J. Ratzinger: senza sedia non c’è dichiarazione ex cathedra. Nessuno deve convertirsi alla Chiesa

J. Ratzinger: senza sedia non c’è dichiarazione ex cathedra. Nessuno deve convertirsi alla Chiesa

di CdP Ricciotti.

Stanno facendo certamente discutere i nostri mini-dossier sul “fine teologo” tedesco, J. Ratzinger. Qui è possibile consultare l’elenco completo delle varie “puntate”.

Kasper, sedicente “cardinale” vaticanosecondista disse: «[…] today we no longer understand ecumenism in the sense of return, by which the others would “be converted” and return to begin Catholics. This way expressly abandoned by Vatican II […]» (clicca qui).

In pratica egli asserisce che il “concilio” Vaticano II ha espressamente detto di abbandonare quella concezione di ecumenismo inteso come “ritorno” dell’errante alla vera religione, quella Cattolica. Proposizione condannata esplicitamente dalla Chiesa (v. Papa Pio XI, Mortalium Animos).

Da chi ha acquisito tale informazione Kasper, oltre che dal “concilio” Vaticano II? Certamente anche da J. Ratzinger, uno dei principali promotori del pancristianesimo nel ventesimo secolo.

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Arcivescovado di Colonia, Venerdì, 19 agosto 2005, Discorso durante l’Incontro Ecumenico. Clicca qui per la versione in italiano.

Dice J. Ratzinger: « […] dopo una giornata impegnativa concedetemi di rimanere seduto. Ciò non significa che io voglia parlare “ex cathedra” […] ».

Quindi, secondo J. Ratzinger, se un Pontefice non è seduto sulla sedia non rilascia dichiarazioni «ex cathedra». Secondo questo ragionamento, Gesù avrebbe promesso infallibilità alla sedia, come per magia: lo scranno magico (sic!).

Ammette: «[…] conosco bene la situazione penosa che la rottura dell’unità nella professione della fede ha comportato per tante persone e tante famiglie. Anche per questo motivo, subito dopo la mia elezione a Vescovo di Roma, quale Successore dell’apostolo Pietro, ho manifestato il fermo proposito di assumere il ricupero della piena e visibile unità dei cristiani come una priorità del mio Pontificato».

Ratzinger dimostra di essere pienamente consapevole dell’esistenza di un problema che riguarda «la rottura dell’unità nella professione della fede»; quindi si rende disponibile a risolverlo («ho manifestato il fermo proposito»), recuperando «piena e visibile unità dei cristiani»; con misure dottrinali e di prassi «come una priorità del mio Pontificato», pertanto afferma chiaramente di voler risolvere il problema in quanto Papa e non come privato cittadino.

Precisa: «Con ciò ho consapevolmente voluto ricalcare le orme di due miei grandi Predecessori: di Paolo VI che, ormai più di quarant’anni fa, firmò il Decreto conciliare sull’ecumenismo Unitatis redintegratio, e di Giovanni Paolo II, che fece poi di questo documento il criterio ispiratore del suo agire».

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A scanso di equivoci, dunque, fa presente oltre ogni dubbio, che intende proseguire nella perfetta continuità della «Unitatis Redintegratio» del “concilio” Vaticano II, così come lo hanno interpretato ed applicato sia Montini che Wojtyla. Nessuna frattura o discontinuità, dunque.

Poi esalta la fantasiosa dottrina della giustificazione (clicca qui): «Vorrei menzionare il riesame, auspicato da Papa Giovanni Paolo II durante la sua prima visita in Germania, delle reciproche condanne. Penso con un po’ di nostalgia a quella prima visita. Ho potuto essere presente quando eravamo insieme a Magonza in un circolo relativamente piccolo e autenticamente fraterno. Furono poste delle questioni e il Papa elaborò una grande visione teologica, nella quale la reciprocità aveva un suo spazio. Da quel colloquio scaturì poi la commissione a livello episcopale e cioè ecclesiale, sotto la responsabilità ecclesiale, che con l’aiuto dei teologi portò infine all’importante risultato della “Dichiarazione comune sulla dottrina della giustificazione” del 1999».

