Paglia e Sciortino nel loro ultimo libro: la Chiesa riconosca le unioni gay perché c’è disoccupazione

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di CdP Ricciotti.

Da un recente articolo, pubblicato su «Vatican Insider» (clicca qui), impariamo che i modernisti Paglia e Sciortino sono anche presuntuosi. Essi hanno la spocchia di voler «far comprendere [a Gesù ed alla Chiesa, NdR] in maniera più profonda» la teologia che riguarda i «divorziati risposati». Come? Scrivendo un libro a quattro mani.

Non per fare l’ecologista da quattro soldi ma mi domando: non era meglio evitare di tagliare alberi e di sperperare energia elettrica in tipografia, piuttosto che pubblicare questa carta da caminetto rilegata in elegante brossura?

Come se la Chiesa in due millenni di storia non ci abbia mai fatto comprendere in «maniera profonda» il matrimonio. No, loro hanno la presunzione di fare «di più», più di Gesù, più della Chiesa.

Sciortino è già noto a Radio Spada come quello che si preoccupa solo per l’eredità dei preti in caso di loro matrimonio (clicca qui); Paglia lo è, notissimo a Radio Spada, perché si preoccupa di modificare la dottrina cattolica con i sondaggi (clicca qui); immaginatevi cosa può uscire da un simile binomio.

San Pio X direbbe: «mai non mancarono “uomini di perverso parlare (Act. XX, 30), cianciatori di vanità e seduttori (Tit. I, 10), erranti e consiglieri agli altri di errore (II Tim. III, 13)”» (cf. Pascendi Dominici Gregis).

L’entusiasmato editorialista di «Vatican Insider» ci presenta il libro «La Famiglia. Vocazione e missione nella Chiesa e nel mondo», scritto da Paglia e Sciortino, edito da San Paolo, che disgraziatamente sarà in libreria nei prossimi giorni.

Dal libro, scrive Domenico Agasso JR, «emerge quanto si è proposto il Pontefice: non ripetere una lista di precetti e verità […] ma farsi carico, con responsabilità pastorale, degli interrogativi che questo cambiamento d’epoca porta con sé».

Dunque Bergoglio, Paglia e Sciortino  propongono una pastorale senza precetti e verità. Se san Paolo avesse scritto le sue lettere pastorali senza precetti e verità, cosa sarebbe accaduto? Eppure san Paolo, così come ha fatto la Chiesa fino a poco prima del “conciliabolo” Vaticano II, si è sempre «fatta carico delle responsabilità pastorali» e dei «cambiamenti delle epoche», senza mai sacrificare «precetti e verità», anzi «elencandoli scrupolosamente» e difendendoli.

Pio IX direbbe: «La dottrina della fede che Dio rivelò non è proposta alle menti umane come una invenzione filosofica da perfezionare, ma è stata consegnata alla Sposa di Cristo come divino deposito perché la custodisca fedelmente e la insegni con magistero infallibile. Quindi deve essere approvato in perpetuo quel significato dei sacri dogmi che la Santa Madre Chiesa ha dichiarato, né mai si deve recedere da quel significato con il pretesto o con le apparenze di una più completa intelligenza. Crescano dunque e gagliardamente progrediscano, lungo il corso delle età e dei secoli, l’intelligenza e la sapienza, sia dei secoli, sia degli uomini, come di tutta la Chiesa, ma nel proprio settore soltanto, cioè nel medesimo dogma, nel medesimo significato, nella medesima affermazione» (cf. Dei Filius).

Ancora l’editorialista: «Dal libro si ha una conferma fondamentale: Papa Bergoglio ha voluto un Sinodo “audace”, che intraprenda la strada della “carità creativa”. Ecco perché ha invitato i padri sinodali a “un confronto sincero, aperto e fraterno”».

Perché, viene da domandarsi, la Chiesa per duemila anni non ha mai avuto «carità», «creatività», «audacia» (nel difendere il Bene dal male), «confronto» e «fraterna sincerità»? Beh, a quanto pare, prima di Bergoglio, Paglia e Sciortino, la Chiesa fu tutta avara, disumana, egoista, stupida, sleale, falsa, bugiarda. Questo nelle loro fantasie.

