[DANILO QUINTO PER RADIO SPADA] L’Italia e gli islamisti: quando di politicamente corretto si può morire

Avete voluto la bicicletta? Adesso, pedalate

ISIS-MAP

di Danilo Quinto

 

Lasciano la loro patria islamica insanguinata e giungono nella “Nazione della Croce”. Quindi, c’è una scelta di essere profughi da noi e non in più vicini Paesi islamici. Invece, dovrebbe essere fisiologico cercare rifugio in Paesi confinanti, con in comune la medesima cultura e la stessa fede. Eppure, tutti vengono dai cristiani, dagli “infedeli” – come li chiamano – o dai crociati, come noi dovremmo chiamarci, che a dire il vero della fede hanno perso la luce, ma che sono così “civilizzati” da sfamarli, accoglierli e felicemente divenire loro vittime, di reati che molteplici ci affliggono da anni (furti, omicidi, stupri…). Se siete sedotti dalla nostra civiltà e scegliete la nostra terra: convertitevi!

L’ultima, ieri mattina, è stata veramente stomachevole. Dire “Sono morti solo perché cristiani, per testimoniare la fede”, è una frase riferita a ventuno copti che, poveretti, forse non erano neanche praticanti, ma solo battezzati… Questa, la loro colpa. Li avete forse sentiti proferire frasi di eroismo? Di fede? Abbiamo visto solo ventuno esseri umani, inermi, trucidati. E’ evidente che si vuole rendere nobile una morte avvenuta per casualità per mano di bestie assassine, non perché scelta per non abiurare l’unica vera fede.

La verità è che fare i cristiani, oggi – ammesso che ce ne siano – è essere buonisti (scemi!!!). Lo sport preferito è fare “Santi tutti e subito!!!”. In cinquant’anni, ci hanno lavato il cervello con le acque inquinate dell’ambiguità e questo è il risultato: felici del nostro essere tanti senza nerbo; felici di non difenderci perché politicamente corretto; felici di accogliere il diverso che si fa carnefice; felici di essere tutto e mai noi stessi.

Io vorrei invece essere felice di scegliere di morire su una Croce e non intontito nel mio letto, aspettando che qualcuno che non stimo decida la mia sorte. Sarei felice di chiamarmi cristiano, perché parte di una Chiesa Viva, che non ha bisogno di dirsi “povera tra i poveri”, perché appartiene all’unico Dio che fa ricco chiunque sia Suo.
La storia, maestra di vita nelle scelte umane – non teologiche – ci imporrebbe di stroncare quest’onda malefica che si abbatte sull’Occidente.

Ma perché il Papa, il Governo italiano, hanno una tale paura che li inchioda a non dare neanche un nome al nemico? Li chiamano “terroristi” perché non possono dire la verità. Hanno entrambi relativizzato ogni concetto: chi quello della salvezza (“Tutti si salvano”, quindi anche i jihadisti, che operano in buona fede, con i quali vogliono dialogare e aprire una via diplomatica), chi quello della democrazia (si fa la guerra per esportarla). Siamo al paradosso! Ingabbiati in una forza centrifuga che ha depauperato l’uomo della Verità: si salva chi crede in Gesù Cristo (“Io sono la via, la verità e la vita. Chi crede in me, avrà la vita eterna”). Al pari, la democrazia è un processo che appartiene al cammino dell’uomo che si è svolto in duemila anni, in una cultura giudaico-cristiana.

Povero Renzi, sottobraccio alla Merkel. Le mostrava il David. Gli piacerebbe tanto essere David, ma fionde non ne ha. Forse, non gli rimane che fare qualche danza araba. Ammesso che sia gradita.

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Ieri sul tema abbiamo pubblicatoIl problema non è la Libia. Il problema siamo noi.

Un commento a "[DANILO QUINTO PER RADIO SPADA] L’Italia e gli islamisti: quando di politicamente corretto si può morire"

  1. #Luciano tartamella   17 febbraio 2015 at 7:48 pm

    Altro che santi subito!Scusate,ma se i cristani non hanno come dire?gli attributi virili,come fanno ad essere santi?prima uomini,poi santi,come un s.Tommaso,s.Francesco,insomma come i veri santi,di cui siamo orgogliosi noi,che,grazie a Dio ancora ci crediamo,malgrado tutto.

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