Ammette per di più di essere un “nostalgico wojtyliano” e parla di «grande visione teologica». Faccio presente che non si può certo parlare di visione teologica cattolica, ma J. Ratzinger questo sembra non volerlo ammettere.

Allora mistifica: «Mi sia concessa soltanto una piccola annotazione: si dice che ora, dopo il chiarimento relativo alla Dottrina della giustificazione, l’elaborazione delle questioni ecclesiologiche e delle questioni relative al ministero sia l’ostacolo principale che rimane da superare. Ciò in definitiva è vero, ma devo anche dire che non amo questa terminologia e da un certo punto di vista questa delimitazione del problema, poiché sembra che ora dovremmo dibattere delle istituzioni invece che della Parola di Dio, come se dovessimo porre al centro le nostre istituzioni e fare per esse una guerra».

Dove rileviamo la manipolazione della fede? J. Ratzinger parla di «questioni ecclesiologiche e  questioni relative al ministero» come di un «ostacolo principale che rimane da superare»; successivamente glissa il problema ed afferma «[…] non amo questa […] delimitazione del problema, poiché sembra che ora dovremmo dibattere delle istituzioni invece che della Parola di Dio».

Ecco l’imbroglio tipico del sofista del modernismo. Nella realtà le «questioni ecclesiologiche e le  questioni relative al ministero» evidenziate da J. Ratzinger, non sono semplicemente «istituzionali» (come sostiene il “papa pensionato”), ma creano problemi di fede e morale inequivocabili proprio perché è «la Parola di Dio» a dircelo.  Dunque se di deve dibattere della «Parola di Dio», senza alcun dubbio si deve ammettere che questi problemi esistono e che non sono squisitamente «istituzionali» ma ben più gravi, sono difatti figli di eresie e scismi («Parola di Dio»).

Questo a patto che non si voglia asserire, come verosimilmente fa J. Ratzinger, che la «Exsurge Domine» di Papa Leone X, per esempio, sia un documento semplicemente «istituzionale» che omette «la parola di Dio». È fantasia blasfema.

Quindi J. Ratzinger introduce alla soluzione del problema secondo il suo pancristiano punto di vista: «Ed ora chiediamoci: che cosa significa ristabilire l’unità di tutti i cristiani? Sappiamo tutti che esistono numerosi modelli di unità e voi sapete anche che la Chiesa cattolica si prefigge il raggiungimento della piena unità visibile dei discepoli di Gesù Cristo secondo la definizione che ne ha dato il Concilio Ecumenico Vaticano II in vari suoi documenti (cfr Lumen gentium, nn. 8;13; Unitatis redintegratio, nn. 2; 4 ecc.). Tale unità, secondo la nostra convinzione, sussiste, sì, nella Chiesa cattolica senza possibilità di essere perduta (cfr Unitatis redintegratio, n. 4); la Chiesa infatti non è scomparsa totalmente dal mondo».

Perfetta continuità “conciliare”, pertanto, ancora confermata.

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J. Ratzinger finalmente pontifica, tuttavia lo fa seduto sulla sedia ma non «ex cathedra» (sic!). Sentenzia: «D’altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la propria storia di fede. Assolutamente no! Non significa uniformità in tutte le espressioni della teologia e della spiritualità, nelle forme liturgiche e nella disciplina. Unità nella molteplicità e molteplicità nell’unità».

Senza alcun dubbio abbiamo capito a chi si è ispirato Kasper quando ha pronunciato la sua eresia, quella ingiuriosa frase riportata all’inizio dell’articolo: «D’altra parte questa unità non significa quello che si potrebbe chiamare ecumenismo del ritorno: rinnegare cioè e rifiutare la propria storia di fede. Assolutamente no!».

