Quando la legge 194 è ritenuta sacra dai difensori della vita

Quando la legge 194 è ritenuta sacra dai difensori della vita

 

Le differenze tra il falso abrogazionismo marcista ed il pro-life culturalmente anomalo di Adinolfi e Ferrara. 

1) Abbiamo sottolineato nel precedente intervento sul nostro sito www.no194.org e su Radio Spada come gli organizzatori della Marcia per la Vita utilizzino l’auspicio dell’abrogazione della legge 194 come mero specchietto per le allodole onde attrarre partecipanti alla propria manifestazione, senza avere nessuna intenzione di procedere in direzione di quel fine abolizionista, non solo perché non appoggiano ed hanno anzi sempre osteggiato apertamente la nostra iniziativa , unica che mira concretamente ad ottenere quel risultato , attraverso lo strumento referendario, ma anche perché loro stessi indicano una diversa via, quella parlamentare, l’unica alternativa possibile in astratto, riconoscendo nel contempo che essa non sia praticabile in concreto.

Si veda al riguardo e da ultimo, la recente intervista del 4.1.15 alla portavoce dell’evento, in cui la stessa, individuando espressamente l’ambito politico-parlamentare come quello in cui giocare la partita, ha dichiarato sulla Marcia che “l’obiettivo che essa si propone è giungere all’abrogazione della legge 194”, ma che , “Non è ragionevole pensare di cogliere risultati significativi a livello politico in così poco tempo, soprattutto in un clima generale di attacchi sistematici alla famiglia ed alla vita, che arrivano non solamente dagli organismi nazionali ma anche e soprattutto da quelli sovranazionali (clicca qui).

È l’atteggiamento del vegetariano inconsapevole che si reca a comprare un chilo di carne dal calzolaio per poi concludere che la carne non è in vendita e quindi che non è consumabile.

Di qui la nostra mancata adesione alla Marcia per la Vita, evento che non si propone come finalizzato a sostenere l’unica iniziativa in concreto diretta a quell’obiettivo  abrogazionista, la nostra, ma che si configura come concorrenziale rispetto ad essa, consolidando la 194, secondo il volere di quegli ambienti parlamentari e non solo, di cui quella manifestazione è espressione, che temono divisioni nella società e nelle istituzioni, non solo di carattere politico, e quindi propongono una marcia del tutto innocua, finalizzata ad imbrigliare le spinte innovative presenti nella società secondo le regole tipiche del gattopardismo.

Un giochetto ormai evidente a tutti, o quasi.

2) Di ben altro spessore è il pro life culturalmente anomalo, proveniente da atei o da cattolici impegnati da sempre in formazioni politiche radicalmente laiciste.

In passato abbiamo avuto l’impegno e l’iniziativa politica di Giuliano Ferrara, che ha demonizzato l’aborto, difendendo però la 194, in quanto la sua abrogazione, a suo dire, diffonderebbe di nuovo e pericolosamente  la piaga dell’aborto clandestino (clicca qui).

Un percorso comunque lodevole da parte di chi è partito da posizioni marxiste, a prescindere dai risultati ottenuti dal suo partito alle consultazioni legislative nazionali del 2008.

Una figura analoga è quella di Mario Adinolfi, blogger, giornalista, scrittore e giocatore di poker, fondatore del PD, candidato alla segreteria nazionale nelle primarie originarie del partito del 2007, membro della commissione che ne ha scritto lo statuto e della direzione nazionale, nonché parlamentare dello stesso.

Come si legge in un articolo pubblicato da la Repubblica il 30.6.08 di cui indichiamo il link e che ne traccia il profilo: «Pugno duro sul tavolo in difesa della legge 194; voce alta a salvaguardare i diritti degli omosessuali, richiesta di modifica della legge 30, sul modello ipotizzato da Tito Boeri; e ancora abolizione di centri di spesa definiti “Inutili” come le Province, ma su un punto Adinolfi non è mai voluto retrocedere di un centimetro: “Il Pd deve essere un partito laico, che segnali l’impossibilità di ingerenza di qualsivoglia autorità religiosa nelle scelte di una democrazia» (clicca qui). 

Egli, ora, attacca l’aborto ed il diritto di abortire, ma precisa a scanso di equivoci che non vuole abrogare la 194 (clicca qui) e che essa non è abrogabile (clicca qui, si leggano i suoi commenti sotto il pezzo).

I rapporti tra i due sul tema di nostro interesse non sono proprio idilliaci  (clicca qui).

Certo Ferrara in occasione delle politiche del 2008 ci ha rimesso di tasca propria una somma equivalente ad un miliardo di vecchie lire e Adinolfi sta promuovendo libri, ma l’impegno di entrambi è apprezzabile.

Essi confermano quanto abbiamo sostenuto sin dall’inizio della nostra azione e dalla costituzione del comitato, vale a dire che le nostre tesi sono validissime anche sul piano razionale ed a prescindere da dettami religiosi, che pur nobilitano di molto questa battaglia, utilizzando, non certo copiandoci, argomentazioni comuni che sono in parte riconducibili a princìpi di sinistra (difesa del più debole e valorizzazione della persona sulla logica del profitto su tutti).

Ciò che li differenzia dal marcismo è, ferma restando ogni critica sotto il profilo della coerenza, la trasparenza.

Non si dichiara di voler abrogare la 194 comportandosi poi in modo contraddittorio ed incompatibile con tale proclamato fine, la si difende o comunque la si considera intoccabile pur essendo contro l’aborto.

Un atteggiamento già adottato da decenni, dopo l’esito negativo del primo referendum del 1981, dal pro life moderato, che si presenta come tale, cattocomunisticamente ispirato come è, senza sostenere posizioni radicali di segno opposto.

Invitiamo gli abrogazionisti, quindi antiabortisti secondo dizionario e non semplici pro life, che ancora non lo avessero fatto ad aderire al nostro comitato attraverso il sito www.no194.org.

Avv. Pietro Guerini – Presidente nazionale comitato NO194  e omonima associazione

Un commento a "Quando la legge 194 è ritenuta sacra dai difensori della vita"

  1. #Riccardo Toscano   10 febbraio 2015 at 11:06 pm

    Per quanto mi sforzi non sono in grado di capire chi difende la 194 per via di questa «pericolosa piaga degli aborti clandestini».

    1) Con la stessa logica potremmo rendere legale l’evasione fiscale, visto che la fanno in molti. O anche le rapine, visto che con le rapine clandestine si rischia di farsi del male.

    2) Si può ipotizzare ragionevolmente che rendere illegale l’aborto avrebbe come conseguenza—perlomeno sul breve periodo—un aumento degli aborti clandestini; ma l’aborto verrebbe percepito culturalmente come cosa sbagliata, quale è. Quindi gli aborti clandestini diminuirebbero.

    3) L’anti-abortismo in genere ha come presupposto la pari dignità della madre e del nascituro. È chiaro che in seguito all’abrogazione della legge i morti totali (donne e nascituri) diminuirebbero.

    4) Non dovrebbe esserci bisogno di dire che l’abrogazione di una legge ingiusta è un valore per se, a prescindere dai «conti della serva» delle vite umane. Ma posso presumere che questa argomentazione sfugga ai nostri contemporanei.

    La difesa della 194 per gli aborti clandestini mi sembra quindi decisamente naive. Forse mi sono perso qualcosa perché, detto senza ironia, non riesco a capire su che ragionamento si basi.