J. Ratzinger: hanno ragione gli Ortodossi, il Papa ha un primato di solo onore

J. Ratzinger: hanno ragione gli Ortodossi, il Papa ha un primato di solo onore

di CdP Ricciotti.

Non smette di stupire il contenuto di alcuni libri, documenti e discorsi del modernista emerito J. Ratzinger, così come stiamo attentamente documentando nei nostri piccoli dossier. Per consultare l’elenco completo cliccare qui.

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Nel suo libro «Principles of Catholic Theology», 1982, pagine 197 e 198, J. Ratzinger traccia una prima piccola introduzione di un suo personale problema (che Gesù stesso ha risolo e su cui la Chiesa ha definito) ma che evidentemente J. Ratzinger condivide con gli scismatici:

«A questo punto, possiamo ora contrapporre le possibilità aperte all’ecumenismo Cristiano. Le richieste massime sulle quali la ricerca dell’unità deve certamente basarsi sono immediatamente chiare. Da parte dell’Occidente, la massima richiesta sarebbe che l’Oriente riconosca il primato del Vescovo di Roma nella piena portata della definizione del 1870 e che nel far questo si sottometta nella pratica, al Primato, come è stato accettato dalle chiese Uniate. Da parte dell’Oriente, la massima richiesta sarebbe che l’Occidente dichiari erronea la dottrina del primato definita nel 1870 e che, nel fare ciò, sottometta, in pratica, un primato come è stato accettato con la rimozione del Filioque dal Credo, e dei dogmi mariani del diciannovesimo e ventesimo secolo».

Subito dopo, in questa seconda misera introduzione, condivide il suo stesso dilemma (sic!), ma questa volta con gli eretici. Si legge:

«Riguardo al Protestantesimo la massima richiesta della Chiesa Cattolica sarebbe che i ministri ecclesiali protestanti siano visti come totalmente invalidi ed i protestanti siano convertiti al cattolicesimo; la massima richiesta dei protestanti […] sarebbe che la Chiesa Cattolica accetti, insieme con l’incondizionato riconoscimento di tutti i ministri protestanti, il concetto protestante di ministero e la loro comprensione della Chiesa e così, in pratica, rinunci alla struttura sacramentale ed apostolica della Chiesa, che significherebbe, in pratica, la conversione dei cattolici al Protestantesimo e la loro accettazione di una molteplicità di strutture comunitarie distinte come forma storica della Chiesa».

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Il “genio del modernismo” ragiona:

«Mentre le prime tre richieste massime vengono, oggi, rigettate unanimemente dalla coscienza Cristiana,  la quarta esercita una sorta di fascino nei propri confronti – come se essa fosse una certa reale soluzione al problema. Ciò è ancor più vero giacché, assieme ad essa, c’è l’aspettativa per cui un parlamento di chiese, un concilio veramente ecumenico, possa poi armonizzare questo pluralismo, promuovendo l’unità Cristiana di azione. Che nessuna reale unione ne risulti, bensì che tale esatta impossibilità divenga un singolo dogma comune, dovrebbe convincere chiunque esamini attentamente il suggerimento che tale strada non recherebbe l’unità della Chiesa ma solamente una sua rinuncia finale.  Come risultato, nessuna delle massime soluzioni offre alcuna speranza reale di unità».

L’unica soluzione ammissibile, che noi Cattolici conosciamo bene, è che sia scismatici che eretici rinuncino ai loro errori ed alle loro posizioni e rientrino nella Chiesa Cattolica, Una, Santa ed Apostolica.

Ed ecco quasi la soluzione ratzingeriana. Alla pagina 198 del libro «Principles of Catholic Theology», J. Ratzinger quasi sentenzia:

«[…] Né è possibile, invece, per lui, considerare come sola possibile forma, conseguentemente vincolante su tutti i Cristiani, la forma che questo primato ha assunto nei secoli diciannovesimo e ventesimo. Le gesta simboliche di Papa Paolo VI ed in particolare la sua genuflessione dinnanzi al rappresentate del patriarca ecumenico [Athenagora] furono un tentativo di esprimere precisamente ciò […]».

