Care amiche del “rispetto”, così so’ bboni tutti.

gender

 

 

di Massimo Micaletti

 

Dunque negli asili di Trieste ai bambini sarà proposto il “gioco del rispetto”, un progetto che si pone come obiettivo il superamento delle discriminazioni tra uomo e donna.

Il progetto, messo a punto da un gruppo di sole donne (e questo già getta qualche ombra sulla reale attitudine a propugnare l’uguaglianza tra i sessi) si fonda su una serie di giochi e su un kit; il kit è immancabile quando si parla di iniziative che ballano attorno alle questioni “di genere” ed a questo genere di questioni. Il kit, leggo sul sito[1], consta di una storiella, una gioco di memoria in cui le coppie sono composte da maschi e femmine che fanno lo stesso mestiere e di dieci schede di cui però non è dato sapere il contenuto.

Ovviamente, tutto è immerso in una retorica che sa di pantaloni a zampa di elefante e capelli cotonati, Renault 4 rosse e camicie sbottonate fino all’ombelico: “superare gli stereotipi di genere”, “la Ministra” e via annisettanteggiando.

Non scendo nella disamina delle voci allarmate che stanno girando in rete circa i giochi che sarebbero in queste famose schede: inno all’omosessualità, scambio di vestiti tra maschi e femmine, toccare e nominare i genitali etc. Alcune di queste sono fole, altre però purtroppo sono vere e per constatarlo ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque: ho cercato di visionare il materiale, ossia il famoso kit e le linee guida.

Solo che sul sito che presenta il progetto il materiale non si vede (come mai?) e sarebbe bello però vederlo, così dopo qualche insistenza è stato infine pubblicato: potete consultarlo a questo link. Occhio, ché non lo si può scaricare.

Leggendo le schede di gioco, è chiaro che tutto mira a ‘sto benedetto superamento degli stereotipi di genere, ovviamente inculcando gli stereotipi del gender col consueto glossario, le consuete categorie, le prevedibili finalità. Nelle linee guida è però chiaramente indicato che l’obiettivo è “una pedagogia gender transformative”: qui siamo dunque già ben oltre la trita teoria del gender, perché si punta (pagg. 14 e 15 delle Linee guida del progetto) a ridefinire i generi, ossia a costruire “un nuovo maschile” ed “un nuovo femminile”. Annamo bbene.

Quindi, ad esempio, nel primo gioco, “Arrivo da Marte!” (acci che gaffe: proprio il più… virile dei pianeti!), l’obiettivo è “Rilevare la presenza di stereotipi di genere nelle loro (dei bambini) conoscenze e credenze” e “Attuare un primo intervento che permetta ai bambini/e di esplicitare e riorganizzare i pensieri, offrendo loro un punto di vista alternativo rispetto a quello stereotipico/tradizionale”. A tal fine, l’insegnate deve “insinuare il dubbio” su queste “credenze”. Oh, badiamo bene che di solito, a quattro, cinque anni, queste deprecabili… credenze sono instillate dai genitori che – almeno per un altro po’ di tempo ancora – sono maschio e femmina e da maschio e femmina si comportano; ma vanno superate, il pensiero dei bimbi deve essere riorganizzato ed il gioco del rispetto serve a questo.

Segue il gioco “Osservo e gioco.. al contrario!”, in cui i bambini e le bambine sono invitati a scambiarsi i ruoli e la maestra a fare domande che li mettano in crisi su quello che fanno i maschi e le femmine. Pure “Tana libera tutti!” è sul medesimo registro: si propongono ai bambini giochi che li inquadrino in attività tipicamente femminili ed alle bambine giochi che le inducano a comportamenti maschili. Nell’esercizio “Se fossi…” si individuano dei personaggi col relativo travestimento ed ogni bimbo pesca a caso quale personaggio essere, cosicché può capitare che un maschietto faccia la principessa o una bambina faccia l’uomo ragno (e qui qualunque genitore può immaginare l’entusiasmo con cui il malcapitato o la malcapitata accoglierebbe la notizia…). In alternativa, il “Se fossi…” prevede lo scambio di vestiti tra i bambini o tra i personale della scuola.

L’idea di confusione tra i ruoli è presente in tutti i giochi che seguono – vi risparmio la descrizione analitica, potete trovarli al link che ho dato – in base un criterio di solve et coagula. Una volta si sarebbe detto che questo è confondere le idee, oggi qualcuno lo chiama educare: ma in quest’ottica è esattamente la medesima cosa. Non si tratta di educazione, si tratta di rieducazione: di demolire quello che i bambini pensano e ricostruirlo differente.