Chiude con uno spot protestante: «Si potrebbe anche dire: la forma migliore di ecumenismo consiste nel vivere secondo il Vangelo»; poi magnifica Paul Couturier, considerato il padre di quell’ecumenismo spirituale che venne poi recepito dal “concilio” Vaticano II nel decreto «Unitatis Redintegratio» (1964). Molti degli attuali protagonisti del dialogo ecumenico hanno raccolto la sua eredità. Tra i più noti il gruppo dei Dombes che da lui è nato, Roger Schutz e la comunità di Taizé. Studiò anche l’opera di Pierre Teilhard de Chardin, e fu profondamente influenzato dalla sua visione dell’unità di tutta l’umanità in Cristo, indipendentemente dal proprio credo. Paul Couturier è commemorato nel calendario dei “santi” della “chiesa” anglicana d’Australia il 24 marzo (clicca qui).

Qui è possibile consultare l’elenco completo delle varie “puntate”. Alla prossima …

9 Commenti a "J. Ratzinger: senza sedia non c’è dichiarazione ex cathedra. Nessuno deve convertirsi alla Chiesa"

  1. #Mardunolbo   27 febbraio 2015 at 12:07 am

    E’ proprio un sofista del modernismo, l’emerito Ratzinger, teologo del tubinga che nega l’asinello a Betlemme, ma ammette Lutero e gli altri accoliti nell’unità della Chiesa ! Ma quale chiesa ? la sua, quella inventata a sofismi dopo il concilio Vat II , la chiesa che è andata incontro al mondo, la chiesa che ha accolto scismatici, eretici, settari e massoni.
    Ma che non è + la chiesa cattolica !

  2. #Cattolico   27 febbraio 2015 at 9:39 am

    Concordo con lei, e mi meraviglio sempre, ogni volta che leggo articoli di Socci, della sua grande ammirazione per questo modernista, che in gioventù fu anche sospettato di eresia. Ma forse perché Socci è anche un sincero ammiratore del CV II, oltre che discepolo di don Giussani, e quindi non lo si può considerare un amante della Tradizione Cattolica preconciliare. Sembra impossibilke che uno attento e studioso come lui non riesca a vedere l’infanno dela cd “ermeneutica della continuità”, che può ingannare i semplici e gli sprovveduti, ma gli studiosi no, ma le pare?

  3. #bbruno   27 febbraio 2015 at 12:48 pm

    e sarà per questo che la sedia la usano per farci i loro bisogni!

    Cattolico, lasci stare Socci: se non sa vedere, “uno studioso attento come lui”, il vuoto di dottrina cattolica nel cuore di Ratzinger- come in quello dei formulatori del vaticano Ii – o non capisce quello che studia, o sta facendo una parte. Rifiuta Bergoglio e santifica Ratzinger che dei Bergogli è il generatore ( le differenze di stile non dovrebbero ingannare nessun attento s e serio studioso! )

  4. #bbruno   28 febbraio 2015 at 9:11 am

    Va bene, ci vuole la ‘sedia’ per dire la verità in maniera incontestabile (resta sempre da definire la conformazione di questa ‘sedia’!…): con questo si vuol dire che stando giù dalla ‘sedia’ si possa smentire la stessa verità detta dalla ‘sedia’? E se si dice, come dice papale papale questo grande illustre teologo perito concilire cutode della fede papa ….. che la verità è funzione dei tempi, perché non salire sulla ‘sedia’ e proclamare incontestabilmente la nuova verità, funzione appropriata dei nuovi tempi??? Questo qui, oltre che illogico, vigliacco è: non ha il coraggio di proclamare la nuova verità dall’alto della ‘sedia’, così da rifuggire da ogni contestazione, e guardandosi bene dal salire su quella ‘sedia’, potere demolire sornionamente ogni punto della dottrina, con l’alibi che tanto mica l’ha fatto dall’alto della ‘sedia’…