Notare che J. Ratzinger, oltre ad interrogarsi sul nulla filosofeggiando attraverso il dubbio del sofista, poiché determinate questioni sono già state risolte dalla Chiesa a tempo debito, parlando del Primato di Pietro come di un dogma la cui «forma» è stata «assunta nei secoli diciannovesimo e ventesimo», sta negando che sia sempre stata la medesima, immutata, fin dal primo secolo, come se fosse stata variata, innovata nei secoli diciannovesimo e ventesimo.

Si colloca, così, a metà strada fra i Veterocattolici e gli eretici Protestanti. Gli scismatici Orientali, difatti, fino all’anno 1.000 non avevano mosso obiezioni a riguardo, anzi, abbiamo una molte notevole di documenti dove si attesta la riconosciuta sudditanza, anche nella Potestà di Giurisdizione, da parte dei Primati Orientali a “vantaggio” del Sommo Pontefice di Roma, fino a quella data. Nel mio libro Apologia del Papato, EffediEffe 2014, dedico vari capitoli al Primato, vi rimando per approfondimenti.

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Furbescamente J. Ratzinger usa la prassi ed il governo di apostasia di Montini – che si chinò davanti Athenagora, pure ritirando arbitrariamente la scomunica senza che quest’ultimo rigettasse il suo errore – per supportare la sua teologia del pancristianesimo (cf. Mortalium Animos, Pio XI), che cattolicesimo certamente non è.

Alle pagine 216 e 217 dello stesso testo, J. Ratzinger finalmente prende coraggio e sentenzia:

«Il patriarca Athenagora parlò ancor più fortemente allorquando egli accolse il Papa [Paolo VI] a Fanar: Contro tutte le aspettative il Vescovo di Roma è fra noi, il primo fra noi in onore, colui presiedente nella carità. È chiaro che nell’affermare ciò il patriarca non abbandonò le rivendicazioni delle chiese Orientali né accreditò il primato dell’Occidente. Piuttosto, ha dichiarato chiaramente che l’Oriente ha compreso come l’ordine, il rango e il titolo, dei vescovi eguali nella Chiesa – e varrebbe la pena per noi considerare se questa antica confessione, che non ha nulla a che vedere con il “primato di giurisdizione”, ma confessa un primato di “onore” e di amore [agape], non potrebbe essere riconosciuta come una formula che adeguatamente riflette la posizione che Roma occupa nella Chiesa – il “santo coraggio” richiede che la prudenza sia combinata con l’ “audacia”: il regno di dio soffre violenza […] in altre parole, Roma non deve richiedere dall’Oriente, riguardo alla dottrina del primato, più di quanto è stato formulato e vissuto nel primo millennio».

Vediamo un’altra traduzione più ampia della citazione numero quattro:

«Quando il patriarca Athenagora […] in occasione della visita del Papa […] lo ha designato come successore di san Pietro, come il più stimato tra noi, come colui che presiede nella carità, questo grande leader della Chiesa stava esprimendo il contenuto ecclesiale della dottrina del primato così come era conosciuto nel primo millennio. Roma non ha bisogno di chiedere di più».

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È evidente ciò che J. Ratzinger propone come soluzione, ovvero l’adesione della Chiesa cattolica all’eresia degli scismatici Orientali: «Roma non ha bisogno di chiedere di più». E cosa dovrebbe chiedere ancora? Dovrebbe regalare anche lo Stato Vaticano agli Orientali? Cosa chiedere più che aderire alla loro palese eresia?

Secondo J. Ratzinger, e questo è evidentissimo, gli Orientali «esprimono il contenuto ecclesiale della dottrina del primato così come era conosciuto nel primo millennio». Siamo di fronte ad una vera menzogna.

Che eresia propugnano gli scismatici Orientali? Eccola: «l’antica confessione, che non ha nulla a che vedere con il “primato di giurisdizione”, ma confessa un primato di “onore” e di amore [agape]».

