Il problema non è la Libia. Il problema siamo noi.

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di Andrea Giacobazzi

Gheddafi con i suoi protagonismi e le sue fissazioni era piuttosto patetico, va detto. Nemmeno lontanamente paragonabile ad un Assad o un Sisi. Il colonnello libico non mancò di strizzare l’occhio ad amici improbabili e di condurre imprese ancor più improbabili. Di entusiasmi umani per lui su queste pagine se ne son visti davvero pochi ma quando, nel 2011, la Jamahiriyya fu attaccata parve chiaro che non ci si poteva associare al coro conformista di chi la voleva radere al suolo: quella Libia era il male minore. Lo era per i cristiani nordafricani che vi risiedevano, lo era per l’assetto geopolitico, lo era pure per la gestione – parecchio “eccentrica”, va detto – dei flussi migratori. Quella Libia con le sue contraddizioni e i suoi eccessi era un paese che viveva in una relativa agiatezza economica. Il cosiddetto “Occidente” la volle incenerire aprendo la strada ai barbus fondamentalisti, che, imperversando nella regione non mancarono di dar luogo alla distruzione di una moschea-mausoleo di cinque secoli fa, intitolata a Sidi ‘abd es-Salam el-Asmar e contenente circa 5.000 volumi, ovviamente finiti in cenere. La cosa non deve stupire: che dei musulmani fondamentalisti – o se preferiamo “modernisti”, “protestanti” dell’Islam – considerino “idolatra” e “blasfemo” qualcosa di “tradizionale”, altro non è che una parziale riproposizione aggiornata – al di fuori della Vera Fede – di ciò che accadde nell’Europa del ‘500.

Quello che chiamiamo “Occidente”  – e che tanto vuole tributare al protestantesimo nostrano in termini di paternità ideologica – fece di tutto per combattere i governi più inclusivi e stabili dell’area Mediterranea: il caso siriano è davanti agli occhi di tutti, così come lo è il sostegno aperto che USA e “alleati” arabi diedero ai ribelli anti-Assad. Gli stessi “alleati” arabi – sauditi in testa – sono, ormai concordemente, individuati come il motore – quanto meno in una fase iniziale – di un altro problema che ci assilla: l’ISIS.

I casi del destino han poi voluto che in base all’antico principio dell’horror vacui, l’ISIS andasse ad occupare il suolo sotto la legittima giurisdizione dei governi siriano ed iracheno i quali, insieme al Libano e all’Iran, andavano intensificando i loro rapporti, favoriti dalla quella “dorsale sciita” che li attraversa e che è vista come avversaria naturale dal fondamentalismo sunnita.  Ora addrittura le “coincidenze” han decretato che anche la Libia, ridotta ad un “Afghanistan alle porte d’Italia”, diventi terra di conquista per il Califfo. Et voilà! Dove un tempo i barbus fuggivano dietro le cannonate, ora ventuno copti vengono decapitati, spalle al mare, spalle all’Italia, Cuore della Cristianità.

Sorge dunque una domanda facile facile: quale “Stato cristiano” è corso per primo? Chi ha agito senza tentennamenti? Nessuno. Lo ha fatto l’Egitto di Al Sisi, dove i cristiani sono una minoranza, il nuovo Egitto che tanto guarda a Mosca, la stessa Mosca che ha protetto Assad quando Obama voleva bombardare la Siria, la stessa Mosca che è sfidata in Ucraina.

A volte non c’è bisogno collegare i puntini, basta socchiudere gli occhi.

3 Commenti a "Il problema non è la Libia. Il problema siamo noi."

  1. #Francesco Retolatto   18 febbraio 2015 at 1:47 am

    Ottimo articolo-

  2. #poveri noi!   23 febbraio 2015 at 10:55 am

    Potrebbe centrare qualcosa il fatto che a Gaza ci sono grandi giacimenti energetici? Non so, non è che Putin e la Libria siano messi in crisi apositamente, in modo che noi e l’europa sottomessa, dovremmo presto essere obbligati a prendere energia solo da quella fonte? Si sa che quando si dipende da certi ignoti signori bisogna anche chiudere un occhio sull’isis e magari farlo arrivare pure a Roma, per un bene superiore, che non è certo il nostro, ma dei soliti intoccabili. E poi l’isis sta trucidando soprattutto cristiani il che per lor signori è un bene non un male, gli uomini sono alcuni di serie A, intoccabili e per i quali è doveroso piangere ed intervenire, poi ci sono quelli di serie C per i quali nessuna lacrima, nessun intervento. Esiste il crimine dell’omofobia, dell’antisemitismo, e ultimamente pure dell’islamofobia, ma la cristianofobia è cosa buona e santa. Grazie al cielo Dio esiste e scrive dritto anche sulle righe storte.

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