Pio XII direbbe: «Le verità che riguardano Dio e le relazioni tra gli uomini e Dio trascendono del tutto l’ordine delle cose sensibili; quando poi si fanno entrare nella pratica della vita e la informano, allora richiedono sacrificio e abnegazione. Nel raggiungere tali verità, l’intelletto umano incontra ostacoli della fantasia, sia per le cattive passioni provenienti dal peccato originale. Avviene che gli uomini in queste cose volentieri si persuadono che sia falso, o almeno dubbio, ciò che essi “non vogliono che sia vero”. Per questi motivi si deve dire che la Rivelazione divina è moralmente necessaria affinché quelle verità che in materia religiosa e morale non sono per sé irraggiungibili, si possano da tutti conoscere con facilità, con ferma certezza e senza alcun errore» (cf. Humani Generis).

Si legge nell’articolo che Paglia e Sciortino «[…] non esitano a toccare gli argomenti più delicati e spinosi, come la questione dei divorziati risposati e l’accesso ai sacramenti, le unioni di fatto». Ancora: «[…] a Philadelphia, negli Stati Uniti, dal 22 al 27 settembre 2015, in occasione dell’VIII Incontro mondiale delle Famiglie, aperto non solo al mondo cattolico ma a tutti gli uomini di buona volontà che vogliono adoperarsi a favore di una nuova primavera della famiglia, a cui parteciperà anche papa Francesco».

Dunque, sedicenti «uomini di buona volontà» non cattolici, insieme con Bergoglio e con laicisti di tutto il mondo, «senza elencare precetti e verità», dovrebbero «adoperarsi in favore di una nuova primavera della famiglia», dove per “famiglia” si intendono anche le «coppie di fatto» ed i «divorziati risposati».

Montini parlò di «primavera» e purtroppo oggi siamo obbligati ad ammettere che si è trattato piuttosto di un gelido inverno siberiano: «Sotto questo aspetto il Concilio Ecumenico è da considerarsi come una nuova primavera, che risveglia in seno alla Chiesa energie e possibilità immense quasi latenti degli animi» (Allocuzione del 29 settembre 1963).

Pio XI parlerebbe di  «variopinte riunioni»; «alle quali sono invitati promiscuamente tutti a discutere: infedeli di ogni gradazione, cristiani, e persino coloro che miseramente apostatarono da Cristo o che con ostinata pertinacia negano la divinità della sua Persona e della sua missione»; alle quali «la Santa Sede in alcun modo può partecipare» (cf. Mortalium Animos).

Sciortino ricorda che «solo il Vangelo, e non altro, – ha detto Francesco – è la misura e la verifica del nostro passo sul terreno delle sfide contemporanee. E ci permette di aprire e percorrere strade nuove e possibilità impensate. Quindi, né chiusure né fughe avventurose, ma un cammino di discernimento spirituale e pastorale».

Quindi «solo il Vangelo, non altro». Ed il Magistero? Lo cestiniamo? È ovvio che qui si vuol adulterare il Vangelo strumentalizzandone l’interpretazione al proprio comodo; cosa che il Magistero (la Chiesa), che ne detiene la retta interpretazione (cf. Providentissimus Deus), gli impedirebbe di farlo.

«Solo il Vangelo, e non altro» dice Bergoglio, le stesse parole usate da Lutero di dannata memoria (mi riferisco al Sola Scriptura); quel Lutero che secondo Kasper sarebbe «gran parte della tradizione cattolica» (clicca qui).

Quali sarebbero, allora, queste «strade nuove e possibilità impensate», senza Magistero, senza precetti e senza verità?

Leone XIII direbbe: «Il concilio Vaticano abbracciò certamente la dottrina di questo e degli altri Padri quando, rinnovando il decreto tridentino riguardo l’interpretazione della parola divina scritta, “dichiarò essere tale il suo giudizio che nelle cose riguardanti la fede e i costumi appartenenti all’edificazione della dottrina cristiana, sia da ritenersi quale autentico senso della sacra Scrittura quello che tenne e tiene la santa madre Chiesa, cui spetta giudicare del vero senso e dell’interpretazione delle sante Scritture; e che perciò non è permesso ad alcuno interpretare la stessa sacra Scrittura contro questo senso o anche contro l’unanime consenso dei Padri”» (Ivi.). Ovviamente il Sommo Pontefice stava parlando del Concilio Vaticano, non del “conciliabolo” Vaticano II.