Ci sono però anche proposte che cercano e trovano qualche differenza e la vanno sempre a cercare in un dato posto, perché l’anatomia non è uno stereotipo. Nel gioco “Se io fossi te”, ci sono tre fasi: una di osservazione allo specchio e descrizione dell’altro; una seconda di attività fisica e percezione e descrizione delle reazioni del corpo, ed in cui i bambini devono toccare il corpo delle bambine e viceversa, nella terza i bimbi rievocano le prime due fasi. Qua non ce la faccio a fare ironia perché francamente si chiude lo stomaco a leggere “Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. E’ importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto, e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, rapportarsi con gli altri/e”. Ciascuno si faccia la propria idea, ma a me il messaggio pare che sia “fuori dalle mutande è tutto stereotipo; quello che ti fa maschio o femmina è solo lì dentro, per il resto siete identici”.

E chiaramente mi ripugna l’idea che una bambino di quattro, cinque o sei anni tocchi i genitali di una bambina e viceversa e che la Maestra ne parli “senza timore”. Per come la vedo io, si scrive “senza timore”, si legge “senza pudore”.

Insomma, il senso è che se io insegno ai bambini che le femmine possono fare i maschi e i maschi possono fare le femmine, allora si rispetteranno tra loro. Non mi pare granché ed anzi mi pare esattamente l’opposto dell’educazione al rispetto.

Infatti lo sforzo educativo dovrebbe stare nell’insegnarmi a rispettare chi è diverso da me, e non a pensare che l’altro è (o potrebbe essere) uguale a me, quindi non sarebbe più.. altro. E’ la differenza tra il pensare altruista, il pensare all’altro, ed il pensare egoista, ossia il pensare al mondo solo con le mie categorie. Una bimba dovrebbe imparare a rispettare il bimbo in quanto bimbo, e non perché, volendo, questi potrebbe fare cose da bimba,.

E’ un po’ troppo facile, amiche mie, insegnare a vivere le differenze eliminando le differenze. Non si insegna il rispetto distruggendo quel che c’è da rispettare. Così so ‘bboni tutti, si dice a Roma

E va poi detto che c’è un problema: le differenze esistono e c’è poco da fare. Anche quando uomini e donne fanno le stesse cose non le fanno allo stesso modo: è uno specifico di natura che non si può superare. Lo potete vedere – anzi potreste vederlo – proprio nelle scuole: sono alunni sia i bambini che le bambine ma lo sono in modo differente. Qualsiasi insegnante può dirlo. Guardate giocare i bambini e le bambine e ditemi se fanno lo stesso gioco o se, quando lo fanno, lo fanno nella stessa maniera.

Allora sarebbe forse meglio spiegare che la dignità, le potenzialità, le qualità sono le medesime, ma vengono espresse diversamente. Ad esempio, sia papà che mamma possono essere genitori, ma solo papà può essere un papà e solo mamma può essere una mamma. E se la vita dovesse costringere uno dei due a coprire entrambi i ruoli, ebbene lo farà sempre a modo proprio e non come lo farebbe l’altro.

Che paura c’è della diversità tra i sessi? Perché il rispetto della diversità dovrebbe fondarsi sull’assunto che la diversità non esiste? Perché convincere i bimbi che i maschi e le femmine fanno quel che fanno solo perché qualcuno gli dice di farlo? Questa è roba di quarant’anni fa, roba superata, il mondo è cambiato dagli Anni Settanta, sapete? Perché volete insegnare ai bambini roba degli Anni Settanta?

Coraggio, cerchiamo di uscire da questa ossessione per il “superamento degli stereotipi di genere” o “dei ruoli sessuali tradizionali”, non serve a nulla, è frustrante e confusiva. I bambini e le bambine devono essere orgogliosi di essere maschi o femmine, orgogliosi che, mentre certe cose le possono fare tutti, altre possono farle davvero bene solo i maschi o le femmine. Questo significa essere speciali, altro che stereotipi.

 

 


[1] http://giocodelrispetto.org/info/

13 Commenti a "Care amiche del “rispetto”, così so’ bboni tutti."

  1. #jhon   12 marzo 2015 at 11:58 am

    Prima di tutto questa minestra ( per lei tutto fa brodo )dovrebbere essere cacciata con ignominia dalla seggiolina che scalda, secondo, si ricordi la cara minestra, che ogni essere umano è sacro ed inviolabile, ed è così come Dio lo ha fatto, cioè due generi : maschile e femminile. Tutto il resto è frutto di sottobestialità. john

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  2. #Filippo Fiani   13 marzo 2015 at 1:53 am

    Anche a te un migliaio di minuti di applausi.