  5. #bbruno   28 febbraio 2015 at 2:56 pm

    questi nuovi papi, capi essendo di una chiesa nuova, e presentandosi come papi della chiesa di sempre, nella loro qualità di abusivi occupanti della Sede di Pietro, e quindi di IMPOSTORI, usano le chiavi della infallibilità pontificia, appunto perché impostori e abusivi, ALL’ INCONTARIO: per affermare, senza possibilità di scampo, proprio per l’effetto dell’uso, seppure rovesciato, delle dette chiavi, tutte le loro nefandezze dottrinali, senza nemmeno scomodarsi di salire sulla ‘sedia’, salvando così le apparenze e tenendosi pronto per per ogni evenienza il loro alibi… ben sapendo che una nefandezza dottrinale, pronunciata da una papa (seppure apparente ) fa un effetto sicuro sulle menti, ignoranti o interessate, della loro platea. . Altro che l’ efficacia delle definizioni cattedratiche, che loro stesso hanno insegnato – e la gente è ben felice di seguirli ( la COMODITÀ della vita è pur sempre un valore! ) – a ridicollizzare, come ormai non aventi più niente a che fare con la MODERNITÀ. Davvero ATROCI INGANNATORI, degni figli del MAESTRO DI TUTTE LE MENZOGNE, che queste riesce a far passare come le VERITÀ VERE ( in attesa ovviamente delle prossime )!!!!

    Scusate se insisto, ma è la vista di questa faccia da finto mansueto pastore tedesco, che mi fa andare fuori di calma…

  6. #Mardunolbo   28 febbraio 2015 at 3:41 pm

    Che poi Woityla abbia “elaborato una grande dottrina teologica” a Magonza, mi sembra proprio un’adulazione senza senso nè presupposti, dal momento che lo stesso Woityla fu allievo seminarista molto distratto e , di certo, frankista (ovvero seguace della dottrina Frank e della madame Blavatsky che era più esoterica che altro).
    Inoltre fu proprio Woityla che , con mio sgomento, in Africa , chiese scusa per le colpe della chiesa cattolica per lo schiavismo……
    La conoscenza sua della storia era parecchio limitata e la sua capacità nella teologia, pure.
    Fu proprio Woityla il distruttore della tradizione, quello che aprì all’espianto di organi togliendo ogni limite scientifico a questo obbrobrio !

  7. #Mardunolbo   28 febbraio 2015 at 3:54 pm

    Basta andare a leggere sul sito “lega contro la predazione degli organi” per sapere un po’ di più sui danni fatti da questi “apprendisti” papi a tutto il mondo, non solo alla chiesa cattolica, avendo avvallato dottrine non cattoliche , nè utili alla filosofia mondiale, bensì utili alle lobbies e potentati economici.
    Come scrive Arai, l’assenza del Katekon nella chiesa produce disastri in tutto il mondo !

  8. #bbruno   1 marzo 2015 at 2:36 pm

    Qual’ è quel figlio che essendogli stata strappata la madre, non riconosca nella donna che gli hanno rifliato come madre, l’imbroglio atroce?’ E quanti sono che si dicono cattolici sinceri che non riconoscono e rifiutano come loro madre, questa Novachieisa che gli adepti della massoneria- Onnipotente Agenzia Occulta dell’ Inganno Anticattolico – hanno loro rifilato come tale? Certo, hanno avuto cura di rivestire la nuova donna alla bene e meglio con i tratti della vera madre, e hanno assegnato al Supremo Protettore di essa (autentico Mezzano) – per rendere l’inganno più efficace – la sede stessa di quello, che avendone il Titolo, loro hanno tolto fi mrzzo, ma nonostante i trucchi della rassomiglianza, ma da quale tonteria deve essere affetto quel figlio, che non riesca ad accorgersi, dopo così tanto tempo e dopo tante segni inequivocabili, che quella non è la madre sua??? Perché meravigliarsi allora se una simile ‘creatura’ obbedisce in toto ai dettami dei suoi creatori???

  9. #bbruno   2 settembre 2015 at 8:18 am

    ma la Chiesa illustre teologo todesco (del me-ga), l’ha fondata Uno ai Reggitori della quale promise che la loro fede son sarebbe mai venuta meno, non che si dovevano sedere su una sedia per manifestarla! Questa , du cui parla questo todesco del m-a, è la ‘sua’ chiesa: se la tenga e stia nella sua tana! (

    NB- che rispetto si può avere di questi lestofanti che tentano di lordare le cose sante, sotto copertura del manto pontificale, e più tentano e più si lordano, loro???