Ecco che «a fronte di una profonda crisi che minaccia la famiglia, alle prese con problemi di lavoro, povertà, individualismo, migrazioni, guerre, disgregazioni, violenze, abusi e dipendenze – elenca il Direttore Sciortino – ma anche convivenze, unioni di fatto, divorzi, nuove nozze, ragazze madri, unioni tra persone dello stesso sesso, figli nati in contesti inediti, accesso ai sacramenti per i divorziati risposati… temi che interpellano più direttamente la Chiesa, sempre tesa tra la fedeltà alla dottrina e la misericordia nei confronti di chi soffre e chiede aiuto», «se vogliamo dare inizio a un nuovo umanesimo, occorre una rinnovata sintesi tra sapienza biblica e cultura contemporanea. È questo il cuore della sfida, di cui ci siamo fatti interpreti assieme a Paglia. Nell’intento di coinvolgere chiunque abbia a cuore le sorti della famiglia, credente e non credente. La famiglia, infatti, appartiene a tutti. È un patrimonio universale. Da salvaguardare».

Secondo questo ragionamento, prima di oggi nel mondo non ci sarebbero mai stati problemi di lavoro, di povertà, di individualismo, di migrazioni, di guerre, di disgregazioni, di violenze, di abusi e di dipendenze.

Essendoci, solo oggi, questi problemi, bisogna sviluppare un «nuovo umanesimo».

Questo «nuovo umanesimo», però, non deve risolvere i problemi appena elencati ma si deve occupare di tutt’altro, ovvero di «convivenze», di «divorzi», di «nuove nozze», di «ragazze madri», di «unioni fra persone dello stesso sesso», di «figli nati in contesti inediti», di «sacramenti per divorziati risposati».

Cosa c’entrano la guerra, le migrazioni, la disoccupazione con le convivenze omosessualiste e con gli adulteri? Vuoi vedere che, visto che c’è disoccupazione, allora la Chiesa deve riconoscere le fantomatiche «unioni gay»?

Questi argomenti sono già tutti stati affrontati e risolti dalla Chiesa, ed in epoche in cui c’erano guerre, pestilenze e fame. Qui le soluzioni.

San Pio X li aveva smascherati più di cento anni fa: «I modernisti, quanti essi sono, che vogliono apparire e farla da dottori nella Chiesa, esaltando a grandi voci la filosofia moderna e schernendo la scolastica, se hanno abbracciata la prima ingannati dai suoi orpelli, ne devono saper grado alla totale ignoranza in che erano della seconda, e dal mancare perciò di mezzo per riconoscere la confusione delle idee e ribattere i sofismi. Dal connubio poi della falsa filosofia colla fede è sorto il loro sistema, riboccante di tanti e si enormi errori» (cf. Pascendi Dominici Gregis).

Contro i falsi profeti, Gesù dice: «Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno». Paglia e Sciortino sono proprio come gli “asinelli”, sepolti dalla loro «totale ignoranza della scolastica». Ecco come crollano i «miasmi» dei modernisti; «cumulo di sofismi che abbatte e distrugge ogni religione» (Ivi.).

3 Commenti a "Paglia e Sciortino nel loro ultimo libro: la Chiesa riconosca le unioni gay perché c’è disoccupazione"

  1. #Agostino Arciprete   22 febbraio 2015 at 9:44 pm

    Esce l’iniquita’ dal loro grasso, dal loro cuore traboccano pensieri malvagi. Scherniscono e parlano con malizia, minacciano dall’alto con prepotenza.Ecco questi sono gli empi: sempre tranquilli, ammassano ricchezze ….finché non entrai nel santuario di Dio e compresi qual è la loro fine … Salmo LXXII.

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  2. #bbruno   23 febbraio 2015 at 2:13 pm

    ma la domanda resta sempre la stessa: che cosa hanno a che fare questi figuri – cum similibus eorum – con la Chiesa Perenne??? Nulla. Chi li ascolta e li segue ha solo bisogno di mettere il proprio pattume interiore sotto i paludamenti dell’apparato (abusivo) ! E qui dimenticarlo, che le urgenze sono altrove: le urgenze umanitarie! E si vede il risultato del loro impegno: il terrore di uscire di casa dalle sei della sera (per ora)!!!

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  3. #Cattolico   24 febbraio 2015 at 5:10 pm

    Grazie al loro appoggio ad una immigrazione selvaggia e senza controllo, tanto gradita anche al “caro leader” piemontese-argentino, oggi nostri anziani sono perennemente sotto attacco, a rischio della vita da una masnada di delinquenti di ogni razza e religione. Ma quand’è che prenderanno di mira anche i preti progressisti, questi delinquenti da loro tanto desiderati?

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