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  3. #Andrea   13 marzo 2015 at 3:51 am

    siamo giunti al punto di dover argomentare l’ovvietà per confutare le “argomentazioni” dell’UNAR. se facessi leggere a mio nonno questo articolo sono sicuro che non ci capirebbe niente, perchè non capirebbe cosa ci sia tanto da argomentare su una delle cose più ovvie del mondo e della storia dell’umanità.

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    • #Mario   13 marzo 2015 at 7:40 pm

      Grande Andrea!

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  4. #gianni   13 marzo 2015 at 8:52 am

    sotto? PURA bestialità!

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  5. #dbra (@dbra)   14 marzo 2015 at 9:42 pm

    “solo papà può essere un papà e solo mamma può essere una mamma”.

    Logicamente è una tautologia, ma immagino non si intendesse questo, ma credo forse “solo un genitore maschio può assumere il ruolo che è tradizionalmente identificato con quello di padre…”.

    Vorrei capire allora: in cosa consiste in maniera univoca tale ruolo di “padre”, praticamente? A parte i genitali, intendo, cosa che credo vogliamo tutti evitare di tirare particolarmente in ballo con i figli.

    Detta diversamente: quali sono le caratteristiche distintive del “padre” che non è bene siano rappresentate dalla “madre”, e viceversa?

    Chiedo candidamente, perché davvero non lo riesco a cogliere e nessuno è ancora riuscito a spiegarmelo in maniera significativa.

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    • #Mel   15 marzo 2015 at 8:46 am

      Non ci sono caratteristiche del padre “che non è bene” siano rappresentate dalla madre. La diversità non sta “solo nei genitali” ma è nel modo di approcciarsi con qualunque cosa. La donna nella crescita dei figli utilizza tanto il lato emotivo costruendo un rapporto di confidenza mentre l’uomo educa più da un lato “fisico” mostrandone l’importanza fino a sfociare in una saggezza intrinseca dell’uomo (maschio!)
      È normale che possa essere “scambiato” questo modo di essere ma sarà sempre uno “scambio” che checché se ne dica sarà sempre momentaneo! Perché è nella natura della donna essere amorevole e materna e nella natura dell’uomo essere guida forte e coerente.
      Quel che viene è “contro” questa natura…

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  6. #bbruno   15 marzo 2015 at 5:16 pm

    e dove è la voce del sempre loquace cardinal Bagnasco che la voce l’ ha puntualmente usata per la ‘moralità’ del Berlusconi ‘assolto’? E dove quella del papa francesco, che ‘piange’ sui morti ammazzati in Pakistan , mentre lui qui ammazza la morale e la fede dei cristiani, tacendo puntualmente per non interferire coi poteri ‘laici’, e benedicendo misericordiosamente tante nefandezze, quando sono ìpoliticamente corrette’??? Qui ai bagnasco e ai francesco non importa nulla dei bambini, per fini di ‘ educazione’ così vigliaccamente maltrattati???

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  7. #GIno   18 marzo 2015 at 3:37 pm

    Il fondo dei vostri ragionamenti, quando criticate pratiche del genere, è che avete paura dell’altro. Una paura tale da non mettervi nei panni di questo altro neanche un secondo, neanche per gioco.

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    • #jeannedarc   18 marzo 2015 at 3:49 pm

      e poi c’era la marmotta che confezionava la cioccolata, no?

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      • #bbruno   18 marzo 2015 at 5:04 pm

        il commento qui sopra è ovviamente destinato a Gino…

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    • #bbruno   18 marzo 2015 at 5:03 pm

      O in fondo ai vostri esperimenti, c’ è la paura di voi stessi, che volete dissimulare col mettervi nei panni di un ipotetico altro in voi stessi? E voi pretendereste di essere capaci di uscire da voi stessi, quando non fate altro che rimestare nel torbido di voi stessi, alla ricerca di una nuova esaltante esperienza, magnifica e progressiva? Oh, la nuova fase della spinta incessante del moto evolutivo: il sesso che è finito nel trascoloramento del gender! Ma avete stufato con la vostra aria sperimentale da supere saputi…. e i vostri esperimenti fateli su voi stessi: non coinvolgete nei vostri giochi i nostri bambini, che non sanno rispondervi: vigliacchi siete!

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