juan Carlos Scannone, che è stato insegnante di Bergoglio». Quando era ancora arcivescovo di Buenos Aires.

Leonardo BOFF è uno dei cofondatori della teologia della liberazione.

[17] Frase tratta da un discorso estemporaneo avvenuto il 29 luglio 2013 di Francesco I ad una domanda posta da un giornalista sull’omosessualità.

Un commento a "Dalla “Nouvelle theologie” alla teologia della liberazione di Bergoglio (seconda e ultima parte)"

  1. #Luciano tartamella   24 febbraio 2015 at 3:57 pm

    Sembra di udire le parole di Gesu’,quando diceva che ai suoi era concesso di capire il suo Messaggio,mentre agli altri (la sinagoga satanica),non era concesso di capire.E’ terribilmente attuale la sua divina Parola!

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