[DANILO QUINTO PER LE EDIZIONI RADIO SPADA] ‘Ancilla Hominis’ recensito su ConcilioVaticanoSecondo.it

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di Gianandrea de Antonellis

 

A qualche mese dall’elezione di papa Francesco, parlando con un amico, confessai la mia delusione per il nuovo “vescovo di Roma”. Mi rispose che bisognava leggere attentamente, come lui faceva, le omelie quotidiane di Santa Marta: “In mezzo a tanto fango, come quello di un torrente impetuoso, troverai vere e proprie perle”. Replicai che non stavamo parlando delle prediche di un parroco di periferia, bensì di omelie papali: dal successore di Pietro mi aspettavo solo “perle”, magari poche ma ben visibili, non da estrarre da una fiumana di “fango”…

Danilo Quinto, giornalista e saggista dal passato politico nella sinistra radicale giunto alla vera Fede, che ha abbracciato senza riserve, descrive il proprio stupore nel trovarsi di fronte un pontefice che apparentemente contraddice due millenni di Tradizione. Il suo saggio, aggiornatissimo (si conclude con un capitolo sul sinodo straordinario dello scorso ottobre), non è però un “istant-book”: si tratta di una riflessione serena che mette alla luce lo sconcerto di chi, venendo dal mondo laicista, vede confusione e contraddizioni provenire addirittura dal vertice dell’istituzione che deve proclamare al mondo intero la Verità.

Nelle sue pagine c’è il rammarico di chi è costretto a cercare quella Verità non gridata dai tetti, ma raccolta come perle o diamanti in mezzo al fango. Se Introvigne è quotidianamente “costretto” a «spiegare cosa ha veramente detto il Papa» (p. 205) senza che dalla sala stampa vaticana si senta la necessità di farlo e senza che il diretto interessato senta il dovere di esprimersi più chiaramente, di non dar luogo ad equivoci, di non aspettare un mese per smentire un’affermazione strombazzata dai giornali e che intanto ha fatto il giro del mondo o di non affidare importanti temi a boutade durante un viaggio aereo, per lo meno il fedele riceve l’impressione che l’attuale Vescovo di Roma non sappia comportarsi per un incarico tanto delicato come quello di Vicario di Cristo.

Se poi si sommano tutte le “stranezze”, partendo dalla sostituzione del “Sia lodato Gesù Cristo” con il “buonanotte!” del primo discorso papale o il “buon appetito!” che chiude l’Angelus domenicale per arrivare agli imbarazzanti elogi da parte della massoneria e del B’nai B’rith, passando per le critiche indirette (fatte cioè dai più stretti collaboratori di Bergoglio) alle parole di Benedetto XVI a Ratisbona (quando il Pontefice si “permise” di criticare l’irrazionalità insita nell’islamismo) o ai «volti inespressivi di coloro che recitano il rosario fuori dalle cliniche che praticano le interruzioni di gravidanza» (come disse mons. Nunzio Galantino, che non volle nemmeno usare il termine “aborto”) c’è da chiedersi se nella Chiesa sia in atto una rivoluzione cosciente e non solo una semplice, continua distrazione dovuta al venir meno delle più elementari regole di comportamento.

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Quella di Francesco appare – inutile negarlo – come una Chiesa tanto desiderosa di piacere al mondo, da essere disposta a rinunciare ai propri principi fondanti: ammiratrice del comunismo e dell’islamismo (nel discorso per la canonizzazione dei Martiri di Otranto la parola “islam” non ricorre neppure una volta, senza lasciare quindi evincere la causa del martirio); disposta a transigere in materia di comunione (concedendola anche a chi vive in notorio stato di peccato) e quindi banalizzandola; disposta ad abbracciare tutti coloro che sono lontani, da Pannella a Scalfaro, ma inflessibile proprio con coloro che sono più vicini degli altri (i tradizionalisti in generale ed i Francescani dell’Immacolata in particolare). Che importa se Francesco non piace ai tradizionalisti?, dirà qualcuno. Ma, come affermò Mario Palmaro, alla cui memoria il libro è dedicato, «il Papa deve piacere a Dio Padre, a Nostro Signore Gesù Cristo e allo Spirito Santo, non a Gnocchi e Palmaro. Ma noi dubitiamo che questo papa piaccia a Domineddio» (p. 13).

A conferma di tanti dubbi, il capitolo conclusivo si concentra sul sinodo straordinario sulla famiglia del 2014: al di là del palese tentativo di indirizzare i lavori verso un cambiamento del tradizionale concetto di matrimonio religioso, colpiscono due fatti come le conclusioni (Relatio post disceptationem) che riprendono e divulgano, in senso positivo, le tesi auspicate dal Papa, ma rigettate dai prelati presenti ed il pugno di ferro (in immancabile guanto di velluto) con i cardinali dissenzienti, primo tra tutti Raymond Leo Burke, sollevato dalla carica di prefetto del Supremo tribunale della Segnatura apostolica.

Il saggio di Danilo Quinto si pone una serie di interrogativi sull’apparente allontanamento della Chiesa attuale dal solco della Tradizione, sull’eccessiva apertura al mondo che sembra trasformarla in una “ancilla hominis”, come recita il titolo. Di fronte a tanto sconcerto, l’autore si dichiara però sereno sapendo che “tutti i capelli della nostra testa sono contati”. Rimane, però, la coscienza della fallibilità del Papa nel magistero ordinario e, di conseguenza, il giusto diritto alla critica della suprema gerarchia ecclesiastica da parte dei singoli fedeli, nel rispetto della figura del Vicario di Cristo. Rispetto che permane in ogni pagina di Quinto, per cui non bisogna farsi sviare dalla copertina un po’ irriverente e leggere un testo che non contiene alcunché di insolente.

 

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2 Commenti a "[DANILO QUINTO PER LE EDIZIONI RADIO SPADA] ‘Ancilla Hominis’ recensito su ConcilioVaticanoSecondo.it"

  1. #Nicòla   18 marzo 2015 at 7:51 am

    Rimane, però, la coscienza della **fallibilità del Papa [sic!] nel magistero ordinario** e, di conseguenza, il giusto diritto alla critica della suprema gerarchia ecclesiastica da parte dei singoli fedeli, nel rispetto della figura del Vicario di Cristo.
    Amici carissimi,
    mi augura che questo passaggio evidenziato tra gli **asterischi** NON ci sia nel libro. In caso contrario, temo che, in coscienza, non posso diffonderlo. Dovete convenire che è, quanto meno, “malsonante”.Attenzione. Stiamo scherzando con il fuoco. Piuttosto che citare presunte “fallibilità” del M. Ordinario, sarebbe bene far notare che:
    a) le “esternazioni” di Santa Marta (come, del resto, è specificato esplicitamente persino da chi le pronuncia), come già i libri di Ratzinger, per non parlare delle chiacchiere in aereo, NON SONO e NON Vogliono essere MAGISTERO, ma solo idee private e personali di chi le “esterna”;
    b) il pontificato del VdR, presenta tante di quelle “ferite”, da sollevare dubbi sulla sua validità.