Cosa sentenzia J. Ratzinger? Dietro maschera di riflessione, egli afferma: «[…] varrebbe la pena per noi considerare se questa antica confessione, che non ha nulla a che vedere con il “primato di giurisdizione”, ma confessa un primato di “onore” e di amore [agape], non potrebbe essere riconosciuta come una formula che adeguatamente riflette la posizione che Roma occupa nella Chiesa».

Secondo J. Ratzinger, andare contro il dogma sarebbe «santo coraggio che combina prudenza e audacia». San Pio X piuttosto che di «santo coraggio», parlerebbe di «cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione» (cf. Pascendi).

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Pensiamo, per esempio, alla Lettera di Papa san Giulio I agli antiocheni, anno 341 (in sant’Atanasio, Apologia contra Arianos, 35): «[…] Per quale motivo particolarmente circa la chiesa di Alessandria non fu scritto a noi? Forse ignorate che questa era la consuetudine: che venga scritto prima a noi, e così venga stabilito di qui ciò che è giusto? Se dunque era sospettato qualcosa del genere nei confronti del vescovo di là, doveva essere scritto alla chiesa di qui».

Cosa dice Papa san Zosimo nella Lettera «Quamvis Patrum» [in PL 20, 676A-677A (= Zosimo, Lettera 12)] al Sinodo di Cartagine, 21 marzo 418? Ecco: «(n. 1) Sebbene la tradizione dei padri avesse attribuito alla sede apostolica così grande autorità, che nessuno osasse mettere in discussione il suo giudizio, e questo (primato) sia sempre stato conservato per mezzo di canoni e regole, e la disciplina ecclesiastica tuttora in vigore assolva con le sue leggi la dovuta venerazione al nome di Pietro, dal quale essa stessa deriva:… (3) essendo dunque Pietro origine di così grande autorità e avendo dato le decisioni che seguirono da parte di tutti gli antenati a conferma del rafforzamento, per mezzo di tutte le leggi e i costumi sia umani che divini, della chiesa romana, e a voi non è nascosto, ma lo sapete, fratelli carissimi e come sacerdoti lo dovete sapere, che noi ne governiamo il territorio ed esercitiamo anche la potestà del suo nome: (4) tuttavia, pur avendo autorità così grande, che nessuno possa di nuovo dibattere le nostre decisioni, nulla abbiamo fatto, senza spontaneamente portarlo a vostra conoscenza con una nostra lettera, accordando ciò alla fraternità, e consultandoci assieme, non già perché noi non sapessimo ciò che dovrebbe essere fatto, o facessimo qualcosa che, andando contro l’utilità della chiesa, dispiacesse, ma abbiamo voluto che assieme a voi si fosse trattato di lui [dell’accusato Celestio]».

Leggiamo, per esempio, la Bolla «Unam Sanctam» di Papa Bonifacio VIII, anno 1302? «[…] dichiariamo, affermiamo e stabiliamo che l’essere sottomessi al romano Pontefice è, per ogni umana creatura, necessario per la salvezza».

Mentre J. Ratzinger osa affermare che «l’antica confessione, che non ha nulla a che vedere con il “primato di giurisdizione”, ma confessa un primato di “onore” e di amore [agape]» degli Ortodossi sarebbe quella giusta, perché «la posizione che Roma occupa nella Chiesa» sarebbe dei «secoli diciannovesimo e ventesimo», vediamo come già papa san Zosimo parla di «tradizione dei padri che ha attribuito alla sede apostolica così grande autorità, che nessuno osasse mettere in discussione il suo giudizio, e questo (primato) sia sempre stato conservato per mezzo di canoni e regole». Viene così sbugiardato, anche in maniera grossolana, attingendo al solo Denzinger per evitare lungaggini, il pensionato modernista.

In altri scritti vedremo come J. Ratzinger conferma ed acuisce questa sua fantasia.

Per maggiori approfondimenti su J. Ratzinger ed il Primato di Pietro si può leggere questo mio vecchio e gratuito studio. Per consultare l’elenco completo dei mini-dossier su J. Ratzinger cliccare qui.